3,1%, questo è il deficit italiano certificato. L’obiettivo imposto del 3% dunque è fallito e l’Italia resta sotto procedura di infrazione europea. Le conseguenze sono pesanti. Politicamente per il governo. Praticamente per cittadine e cittadini.
Per raccontare perché quello 0,1% pesa enormemente bisogna entrare nel merito di come funziona l’assurdo meccanismo di controllo e sanzionamento messo in campo dalla crisi finanziaria del 2009, l’austerity, sulla base delle assurde regole di Maastricht, il Trattato ordoliberale e monetarista che fonda la UE. E affonda la vita dei suoi cittadini.
Cercando di far capire ciò che in realtà è difficile comprendere, restando in infrazione l’Italia non può accedere alla flessibilità (sugli obiettivi di rientro dal deficit e dal debito previsti) che consente di sforare dell’1,5% per fare il riarmo. E resta sotto rigidissimo controllo preventivo e successivo da chi, il meccanismo di controllo e indirizzo europeo, ha il potere di “sorvegliare e punire”. Per fare il riarmo si dovrà tagliare altro, ricorrere al Safe (il fondo di prestiti garantiti per il riarmo), cioè altro debito che si pagherà sia con la restituzione sia quando verrà calcolato nel debito e nel deficit ordinari. Ci sono poi giochetti per gli addetti ai lavori di riallocazioni, interpretazioni e quant’altro che esistono ma li capiscono solo loro. E noi paghiamo. Già Maastricht è stato un trattato funzionale sostanzialmente a utilizzare in determinati modi una moneta che è unica ma solo fino ad un certo punto (come il diritto internazionale). Infatti costa differentemente a seconda del debito dei Paesi, assunto come misura macroeconomica di riferimento. Fu escluso ad esempio il risparmio privato che in Italia era alto. Come era certo alto il debito pubblico ma perché la genialata di separare Banca d’Italia e Tesoro mettendo a mercato il debito lo aveva fatto raddoppiare in pochi anni. Quelli in cui bisognava prendersela con la scala mobile. Che poi infatti è stata tolta. Ma il debito è rimasto, anzi cresciuto, anzi è diventato strutturalmente non risolvibile perché si alimenta con le rendite finanziarie.
Invece I salari in Italia sono precipitati, sotto quelli prima di Maastricht. E dei risparmi privati si occupa ora von der Leyen che dice che sono pigri e invece andrebbero utilizzati magari per il riarmo. Dicevo che Maastricht serviva a cose, non buone. Sostanzialmente ad una riacquisizione di potere e di ricchezza delle borghesie, e della finanza, rispetto al compromesso sociale europeo. Che era il più avanzato al mondo. Aveva creato 10 punti in più di ricchezza pubblica rispetto alla media mondiale (30% invece che 20%). Consentiva di avere il 25% di Pil mondiale. E anche “campioni” economici, spesso pubblici. Maastricht ha allineato le borghesie dietro i surplus esportativi tedeschi garantendo con le liberalizzazioni un processo gigantesco di estrattivismo della ricchezza pubblica verso quella di imprese, rendita e finanza. Poco importa che la quota di Pil europeo sia scesa al 15% (è la globalizzazione, dicono). Conta che le tassazioni sulle imprese sono scese dal 30% al 20%. Il dumping sul costo del lavoro ha funzionato per i profitti e le ristrutturazioni speculative non certo per l’armonizzazione sociale. E se vediamo i dati dei patrimoni immobiliari e delle città vedremo che il pubblico è sceso a livelli residuali, la rendita ha dilagato e I poteri pubblici annaspano. Quando poi è entrata l’austerity, per trasformare i debiti della finanza globale in debiti sovrani a carico dei cittadini, il meccanismo si è ulteriormente trincerato. Cioè si è reso intoccabile, anche di fronte all’evidenza dell’idiozia. Certo se arriva la pandemia il Patto di stabilità si sospende a dimostrare che è dannoso. Ma poi torna, in peggio, con nuovi meccanismi di debito falsamente comune come il Safe. Certo la Germania bypassa il proprio patto di stabilità interno per fare il riarmo. E Maastricht le ha garantito margini fiscali. Ma poi sbatte sulla recessione. E gli attuali campioni nel mercato sono fuori Europa e figli dei monopoli direttamente gestiti dai capitalisti più o meno in accordo con gli Stati, tutti sempre più autoritari perché resta loro solo quella funzione e la democrazia senza compromesso sociale si fa difficile. La carta della UE, della sua, sue, borghesia/e è il riarmo. Ma, nel contesto dato, questa scelta, quanto mai improbabile, la devono pagare i cittadini. Con altro estrattivismo sociale. Ed ecco che l’Italia, ma non solo, farà tagli al sociale per fare armi. E lo stato di emergenza che si sta instaurando servirà a “contenere” le rimostranze.
L’attacco alla Linke in queste ore dopo la vittoria a Berlino con una accusa che è semplicemente oltraggiosa di antisemitismo dice molto. Le destre in questa situazione ci sguazzano. Enrico Berlinguer aveva previsto dal 1984 che una Europa con velleità di potenza si sarebbe consegnata a chi usa la forza al servizio dei capitalisti. Purtroppo il PCI è stato sciolto e ci siamo trovati con un Romano Prodi che ancora pretende di fare la paternale alla giovane democratica, Libero, che ha detto cose sensate. Magari farà tra un po’ l’ennesima autocritica ma forse non ci sarà più tempo. Per questo la lotta al riarmo, alla guerra, alle politiche liberiste sta insieme e deve essere di massa. Il 17 ottobre la Via Maestra, con la Cgil, e il 20 novembre gli studenti europei contro la militarizzazione sono date da segnare già in rosso.
Roberto Musacchio
