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La Repubblica di Cristianopoli

di Marino
Calcinari

immaginata da Johann Valentin Andreae

La narrazione si articola in 99 capitoli, l’ultimo è dedicata alla morte ed alla sepoltura.
L’opera si colloca intorno a primi anni del secolo XVII più esattamente nel periodo tra il 1612 e il 1620, gli avvenimenti partono da Praga dove un governo illuminato, protettore del popolo e della gente umile, patrocinatore di arte e cultura, tollerante con tutte le professioni di fede religiosa ed equidistante sia dalla potenza cattolico-asburgica, sia da quella luterana protestante, vegliava sulla stabilità del paese.
C’era molto idealismo, anche ingenuità, nelle politiche del sovrano Federico V, più che sostenuto, manovrato dalla fazione protestante, avendo egli ricevuto su un piatto d’argento, la corona della Boemia e che però non seppe prevenire o impedire gli sbagli che poi l’avrebbero perduto.
Nè chi o coloro che lo sostenevano – illuminati, hussiti, progressisti, rosacrociani-, si rendeva conto del pericolo rappresentato dai due rami, quello spagnolo e quello austriaco della casa di Asburgo, che negando ogni sovranità o autonomia, rivendicavano l’appartenenza del regno boemo alla loro Corona.
Il potere di Federico V infatti non avrebbe potuto consolidarsi se innanzitutto questi non fosse riuscito a tenere assieme le diverse componenti sociali del paese, e già questo era un obiettivo difficile, ma -in più- avrebbe dovuto prendere le misure da subito contro la possibilità di un intervento politico e militare asburgico, armando la gente, costituendo una milizia cittadina e provinciale armata. Ma non accadde nulla di ciò.
Federico V avrebbe potuto contare sull’appoggio della Repubblica Serenissima Veneta, dell’Inghilterra e fare proseliti tra le masse contadine boeme e tedesche invece…
INVECE non accadde nulla di tutto questo. Non solo questi passi non furono fatti ma sostegno e aiuti non gli vennero proprio da alcuna parte e di fatto egli si dimostrò incapace di comprenderne il significato; né lo convinse la lettura de i “Ragguagli di Parnaso”,di Traiano Boccalini (sull’arte di governo, un utile vademecum) e l’esempio (negativo) dell’asservimento italiano gli pareva un dettaglio trascurabile.
Ma è che purtroppo la testa tra le nuvole l‘aveva anche chi pensava che la politica non esistesse, che le cose si sarebbero risolte da sé..con l’aiuto di Dio, di qualche preghiera o offerta votiva, o anche attraverso esorcismi; insomma con strumenti di fede che servissero a porre le basi della Praga da (ri)costruire, la “Cristianopoli, quella società perfetta, ideale, come Tommaso Campanella aveva suggerito ne “La Città del Sole” scritta nel 1602. Un dialogo tra un Ospitaliere e un Genovese che discettano delle possibilità di eliminare dalla politica i disvalori rappresentati da tirannide, sosfismi, ipocrisia.
Il libro uscì anonimo, ma Andreae, pastore luterano e mistico, pur non mettendo mai piede a Praga, teneva i collegamenti con le varie confraternite rosacrociane che si sviluppavano sul territorio. Purtroppo per lui non avendo letto Shakespeare non potè comprendere in tempo come “tutto il mondo è un palcoscenico” e uomini e donne non sono altro che attori che entrano ed escono dalla scena… Si illudeva di essere diverso fino ad oltrepassare il limite (sottile) tra azzardo e avventurismo.
La sua formazione culturale era stata eclettica, prima nel Wurttemberg, al servizio del duca Federico I°, poi all’Università di Tubinga, ove scoprì il sistema copernicano e forse qui incontrò qualche affiliato alla Confraternita dei Rosacroce, quindi sperimentò le “arti occulte” e continuò il suo pellegrinaggio formativo in CentroEuropa, ma senza mai toccare Praga.
O, se lo fece, la storia non lo riporta… né lo menziona. Ma non c’è dubbio che egli scelse la Città d’Oro per la sua futura “Cristianopoli” e quando le sue aspettative naufragarono, si risolse di mettere tutto per iscritto, e scrisse un libro. Inoltre se in gioventù aveva deriso le “favole rosacrociane”, per una bizzarra eterogenesi dei fini, nelle nuove possibilità da concretizzare egli sarebbe divenuto, per neofiti ed adepti, ma anche per i teisti e gli atei, il maestro, la guida spirituale di quella Confraternita.
Abbiamo, anche a Trieste, città dell’Impero dal 1382, molte tracce, anche se non evidenti, di questa propensione all’occulto, alla devianza, alla magia…

