editoriali

Note per una lotta di classe contro guerra e genocidio

di Roberto
Musacchio

Donald e Vladimir
La confidenza ostentata è da tempo uno dei tratti del mostrarsi dei potenti.
Nel loro incontro ce n’è stata tanta tra Putin e Trump. Insieme ai simboli, anch’essi ostentati, del potere. Com’è andata? Non lo so e non faccio finta di saperlo. I salotti televisivi che ho seguito erano più o meno a livello di fb. Una sorte di corti mediatiche dove si provava ad ostentare di sapere cosa succedeva al re o alla regina. D’altronde che si sia tornati al medioevo, o comunque indietro nella Storia, questo mi pare abbastanza evidente. Ci sono le Nazioni, i feudi, i dominanti, le corti. I nomi, perché tanto i cognomi sono quelli dinastici. Devo dire che comunque spero che la fine del massacro ucraino sia più vicina. E che comunque penso che la diplomazia  sia utile se si vuole finire la guerra. Penso che chi non la usa non lo faccia perché ha valori non negoziabili ma perché non la vuole usare. Gaza lo dice con tragica chiarezza e la UE è l’ipocrisia in persona. Ma veramente non lo so. Putin ha fatto ricorso al vicinato dell’Alaska. Alla guerra combattuta insieme tanto tempo fa. Più o meno mi pare di intuire che volesse dire che finito il comunismo essendo gli affari il dominus comune tra potenti ci si deve capire. E riconoscere. Non lo so se la UE esce meno potente. Continuo a pensare che da 35 anni voglia diventarlo e che il riarmo è ciò che le interessa. Vedremo. Tra potenti che si chiamano per nome, ai dominati credo serva dare del lei e tenere le distanze. In politica ho sempre preferito chiamare per cognome. Mi pare fosse un uso nel PCI che segnalava l’esigenza di mantenere una distanza come necessaria alla responsabilità. In politica ho guardato sempre alle classi più che agli Stati. Nulla togliendo alle lotte di liberazione, che però sono tali se sono anche di classe. Mi pare il modo di relazionarsi al Mondo dei comunisti. Quello di cui c’è bisogno per fare la guerra alla guerra e tornare a rovesciare la lotta di classe.

La UE è morta o la lotta borghese continua?

