Guidati dalla Cina, un gruppo crescente di Stati vuole cambiare l’ordine globale e sembrano sempre più inclini a collaborare tra loro. Sui media mainstream abbiamo visto Xi, Putin e Modi sorridenti mano nella mano all’incontro della SCO in Cina per formare una nuova partnership. Il messaggio inequivocabile era che i loro paesi si stanno avvicinando e che, insieme, vogliono rappresentare un’alternativa alla leadership globale degli Stati Uniti. L’ordine internazionale guidato dall’Occidente, però, non sta crollando dall’esterno; viene deliberatamente minato dall’interno, mentre una nuova forza unificata di paesi si coordina per creare le proprie strutture parallele per il commercio, la finanza, la sicurezza e la diplomazia. La questione non è più se l’egemonia unipolare degli Stati Uniti sia messa in discussione, ma che tipo di mondo emergerà quando sarà finalmente scomparsa.
1. La scorsa settimana, con l’incontro della Shanghai Cooperation Organization (SCO) a Tianjin in Cina (1-2 settembre), è diventata evidente l’esistenza di un nuovo sistema economico internazionale multipolare, alternativo all’impero statunitense, ossia al sistema economico incentrato sull’Occidente (per semplificare, sul raggruppamento G7). La SCO è nata nel giugno 2001 come un gruppo eurasiatico di Stati che cooperano sui temi della sicurezza e finora è stata guidata da Mosca e Pechino. Ne fanno parte altri otto paesi (India, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Pakistan, Iran e Bielorussia) e all’incontro hanno partecipato come ospiti altri 16 paesi (tra i quali Turchia, Egitto, Indonesia, Malaysia, Mongolia, Afghanistan, Armenia, Azerbaijan, Vietnam e Cambogia). Il vertice della SCO è solo uno dei tanti eventi epocali che in questo momento si stanno avvicendando con una incredibile rapidità.
Se guardiamo agli ultimi trent’anni, dalla fine della Guerra Fredda (1989/1991), vediamo che il principale obiettivo di politica estera della Russia era integrarsi con l’Occidente, avere una “casa comune europea” (Gorbachev) o una Grande Europa. E poi, negli ultimi decenni l’espansionismo della NATO ha iniziato a spingere la Russia sempre più vicino alla Cina, e dopo il 2014, con il colpo di Stato in Ucraina, la Russia ha abbandonato la prospettiva politica della Grande Europa a favore di quella che viene chiamata Grande Eurasia. E Trump, quando è salito al potere durante il primo mandato, sembrava riconoscere questo errore e, quasi parafrasando Henry Kissinger, disse che lo spingere la Russia tra le braccia della Cina era stato un colossale errore di politica estera. Si era impegnato per migliorare le relazioni con Putin, ma il suo sforzo venne bloccato dallo scandalo “Russiagate” orchestrato dal “deep State” neoconservatore statunitense ancora dominato dai russofobi cresciuti durante la Guerra Fredda. Ora, però, con tutte le sue minacce, i dazi e le sanzioni secondarie contro l’India, Trump ha spinto anche l’India verso Cina e Russia che ora sono più vicine di sempre.
La cosa interessante è che, mentre Trump ha rappresentato davvero il “deep State” neoconservatore (contro il quale il movimento MAGA che lo sostiene ritiene che lui dovrebbe battersi) dichiarando guerra a tutto il resto del mondo attraverso l’imposizione di dazi, l’unica guerra che ha veramente vinto è stata contro i suoi stessi alleati, contro l’Unione Europea, la Corea e il Giappone. L’altro grande risultato che ha ottenuto è aver unito il resto del mondo. È stata proprio la postura belligerante neoconservatrice, di stampo politico, commerciale e bellico, che ha unito il resto del mondo, portandolo ad adottare le misure di cui si è parlato all’incontro della SCO, a circa otto mesi dall’ascesa al potere di Trump.
Il principale consigliere commerciale di Trump, Jamieson Greer, ha recentemente scritto in un articolo per il New York Times Opinion che l’amministrazione Trump sta forgiando un “nuovo ordine commerciale globale”. In realtà, gli Stati Uniti stanno uscendo dal sistema post-1945 che hanno creato. Mentre altri paesi si rammaricano della sua uscita, non sono inclini a seguirne le orme autodistruttive. I timori di una guerra commerciale globale non si sono finora concretizzati perché i leader di altri paesi hanno riconosciuto ciò che Trump sembra incapace di comprendere: che aumentando i dazi avrebbero danneggiato i propri paesi. Il risultato, come riportato dall’Organizzazione Mondiale del Commercio il mese scorso, è che “finora è stato evitato un ciclo più ampio di ritorsioni ‘occhio per occhio’, che potrebbero essere molto dannose per il commercio globale”. I paesi stanno giocando in difesa, concedendo “vittorie” alla Casa Bianca – concessioni non reciproche qui, esenzioni tariffarie lì – per evitare un’ulteriore escalation, ma stanno anche cercando alternative – nuovi legami commerciali, infrastrutture finanziarie e catene di approvvigionamento – per ridurre l’esposizione a lungo termine ai cambiamenti politici statunitensi.
2. Quello in corso è un progressivo riallineamento geopolitico e il tema principale dell’incontro della SCO è stato quello di una governance globale multipolare. Non solo la governance dei paesi della SCO, ma di tutti i paesi – la “maggioranza globale” – che sono stati estromessi in un modo o nell’altro dall’orbita unipolare statunitense. E l’acceleratore di tutto ciò è stata l’imposizione dei dazi da parte di Trump contro l’India.
Trump aveva affermato che avrebbe bloccato il mercato statunitense per l’India (alla fine ha imposto dazi del 50% su un certo numero di prodotti) e che ciò avrebbe creato il caos nell’economia indiana se l’India non avesse smesso di importare petrolio e suoi derivati dalla Russia (importazioni che coprono il 42% dei consumi indiani di combustibili). Da notare che Washington non ha preso di mira né la Cina né i paesi UE per i loro acquisti di petrolio russo. Ebbene, ciò che Modi ha spiegato al pubblico è che il commercio di petrolio dell’India con la Russia è molto più importante per l’economia del suo paese rispetto al commercio con gli Stati Uniti. Ottenere petrolio per alimentare la sua industria, l’intera economia e generare profitti con gli scambi commerciali con la Russia è più importante della produzione tessile e di altri tipi di produzioni a basso costo che le aziende statunitensi speravano di realizzare in India come contrappeso alla Cina. Le multinazionali statunitensi seguivano la strategia di friendshoring e dicevano: “Non abbiamo più bisogno della manodopera cinese per produrre iPhone e altri prodotti perché possiamo usare manodopera indiana”. Ora, tutto questo è in gran parte finito e il primo ministro indiano Modi ha trascorso un’ora in una limousine con il presidente Putin discutendo delle relazioni economiche e politiche tra India e Russia.
Subito dopo le riunioni della SCO, a breve si passerà direttamente al vertice più importante, quello dei BRICS+ (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Etiopia, Indonesia ed Emirati Arabi Uniti), e Modi sarà a capo dei BRICS+ per il prossimo anno, perché è il turno dell’India di ospitare gli incontri. Le economie dei BRICS+ ospitano oggi circa 4,5 miliardi di persone, ovvero oltre il 55% della popolazione mondiale. Il gruppo BRICS+ rappresenta inoltre circa il 37,3% del PIL mondiale, calcolato a parità di potere d’acquisto (PPA).
Solo un mese prima della riunione della SCO, tutti pensavano che l’India fosse il partner debole della SCO e dei BRICS+, perché in un certo senso era molto simile alla Turchia, un paese che sta cercando di giocare sia con il mondo degli Stati Uniti che con quello dei BRICS+. D’altra parte, come dichiarò una volta l’ex Primo Ministro Jawaharlal Nehru: “Proponiamo, per quanto possibile, di tenerci lontani dalle politiche di potere di gruppi schierati l’uno contro l’altro, che in passato hanno portato a guerre mondiali e che potrebbero nuovamente portare a disastri su scala ancora più vasta”. Con queste parole, durante la Guerra Fredda l’India dichiarò il suo impegno per il poliamore geopolitico e custodì attentamente la propria libertà di manovra, anche mentre Mosca e Washington si aggiravano per ottenere vantaggi. Per la maggior parte, la dottrina di Nehru funzionò.
