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Mentre a Gaza continua il genocidio la UE mena il can per L’Aia

di Pasqualina
Napoletano

Il Consiglio Europeo del 26 giugno ha rinviato a luglio qualsiasi decisione sulle relazioni UE-Israele. Attualmente è in vigore un accordo di associazione negoziato nel 1995 e entrato in vigore nel 2000. Esso comprende accordi commerciali e di cooperazione nel campo della tecnologia e della ricerca. Un aspetto decisivo comune a tutti gli accordi che l’UE stipula con paesi terzi è l’art. 2 che riguarda il rispetto dei diritti umani le cui violazioni possono essere oggetto di procedure legali da parte della Commissione e di sospensione di fondi. Mentre per l’entrata in vigore degli accordi serve l’unanimita’ del Consiglio, per la sospensione è sufficiente la maggioranza qualificata. Quest’ultima comporta 15 Paesi e il 65% della popolazione. Da parte sua, la Commissione deve formalizzare una proposta comprendente misure concrete, cosa che non ha fatto, o non ancora fatto, nonostante la documentazione fornita dal Servizio Relazioni Esterne. Allo stato attuale : 19 Paesi sui 27 sono favorevoli alla sospensione degli accordi. 4 in più del necessario ma ciò non raggiunge ancora quel 65% della popolazione che serve per interrompere le relazioni commerciali. La contrarietà di Italia e Germania a questo fine è decisiva. In conclusione, da qui a luglio occorre fare pressione sui governi mancanti che oltre Italia e Germania sono: Ungheria, Croazia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Repubblica Ceca, Lituania e soprattutto sulla Commissione Europea affinché assuma le proprie responsabilità e formalizzi una proposta. Come si vede, esistono precise responsabilità che non vanno confuse con la generica denuncia del voto all’unanimità del Consiglio. Faccio notare infine che le materie oggetto di unanimità del Consiglio escludono il potere del Parlamento che,in quel caso, ha solo diritto di essere informato. Insomma , la questione non è così banale e soprattutto non può surrogare la mancanza di una Costituzione che possa sostenere uno Stato Federale.

 

Pasqualina Napoletano

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1 Commento. Nuovo commento

  • Fabrizio Paloni
    03/07/2025 9:09

    Segnalo che, specularmente, sono stati necessari sei mesi (marzo 2024 – settembre 2024) per riconoscere le cause di forza maggiore all’origine della incompletezza nella documentazione di spesa presentata da organismi palestinesi, bombardati, impegnati in progetti di cooperazione sovvenzionati dall’UE.
    Il livello politico e il livello operativo appaiono fortemente sincronizzati, quali che ne siano le causa e le differenze.

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