Continuo a pensare che una discussione adeguata sulla UE non ci sia. Anche in questi giorni stiamo tra chi la considera spacciata e chi incita all’orgoglio europeo contro tutto e tutti, i “fascisti” USA e Russi. Per non parlare della Cina. Ecco, qui c’è la prima questione da risolvere. La UE c’entra con l’Europa? Che poi rimanda a cosa sia l’Europa. Questione geograficamente, storicamente, socialmente e culturalmente complessa. Più volte mi sono rifatto a Bauman e Balibar per provare ad affrontarla. L’ Europa come “avventura”, cioè un continuo divenire in realtà irraggiungibile come nel mito. Europa come cittadinanza sociale. Poi però bisogna affrontare la realtà. L’Europa del secondo dopoguerra è fondamemente un modello sociale che, in qualche modo, va oltre le stesse divisioni geopolitiche. Quella del dopo 89 è un’altra cosa. La UE, con Maastricht, il patto tra borghesie, gli allagamenti per vie di cooptazione, la partecipazione alle guerre, diventa, per me, la Restaurazione borghese con proprie velleità di conquista di uno spazio al sole, di potenza. Questo spazio si è avvalso della assenza di una Costituzione sostituita da un trattato neoliberale. Ha cooptato aree inducendo processi venduti come di libera scelta e in realtà frutto di scomposizioni e cambi di regime promossi in generale dalle borghesie e in particolare per aree di influenza specificamente quella tedesca. Senza queste condizioni di assenza costituzionale e di “libera scelta indotta e condizionata” (si vedano I diversi comportamenti verso le realtà balcaniche) questo processo sarebbe apparso come espansionistico, napoleonico, Grande tedesco, imperiale, chiamiamolo come sembra più opportuno. Tutto meno che europeista, parola che ormai è del tutto mangiata dall’aggettivo Reale che la accompagna. Il collante che tiene insieme ciò che va dal Portogallo ai Baltici, non è la gloriosa idea della casa comune europea dall’Atlantico agli Urali, figlia di un modello sociale e promotrice di una idea di governo mondiale democratico. No. È un accordo tra espressioni tecnocratiche del capitalismo finanziario e neo nazionalismi revancisti. Che ha usato la NATO e il suprematismo neocon USA ma con un proprio disegno. Né colonia, né alternativa. Nuova dimensione della borghesia nello spazio interno alla globalizzazione che chiamiamo Europa ma sensa nessi con ciò che era. Se così è, da questo spazio non si esce per esodo, come veniva proposto da chi accentuava un tempo la necessità di uscire da una dimensione oppressiva. Né è destinato a morire in quanto tale perché chiamato allo scoperto dalla nuova dimensione reazionaria USA che ha in parte soppiantato la precedente. Sono 35 anni che le borghesie europee vincono in casa la lotta di classe che hanno rovesciato e che le sinistre non “prendono palla”. Considerarle sceme e morte non mi pare una buona idea. Né esodo, né suicidio delle classi dirigenti sono reali. Resta quella cosa che si chiamava rivoluzione socialista e che ha segnato il 900. Non è né geopolitica né sostitutiva del ruolo borghese. È precisamente una Rivoluzione politica. La UE ora ha scelto il riarmo perché è ciò che fa potenza. Questo è ciò che vuole portare a casa. Il Warfare al posto del Welfare. Io penso che lo farà qualunque cosa faccia Trump. Per questo il no alla guerra e al riarmo è il cuore del nostro tempo.

Sciopero generale in Israele

Finalmente è uno sciopero generale che scende in campo contro il governo Netanyau in Israele.
Autostrade bloccate e grandi proteste in tutto Israele mentre inizia lo sciopero popolare
Riprendo dal sito del Partito Comunista di Israele:

Domenica mattina, 17 agosto, è iniziato uno sciopero generale nazionale, mentre decine di migliaia di persone hanno protestato contro la decisione del governo di estrema destra di estendere la guerra genocida a Gaza con una campagna per occupare Gaza City, anziché firmare un accordo per la restituzione degli ostaggi.
Anche diverse importanti autostrade in tutto il paese sono bloccate dai manifestanti che partecipano a uno sciopero nazionale. I manifestanti hanno bloccato l’autostrada 1 vicino a Gerusalemme, l’incrocio di Anava e l’incrocio di Latrun, la principale autostrada Ayalon a Tel Aviv, nell’ambito dello “Sciopero Popolare” che chiede l’immediato rilascio degli ostaggi.
I manifestanti hanno bloccato anche le strade nel centro, nel nord e nel sud di Israele. Il sito web di Zo Haderekh ha segnalato chiusure stradali sull’autostrada 20, sull’autostrada 75 a Nahalal in entrambe le direzioni, sull’autostrada 4 all’incrocio di Raanana, sull’autostrada 6 in diverse località e sull’autostrada 443 all’incrocio di Shilat. Sono state segnalate manifestazioni anche al ponte di Yakum lungo la strada costiera, al ponte di Dror sull’autostrada 4, all’incrocio di Smariya sulla strada costiera e agli incroci di Zikhron Ya’akov e Karkur, con centinaia di persone che portavano immagini degli ostaggi e chiedevano la fine della guerra. Sette manifestanti sarebbero stati arrestati dopo che la polizia ha cercato di sgomberarli dalla strada sull’autostrada 20. Sull’autostrada 4, i manifestanti hanno bloccato la strada con pneumatici in fiamme.
“Abbiamo finito di aspettare che Netanyahu ponga fine alla guerra quando gli sarà politicamente conveniente”. Ha fatto queste dichiarazioni durante la manifestazione in Begin Road a Tel Aviv, di fronte al quartier generale dell’esercito.
Venerdì, la polizia ha brutalmente rimosso il vicesindaco di una delle principali città arabe nel nord di Israele durante una manifestazione contro la guerra. Le immagini diffuse dal comune di Umm al-Fahm mostrano diversi agenti di polizia che aggrediscono Nasser Agbariya, mentre si sentono grida che lo accusano di essere il vicesindaco. La polizia ha definito la manifestazione “illegale”, aggiungendo di aver arrestato tre persone “che agitavano cartelli e scandivano slogan di condanna di Israele e delle sue azioni nella guerra a Gaza, che potrebbero turbare l’ordine pubblico”. La polizia ha anche arrestato 12 manifestanti contro la guerra e la fame ad Haifa giovedì sera.
Giovedì, venerdì e sabato si sono svolte numerose manifestazioni contro la guerra e in solidarietà con i palestinesi di Gaza in diverse città arabe di Israele, tra cui Kufr Yassif, Tamra, Rahat, Lod, Kufr Kara, Abu Gosh e Kabul nella Galilea occidentale.

