La via del classico. Letteratura, società, vita quotidiana, conoscenza è il nuovo, denso volume che Giorgio Riolo ha da poco pubblicato con l’editore Petite Plaisance. Per parlarne, scelgo di scandire queste brevi considerazioni sul testo seguendo l’articolazione – evidentemente voluta e meditata – del suo titolo e del suo sottotitolo. Credo che questo sia uno dei modi in grado di dar conto della rilevanza dei contenuti affrontati, oltre che della interconnessione di questi termini ed espressioni.
La via del classico, innanzitutto. Il libro è un avviamento alla lettura di quelle opere che, all’incrocio tra il canone vigente (quello occidentale, letto e forzato da Riolo in modo critico) e le valutazioni e le passioni personali, possono costituire punti sostanziali di riferimento. In due sensi: sia per un loro apprezzamento estetico ma anche per quel che possono suggerirci – talvolta anche in modo folgorante, spesso fin dalle letture acerbe ed entusiaste dell’adolescenza – rispetto alla costruzione della propria identità e all’indirizzo della propria esistenza, in relazione col mondo esterno, con i “destini generali”, con i progetti collettivi di liberazione. I classici, insomma. Ne esiste certamente un canone, che è stato imposto e fissato in modo autoritario e pedagogico-istituzionale. Riolo propone un approccio critico a questa tradizione, legge processualmente quel patrimonio, che – come ci ricorda Benjamin – “non è mai documento di cultura senza essere, nello stesso tempo, documento di barbarie”, rinviando “non solo alla fatica dei grandi geni che l’hanno creato, ma anche alla schiavitù senza nome dei loro contemporanei”. I classici – sui quali Calvino ha scritto pagine importanti, ricordate nel libro – portano altresì a interrogarsi, seguendo gli spunti di Marx, sulle ragioni della permanenza della loro attualità e fruibilità a distanza di secoli. Come il lettore e la lettrice potranno constatare, in questa scelta “tendenziosa” dei classici non c’è nulla di formalistico-estetizzante o di prescrittivo, ma si fa avanti un approccio processuale, una “via”, appunto, alla loro (ri)lettura e attualizzazione. Ed è un approccio che spesso si riverbera, all’interno della trattazione dei singoli autori, nell’attenzione a quello che Gramsci definiva “il ritmo del pensiero in sviluppo”, ossia nell’individuazione dei percorsi creativi e conoscitivi che progressivamente si aprono nelle loro opere.
Letteratura, società. Il binomio iniziale del sottotitolo riporta a una stagione ormai lontana, in cui gli incroci dialettici tra cultura e ambito sociale erano al centro delle analisi e delle letture critiche, si trattasse di letteratura, arte, spettacolo o di altre forme di produzione e fruizione – anche se occorre riconoscere che queste analisi e letture talvolta davano vita a trattazioni rozze e ad acquisizioni poco argomentate –. Riolo articola bene, in modo situato, questo rapporto tra letteratura e società. In contrasto con la cultura postmoderna del frammento, del relativo, del disincanto, i classici sono qui letti come stimolo a una visione complessiva, che collega il “materiale” e lo “spirituale”, la struttura e la sovrastruttura, con le loro connessioni e interazioni biunivoche e con il loro riferirsi vitale all’“intero”, alla “totalità”, secondo la lezione sempre attuale di Lukács. Nel messaggio di molte di queste opere c’è, più o meno implicito, il rinvio alla prospettiva di un uomo (e una donna) “interi”, reintegrati nella loro identità personale e sociale, non più scissa e subordinata nella società divisa in classi. Un’altra caratteristica del libro è poi l’inclusione, tra gli autori presentati e le opere considerate, di testi che, a rigore, non sono propriamente riconducibili a una caratterizzazione letteraria. Un allargamento che potenzia il raggio delle letture e che si intensifica quanto più ci si avvicina alla contemporaneità: Karl Marx, Antonio Gramsci, György Lukács, Ernst Bloch, Simone Weil, Frantz Fanon, don Lorenzo Milani.
Vita quotidiana. In relazione a questa dimensione, una sua prima accezione più immediata rinvia a quell’aspetto – solo apparentemente “micro”, individuale e separato – dello svolgimento delle vicende umane, in interazione con le altre sfere e tendenze complessive. Grazie ad esso le convinzioni, i progetti, gli atteggiamenti vengono messi alla prova nella fruizione delle opere letterarie a cui dedichiamo attenzione e passione. Per dirla con Francesco Guccini, “negli angoli di casa cerchi il mondo, nei libri e nei poeti cerchi te”, in un andirivieni tra individuo e contesto che introduce anche a una seconda accezione del concetto di “vita quotidiana”, più prospettica, legata alle teorie di Lukács, che vedeva nella produzione artistica e nella sua fruizione pubblica i mezzi nobili di una “defeticizzazione” della vita quotidiana, della società, della storia, da realizzarsi tramite la “catarsi” e la “scossa emotiva”. All’orizzonte, implicitamente ma non più di tanto, si profila il concetto-programma (anche in questo caso lukácsiano) di una “democratizzazione della vita quotidiana”.
Conoscenza. “La conoscenza che a nostro avviso conta, che arricchisce gli esseri umani, è la conoscenza di come si sta al mondo, di come si concepisce l’essere umano, nella sfera individuale e nella sfera collettiva, nella società e nella storia […] La letteratura è un viatico, costituisce un prezioso mezzo. È la via regia per conseguire l’affinamento del sentire, per alimentare i sentimenti, per costruire una cultura generale e una indispensabile visione complessiva del mondo. Del mondo esteriore e del mondo interiore” (pp. 6 e 10). In queste due citazioni si riassume e si valorizza il ruolo conoscitivo della letteratura, che si adempie anche – se non soprattutto – per mezzo dei classici.
C’è un’ultima, ma non irrilevante, caratteristica del testo che mi sembra opportuno evidenziare, ed è il suo stile argomentativo. Un andamento sobrio, mai specialistico o supponente o distanziante, privo di retorica o di assertività, attento alla sostanza, appassionato alla materia e preoccupato della leggibilità. Uno stile che molto risente dell’origine di questi capitoli, che provengono dal gruppo di lettura condotto da Riolo dal 1990 al 2009 presso la Biblioteca Comunale di Bollate e dagli incontri su “La letteratura come vita e come riflessione sulla vita”, da lui svolti dal 2009 al 2021 prima presso la Libera Università Popolare e poi come attività autonoma. Capitoli che mantengono la freschezza di una comunicazione sobria, attenta all’uditorio, e che ora è trasposta in una scrittura piana, che interagisce vitalmente con il lettore e la lettrice.
Stefano Nutini
