Non lasciamo sparire La Plaine di Marsiglia

di Rossella Marchini

La città vuole sbarazzarsi dei poveri. Avviene ovunque, come ora sta avvenendo a Marsiglia.
Siamo nel quartiere de La Plaine, adagiato su una delle sette colline della città. Case borghesi e vicoli popolari circondano la grande piazza del mercato del sabato, quando tutto intorno si diffonde un miscuglio di colori, suoni e profumi.
Su questo colle nel 1871 si è consumata la sanguinosa repressione della Comune di Marsiglia. Dal 23 marzo, con lo sciopero dei lavoratori portuali, l’insurrezione andò avanti fino al 4 aprile facendo della città uno dei focolai più attivi del movimento rivoluzionario della Francia. La fine fu segnata da 300 colpi di cannone e 150 rivoluzionari rimasti sul terreno.

Marsiglia ha subito negli ultimi anni una grande trasformazione. Soprattutto nella zona del porto. Capitale europea della cultura 2013 ha costruito il sistema museale, ma ha anche trasformato i docks e i vecchi quartieri del Panier in un imponente sistema commerciale, alberghi e uffici. Consumo destinato al popolo delle crociere. È un brulicare di appartamenti, di case più o meno alte, per lo più vuote. Sono scomparse tutto all’intorno le strade e quella miriadi di case basse, autocostruite in stile provenzale, abitate da alcune migliaia di famiglie ora cacciate verso nord.
Non si è fermata qui la voglia di cancellare il volto popolare della città.
Il progetto della Soleam (Società locale di trasformazione dell’area metropolitana) per la piazza Jean Jaurès intende “ripulire” il quartiere de La Plaine. Le parole che si usano per sfondare la resistenza degli abitanti sono le stesse ovunque: degrado e sicurezza.

Ma come è oggi La Plaine?
È un luogo popolare in cui vivere, con molti bar, ristoranti e negozi che ti accolgono giorno e notte. Il quartiere degli artisti e dei creativi si annida intorno alla piazza. Tag sui muri e piccole botteghe artigiane sono ovunque. I grandi condomini borghesi convivono con le abitazioni modeste, dove fino agli anni ’70 hanno vissuto i lavoratori del mercato all’ingrosso. Poi l’abbandono e una lenta rinascita, attraverso l’insediamento di una popolazione giovane con pochi mezzi, ma molte idee.
Succede ovunque e sta succedendo anche qui. Un quartiere troppo centrale per essere lasciato a chi lo ha fatto vivere per tanti anni e ne ha costituito la ricchezza. Inizia la narrazione del “recupero” del “risanamento”.
La Plaine rappresenta un’anomalia nel centro della città con il suo mercato popolare e l’incrocio di popoli e culture.

Nel 2012 nasce l’Assemblée de la Plane che riunisce gli abitanti e chi frequenta la piazza. Il primo atto è il rifiuto della videosorveglianza degli spazi pubblici. La comunità si allarga e anima quello spazio fino a quando l’amministrazione non decide di dare l’avvio al progetto di riqualificazione e ne stabilisce le linee guida. Via il mercato degli ambulanti, via i grandi tigli, da sostituire con essenze piantumate nei vasi, nuovi arredi urbani e riqualificazione del commercio. Arrivano le griffes al posto degli artigiani.
Gli abitanti non ci stanno e lo scorso 27 settembre, quando inizia il cantiere, occupano la piazza per impedire lo sradicamento dei grandi alberi. Per giorni va avanti il braccio di ferro con l’impresa che intende iniziare i lavori. Le strutture realizzate con il legname lasciato sulla piazza, che fanno da sfondo alle assemblee dove si discute del futuro del quartiere, vengono demolite e ricostruite e demolite di nuovo. Cortei sempre più numerosi attraversano le vie del quartiere. Sabato 20 ottobre più di 3000 persone sfilano dal Vecchio Porto fino a La Plaine. Un corteo gioioso e colorato reclama lo stop al progetto e l’avvio di un processo realmente partecipato per decidere di cosa ha bisogno il quartiere.
La petizione “Salviamo La Plaine” raccoglie in poco tempo più di 4000 firme di cittadini che pensano che questo progetto sarà un disastro per il quartiere e per l’intera città.
La risposta dell’amministrazione è la polizia e il muro. Si, proprio un muro. Lunedì 29 ottobre la Soleam annuncia che la piazza Jean Jaurès sarà circondata da un muro in cemento alto 2 metri e mezzo al fine “di mettere in sicurezza il cantiere”.  E poco dopo una dozzina di camion scaricano i pannelli di cemento.
Rimane il progetto che per come viene rappresentato nei cartelloni informativi appare identico a tutti gli altri progetti di rinnovamento urbano. Una città che si sbarazza dei suoi abitanti, sostituiti da orde di vacanzieri, giovani e belli, che entrano ed escono da Zara e H&M e vanno a prendere il caffè da Starbucks.
L’immagine di un mercato popolare dove migliaia di gente si mescola, parla, discute viene cancellata. Non si vuole più vedere i poveri, il disordine, i banchi non allineati, gli acquirenti che contrattano. Non è l’immagine, asettica come dovrebbe, adatta a un’agenzia turistici. È l’immagine della vita vissuta da persone vere, con le proprie difficoltà. Marsiglia non vuole vedere e soprattutto non vuole trasmettere di sé questa immagine.

Più che la fine di un mercato popolare è l’essenza stessa di una città di porto che viene cancellata. Ennesima trasformazione urbana sulle spalle dei poveri, che la città vuole cancellare.

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