Con Modi, negli ultimi anni l’India si era avvicinata agli Stati Uniti (entrando a far parte del raggruppamento anti-cinese QUAD – Quadrilateral Security Dialogue – nell’Indo-Pacifico, insieme a USA, Australia e Giappone), ma ora l’opzione che l’India possa essere schierata con gli Stati Uniti, è esclusa, nonostante che così tanti miliardari indiani e grandi imprese siano legati agli USA. Modi ha capito che il futuro dell’economia indiana è nella partnership con Russia, Cina e il resto dei paesi BRICS+.
3. Tutto questo ha fatto da cornice all’incontro della SCO e a ciò che è stato chiarito dai discorsi di Putin, Xi, Modi e degli altri capi di Stato. Hanno affermato che siamo entrati in una nuova fase dopo 80 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale caratterizzati dalla Pax Americana. Un periodo storico in cui gli Stati Uniti hanno avuto praticamente mano libera nel progettare l’ordine economico internazionale – con il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio e la Guerra Fredda (con la costituzione della NATO nel 1949) – secondo i propri termini, nonostante avessero promesso un multilateralismo ancorato ai principi contenuti nella Carta delle Nazioni Unite e caratterizzato da parità di trattamento di tutti gli Stati, senza interferenze nella politica interna, senza l’imposizione di tariffe e sanzioni selettive unilaterali. Un sistema internazionale in cui nessuno Stato avrebbe potuto decidere unilateralmente con quali paesi un altro Stato può o non può commerciare o ricevere investimenti e così via. Tutto questo, però, è stato violato a un ritmo crescente dagli Stati Uniti, soprattutto dopo che i neoconservatori sono diventati i gestori della politica estera statunitense alla fine della Guerra Fredda.
E così, il Presidente Xi, anfitrione dell’incontro SCO e della successiva grande parata militare tenutasi a Pechino nella piazza Tiananmen per celebrare gli 80 anni della vittoria sul Giappone imperiale (3 settembre), ha affermato che ora i paesi SCO e BRICS+ riprenderanno da dove il 1945 avrebbe dovuto portare, verso un’alternativa all’imperialismo, al fascismo, al nazismo e al militarismo del Giappone imperiale (che aveva attaccato la Cina a partire dal 1937). Xi ha sottolineato il ruolo centrale della Cina nella sconfitta del Giappone imperiale, proprio come centrale è stato il ruolo della Russia nella sconfitta della Germania nazista. Entrambi i paesi hanno subito grandi sacrifici, con decine di milioni di morti (circa 36 milioni in Cina e circa 27 milioni in Russia, in una guerra mondiale costata complessivamente circa 100 milioni di morti). Nonostante che, nella loro narrazione e nella storia effettiva, abbiano contribuito in modo decisivo alla guerra contro le potenze dell’Asse, insieme agli Stati Uniti, al Regno Unito e agli altri alleati, nel dopoguerra sono stati gli Stati Uniti a progettare il mondo. Tra l’altro, dopo la guerra, gli Stati Uniti hanno reclutato decine di migliaia di scienziati (si pensi al ruolo di Wernher von Braun nel programma spaziale statunitense), ingegneri, tecnici e politici nazisti con l’Operazione Paperclip con l’obiettivo di combattere il comunismo in America Latina, in Europa e in altri continenti.
4. Gli Stati Uniti sono stati la potenza egemonica indiscussa dell’economia mondiale capitalista e la principale forza controrivoluzionaria a livello globale, con i paesi europei occidentali e il Giappone ridotti a partner minori. Washington costruì attorno a sé un ordine internazionale “basato su regole”, istituì un “Terrore Rosso” nazionale durante l’era McCarthy e lanciò la Guerra Fredda contro l’Unione Sovietica, che includeva la formazione della NATO. La Guerra Fredda mirava al “contenimento” economico dell’URSS, unita a innumerevoli guerre calde contro le rivoluzioni in tutto il mondo. Successive ondate di rivoluzioni erano sorte nella periferia, durante e dopo le due guerre mondiali, segnate dalla Rivoluzione cinese (1949) e dalla Rivoluzione cubana (1959). Ciononostante, in quello che è noto come “il dopoguerra”, gli Stati Uniti, insieme alle altre potenze imperialiste occidentali, riuscirono a soffocare nel sangue la maggior parte delle lotte di liberazione nazionale mondiali, causando milioni di morti (mentre l’esercito statunitense subì una notevole sconfitta nella guerra del Vietnam). Furono gli Stati Uniti a non porre veramente fine alla Seconda Guerra Mondiale e ora in Germania il cancelliere Friedrich Merz (uno dei principali leader europei della “coalizione dei volenterosi”) arriva ad affermare che sarà ricombattuta e che questa volta l’esercito tedesco sconfiggerà quello russo.
La dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 ha introdotto un momento unipolare, durante il quale Washington e i suoi alleati europei hanno proceduto a portare a termine operazioni di cambio di regime in Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Somalia, Libia, Siria e altrove, espandendo al contempo la NATO verso est, con l’obiettivo di indebolire/distruggere permanentemente la Russia come grande potenza e per questo la guerra in Ucraina è per la Russia una questione esistenziale.
Niente di tutto ciò, tuttavia, è servito a modificare la realtà del progressivo declino dell’egemonia economica statunitense, a partire dai primi anni `70. La sconfitta in Vietnam (che ha evidenziato la vulnerabilità dell’impero statunitense), la stagnazione economica, la finanziarizzazione, la globalizzazione, la deindustrializzazione e l’ascesa della Cina hanno indebolito la potenza globale degli Stati Uniti nel corso dell’ultimo mezzo secolo, mentre le potenze dell’Europa occidentale e del Giappone hanno sperimentato un declino economico ancora più precipitoso rispetto al resto del mondo. Nel 1960, gli Stati Uniti rappresentavano il 40% del PIL mondiale in termini nominali; nel 1985, questa percentuale era scesa al 34%. Ora è al 26% (15% PPA). Al contrario, la Cina, a seguito del suo “secolo di umiliazioni” per mano dell’Occidente e del Giappone, ha visto la sua quota di potenziale industriale mondiale scendere da circa il 33,3% nel 1800 al 2,3% al tempo della Rivoluzione cinese nel 1949, solo per sperimentare un’ascesa meteorica, dovuta alla sua Rivoluzione, al 18% del PIL mondiale di oggi (20% PPA), sebbene il suo PIL pro capite rimanga molto al di sotto di quello dell’Occidente.
Certamente, la Cina ha i suoi problemi, come una diminuzione e un invecchiamento della popolazione, un eccesso di capacità industriale (quella che Marx definiva “sovraccumulazione”), finanze pubbliche locali in difficoltà e un elevato debito, ma ha una capacità produttiva doppia rispetto agli Stati Uniti, producendo una quantità di automobili, navi, acciaio e pannelli solari notevolmente superiore, e oltre il 70% delle batterie, dei veicoli elettrici e dei minerali essenziali del mondo (le “terre rare”). In ambito scientifico e tecnologico, la Cina produce più brevetti attivi e pubblicazioni più citate degli Stati Uniti. E militarmente, possiede la flotta navale più grande del mondo, con una capacità di costruzione navale stimata oltre 230 volte superiore a quella americana, e si sta rapidamente affermando come leader nelle armi ipersoniche, nei droni e nelle comunicazioni quantistiche.
Sono ormai lontani i tempi in cui gli Stati Uniti, in quanto superpotenza economica indiscussa, potevano esportare in tutto il mondo il capitalismo finanziarizzato e basato sul libero mercato. Dopo il crollo del 2008, le cui condizioni furono create nei consigli di amministrazione di Wall Street, ogni pretesa morale o pratica degli Stati Uniti di offrire un esempio economico agli altri paesi svanì. Mentre la crisi si diffondeva nell’economia globale e il governo degli Stati Uniti rispondeva salvando gran parte del suo settore finanziario, la menzogna del laissez-faire venne messa a nudo. La crisi ha messo in luce i rischi del capitalismo turbocompresso anche nei Paesi al di fuori degli Stati Uniti – non da ultimo nell’ex blocco sovietico – a cui era stato consigliato di adottare il modello su larga scala. Come hanno scritto Ivan Krastev e Stephen Holmes nel loro avvincente libro polemico The Light that Failed, “la fiducia che l’economia politica occidentale fosse un modello per il futuro dell’umanità era stata legata alla convinzione che le élite occidentali sapessero il fatto loro. Improvvisamente è stato ovvio che non lo sapevano”.
