L’anno 2025 per l’Italia si è chiuso con un calo delle nascite di quasi il 4 per cento, tipica percentuale di paesi per anziani, paesi dai quali si scappa via in cerca di salari dignitosi, paesi nei quali prima di far nasce dei bambini si riflette a lungo sulla inadeguatezza dei servizi e sulla erosione del potere di acquisto dei salari, sul costo delle abitazioni da acquistare o in locazione.
L’Italia è tra i Paesi con la più elevata speranza di vita, sempre nel 2025 siamo quasi a 82 anni di età per gli uomini e a 85,7 anni per le donne.
A cosa dobbiamo il crollo delle nascite oggi pari a 355 mila, quasi la metà dei decessi che superano di poco 652 mila unità?
La difficoltà a trovare lavoro, prova ne sia che il primo figlio arriva sempre in media a quasi 32 anni di età e anche le aree meridionali non fanno eccezione. Se trovi lavoro tardi difficilmente potrai mettere su famiglia prima dei 30 anni, poi incidono anche altri fattori tipicamente di mercato e non ascrivibili a fatto di cultura e di costume (ad esempio un giovane senza famiglia consuma decisamente di più di un coetaneo padre e o madre)
La tipica organizzazione del mondo lavorativo determina per i giovani salari inferiori ai vecchi, poi ci sono difficoltà crescenti derivanti anche dalle difficoltà, per chi non ha il posto fisso, di contrarre mutui e prestiti. Dopo la bolla immobiliare di quasi 20 anni fa i prestiti bancari sono assai più controllati e non aiutano anche gli elevati costi degli immobili.
I contratti precari non sono di aiuto a loro volta, poi ci sono i luoghi comuni ormai facili da confutare, ad esempio chi direbbe che al Trentino-Alto Adige spetta il primato delle nascite?
Siamo il paese con l’ascensore sociale fermo e una mobilità verso paesi stranieri per anni in crescita ma oggi apparentemente stabile, proprio in questi giorni leggevamo inchieste sindacali che documentano la iniziativa intrapresa da alcuni paesi europei, del centro e del Nord, che offrono vitto e alloggio e stipendi alti a medici, fisioterapisti e infermieri italiani, condizioni allettanti specie se rapportate a carichi di lavoro sostenibili, a orari meno prolungati.
Al 1° gennaio 2026 la popolazione residente di cittadinanza straniera è pari a 5 milioni e 560mila unità, in leggero aumento ma non ancora sufficiente a soddisfare le richieste delle aziende. Le politiche in materia di immigrazione sono ferme da tempo, la popolazione aumenta ad esempio nelle aree dove maggiore è la offerta di lavoro. Confindustria da tempo chiede maggiore afflusso di forza lavoro migrante previa segnalazione della stessa.
Quello che non viene detto in ogni analisi statistica è la causa dell’invecchiamento della popolazione, ossia una società chiusa e incapace di offrire condizioni di vita migliori alle giovani generazioni, con un welfare adeguato capace di offrire servizi reali a ogni fascia di età. Siamo nel paese che non ha infermieri ma li esporta all’estero salvo poi assumerne di nuovi attraverso le cooperative e le agenzie interinali. Siamo il paese con il numero chiuso in molte facoltà universitarie salvo poi lamentarsi dell’insufficiente numero di laureati. Siamo l’Italia che da oltre 60 anni non ha un piano casa ma nel frattempo i processi speculativi immobiliari vanno avanti alzando i costi locativi e degli immobili da acquistare. E in questo contesto non edificante, a dir poco, la Pubblica amministrazione subisce il progressivo disinvestimento con organici in alcuni comparti risibili. Mentre diversi paesi dell’area euro vedevano i salari crescere per almeno un quindicennio i nostri diminuivano. Queste sono le vere spiegazioni del calo delle nascite, siamo un paese per vecchi e di anziani, un paese destinato alla lenta decadenza.
Federico Giusti
