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Come muore la democrazia in America, ma l’alternativa c’è

di Marino
Calcinari

Non si tratta solo di una crisi di sistema, quella in cui stanno scivolando gli Stati Uniti ma del superamento di ogni forma e strumento che la democrazia rappresentativa di quel paese prevede, ed in essa il Parlamento, gli organi di controllo dello Stato, la delega ed il consenso popolare svaniscono o vengono spossessati dall’“uomo solo al comando”.
C’è chi come Francesca Bria, economista dell’innovazione e specialista delle politiche digitali ha evidenziato, nel merito di quanto è accaduto negli USA con l’elezione di Trump, non un normale avvicendamento tra Partito Repubblicano e Partito Democratico ma un colpo di stato della “Tecnologia Autoritaria”, in seguito all’accordo (da dieci miliardi di dollari) per cui il Ministero della Difesa poteva trasferire funzioni militari cruciali e strategiche ad una impresa privata – la Palantir Technologies – di Peter Thiel, noto per le sue posizioni notoriamente belliciste e reazionarie, mentre l’esercito USA si trovava a cedere la propria autonomia operativa ad una piattaforma digitale privata.
E si è formata, di conseguenza, in tale contesto, a seguito di manovre finanziarie, una coalizione privata che, nella rappresentanza di poteri forti ed interessi economici evidenti ha di fatto messo nell’angolo quanto restava della democrazia americana.
Peter Thiel, Elon Musk, Marc Andressen, David Sacks, Palmer Luckey e Alexander Karp coniugano oggi il potere delle infrastrutture tecnologiche delle piattaforme con il coordinamento finanziario e gettano le basi che ridefiniscono la sovranità democratica, negli USA, da tempo sofferente o latitante, in un affare privatistico.
In tale contesto è importante, se non determinante la figura di Stephen Miller, lo speech writer, sostenitore e promotore della corrente MAGA, azionista di Palantir e responsabile delle deportazioni dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement).

Qui va detto del ruolo, aberrante, ma importante che svolge la “Immigration OS”, uno strumento tecnologico ma che interviene di supporto all’ICE per il controllo dell’immigrazione, e cioè delle eventuali e successive deportazioni o espulsioni dagli USA, a cominciare dal confine messicano.
La situazione complessiva vede quindi, nella costituzione, anche se non formalizzata di questo “club plutocratico-digitale” la sovversione compiuta a danno della democrazia americana (o del simulacro che ne resta).
I detentori del potere (reali, non presunti) sono quindi, secondo l’analisi di Francesca Bria, dopo l’avvenuta metamorfosi della Silicon Valley, solo poche persone che si collocano ai vertici del potere reale: Alex Karp (CEO di Palantir), Peter Thiel (Presidente di Palantir); Elon Musk, fondatore di SpaceX, di Solar City (settore fotovolatico) e di Hyper-Loop (Trasporto ad Alta Velocità); Marc Andreessen, fondatore di Natscape (browser), il primo dei tecnomiliardari della Silicon Walley ; David Oliver Sacks, socioaccomandatario di Craft-Ventures, direttore operativo di PayPal nonché esperto di criptovalute; Palmer Luckey, fondatore di “OculusVR” e progettista di “Oculus Rift”, visori per la realtà virtuali(videogiochi), forse il piu’fidelizzato ed entusiasta sostenitore di Donald Trump.
Questo rassemblement reazionario ha realizzato in tempi record il sistema DOGE (acronimo per Department Of Government Efficiency), l’efficienza governativa a solo uso e consumo del Presidente Trump, che così può fare affidamento, con l’aiuto di Elon Musk e Vivek Ramaswamy, per “snellire” le strutture, ridurre i costi, modernizzare (è un eufemismo) la macchina statale e la tecnologia. Ramaswamy, nato nel 1985, di origini indiane, ha acquistato fama come imprenditore di successo nei settori industrali biotecnologici e farmaceutici.. ed è anche un negazionista climatico, come Trump, appunto.
Sull’ideologia di quanti operano poi, o sono riconducibili, all’ambito valoriale delle pratiche suprematiste, elitarie, antidemocratiche, non ci sono dubbi. E se pensiamo alla vicenda degli “Epstein File” non ci si può stupire del baratro di civiltà, dell’abisso di infamità morale in cui è precipitata la parte apicale della società civile negli USA: schiavitù sessuale, violenza riproduttiva, trattamenti inumani e degradanti, pratiche mediche e biologiche che evocano la pulsione eugenetica ricercata dal nazismo.