5. Questo è il contesto economico-politico che ha consolidato i paesi SCO e BRICS+ e il risultato è che si sta verificando una frattura globale, ma è diversa da tutti i tentativi di farlo negli ultimi 70 anni. Nel 1955, nel pieno dell’ordine internazionale bipolare caratterizzato dalla Guerra Fredda fra USA e URSS, un gruppo di paesi non allineati si riunirono a Bandung, in Indonesia, e dissero che c’era bisogno di un ordine più giusto ed equo che permettesse loro di svilupparsi autonomamente sul piano politico e non soffocasse il loro sviluppo economico e benessere con il debito estero, il libero scambio e l’impedimento di proteggere e sovvenzionare la loro industria nascente. Ma non potevano farci niente perché erano paesi poveri che agivano da soli e non avevano la massa critica.
Ciò che ha cambiato tutto questo dagli anni ’90 è stata ovviamente la Cina, che ora può essere il fulcro di questa massa critica in gran parte grazie alle sue politiche finanziarie, alle sue riserve di valuta estera, al suo potere economico produttivo, al suo potere di esportazione, al suo potere tecnologico. Inoltre, la Cina ha dimostrato in questi ultimi decenni di essere un partner affidabile per i paesi in via di sviluppo sulla scena globale. Questo permette per la prima volta a paesi al di fuori dell’orbita statunitense ed europea di creare un’alternativa.
Il messaggio della Cina come alternativa più affidabile e stabile agli Stati Uniti sta trovando riscontro in ampie fasce del mondo, in particolare in Asia, che vedono gli Stati Uniti come una forza sempre più imprevedibile, inaffidabile e belligerante negli affari mondiali. Molti paesi in via di sviluppo e Stati di media potenza potrebbero ancora essere un po’ ambivalenti su ciò che la Cina propone con le sue nuove iniziative di governance e sviluppo (sulle proposte della Cina per un ordine internazionale alternativo a quello occidentale si veda il mio articolo qui), ma almeno ciò di cui la Cina parla (stabilità delle relazioni, multilateralismo, accordi a lungo termine e “non interferenza”) è lungimirante, il che è fondamentale per economie con un’ampia popolazione di giovani in cerca di migliori opportunità di lavoro. Pechino sta costruendo metodicamente una coalizione di paesi che non sono necessariamente allineati ideologicamente, ma sono uniti da un interesse comune per un mondo multipolare, un mondo in cui possano tracciare la propria rotta senza timore delle sanzioni americane, delle prediche sulla democrazia e del predominio del dollaro statunitense.
6. La riunione della SCO e quella dei BRICS+ che seguirà prossimamente, serviranno a definire nel dettaglio come intendono ristrutturare questo nuovo ordine economico. E questa volta sono abbastanza potenti da poterci riuscire. Ed è ovvio che il commercio sarà fondamentale.
Gli Stati Uniti stanno cercando di usare il commercio estero come un’arma, dicendo che possono costringere gli altri Stati del mondo a seguire le loro direttive politiche, come isolare Russia e Cina e unirsi alla Nuova Guerra Fredda contro di loro, bloccando il loro accesso al mercato statunitense. Trump dice che può scatenare il caos se non seguono i suoi diktat.
Quindi, l’alternativa a tutto questo, come hanno detto tutti i leader a Tianjin, è commerciare tra di loro. Se non commerciano con gli Stati Uniti, rinunciano al mercato statunitense. In effetti, l’India non ha altra scelta che rinunciare al mercato statunitense. Se i dazi di Trump saranno mantenuti, l’India commercerà con la Cina, la Russia, gli altri paesi della SCO e dei BRICS+, e forse con i paesi dell’Europa occidentale. D’altra parte, il presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, ha riassunto l’umore prevalente dopo aver ospitato un incontro dei BRICS+ a luglio. “Se gli Stati Uniti non vogliono acquistare, troveremo nuovi partner”, ha affermato. “Il mondo è grande ed è ansioso di fare affari con il Brasile”. L’India può anche sognare di diventare per la Cina ciò che la Cina è stata per gli Stati Uniti negli anni ’90 e 2000: un’officina a basso costo che consente una produzione a basso costo. Con un ulteriore vantaggio: un mercato di consumatori già sviluppato e desideroso di acquistare prodotti cinesi.
7. Tutto questo ha anche una dimensione militare (basta pensare alle 750-800 basi militari statunitensi in circa 80 paesi, alle 145 basi militari britanniche in 42 paesi e alle 21 strutture militari estere della Russia, mentre la Cina ne ha solo una, a Gibuti) ed è diventato il quadro di riferimento per discutere di tutti i cambiamenti economici, finanziari e correlati. La questione viene inquadrata come una lotta di civiltà per ristrutturare l’intero sistema del commercio estero e della finanza. Progressivamente, si arriverà anche alla de-dollarizzazione. Putin ha sottolineato quanto più efficiente sia commerciare con i cinesi nelle rispettive valute nazionali. Prima la Russia acquistava dollari per pagare la Cina e poi la Cina convertiva i dollari nella propria valuta. Tutto questo cambio valuta e i relativi costi non devono più essere sostenuti, a parte il fatto che gli Stati Uniti hanno trasformato la finanza internazionale in un’arma espellendo Russia, Cina e altri paesi dal sistema di operazione di compensazione bancaria Swift.
In sostanza, ciò che Trump ha fatto per isolare finanziariamente, commercialmente e militarmente altri paesi, ha avuto esattamente l’effetto opposto. Li ha spinti ad avvicinarsi tra loro e ad isolare gli Stati Uniti. E tutto ciò che i paesi della SCO, dei BRICS+ e della “maggioranza globale” devono fare è stabilire le regole del commercio e della finanza in modo che sia qualcosa di multilaterale ed equo. Pensare a come possano de-dollarizzare le loro relazioni commerciali e finanziarie in modo che gli Stati Uniti e i loro alleati europei non possano appropriarsi della loro valuta estera come hanno fatto con i 300 miliardi di dollari della Russia o come la Banca d’Inghilterra ha fatto con le riserve auree del Venezuela o di altri paesi.
Quindi, ora questa frattura globale è diventata esplicita, nel senso che questi paesi vogliono creare un nuovo tipo di civiltà rispetto a quella neoliberista e unipolare imposta dall’Occidente negli ultimi decenni. L’obiettivo è quello di riprendere la civiltà da dove è stata interrotta dalla Nuova Guerra Fredda degli Stati Uniti che hanno trasformato la finanza e il commercio in armi per mantenere il loro dominio, in violazione di tutti i principi delle Nazioni Unite che alla fine della Seconda Guerra Mondiale era stato promesso che sarebbero stati sovvenzionati e sostenuti dagli Stati Uniti.
8. La Cina ha annunciato alla riunione della SCO che istituirà una Banca di Sviluppo dell’organizzazione in grado di concedere credito ai paesi membri per finanziare le loro attività di commercio (regolare i pagamenti transfrontalieri), i deficit con la Cina e gli investimenti cinesi per sviluppare la Belt and Road Initiative. Una Banca di Sviluppo che opererà a fianco della Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture e della Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS+ e consentirà a tutti loro di affrancarsi dalla “trappola del debito” del FMI e di fare investimenti per produrre per i rispettivi mercati invece che per i mercati statunitense ed europeo.
Inoltre, Cina e Russia hanno firmato un accordo su un enorme gasdotto da 2.600 km denominato “Power of Siberia 2” (noto anche come gasdotto dell’Altai). Il gas che verrà esportato non proviene da un giacimento di gas localizzato nelle regioni asiatiche della Russia. Proviene dalla penisola di Yamal nell’Artico russo nella regione dell’Altai della Siberia occidentale. Si tratta di un’enorme quantità di gas che andrà in Cina. In precedenza, l’esportazione in Europa di gas dalla penisola di Yamal era prevista principalmente attraverso il gasdotto Nord Stream 2 diretto in Germania. Questo gasdotto è stato distrutto. Inizialmente, si è cercato di dare la colpa ai russi, ma poi gli euroamericani hanno dovuto fare marcia indietro. Ora stanno cercando di dare la colpa agli ucraini, ma la maggior parte delle persone informate dà per scontato che gli Stati Uniti abbiano avuto qualcosa a che fare con tutto questo.