Comunque per garantire l’ordine e la stabilità Rodolfo II fu fatto decadere d’autorità da Vienna, essendo stato dichiarato incapace di intendere e volere (forse a causa dell’avanzata demenza senile) e nel 1607 fu sostituito dai fratelli minori Mattia e Massimiliano…
Che si trovarono davanti a situazioni conturbanti, a contesti incomprensibili o assurdi, alla presenza di problematiche di diversa natura, con relativi portatori d’interesse che sollecitavano ascolto, chiedevano udienza, bussavano anche sfacciatemente a quattrini per esperimenti, attrezzature scientifiche, materiali e sostanze chimiche, libri e documenti di epoche lontane e perdute, testi astrologici ed esoterici introvabili sia a corte sia nella biblioteca del Monastero di Strahov… Tycho Brahe era uno dei tanti, forse il più famoso dei questuanti.
La “Cerchia Empirica” che si era formata sotto la protezione di Rodolfo II, e che suo tempo aveva visto anche la presenza di Dee e Kelly, sedicenti negromanti e maghi, si era allora dispersa ma fortunatamente i testi, gli esiti dei loro lavori, soprattutto quella parte della Biblioteca Rudolfina che custodiva i testi e manuali dell’Alta Magia, si erano preservati.

Ne conosciamo in parte alcuni: “Atalanta fugiens” di Michael Maier, la “Fama Fraternitatis” di Christian Rosenkreuz, il “De occulta Philosophia” di Cornelis Agrippa, l’”Amphiteatrum Sapientiae Aeternae” di Heinrich Kunrath, la “Utriusque Cosmi Historia“ di Robert Fludd; la “Naometria” di Simon Studion, la “Mutatio Metallorum” di un anonimo olandese, la “Monas Hyerogliphica” di John Dee (già medico personale e segretario di Rodolfo II), lo “Speculum Sophicum Rhodostauroticum” di Daniel Mogling, alchimista tedesco e rosacrociano (+1635) che si presentava col nom de plume di Florentinus de Valentia. Fu medico personale e astronomo di corte di Filippo III, langravio d’Assia-Butzbach dal 1621 al 1635, tradusse in tedesco il romanzo Arcadia di Philip Sidney
Che Andreae fosse un rosacrociano convinto è un fatto ancora controverso (egli non fece mai dichiarazioni né professò apertamente una anche limitata appartenenza), ma difficilmente operò da solo, ipotizziamo la vicinanza con altri pensatori, filosofi, alchimisti e ricercatori del segreto della Trasmutazione.
Dai loro nomi si evince un percorso, scientifico ed iniziatico per affrontare i limiti della conoscenza umana e superare la materialità del corpo e della natura.
Ricostruiamo quindi, mettendo in ordine cronologico, il materiale didattico e scientifico che essi usarono, i testi che produssero e/o in loro possesso, o comunque le fonti letterarie, cui rosacrociani, e non, attinsero per i loro esperimenti, e del parzialissimo ma verosimile elenco della biblioteca imperiale praghese citiamo almeno i testi più famosi…

“LIBRORUM COLLECTIO RUDOLPHINIANA”

