È sbagliato pensare che la tempesta giudiziaria che oggi si è abbattuta sul Sindaco Sala e il suo assessore all’urbanistica Tancredi (già Dirigente di lungo periodo del Dipartimento trasformazioni urbane) sia da addebitare totalmente ad un relativamente recente clima di reciproche compiacenze tra amministratori e funzionari pubblici e faccendieri dei poteri immobiliari e finanziari.
Tutto è cominciato quasi vent’anni fa con l’allora assessore all’urbanistica il CL Lupi (Giunta Albertini), AD di Fiera Congressi in aspettativa, che per cavare dai guai il Presidente CL di Fondazione Fiera Roth nominato dal Presidente della Regione il CL Formigoni a fronte dei 250 milioni di debito fuori bilancio causati dalle pazzie egolatriche di Fuksas nella realizzazione della Nuova Fiera a Rho-Pero accettò di far accumulare 1 milione di metri cubi di nuovi edifici sull’area
della vecchia Fiera, anche quando l’area fu poi acquistata da Citylife per più di 500 milioni di Euro, con cui Fondazione Fiera pagò il debito imprevisto e col surplus entrò nel giro delle aree acquistate come agricole e divenute edificabili nel dopo Expo.
Da allora in poi con Moratti-Masseroli e Hines-Coima-Catella su Porta Nuova prima e Pisapia-De Cesaris e Sala-Maran poi sugli ex scali ferroviari lasciar lucrare alla finanza immobiliare è stata tutta una linea di continuità tra cementodestra e cementosinistra.
Lo rivendicava con lucido orgoglio il dominus dell’immobiliarismo finanziario milanese Manfredi Catella.
Da questo bengodi dell’investimento finanziario-immobiliare che ha visto in campo i maggiori gruppi bancari e i fondi pensione internazionali sono però fino ad un certo punto risultati esclusi i piccoli-medi operatori immobiliari, legati al rispetto degli obblighi del PGT-PRG.

E qui le Amministrazioni comunali di cementosinistra (Pisapia/De Cesaris prima, Sala/Maran poi) varano un’interpretazione estensiva – giionalisticamenre ribattezzata Nuovo Rito Ambrosiano – che ha consentito di utilizzare la norma di autocertificazione prevista per la ristrutturazione di piccoli edifici accessori (box, piccoli laboratori, ecc.) in aree intercluse da edifici preesistenti per realizzare nuovi edifici autonomi di grande dimensione (oltre 27 metri di altezza e 7 mc/mq) che altrimenti avrebbero dovuto presentare un piano di intervento rispettoso di tutti i limiti e gli obblighi di altezza, distanza e spazi pubblici per nuove edificazioni.
Insomma il tentativo dell’Amministrazione Sala di estendere ai piccoli operatori le facilitazioni sinora consentite solo ai grandi si è ritorto in una ribellione diffusa di esposti alla magistratura contro ciò che giustamente è stato vissuto come un sopruso.
Occorre però dare atto ai Pubblici Ministeri che in questa occasione hanno ricevuto gli esposti di averli raccolti ed esaminati con competenza e determinazione, a differenza di quanto in passato spesso è accaduto con altri esposti penali o ricorsi amministrativi spesso conclusisi con archiviazioni o rigetti frettolosi che hanno fatto desistere dal rivendicare giustizia.
Ci avevo provato inutilmente a promuovere la resistenza a queste devastanti densificazioni coi ricorsi amministrativi contro le grandi trasformazioni del riuso edificatorio di ex Fiera-Citylife e degli ex scali ferroviari Farini e Romana, mentre invece il “granello di sabbia” è arrivato dagli esposti penali contro la trasformazione di ex depositi nei cortili divenuti grattacieli e grazie alla pertinacia di una PM di origine palermitana scandalizzata dal clima più che omertoso delle istituzioni milanesi.
La destra che oggi chiede le dimissioni di Sala per insufficiente liberismo sa invece benissimo che loro con Albertini-Lupi e Moratti-Masseroli sono quelli che hanno fatto scuola a Pisapia-De Cesaris e Sala-Maran (e ripeto solo Catella lo ribadisce senza ipocrisia), ma devono fingere di essere diversi per sfruttare il malcontento diffuso da questi anni di egemonia immobiliaristico-finanziaria.
Se tornassero a governare Milano tornerebbero a fare altrettanto e anche peggio.

Occorre invece far crescere la consapevolezza che i limiti delle conquiste parziali ottenute nel 1967/’68 con la Legge 765/’67 e il DM n.1444/68 vanno superati in avanti integrandosi nuove e più estese dotazioni di spazi pubblici e ambientali e non tornando al liberismo selvaggio degli anni ’50/’60 delle “mani sulla città”, che oggi sarebbe ancora più devastante e stravolgente nella versione 2.0 sostenuta dall’estensione sempre più globalizzata dei capitali immobiliari-finanziari.
Non a caso il masterplan proposto dalle proprietà fondiarie dell’ex scalo Farini e presentato alla Triennale di Milano indicava come “scenario” vincente per la Milano del 2030-2050 quello di Città Globale in competizione coi “paradisi fiscali” delle multinazionali, con l’accoglienza plaudente dell’intero parterre politico presente.
Sergio Brenna