Il Power of Siberia 2 è solo parte di un enorme sviluppo, perché consolida davvero il distacco della Russia dall’Europa. Rappresenterà un legame strategico tra Russia e Cina. Garantisce a Mosca le entrate affidabili necessarie per sostenere la sua economia, offrendo al contempo alla Cina la sicurezza energetica necessaria per alimentare il suo cuore industriale. Pechino, inoltre, ottiene un’enorme influenza sulla Russia, posizionandosi come pilastro centrale del panorama energetico globale e smantellando silenziosamente le campagne di pressione occidentali.
9. L’integrazione con l’Europa occidentale era stato il sogno della Russia fin da quando Gorbačëv aveva concepito il concetto di una “casa comune europea”, almeno fino al 2014, per poi abbandonarlo completamente nel 2022. Con la firma di questo accordo, il gas che avrebbe dovuto alimentare le industrie europee per i decenni a venire, andrà invece ad alimentare lo sviluppo economico della Cina e delle regioni asiatiche della Russia.
C’è da chiedersi cosa diranno gli storici del futuro, perché gli europei stanno ancora festeggiando la liberazione dal gas russo, ma non hanno alternative se non il gas liquefatto statunitense, molto più costoso e che potrebbe non essere nemmeno disponibile in un prossimo futuro. È semplicemente incredibile vedere cosa sta succedendo. Non ci sarà modo di invertire la rotta, perché sarà un’evoluzione irreversibile, una volta effettuato un investimento enorme come questo gasdotto verso la Cina nord-orientale che passerà anche attraverso la Mongolia.
I russi non diranno più di voler essere un paese europeo. Si consideravano europei, ma non demoliranno questo gasdotto per costruirne uno nuovo verso l’Europa. Putin ha chiarito che la rottura con l’Europa, e in particolare con la Germania, richiederà molti decenni per essere ripristinata. La Russia ha accettato il fatto che probabilmente la decisione spetterà all’Europa occidentale che ora è bloccata nell’orbita degli Stati Uniti.
L’effetto complessivo dell’intera strategia di (Biden e) Trump contro Russia e Cina è stato quello di bloccare l’Europa occidentale nella dipendenza dagli Stati Uniti per il gas naturale liquefatto e l’acquisto di sistemi d’arma al fine di ribilanciare, insieme con i dazi sulle esportazioni europee, il deficit della bilancia dei pagamenti statunitense.
Come sottolinea l’economista statunitense Paul Krugman, “in soli sette mesi, Trump ha completamente distrutto le fondamenta della Pax Americana”. Questa visione, come spesso accade con Krugman, è quella della maggioranza del Partito Democratico, che ha mascherato una posizione imperialista dietro una parvenza di stabilità. Pertanto, Krugman riconosce che la “Pax Americana” ha servito gli interessi dell’impero americano e che leader come il nazionalista Mohammed Mossadegh in Iran e il socialista Salvador Allende in Cile ne sono stati vittime. Ma, secondo lui, “per l’Europa e il Giappone, l’impero americano era qualcosa di sottile, poiché gli Stati Uniti evitavano brutali dimostrazioni di potere e si impegnavano a essere discreti riguardo al loro status imperiale”. Dal 20 gennaio e dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, sottigliezza e diplomazia sono state sostituite da un mix di brutalità e adulazione.
10. Dieci anni fa, all’inizio del 2014, nello stesso momento in cui l’Occidente ha appoggiato il colpo di Stato in Ucraina, che ha ucciso la speranza della Russia di fare parte di una “casa comune europea”, abbiamo assistito anche al lancio da parte della Cina della Belt and Road Initiative volta alla cooperazione Sud-Sud via terra e via mare, insieme al lancio del programma Made in China 2025 per sviluppare la leadership nelle tecnologie chiave del futuro.
Mentre l’Occidente rovesciava il governo legittimo in Ucraina, i cinesi si lanciavano nello sviluppo di nuove tecnologie e nuove industrie, nella costruzione di nuovi corridoi di trasporto, nell’istituzione di nuove banche per finanziare lo sviluppo economico in giro per il mondo. Per la prima volta c’era un paese come la Cina che aveva sia le capacità che la preparazione per sfidare il sistema economico incentrato sugli Stati Uniti.
E questo è stato anche il momento in cui è stato ucciso il sogno della Russia di potersi integrare con l’Europa occidentale. Se l’Europa occidentale voleva sabotare se stessa, questo è quello che avrebbe dovuto fare. Ed è per questo che l’ultimo decennio è stato in un certo senso prevedibile.
11. Russia e Cina ora guidano questo fronte eurasiatico per sviluppare un sistema economico alternativo a quello euroamericano. Modi si è lamentato del fatto che Trump avesse annunciato di aver fatto pressione sull’India affinché acquistasse più armi americane piuttosto che dalla Russia. È ovvio che ora gli Stati Uniti hanno perso l’India come acquirente dei loro costosissimi aerei, missili e altri sistemi d’arma del loro complesso militare-industriale. Questo è un duro colpo per gli Stati Uniti.
Il trattamento riservato all’India da parte di Trump sembra essere stato davvero fuori luogo. In Occidente l’India è sempre stata considerata la carta vincente in Asia, perché storicamente ha avuto un rapporto difficile con la Cina (a partire dal conflitto di confine sino-indiano e proseguendo attraverso l’Arunachal Pradesh e il Kashmir fino alle posizioni della Cina su Tibet, Bangladesh e Maldive e alle sue strette relazioni con il Pakistan, mentre l’India ha legami sempre più profondi con Giappone e Filippine), per cui si è pensato che si sarebbe potuto sfruttarla in funzione anti-cinese. Per questo le minacce statunitensi contro l’India sono difficili da comprendere, ma non sembra che Washington stia facendo marcia indietro. Peter Navarro, il consigliere senior di Trump per il commercio e la produzione, ha fatto discorsi durissimi in cui ha affermato che l’India non era autorizzata ad acquistare energia russa o armi russe. Per Modi questo è risultato inaccettabile. I media e la popolazione indiana sono rimasti stupiti, alcuni hanno trovato questi discorsi esilaranti, ma in generale si sono sentiti umiliati e furiosi. Non riescono a credere che sia vero. Perché Washington dovrebbe imporre all’India con chi può commerciare? Agli indiani sembra semplicemente assurdo.
È difficile spiegare questo trattamento dell’India, perché contrasta con uno sforzo pluridecennale bipartisan, che abbraccia cinque presidenze statunitensi, volto a corteggiare l’India come partner a lungo termine con cui gli Stati Uniti dovrebbero collaborare per compensare l’immensa capacità industriale, la competenza tecnologica e le crescenti capacità militari della Cina. Ora, la scuola di pensiero all’interno dell’élite indiana che vede la Russia come un vecchio e affidabile amico – e gli Stati Uniti come traditori e inaffidabili – si è rafforzata, mentre la natura in rapida evoluzione delle relazioni tra India e Cina può essere descritta appropriatamente dalla massima di Lord Palmerston secondo cui “Non abbiamo alleati eterni né nemici perpetui. I nostri interessi sono eterni e perpetui”. L’India si è resa conto di quanto sia diventata importante la necessità di allentare tensioni e di cooperare con la Cina per promuovere le sue ambizioni economiche. Venerdì, scrivendo su Truth Social, Trump ha dichiarato: “Sembra che abbiamo perso India e Russia a favore della Cina più oscura e profonda. Che possano avere un futuro lungo e prospero insieme!”.
12. Quello che sta succedendo dimostra che gli Stati Uniti non hanno calcolato accuratamente i costi e i benefici di ciò che stanno facendo. Gli Stati Uniti affermano di non accettare l’inevitabile declino della loro egemonia globale, ma questo non ha alcun effetto sulla realtà. È come cercare di fermare le maree dell’oceano. Non può funzionare. Tutte le dichiarazioni della maggior parte dei decisori politici, dall’inizio della guerra della NATO in Ucraina a oggi, affermano che la forza degli USA e il loro potere sugli altri paesi, che hanno permesso a Trump di annunciare i dazi per il “Giorno della Liberazione” il 2 aprile scorso, si basano sul presupposto che gli altri paesi abbiano bisogno del mercato americano perché la turbolenza sarà così grande che l’alternativa a sottomettersi agli Stati Uniti è il caos.
