Molti non conoscono Woody Guthrie. Non dico che non si sappia che è considerato uno degli ispiratori di Bob Dylan, oppure che sia il padre di Arlo, quello di Alice’s Restaurant e attento studioso, compositore di musica popolare statunitense, capace di scuole di collaborazione ad esempio con Natalie Marchant, una le cui origini amerinde sono chiare.
L’accento, oltre che musicale, è politico: Woody Guthrie è stato, forse, di tutti i menestrelli politici che amavano gli USA e difendevano quella che consideravano la federazione degli stati della libertà, quello che ha esemplificato il proprio amore per la vita a tutto tondo, ha sostenuto la necessità di un lavoro stabile per le popolazioni costrette a spostarsi a seguito delle tempeste di polvere o monetarie, di un lavoro dignitoso, è stato l’altra voce dello Steinbeck di Furore.
Ma soprattutto, vorrei far notare in questo particolare momento storico, che non sappiamo quanto durerà, che ha detto che “odiava le canzoni che ti fanno sentire giù, senza speranza, con un destino segnato”.
Nelle sue introduzioni originali, in Bound for glory e nei volumi editi in Italia dalla Albatros leggeva un breve preambolo alle sue canzoni, che fossero celebrative di una grande conquista per la popolazione, la costruzione della Grand Coulee Dam, la diga che avrebbe prodotto dal fiume Columbia tanta energia elettrica per far lavorare e vivere meglio le popolazioni, oppure canzoni per bambini nelle quali celebrava il mestiere del padre dando nello stesso tempo briglia sciolta ai bambini, e in questo preambolo usava proprio le parole “I hate songs that make you feel weak, a loser, bound to lose”.
Il 15 giugno abbiamo ascoltato a Ferrara Ani Di Franco, artista 54enne proveniente da Buffalo, stato di New York. Il suo passato la vede all’opera coi movimenti per la casa, in Occupy Zuccotti Park, femminismo, tant’è che ha saputo ribattere dialogando col pubblico il suo impegno sia per la libera espressione di genere che di ferrea opposizione al fascismo. E ci ha fatto intonare “All you fascists are bound to lose”, un inno di Woody.
Questo è il punto di questo breve intervento: è necessario ricordarci e convincerci che la verità è questa, che nella dittatura fascista non c’è libertà, che essa nasce e muore come supporto alle peggiori esigenze padronali. Quando i padroni, gli imprenditori, gli impresari, i datori di lavoro sono messi alle strette, se non dalla lotta di classe, da mancanza di prospettive sicure, ricorrono a tutti i mezzi, inventano nemici falsi come gli immigrati, i paesi una volta comunisti ora dell’Asia che stanno cercando di costruire ordigni nucleari, armi di sterminio di massa, e custodiscono senza consegnare loro materie prime di elevato valore economico.
Interventi come quello di Carlos X Blanco nei precedenti numeri di transform!Italia illustrano i limiti imposti all’azione delle sinistre e la trasformazione del capitalismo da economico e finanziario, il cambio di potere da eredi della rivoluzione industriale provenienti dall’Europa agli USA dopo la lunga guerra civile 1914-1945, e poi ci sarebbe l’ulteriore involuzione europea, che in termini marxiani vede l’etica svilupparsi o involversi a seguito dell’economia.
Eppure è necessario convincerci che “hanno torto loro e abbiamo ragione noi”.
Poi esce, non dal cilindro ma dalle necessità, Zohran Mamdami, candidato sindaco democratico a New York, che in pochi mesi passa da 1% di gradimento a 30%, con un programma socialista, fast free buses, lower the cost of life, freeze rent (trasporti veloci e gratuiti, abbassare il costo della vita, congelare le rendite), sicuramente troppo schematico, su Tik Tok. Ma c’è, è non è necessariamente condannato a perdere. C’è Sanders, c’è Corbyn che in Europa aderisce alla proposta smilitarizzante assieme a Giuseppe Conte, mentre il PD evoca qualsiasi metodo educativo “morbido” per le nuove generazioni ma non per educarle a un futuro consapevole, è la mia opinione, e parla molto di sicurezza e vota il riarmo.
Una provocazione la vorrei fare: ho visto un cartello che dice letteralmente: “Noi bambini a scuola ci andiamo da soli” in contrapposizione all’ingolfamento di auto e genitori/nonni nei pressi delle scuole. Ecco, lavoriamo su queste abitudini e soprattutto su che modello di vita sottendono. Questi punti e altri necessitano di altro studio e altri studiosi.
Di certo le canzoni e i discorsi che ti fanno sentire giù andrebbero sostituite da altre che ti insegnano a lottare.
Marcello Pesarini