Arnaldo da Villanova:”Rosarium Philosaphorum “(ca.1270)
Nicholas Flamel:” De Lapide Philosoporum” (1417)
Pietro Appiano: “Cosmographia” (1453
Pseudo-Aquinate: “Aurora Consurgens” (1480)
Jorge Sabellicus: “Liber Vitae” (1491)
Johannes Tritemius: “Steganographia” (1496)
Johann Faust: “De Alchimia”(1501)
Ulerich de Mayence: “Arbor Mirabilis” (1526)
Agrippa di Nittesheim: “De occulta philosophia” (1531)
Paracelso: “Pronostication” (1536)
Domenico Beccafumi: “Illustrazioni alchemico-metallurgiche” (1540)
Luca Gaurico: “Tractatus Astrologicus (1552)
Georgius Agricola: “De re metallica” (1556)
John Dee: “Necronomicon” (1581)
Andreas Libau: “Alchymia” (1596)
Robert Fludd: “Utriusque Cosmi Historia “(1604)
Simon Studion: “Naometria “(1604)
John Dee: “Sigillum Emet” (1605)
Joseph Hall: “Un mondo diverso e identico”(1605)
Heinrich Kunrath:” Amphiteatrum Sapientiae aeternae” (1609)
Anonimo Rosacrociano: “Confessio Fraternitatis” (1615)
Michael Maier: “Arcana Arcanissima” (1618)

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NOTA

1.Johann Valentin Andreae era nato nel 1586 a Herrenberg nel ducato del Wurttemberg in una famiglia benestante e di fede luterana. Il padre Johannes si dilettava con gli esperimenti chimici e la madre preparava medicine e rimedi naturali, che spesso dava gratuitamente ai poveri. A quel tempo il Duca Federico I, che governò fino al 1608, cercava la “pietra filosofale” per poter “fabbricare” l’oro; e se la medicina si divideva tra iatrochimici e galenici, la teologia conviveva con le arti occulte, ma Andreae scelse una strada diversa, tutta sua e alternativa. E si adattò uno spazio speciale, un “Lab/oratorium” sperimentale dove convivevano lavoro (lab) e preghiera (oratorium).
Non divenne, né fu mai un rosacrociano, certo fondò una società filanropica, lesse Campanella ed immaginò la Città del Sole come il suo Autore l’aveva immaginata o come avrebbe dovuto essere, fondata sulla carità, sulla solidarietà, sulla collaborazione e partecipazione degli adepti. Purtroppo nel 1618 scoppiò una delle più lunghe ed atroci guerre in Europa che la storia ricordi. La guerra dei trent’anni.

2. Citiamo l’incipit del cap. XXIII del libro di Andreae : Le abitazioni. “Nessuno possiede una casa in proprietà privata, ma tutte sono concesse e assegnate in uso, e se lo Stato lo vuole, le persone cambiano con facilità abitazione. Quasi tutte le case sono costruite secondo un unico modello, sono pulite (ciò che sta loro a cuore), e non inquinate dalla sporcizia (….) sul retro di ogni casa c’è un giardino coltivato con gran cura ed eleganza, poichè i giardini sono utili per la salute e danno fragranza.”.

3.Un mondo diverso e identico di Joseph Hall (1605) prefigura non tanto una descrizione caricaturale del pianeta (o delle sue terre allora conosciute,) quanto una ipostasi del pensiero analitico che spinge a creare più modelli di esso e perciò può essere considerato non un romanzo, ma il primo romanzo di fantascienza distopica.
Ad esempio già nell’incipit, che non si presenta come tale ma lascia la briglia sciolta all’immaginazione, anche grottesca e triviale mentre già descrive cose… di un altro mondo. Libro I° : Descrizione di Crapulia, a seguire: l’Ivronia, la Viraginia (“Terra delle Femmine”); la Moronia e la Lavernia… “Crapulia, paese vasto e di natura rigogliosa che confina a settentrione con l’Oceano Etiopico, a oriente con la Locania e la Viraginia, a mezzogiorno con la Moronia Felice,a occidente con la Pianura Trifonia,è posta in quella stessa parte della terra in cui i moderni geografi sono soliti collocare quel mostruosissimo uccello chiamato RUC, capace di afferare con i suoi artigli un intero elefante per divorarlo”