Appare evidente che a Pechino, a Mosca e ora anche a Nuova Delhi hanno deciso che accettare una turbolenza degli scambi commerciali è molto meglio della capacità di accettarla degli USA e dell’Europa occidentale. Stanno scommettendo sul fatto che non sia così difficile sostituire il mercato statunitense. La Cina ha già spostato al 100% la sua domanda di soia dagli Stati Uniti verso il Brasile (paese BRICS+ colpito da dazi del 50% da Trump, come India e Sudafrica). Il risultato è che i prezzi della soia stanno crollando negli Stati Uniti. Il settore agricolo, che è un settore politico chiave fin dagli anni ’30, sta soffrendo molto a causa della perdita del mercato cinese e ora altri paesi alleati di Cina, Russia e India sono in grado di ristrutturare gli scambi commerciali tra loro.
Ovviamente, ci saranno dei costi da sostenere a breve termine. Ci saranno licenziamenti di lavoratori e chiusure di imprese tessili in India, ad esempio. Una corte d’appello federale statunitense ha stabilito ad agosto che molti dei nuovi dazi di Trump sono illegali. Potrebbe anche essere che una sentenza della Corte Suprema che li dichiari illegali, possa far sperare che debbano essere annullati, ma questo non avrà alcun effetto perché sia i Repubblicani che i Democratici al Congresso sostengono pienamente le azioni di Trump. Hanno sostenuto la guerra dei dazi e delle sanzioni contro la Cina durante il suo primo mandato. Dazi e sanzioni che l’amministrazione Biden aveva poi inasprito. Sostengono la guerra commerciale degli Stati Uniti contro la Cina, anche se i sondaggi mostrano che il pubblico statunitense vuole le stesse cose che vuole Xi. Vogliono la concordia e la pace, un commercio normale, il benessere e la prosperità. Mentre i senatori e i rappresentanti al Congresso degli Stati Uniti vogliono la Nuova Guerra Fredda, la povertà, l’inflazione e la svalutazione del dollaro. Da questo punto di vista sono i politici statunitensi che stanno distruggendo l’economia statunitense. Gli elettori e il mondo imprenditoriale ci rimetteranno. Le principali aziende produttive americane, tra cui John Deere, Nike e Black and Decker, hanno tutte affermato che la politica tariffaria di Trump costerà loro miliardi di dollari all’anno.
Gli Stati Uniti non stanno realmente agendo nel proprio interesse nazionale. E a quanto pare è perché la CIA, il Consiglio di Sicurezza Nazionale, il Consiglio dei Consulenti Economici e tutti gli economisti del governo hanno calcolato male i costi e i benefici in gioco nella ristrutturazione dell’ordine mondiale. Per ragioni ideologiche non possono riconoscere perché la Cina e i paesi suoi alleati stiano prosperando. Soprattutto, non possono riconoscere che un’economia di mercato di orientamento socialista funziona meglio di un’economia di mercato belligerante finanziarizzata che sta registrando un deficit cronico della bilancia dei pagamenti e un enorme debito pubblico causato dal costo della Nuova Guerra Fredda.
13. Molti degli accordi che vengono stipulati in ambito SCO e BRICS+ sono ovviamente principalmente economici. L’India (come il Brasile o il Sudafrica) non vorrebbe unirsi a nulla che possa essere visto come un gruppo contro gli Stati Uniti, perché la sua idea principale è quella di poter diversificare i suoi legami economici e commerciare con tutti. Quindi, la SCO come i BRICS+ non sono gruppi che vogliono combattere contro gli Stati Uniti, ma gruppi che si vogliono proteggere dagli Stati Uniti e creare un mondo multipolare. Se Washington non si fosse schierata contro l’India, quest’ultima sarebbe stata molto più cauta, ma ora cosa possono fare davvero? L’India non si sarebbe mai sottomessa né avrebbe capitolato alle richieste di Washington, ma anche se lo avesse fatto, quali sarebbero state le ricompense? Gli europei lo hanno fatto. Hanno firmato qualsiasi accordo Trump gli proponesse. Anche se l’UE ha definito quello con Trump un accordo commerciale asimmetrico orribile, la von der Leyen lo ha firmato comunque. E i leader europei si sono seduti come bravi scolaretti davanti alla scrivania di Trump nello Studio Ovale. Hanno fatto tutto ciò che gli veniva chiesto, sperando che l’obbedienza venisse ricompensata, ma a quanto pare non lo è stata.
Tutto ciò che i governanti europei hanno fatto è stato isolarsi da Russia, Cina, Iran e ora anche dall’India in futuro, mentre Trump chiede all’UE di colpire Cina e India con dazi del 100% per fare pressione su Putin. Questo li rende solo più dipendenti dagli Stati Uniti, il che indebolisce ulteriormente la loro posizione, anche perché con l’emergere di un mondo multipolare l’Europa occidentale è assai meno importante per gli Stati Uniti che devono focalizzare attenzione e risorse politico-militari sul confronto con la Cina. Le élite europee al potere sono rimaste bloccate alla concezione di un mondo unipolare e stanno agendo in preda alla disperazione: vogliono prolungare la guerra in Ucraina contro la Russia e rafforzare la NATO attraverso il riarmo, nonostante questo comporti il disastro delle economie europee (rallentamento economico, crisi industriale e perdita di potere d’acquisto dei salari, taglio dei servizi socio-sanitari, etc.), per continuare a tenere gli Stati Uniti ancorati al continente europeo.
Si potrebbe sostenere che se gli Stati Uniti lasciano l’Europa o ritirano abbastanza truppe da perdere davvero la loro influenza politica sugli europei, e gli europei si ritrovano da soli, questi ultimi entrerebbero in un nuovo mondo. E il loro modo di pensare al mondo cambierebbe in modo fondamentale di quando, come ora, hanno gli statunitensi alle calcagna che agiscono come pacificatori e lavorano alacremente per mantenerli in questo ruolo di sottomissione. Adotterebbero una serie di politiche molto diverse e probabilmente si muoverebbero per porre fine alla guerra in Ucraina, anche per evitare di pagarne da soli i costi, e guarderebbero in un modo molto diverso verso Russia e Cina.
14. Trump è riuscito a vincolare l’Europa agli acquisti di gas liquefatto ed armi statunitensi. E con tutti gli accordi tariffari che sono stati firmati, all’economia europea viene anche negata la possibilità di commerciare con i paesi asiatici che sono le economie in più rapida crescita al mondo. Questo anche se, dopo decenni di trattative, l’UE potrebbe concludere l’accordo Mercosur con i paesi del Sud America, un’intesa che darebbe vita alla più grande area commerciale mai creata da Bruxelles, con oltre 700 milioni di persone coinvolte e un interscambio potenziale di quasi 100 miliardi di euro annui.
Non è certo un caso che in Europa occidentale ci sia una profonda frattura tra il popolo e le classi dirigenti politiche (per le politiche austeritarie sul piano sociale, per il riarmo, per le posizioni sulla guerra in Ucraina e sul genocidio palestinese, per la sottomissione ai desiderata degli USA, per la deindustrializzazione, l’aumento del costo della vita e la crescente ingiustizia economica e povertà) e che si sta preparando una rivoluzione politica che probabilmente porterà (in Francia, Germania, Regno Unito, etc.) alla sconfitta dei partiti globalisti filo-statunitensi centristi e di centro-sinistra al potere, con la loro sostituzione con partiti nazionalisti di estrema destra che cavalcano la rabbia fredda popolare e riconoscono che siamo entrati in un mondo multipolare. Purtroppo è sorprendente che il cambiamento politico stia accadendo quasi interamente nell’ala destra dello spettro politico e non anche nell’ala sinistra (a parte i partiti di Jean-Luc Mélenchon, Sahra Wagenknecht e il nuovo raggruppamento guidato da Jeremy Corbyn e Zarah Sultana).