La dichiarazione dell’ONU su questa tematica ha evidenziato come crimine di depravazione indicibile e antiumano la deriva di civiltà del paese, realizzato in un contesto caratterizzato da ideologie suprematiste, razzismo, corruzione, misoginia estrema e dalla mercificazione e disumanizzazione di donne e ragazzi provenienti da diverse parti del mondo”.
Un medioevo tecnologico di barbarie nonostante dissimulazioni e blandizie di comodo.
Il segretario alla difesa Peter Hegseth, che si professa “cristiano”, essendo membro di una setta evangelica (che in USA non mancano) intanto anela alla guerra santa e istruisce cappellani militari. E non basta.
L’aberrante delirio di Musk che vorrebbe utilizzare SpaceX ”per trasportare il proprio seme su Marte“ non è fantascienza di serie Z, Anduril non è solo il nome della spada di Aragorn che si legge nei romanzi di Tolkien (lettura preferita dai giovani meloniani) ma è il complesso industriale-militare che produce sistemi d’arma, droni, software e IA. Intelligenza artificiale sì, ma di micidiale e spietata efficienza, che produce droni aerei (gli Altius 600, i Fry, etc.) e subacquei autonomi (gli XL AUV “Ghost Shark” già acquisiti anche dalla Marina Australiana). Consentendo la certezza di un largo margine di profitto all’industria bellica.
Più fantascientifico (ma non irrealistico) è invece l’orizzonte di Space X fondato da Musk che intende procedere con i viaggi spaziali, con la colonizzazione di Marte ed altri pianeti (come da Progetto Starling, 2015) dopo che il Progetto FALCON 1, vent’anni fa si era concluso con un fallimento.
Ma l’approccio a questo obiettivo aveva anche radici italiane. Ricordiamo il Convegno Internazionale di Astronautica (che si tiene dal 1950, in diverse città europee), il più recente fu a Milano nell’ottobre 2024; il dibattito allora vide impegnati 11.200 delegati, vennero presentati 7000 abstract scientifici da 2300 associazioni ed organizzazioni provenienti da 120 paesi ed era incentrato sulla tecnologia spaziale, sul volo umano spaziale, sugli ultimi progressi conseguiti nel settore della tecnologia spaziale ed astronautica.

Citiamo infine anche gli “Accordi di Artemide” (“Artemis Accords”) una cornice teorica fondamentale per uno spazio pacifico, equo e collaborativo, che poggia- ma è proprio così?- su un quadro multilaterale promosso dalla Nasa per regolamentare il futuro dell’esplorazione spaziale. L’’accordo stabilito nel 2020 fu siglato da: Stati Uniti, Australia, Canada, Giappone, Lussemburgo, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Italia.
Per l’Italia a firmare le pagine degli Accordi di Artemide fu il governo Conte (ministro Riccardo Fraccaro, M5S).
Ma torniamo alla realtà (“ai confini della realtà”…).
L’incubo digitale si materializza a più livelli e nelle più inconsuete circostanze. E’ un fatto che dall’aerospazio a Internet, dalla IA alla longevità (l’elisir di lunga vita di medievale memoria ) fino alla produzione in serie di razzi interstellari con i viaggi su Marte, non si potrebbe più parlare di vaneggiamenti da romanzi di fantascienza, ma di progetti che -forse già ora- hanno preso forma.L’obiettivo di portare la presenza umana sul Pianeta Rosso è un impegno che la Thiel Foundation ha preso molto sul serio e accanto ad essa compaiono il Founders Fund ed altre ditte o fondazioni che investono per realizzare, in tempi brevi, progetti di avanzamento tecnologico, di potenzialtà strategico-militari al servizio dello Stato americano ma pricipalmente a vantaggio di quella elite che detiene l’effettivo potere e il controllo sulla poltica militare ed estera dello Stato.
Siamo in presenza di una quadro politico dove l’interesse globale degli USA, le sue politiche di dominio imperalista si sono saldate con l’onnipotenza e la megalomania del “trumpismo”, fase estrema e decadente ma perciò proprio per questo più pericolosa.
Le vicende venezuelane, l’aggressione all’Iran, la mano libera ad Israele sul Libano, le minacce contro Cuba, dimostrano una situazione fuori controllo che può portare a gravi esiti. E con Trump ogni scenario, anche il peggiore, non è da escludere.
Ma l’alternativa c’è, le piazze che si sono mobilitate sabato 28 marzo contro i Re e le loro guerre dichiarano apertamente che nessun sopruso, nessuna violenza sarà capace di fermare il movimento che sta (in)sorgendo contro il dominio del disordine globale.
Organizziamo anche a Trieste una piattaforma, un coordinamento che lavori in questa direzione e che sia capace di interfacciarsi con una ipotesi politica, da costruire insieme, contro le guerre ed il riarmo, l’incubo nucleare, i genocidi, e il neoliberismo che ha generato questi mostri.

Marino Calcinari

 

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