4. Avanziamo l’ipotesi che possa essere stato Keplero a “inventare” la SF. Su quali basi? È da dire che fu uno dei suoi figli a pubblicare nel 1634 un’opera di narrativa alquanto insolita… “SOMNIUM”.
Si tratta di una fantasia astronomica in cui la Luna (“Levania”) è descritta come un isola posta nell’etere alla fantastica distanza di 50 mila miglia germaniche (all’incirca 250.000 chilometri odierni, il miglio germanico del Medioevo corrispondeva a circa 5 km del miglio terrestre moderno ndr.) ed è popolata da dèmoni che possono scendere sulla terra solo quando l’ombra di questa tocca al luna.
Lungo questo ponte di breve durata i dèmoni varcano il profondo abisso che divide i due corpi celesti. Per fantastico e fiabesco che sia il Somnium è rilevante soprattutto perché Keplero di preoccupa di non ffra mancare all’opera una base scientifica (nel quadro delle conoscenze astronomiche del suo tempi) dando nascita così al genere vero e proprio della SF ; purtroppo questa genesi non fu fortunata …
Prendiamo ad esempio la vicenda di una persona che gli fu vicina in molte circostanze, il giovane aiutante di Keplero, Jakob Bartsch.

Costui che aveva iniziato a curare la pubblicazione del libro, colpito da una atroce malattia moriva precocemente a soli 33 anni di età nel 1633.
Di lui sappiamo che aveva appreso le modalità di utilizzo dell’astrolabio da Sarcefalo, nome d’arte di Christopher Hauptfleisch, famoso bibliotecario di Breslavia, che poi aveva studiato astronomia e medicina a Strasburgo e che nel 1624 aveva stampato alcune mappe celesti (“Usus astronomicus planisphaerii stellati”) ed aveva sposato Susanna,la figlia di Giovanni Keplero, il 12 marzo 1603, quindi aveva volentieri dato una mano al suocero…
A distanza di quattro anni, nel 1638, Francis Godwin, erudito vescovo inglese diede alla stampa un romanzo, “The Man in The Moon” più di due secoli prima di Verne. Godwin non solo si dichiarava concorde col sistema copernicano, ma adottava i principi della legge di gravitazione al punto da supporre che il peso diminuiva con la distanza dalla Terra, solidarizzava con Galileo Galilei e svluppava una trama dove abbondavano calcoli e scrupoli scientifici, quindi un approccio realistico per tener desta l’attenzione di chi avrebbe letto quelle pagine.
Ed in cui appunto descriveva con convincente realismo il viaggio sulla Luna dei due protagonisti. Ci fu poi John Wilkins, anche lui uomo di fede, ma di molta, fervida immaginazione: La scoperta di un mondo nella Luna (1638) fu seguita da Un discorso riguardante un nuovo pianeta (1640). due narrazioni in cuil ‘autore evidenziava le somiglianze tra la Terra e la Luna. Sulla base di queste somiglianze, proponeva l’idea che la Luna poteva ospitare esseri viventi, i Seleniti ed idealizzò la prima nave spaziale… In tale contesto di fermento crativo ci fu anche posto per un gesuita italiano Francesco Delana -Terzi, professore di matematica all’Università di Ferrara che nel 1684 pubblicava il “Magisterium Natura et Artis” in cui è possble ritrovare il iano di costruzione di un’astronave che egli definiva “Nave aerea”. Una grande sfera di vetro che, privata internamente dell’aria avrebbe dovuto galleggiare nell’atmosfera (non spiegando però come avrebbe dovuto essere guidato dall’equipaggio che vi avrebbe preso posto… forse egli pensava ad una sonda spaziale guidata da terra? Il libro non lo dice…
Il “Somnium” inizialmente un “divertissememt” a/scientifico fu nel tempo rivisto e rimaneggiato sia da Keplero che ogni tanto si distraeva da compiti e studi ben più seri e impegnativi e fu dato alle stampe dal figlio Ludwig…
(per saperne di più vedi Johannes Kepler, Il «sogno» di Keplero. La Terra vista dalla Luna in un racconto del grande astronomo tedesco, a cura di Anna Maria Lombardi, Galàpagos 34, Milano, Alpha Test, Sironi editore, 2009.)

Marino Calcinari
6 settembre 2025

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