La rottura irreversibile, però, è già avvenuta. Non c’è nulla che possa realmente accadere all’Europa occidentale che possa avere alcun impatto decisivo. L’intera identità e struttura di come le regole che la maggior parte del mondo seguirà saranno le regole decise da Cina, Russia, India, altri paesi BRICS+ e dalla “maggioranza globale” dei paesi. Lasceranno isolati sul piano diplomatico, politico ed economico non solo gli Stati Uniti, ma anche l’Europa occidentale. Negli ultimi giorni, von der Leyen, la Germania e l’UE hanno annunciato la loro intenzione di fornire missili all’Ucraina e di attaccare la Russia. Questo non fa che confermare l’irreversibilità dell’isolamento dell’Europa occidentale dal resto dell’Eurasia.
15. Nei loro discorsi pubblici all’incontro della SCO né Xi né Putin hanno fatto alcun riferimento agli Stati Uniti e all’Europa occidentale (anche se Xi ha invitato a opporsi “alla mentalità della Guerra Fredda, allo scontro tra blocchi e alle pratiche di bullismo”). Non stanno descrivendo espressamente ciò che stanno facendo come un’opposizione agli Stati Uniti e all’Europa occidentale. Li stanno semplicemente ignorando. Si stanno sostenendo a vicenda.
Quello di cui stanno parlando è di far rivivere i principi alla base della multipolarità delle Nazioni Unite, del trattamento paritario e della non interferenza negli affari interni degli altri paesi. Il Segretario generale dell’ONU, António Guterres, ricevuto da Xi Jinping il 30 agosto, ha elogiato il sostegno della Cina “in un momento in cui il multilateralismo è sotto attacco”. “Il ruolo della Repubblica Popolare Cinese come pilastro fondamentale del sistema multilaterale è estremamente importante e ne siamo molto grati”, ha aggiunto.
Xi Jinping ha elencato cinque principi per una governance globale giusta ed equa che mirano a garantire un’architettura di sicurezza per tutti, un quadro multilaterale per promuovere la pace e la prosperità mondiale per le generazioni future. In breve, “In primo luogo, dovremmo aderire all’uguaglianza sovrana. In secondo luogo, dovremmo rispettare lo Stato di diritto internazionale. In terzo luogo, dovremmo praticare il multilateralismo. In quarto luogo, dovremmo sostenere un approccio incentrato sulle persone. In quinto luogo, dovremmo concentrarci sull’adozione di azioni concrete”.
In sostanza, la Cina e i paesi SCO e BRICS+ ragionano su quale possa essere un ordine mondiale ideale a cui tutti gli Stati possano aderire come parte di una situazione vantaggiosa per tutti. L’idea è di non permettere a nessuno dei paesi membri di queste organizzazioni di usare come delle armi il commercio estero e la finanza internazionale. Si impegnano a risolvere le loro divergenze non sul campo di battaglia ma attraverso la concordia e i negoziati.
Hanno semplicemente ignorato gli Stati Uniti. Quindi, non è che l’India o qualsiasi altro paese che sta aderendo alla SCO o ai BRICS+ si stia schierando contro gli Stati Uniti. Stanno dicendo di voler seguire principi fondamentali che ritengono siano i principi fondamentali della civiltà stessa. E questi principi di civiltà non sono stati solo scritti nella Carta delle Nazioni Unite, un’organizzazione globale fondata sull’esistenza di Stati sovrani dotati di pieni ed equivalenti diritti, ma anche nell’intero Trattato di Vestfalia del 1648. Sono quelli di uguaglianza tra gli Stati, di non interferenza negli affari interni di altri Stati, di divieto di cambio di regime o di assassinio segreto di capi di Stato. Discutono solo di che mondo meraviglioso stanno cercando di creare, un mondo nel quale si riconosce l’esistenza e la convivenza di ordinamenti sociali e politici diversi, e se altri paesi non vogliono aderirvi (ovviamente gli Stati Uniti e l’Europa occidentale non vorranno aderirvi), sono semplicemente parte di un altro mondo, sono al di fuori della civiltà, al di fuori dello Stato di diritto.
Xi e Putin hanno ripetutamente parlato di un diritto internazionale vincolante per tutti, in contrasto con l’“ordine basato sulle regole” degli Stati Uniti che loro non considerano essere internazionale, né basato su regole e nemmeno ordinato, e che negli ultimi anni si è metastatizzato in un caos internazionale senza regole. Si tratta di regole che Trump definisce unicamente in base agli interessi nazionali degli Stati Uniti, per cui gli Stati Uniti sono diventati un modello di ciò che la “maggioranza globale” vuole evitare. Trump richiede che le aziende europee, giapponesi e coreane trasferiscano le loro industrie automobilistiche, informatiche e di altri importanti settori industriali negli Stati Uniti o che permettano alle aziende big tech statunitensi di controllare le loro principali tecnologie emergenti senza dover dichiarare il reddito imponibile, senza dover pagare tasse, senza l’imposizione di alcuna regolamentazione, come persino i paesi europei cercavano di impedire alle aziende americane di fare.
16. Ormai è evidente che la politica estera degli Stati Uniti si basa sulla premessa di come sia possibile causare il caos in altri paesi e danneggiare le loro economie in modo che siano costretti a schierarsi dalla loro parte. Provano a governare con la paura, le minacce, le provocazioni e la costrizione (si pensi alle minacce alla sovranità di Canada, Panama e Danimarca, ai bombardamenti dei siti nucleari iraniani e a cosa sta succedendo con il Venezuela negli ultimi giorni, forse il primo passo di un focus maggiore della politica estera e militare statunitense sulle Americhe – un pivot latinoamericano – con una ripresa della politica del “Big Stick”, delle cannoniere e della dottrina Monroe).
Trump ha affermato che le relazioni con gli Stati Uniti dovranno essere bilaterali, paese per paese, e che gli USA devono essere sempre il vincitore, mentre gli altri paesi sempre i perdenti. Lo ha ripetuto più volte nei suoi discorsi e nei suoi scritti su internet. I suoi dazi hanno stabilito una base del 10% per quasi tutti i partner commerciali degli Stati Uniti. Trump ha anche imposto i cosiddetti dazi “reciproci” ai paesi che ha accusato di trattare ingiustamente gli Stati Uniti negli scambi commerciali. Il Lesotho, una nazione sudafricana di 2,3 milioni di persone, ha dovuto affrontare un dazio del 50%, mentre Trump ha imposto un dazio del 10% anche su un gruppo di isole disabitate che ospitano pinguini vicino all’Antartide.
Per questo l’intera struttura del futuro della SCO e dei BRICS+, come hanno annunciato i loro leader, sarà volontaria, con un guadagno reciproco (“win-win”), non un gioco a somma zero. Trump ha fatto esattamente il contrario di tutto ciò che l’Asia e la “maggioranza globale” vogliono evitare, e questo li sta aiutando a scrivere le regole che impediranno a qualsiasi Paese membro di poterlo fare di nuovo. In questo senso, quindi, forse Trump dovrebbe vincere il Premio Nobel per la Pace perché ha mobilitato la più grande ostilità globale nei confronti dell’imperialismo degli Stati Uniti che si potesse immaginare. Ha accelerato e catalizzato la creazione di un ordine internazionale che secondo i suoi promotori dovrebbe essere più giusto, rappresentativo, ideale e pacifico e che semplicemente non si applicherà agli Stati Uniti e all’Europa occidentale.
17. Ciò che è affascinante è che molto di tutto quello che sta accadendo avrebbe potuto essere previsto da tempo. Un’enorme quantità di potere economico era concentrata dal 1945 in un egemone come gli Stati Uniti che per decenni hanno agito come un egemone “benigno” semplicemente perché era nel loro interesse creare e fornire un bene collettivo per il sistema internazionale, ovvero far sì che il resto del sistema internazionale si fidasse del loro controllo gestionale sull’economia internazionale. Garantivano, seppure spesso in modo alquanto selettivo, un sistema economico internazionale aperto e liberale con un accesso a tecnologie e industrie chiave affidabili, a corridoi di trasporto sotto il controllo della Marina statunitense che non venivano interrotti, ad una valuta di riserva (con il “privilegio del dollaro”) e a flussi della finanza globale.