Avevo letto prese di posizione di settori sindacali palestinesi, riprese in Italia, che dicevano di non partecipare allo sciopero perché gli organizzatori non sarebbero abbastanza chiaramente per la fine dell’aggressione a Gaza. Non avevo condiviso questa posizione. La richiesta di liberazione degli ostaggi stava nel quadro di un accordo di pace su Gaza e allo sciopero hanno partecipato anche Hadash (cioè i comunisti in Israele) e Standing together.
Aldilà di quello che a me appare un errore tattico io penso che bisogna assolutamente riconnettere lotta contro la guerra e lotta di classe, lotte di liberazione nazionale e lotte per il socialismo. Queste lotte non possono essere “subalterne” a fondamentalismi o campismi. Il movimento comunista ha una sua visione del Mondo. Oggi più necessaria che mai. Non è una “purezza” da preservare in attesa messianica della catastrofe catartica. Non è un pranzo di gala ma il movimento reale che abbatte lo stato di cose presenti facendo l’analisi concreta della situazione concreta.

Donald, Volodymir e gli/le altri/e

Anche stavolta si ostenta il far parte della stessa comitiva. Stavolta il tuo vestito è proprio ok, dice Trump a Zelensky. Naturalmente come nei gruppi di amici contano il chi sta vicino a chi, chi più dentro, chi più fuori. Anche stavolta dico che non faccio finta di sapere com’è andata e che gli studi televisivi stavano tra il tifo di chi non gioca e il gossip. Ad occhio direi che Trump ha il vantaggio di poter parlare con Putin, cosa che gli altri si sono inibiti. Ma agli altri probabilmente la cosa che interessa è portare a casa il riarmo perché hanno scelto questo come nuovo step dopo Maastricht e l’austerity. Poi giocano partite diverse e Meloni su tutti i tavoli. Ad occhio la cartina geografica ostentata indica la nuova realtà di questo giro post post 89. Il punto potrebbe essere quanto armata è l’Ucraina parte di quel guazzabuglio tra UE, Nato sub appaltata e volenterosi. Con dentro le destre che aspettano la Germania per fare strike. Ma mi sono avventurato in previsioni che contraddicono il mio non so. Certo questa diplomazia di corte fa riflettere su come sarebbe necessaria una Helsinki 2. Ma ci vorrebbe che ci fosse un qualcosa di democratico a cui i dominanti devono rispondere. Anche il capo del Pcus rispondeva a qualcuno. Emblematico lo scambio di battute sulle elezioni che non si fanno in guerra tra Trump e Zelensky. Se la guerra è permanente si fanno? Magari basta farle non contare. Intanto sarebbe bene che tra questi giri di valzer riprenda voce chi lotta contro guerra, genocidio, riarmo, autoritarismo.
Ci vediamo in piazza.

 

Roberto Musacchio

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