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La questione ambientale non è una questione ambientale!

di Riccardo
Rifici

I colori del Verde, ovvero, sono tutti ambientalisti!

Mentre sino a qualche tempo fa c’era ancora qualcuno che non credeva, o diceva di non credere all’esistenza della crisi climatica, in questi ultimi tempi sembra che tutti si siano convinti dell’esistenza del problema, anche se molti preferiscono rimandarne la soluzione alle future generazioni.
In questo quadro, anche nell’ambito della politica, il tema dell’ambiente ha acquisito una certa rilevanza. Tutte le forze politiche fanno riferimento ai temi ambientali e alla sostenibilità. Anzi, ultimamente osserviamo anche dei cambi di collocazione di alcuni personaggi della politica italiana che hanno dichiarato la loro adesione ai Verdi. Uno per tutti l’attuale sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che fino a qualche tempo fa si pensava potesse diventare un candidato alla segreteria del PD.
Ora, senza voler discutere delle buona fede dei vari personaggi e delle diverse forze politiche, vale la pena provare dare un contributo a una riflessione sul tema.

Si potrebbe iniziare con una provocazione. La questione ambientale non è una questione ambientale!
La questione ambientale è una questione politica, basata su un modello economico, sociale e culturale.

Un modello economico basato sull’estrazione di valore dal lavoro e dalla natura che ha come scopo non la soddisfazione di bisogni reali ma solo il profitto.
Un modello sociale, basato sulla sperequazione, tanto a livello delle singole società, quanto a livello mondiale.
Un modello culturale, che ci rende dipendenti da un modello di consumi e di vita che spesso riteniamo l’unico possibile.

Partendo da questa, quasi banale, provocazione si può cominciare ad analizzare alcune delle risposte alla questione ambientale.
Schematizzando il quadro delle posizione e delle proposte alla crisi ambientale si potrebbero individuare grosso modo tre tipi di offerta:

  • quella che per comodità potremmo mettere sotto il titolo di “green economy”, che, tralasciando veri e propri episodi di semplice greenwashing, comprendendo che il tema dell’ambiente può essere una grande occasione per fare guadagni, comincia a lavorare per mettere in atto un grande progetto di ristrutturazione capitalista, che, naturalmente, non mette in discussione il modello di “crescita”, aggiungendoci solo il termine “sostenibile”. Un esempio paradigmatico è rappresentano dal modello di mobilità privata proposto, che, a parte qualche concessione sul noleggio a breve e medio tempo, è semplicemente per la sostituzione dei motori a combustione (una tecnologia che ha oltre 100 anni!), con motori elettrici, senza, praticamente, considerare i problemi ambientali e sociali ed economici connessi a questa tecnologia. In questa area sono comprese quelle posizioni che vendono nella classificazione di “merce”, “beni comuni” come l’acqua, e li considerano, quindi, oggetto di possibili profitti.
  • quella che potremmo collocare sotto la frase “basta che non sia nel mio giardino”. Posizione attenta ai problemi ambientali locali, ma che si disinteressa (coscientemente o inconsciamente), di ciò che questo modello politico-economico, provoca nel resto del mondo. Per queste posizioni, temi come quello delle migrazioni, delle guerre, sono altro, interessano poco, non sono questioni legate ai cambiamenti climatici, all’inquinamento o alla mancanza di acqua. Naturalmente questa posizione si concilia abbastanza bene con la prima. In questa area potremmo inquadrare un certo “ambientalismo” della destra sovranista e anche posizioni di qualche formazione “verde”.
  • vi è poi la proposta che, superando a fatica un’eredità produttivista e patriarcale di un non lontano passato, cerca di coniugare lotte sociali e lotte ambientali in una visione, non ancora sufficientemente chiara, di un nuovo modello economico e sociale. Questa proposta che potremmo definire “eco-socialista” deve ancora approfondire temi legati al concetto di “crescita” e al concetto di “sviluppo”, comprendendo appieno la differenza tra i due termini nelle loro differenti accezioni, e deve ancora superare sino in fondo il portato secolare di una visione patriarcale dei rapporti tra le persone.

Naturalmente si tratta di una classificazione che non coglie le diverse sfumature fra le diverse posizioni, ma va comunque sottolineato che posizioni che si inquadrano nel primo e nel secondo gruppo, non sono in grado di affrontare la questione ambientale alla radice, in modo da garantire una giustizia sociale ed ambientale nel mondo futuro.

Va anche detto che una proposta politica, anche di sinistra, che non sia in grado di comprendere a fondo il legame fra giustizia sociale e giustizia ambientale è insufficiente e non in grado di portare cambiamenti alla situazione che viviamo, dove i problemi sociali si sono aggiunti a quelli della crisi sanitaria, con gravi sinergie negative.

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