Tuttavia, con l’egemone in declino, tutto questo non sta funzionando più, perché gli Stati Uniti usano il loro controllo gestionale sull’economia internazionale per impedire l’ascesa dei paesi che loro considerano essere i loro rivali economici e politici. Ad esempio, impongono dazi in modo unilaterale, tagliano l’accesso della Cina alle tecnologie, impediscono l’accesso dell’Iran ai corridoi di trasporto, sequestrano le sue petroliere, confiscano l’oro di altri paesi, vietano a paesi considerati avversari o nemici di accedere a mercati finanziari e valute. Progressivamente, l’intero sistema economico internazionale viene trasformato in un’arma e la fiducia scompare. E questo non fa che amplificare la necessità di alternative.
Gli Stati Uniti stanno ora perseguendo un’economia tributaria in cui altri paesi devono pagare loro tributi o accettare che parte della loro potenza industriale e finanziaria venga estratta a loro esclusivo beneficio. Un sistema di sfruttamento a brevissimo termine e distruttivo che oblitera gran parte della fiducia.
Sebbene molti degli accordi firmati ora in Cina siano di natura economica, si suppone che rappresentino le fondamenta di un nuovo sistema internazionale. I principi chiave di questo nuovo sistema sono stati ampiamente illustrati, oltre che da Xi, anche dal ministro degli Esteri russo Lavrov in un discorso appena il mese scorso. Ha parlato della necessità di istituire meccanismi di commercio estero che l’Occidente non sarà in grado di controllare, come corridoi di trasporto, sistemi di pagamento alternativi e catene di approvvigionamento. Ha citato come gli Stati Uniti abbiano paralizzato l’Organizzazione Mondiale del Commercio rifiutandosi di consentire la nomina di un giudice terzo, rendendo impossibile la formazione del collegio di tre giudici per la risoluzione delle controversie dell’organizzazione. Questa, come altre organizzazioni multilaterali, è stata di fatto bloccata dagli Stati Uniti nel momento in cui questi hanno ritenuto che la globalizzazione non andasse più interamente a proprio vantaggio, ma soprattutto a vantaggio della Cina.
Oggi, gli Stati Uniti hanno solo la capacità di impedire ad altri paesi di agire. Ad esempio, il potere di veto degli Stati Uniti ha impedito alle Nazioni Unite di denunciare Israele e di bloccare il genocidio a Gaza. Gli Stati Uniti hanno deciso di non aderire a nessuna organizzazione internazionale in cui non abbiano potere di veto, perché affermano che ciò significherebbe lasciare che altri Paesi controllino la propria economia. Essenzialmente, hanno deciso che se non sono in grado di controllare il mondo lo faranno saltare in aria.
Ebbene, nessuno Stato avrà quel tipo di potere di veto tra i paesi della “maggioranza globale”. Questo si è rivelato il tallone d’Achille della capacità decisionale e di intervento delle Nazioni Unite, fornendo agli Stati Uniti la capacità di bloccare le decisioni e di usare gli strumenti della corruzione e della minaccia militare e finanziaria. Ad esempio, alcuni analisti sostengono che hanno corrotto l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica facendo sì che il suo capo, Rafael Grossi, consegnasse a Israele l’elenco di tutti i siti atomici iraniani e i nomi degli scienziati per bombardarli ed assassinarli.
Quindi, una gran parte del mondo non sarà più governato dalle regole unilaterali statunitensi che ora sono il frutto della disperazione. Gli Stati Uniti stanno agendo in preda alla disperazione, cercando di fermare tutto, imponendo unilateralmente dazi e sanzioni e intraprendendo azioni militari contro il resto del mondo (non a caso proprio in questi giorni Trump ha rinominato il Dipartimento della Difesa in Dipartimento della Guerra come era conosciuto fino al 1947). Già nel 2022 Putin ha descritto questo stato di cose, sostenendo che “I paesi occidentali affermano da secoli di portare libertà e democrazia ad altre nazioni. Eppure il mondo unipolare è intrinsecamente antidemocratico e non libero. È falso e ipocrita in tutto e per tutto”. Questa è l’affermazione più diretta che potesse fare.
L’andamento della politica internazionale dal 2022 ha confermato per un numero crescente di paesi l’affermazione di Putin e la necessità di avere un’alternativa. Ed è proprio questo il punto. Questa è la prima volta che sono stati davvero spinti a rivelare chiaramente quali siano le regole di un’alternativa. Sarà un sistema economico molto diverso, perché storicamente abbiamo visto funzionare sistemi economici liberali solo sotto l’egemonia britannica nel XIX secolo e poi per i “trenta gloriosi” sotto quella americana nel XX.
18. Non è passato molto tempo dalla rivoluzione industriale e dall’introduzione del capitalismo, e l’ironia è che ciò che la Cina sta facendo nella sua economia di mercato di orientamento socialista è esattamente ciò che gli economisti classici hanno delineato come strategia di sviluppo del capitalismo industriale in Gran Bretagna, Francia, Germania e altri paesi all’inizio del XIX secolo. La Cina ha un’economia mista, pubblico-privata, che produce circa il 94-97% del PIL. Questo è il modello di economia per cui le società europee hanno lavorato per sbarazzarsi di tutti i monopoli creati in epoca feudale, per consentire ai re di raccogliere denaro per pagare i loro creditori per i debiti di guerra che avevano contratto per combattersi a vicenda. Attraverso il conflitto sociale e la lotta politica, gli europei hanno fatto sì che queste entità pubbliche, invece di essere monopoli privati o regi, potessero fornire servizi pubblici di base come sanità, istruzione, trasporti e comunicazioni a tariffe agevolate per ridurre i costi di gestione dell’economia e assicurare un più ampio benessere ai propri cittadini. Questo è ciò che sta facendo la Cina. Sta davvero seguendo il modello storico europeo dell’economia mista pubblico-privata.
Pur aprendosi all’economia mondiale negli anni ’70 e incorporando elementi delle relazioni sociali capitaliste (a cominciare dal lavoro salariato), la Cina ha mantenuto componenti fondamentali della sua economia post-rivoluzionaria, tra cui la leadership del Partito Comunista Cinese (PCC); la proprietà collettiva della terra nelle aree rurali; un ampio settore statale nell’economia; il controllo delle banche, della finanza interna e della valuta; e successivi piani quinquennali che offrono una guida strategica all’economia. Ha continuato a perseguire il suo obiettivo di una transizione a lungo termine verso una società socialista ben sviluppata, in linea con il “socialismo con caratteristiche cinesi”.
Furono questi sviluppi, visti come una minaccia all’egemonia globale degli Stati Uniti, a spingere gli Stati Uniti a lanciare il loro Pivot to Asia, volto a contenere strategicamente la Cina, nel 2011. Questo progetto fu tuttavia sospeso nei primi anni successivi al cambio di leadership cinese del 2012, con l’establishment della sicurezza nazionale statunitense che sperava di trovare un “Gorbačëv cinese” in Xi Jinping. Una volta diventato evidente che la Cina, sotto la sua nuova leadership, avrebbe continuato a promuovere il “socialismo con caratteristiche cinesi”, gli Stati Uniti lanciarono la loro Nuova Guerra Fredda contro la Cina nel 2017. Come nella precedente Guerra Fredda con l’Unione Sovietica, la Nuova Guerra Fredda non è rivolta semplicemente alla Cina, designata come principale rivale degli Stati Uniti, ma a tutte le rotture, le sfide e i tentativi rivoluzionari di sganciarsi (parzialmente o totalmente) dall’ordine imperiale “basato sulle regole” incentrato sugli Stati Uniti. In questo contesto, gli Stati Uniti/NATO stanno attualmente portando avanti una guerra per procura con la Russia in Ucraina, sostenendo il genocidio dei palestinesi da parte di Israele, preparando una guerra importante con la Cina per Taiwan (riconosciuta a livello internazionale come parte della Cina, ma sotto un governo separato che gli USA si sono impegnati a proteggere e che da Trump ora ha però ricevuto dazi del 20%) e istituendo una guerra tariffaria contro il mondo intero, sebbene rivolta principalmente alla Cina.
19. Dove la Cina è andata oltre gli economisti classici del XIX secolo, è che ha davvero controllato la finanza come un servizio pubblico. La creazione di moneta e credito è gestita dalla Banca Popolare Cinese, che crea credito per investimenti diretti di capitale tangibile, al fine di aumentare la produzione e finanziare investimenti che innalzeranno il tenore di vita, non per fare soldi finanziariamente.
