editoriali

La UE non cresce per la guerra ma investe sulle armi

di Roberto
Musacchio

Al ribasso. La Commissione Europea rivede le stime di crescita futura e taglia previsioni già stagnanti intorno all’1%.
Non è che il PIL sia indicatore attendibile delle condizioni economiche. E ormai neanche più i dati occupazionali, gonfiati da contratti precari e salari bassi. Eppure il dato merita attenzione. Viene attribuito alla guerra dei dazi voluta da Trump. Che penalizza un’economia che, con Maastricht, ha puntato molto sui surplus esportativi trainati dalla “moderazione” salariale nelle stesse aree forti e da una politica monetarista e fiscale tutta a favore delle imprese. Sottostimazione dell’euro e riduzione di oltre dieci punti di tassazione per le aziende. La Germania è la locomotiva di questo modello con cui le borghesie europee hanno ripreso il comando dopo il compromesso sociale, e democratico, imposto dal movimento operaio nel ‘900. Raggiungendo un compromesso interno alla classe in nome del rovesciamento della lotta di classe. Costruendo un “equilibrio” tra establishment “ueista”, spesso tramite con gli assetti globalizzati, e intoccabili per tutti, del capitalismo finanziario e quelli nazionali. Un equilibrio stabilmente instabile e aperto a scivolamenti sempre più a destra nella dimensione del nazionalismo europeo propugnata dalle forze della rivoluzione reazionaria che hanno caratteristiche transatlantiche. L’allargamento della UE si è realizzato per questa via segnata dalla nuova egemonia capitalistica, per catene del valore e interessi geopolitici e non certo per costruzione sociale e democratica. Ora che, a livello globale, la stabile instabilità volge sul secondo dei due termini, per le borghesie che gestiscono la UE più o meno come un Impero feudale e un consiglio di amministrazione, il tecno feudalesimo è stato detto, si tratta di strambare mantenendosi sopra l’onda. E la scelta è che quello che la guerra toglie la guerra deve dare. Anzi. È l’occasione perfetta per stringere i bulloni intorno alla governance e militarizzare le società. Faccia pure dunque Trump. Che telefona a Putin, cosa interdetta a chiunque nella UE. Che l’interdizione sia per una ragione di valori fa parte dell’avanspettacolo come dimostra tragicamente la complicità indegna col massacro di Gaza. Solo ora con decine di migliaia di morti e un assedio medievale in corso si comincia a muovere qualcosa a Londra e Bruxelles. Semplicemente alla UE il nemico serve più della pace. E se arrivano i dazi che, insieme ai costi della guerra diretti ed indiretti come quelli di energia e molto altro, si stramba tutto sul warfare, cioè sulla spesa militare come traino strutturale della fase e a debito, scaricato sui settori deboli. Con in testa, come sempre, la Germania che, grazie a Maastricht, che le ha consentito di fare surplus esportativi in tutta la UE, e alla riunificazione pagata anch’essa da tutta la UE, ha il ruolo guida e si permette, moderando i propri salari e rendendo permanenti I doppi standard della riunificazione, di fare un investimento gigantesco sul proprio riarmo. Che ricorda bruttissimi precedenti.
La realtà dell’Europa reale è che le borghesie europee aspirano da dopo l’89 a tornare quel che erano e cioè la parte più rapace e cinica del capitalismo. E sono disposte a tutto.

Roberto Musacchio

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