Quindi, presumibilmente l’intera struttura che vedremo nella SCO, nei paesi BRICS+ e nella “maggioranza globale” sarà quella di utilizzare il sistema bancario e finanziario, non per finanziare acquisizioni immobiliari, non per creare essenzialmente credito teso soprattutto ad alimentare bolle immobiliari o azionarie, o gestire l’economia come uno “schema Ponzi”, ma per utilizzare effettivamente la creazione di credito e di surplus economico per reinvestire nella produzione nazionale complessiva. Non per la creazione di ricchezza finanziaria nelle mani di un settore finanziario controllato da pochi al vertice della piramide economica, il cui prodotto è il debito, indebitando il resto della popolazione e creando monopoli che estraggono interessi, rendite monopolistiche e tutti i costi finanziari che caratterizzano l’Occidente.
La Cina e gli altri paesi della “maggioranza globale” si stanno muovendo verso quelle che ora descrivono come le nuove regole della civiltà. Ma che sono proprio le regole della civiltà che sono state seguite in Europa occidentale a partire dalla rivoluzione industriale. Come hanno fatto l’Inghilterra e i paesi europei a industrializzarsi e a fare della Gran Bretagna l’officina del mondo? Abbassando i costi di produzione e riducendo le spese generali di rendita, eliminando i monopoli e trasformandoli in servizi pubblici.
La Cina e gli altri paesi della “maggioranza globale” ri-progetteranno il sistema bancario/finanziario in modo che finanzi effettivamente l’industria, non solo debiti di guerra e debiti predatori prodotti senza riguardo per la capacità dell’economia di pagare e sostenere questi debiti.
20. Sappiamo che, a prima vista, è quasi obbligatorio per chiunque in Occidente interpretare questi sviluppi come negativi, dato che rappresentano un massiccio spostamento di potere dall’Occidente all’Oriente e al Sud globale e, naturalmente, c’è qualcosa da dire al riguardo.
D’altro canto, bisogna anche riconoscere che il sistema da cui questi paesi stanno cercando di disaccoppiarsi sembra aver raggiunto il capolinea, ovvero che le nostre economie sono diventate eccessivamente finanziarizzate. Semplicemente non sono più così competitive. Il debito è cresciuto a livelli folli (il debito pubblico federale USA ha superato i 37 mila miliardi di dollari e l’intero debito pubblico e privato statunitense è pari a 110 mila miliardi). Non è sostenibile. La fiducia in questo sistema economico sta vacillando. La quantità di disuguaglianza economica accumulata ha dato origine a un’oligarchia che sta diventando estremamente distruttiva non solo per la società, ma anche per la politica, per il funzionamento della democrazia (è in atto una innegabile torsione autoritaria, con la transizione accelerata verso forme di “democratura” e di “postdemocrazia”) e per la dipendenza dalle “guerre eterne”.
È un sistema destinato a collassare, se non ci sono altre alternative. Ed è strano che emerga questa ostilità quasi istintiva verso queste alternative. L’alternativa alla quale si sta lavorando in luoghi come la SCO o i BRICS+ non è quella di tornare agli anni ’50, ’60 e ’70 del secolo scorso come vorrebbero coloro che negli Stati Uniti fanno parte del movimento MAGA (per lo più ex operai industriali bianchi e maschi, con le loro famiglie e comunità locali) che hanno votato per la presidenza Trump perché sono stati danneggiati negli ultimi 40 anni (hanno perso il lavoro ben pagato e sindacalizzato, hanno perso reddito, status e sicurezza) dalla globalizzazione economica, dalla deindustrializzazione (delocalizzazione delle produzioni industriali in Cina e altri paesi in giro per il mondo), dall’automazione e dall’immigrazione di lavoratori stranieri a basso costo e senza diritti. Per cui, attualmente, solo l’11% della forza lavoro statunitense è occupata nelle produzioni industriali.
I media mainstream occidentali hanno definito la riunione della SCO il vertice della tirannia o il vertice degli autocrati cattivi, delle nazioni canaglia che odiano l’Occidente, la libertà, i diritti umani e la democrazia. D’altra parte, in occasione della parata militare di Pechino Trump ha pubblicato sul suo social un messaggio: “Che il Presidente Xi e il meraviglioso popolo cinese possano godere di una grande e duratura giornata di festa. Vi prego di porgere i miei più sentiti saluti a Vladimir Putin e Kim Jong-un, mentre cospirate contro gli Stati Uniti d’America”. È solo un modo molto pregiudizievole e demonizzante di inquadrare questi enormi sviluppi storici che stanno avvenendo nel presente.
Un atteggiamento malevolo che è frutto sia dell’ideologia suprematista occidentale costruita nel corso di oltre 500 anni di dominio sul resto del mondo (in proposito, si veda il mio libro) sia della continuazione della guerra di classe contro il socialismo e i lavoratori. Rappresenta una scelta ideologica precisa che presuppone che non ci siano alternative ad una visione thatcheriana, neoliberista, di privatizzazione di tutte le risorse del mondo ai fini dell’accumulazione di capitale.
Oggi, il mercato azionario statunitense si regge sulla bolla speculativa determinata da otto-dieci corporations high-tech che perseguono il miraggio della corsa all’intelligenza artificiale come nuovo sistema di dominio e accumulazione. Una bolla che è alimentata dalle grandi concentrazioni di capitale – Vanguard, BlackRock e Blackstone – che stanno drenando i risparmi dei ceti medi e delle classi lavoratrici di tutto il mondo occidentale per sostenere Wall Street, le bolle immobiliari e il finanziamento del debito statunitense. Ciononostante, i prezzi dei titoli del Tesoro statunitense stanno scendendo, mentre i tassi di interesse a lungo termine stanno aumentando. Il prezzo dell’oro ha appena superato i 3500 dollari l’oncia, cento volte il prezzo del 1971. L’economia di Trump vacilla mentre la crescita dell’occupazione negli Stati Uniti si è bloccata. La sua promessa di portare prosperità agli americani è indebolita dai dati occupazionali ed economici. La spesa per la costruzione di fabbriche negli Stati Uniti, un buon indicatore delle prospettive per la produzione manifatturiera nazionale, è diminuita in ciascuno dei primi sei mesi del secondo mandato di Trump, ponendo fine a un periodo di rapida crescita sotto la presidenza di Joe Biden.
L’amministrazione Trump si vanta che i dazi stanno generando miliardi di dollari di nuove entrate, forse fino a mezzo trilione di dollari all’anno, ma sono i consumatori statunitensi a pagare in gran parte il costo di queste nuove tasse (un fatto che Trump e il suo segretario al Tesoro Scott Bessent, si rifiutano di riconoscere). I dazi potrebbero ridurre il potere d’acquisto della famiglia media americana di 2.100 dollari entro il 2027, secondo i calcoli del Yale Budget Lab. Gli Stati Uniti potrebbero precipitare in recessione prima di vedere l’età dell’oro tanto promessa da Trump.
E si sta vedendo il fatto che ciò che l’Occidente chiama democrazia è oligarchia e ciò che sta attaccando come autocrazia è un sistema politico come quello cinese che mira ad aumentare gli standard di vita e a prevenire il tipo di polarizzazione economica tra una ristretta classe finanziaria e il resto della società, frutto dell’economia indebitata che caratterizza l’Occidente.
In realtà, l’Occidente ha condotto da almeno un secolo una lotta contro gli ideali dell’economia classica di un’economia mista, essenzialmente per combattere il controllo redistributivo governativo e privatizzare settori economici e beni pubblici per creare dei monopoli privati. È una lotta a servizio degli interessi dei rentier. Una lotta delle banche a sostegno della classe dei grandi detentori di capitali e dei monopolisti contro tutte le riforme che si sono viste fiorire nel XIX secolo, prima della Prima Guerra Mondiale. E tutta questa controrivoluzione ha finito per legare gli Stati Uniti e l’Europa occidentale in un nodo, bloccandone lo sviluppo. Sono gli altri paesi del mondo che stanno riprendendo la traiettoria di sviluppo della civiltà che si stava sviluppando alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, prima che tutto il secolo scorso fosse una lunga deviazione del dominio statunitense ed europeo sotto un’oligarchia finanziaria sempre più ingiusta e polarizzata.
Alessandro Scassellati
