Un divieto che dice più sullo Stato che sul Partito
Nel dicembre 2025, un gruppo di giudici a Varsavia lesse una sentenza che fece notizia: il Partito Comunista Polacco era incostituzionale. Fuori dall’aula, tuttavia, la vita non reagì quasi per niente. La maggior parte dei polacchi farebbe fatica a nominare un solo membro del KPP. Il partito non ha seggi, non ha fondi e ha a malapena una struttura funzionante. E tuttavia lo Stato lo ha trattato come una minaccia storica. Non si può sfuggire alla sensazione che la sentenza riveli una paura, ma non quella dei comunisti. Si tratta di una dimostrazione di potere, rivolta non al KPP, ma alla società che osserva.
La politica della memoria diventa la politica del diritto
Dietro la richiesta di mettere al bando il partito c’è il presidente Karol Nawrocki, un uomo la cui biografia politica è costruita sulla macchina della memoria dello Stato. Come ex direttore dell’Istituto della Memoria Nazionale (IPN), ha trascorso anni a plasmare la narrazione pubblica sul passato della Polonia: chi merita onore, chi merita vergogna e chi deve essere ricordato solo come monito.
Sotto la sua guida, l’IPN ha perfezionato una storia in cui il comunismo è il male assoluto, il nazionalismo la legittima eredità e la sinistra un pericolo che si cela nell’ombra. Non sorprende quindi che l’aula di tribunale sia diventata l’ultimo palcoscenico in cui questa storia viene messa in scena.
Nel frattempo, sulla scena politica: l’estrema destra sale alla ribalta
Mentre i giudici erano impegnati a difendere la nazione da un partito comunista marginale, fuori dal tribunale stava accadendo qualcosa di molto più significativo.
La destra radicale sta crescendo rapidamente. La Confederazione, un tempo considerata una curiosità politica, è oggi una vera forza, con un’influenza culturale e un’adesione da parte dei giovani elettori. E al suo interno, la Confederazione Korona Polska, con il suo simbolismo barocco e la sua retorica messianica, ha trovato un pubblico ben disposto.
Al centro c’è Grzegorz Braun, regista, provocatore, cattolico fondamentalista e ora protagonista di titoli ricorrenti. Il suo teatro politico spesso oscura il lavoro più silenzioso delle istituzioni democratiche. Braun minaccia i bibliotecari, interrompe le cerimonie pubbliche e tratta il parlamento come il suo palcoscenico personale. Eppure, lo Stato, così rapido nell’eliminare il KPP, sembra straordinariamente paziente con le buffonate di Braun.
Il messaggio è inequivocabile: la sinistra è nemica della nazione; l’estrema destra è solo una parte della famiglia.
Una magistratura in guerra con sé stessa
Il divieto imposto al KPP non deriva da un sistema giudiziario stabile. Deriva da un sistema giudiziario impantanato in una guerra civile decennale. Le élite nazionaliste conservatrici e liberali si accusano a vicenda di distruggere lo stato di diritto. I giudici vengono nominati, destituiti, reintegrati e riassegnati a seconda di chi è al potere. La Corte Costituzionale, un tempo rispettata, è ora un campo di battaglia, e ogni decisione viene messa in discussione da una parte o dall’altra.
E quando il campo di battaglia si allarga all’Europa, la posta in gioco diventa ancora più alta.
Quando la politica polacca travalica i confini
L’UE ha cercato di fare pressione sulla Polonia affinché risolvesse la sua crisi giudiziaria. I politici conservatori rispondono accusando Bruxelles di colonialismo ideologico. Il conflitto si è intensificato drammaticamente quando diversi parlamentari del PiS sono fuggiti in Ungheria per evitare l’incriminazione, trasformando Budapest in un porto sicuro per i latitanti politici polacchi. Fu un momento che disse tutto sul riallineamento politico della regione. L’alleanza illiberale non è più teorica: ha un confine, rifugi sicuri e vie di fuga.
Oltre la Polonia: una regione che chiude le finestre
La decisione della Polonia di vietare il KPP rientra in una tendenza più ampia dell’Europa orientale: i governi riscrivono la storia, restringono lo spettro politico e controllano l’ideologia attraverso i tribunali anziché attraverso un dibattito aperto. Sta accadendo in Ungheria, in Croazia, in alcune parti dei Paesi Baltici e ora di nuovo in Polonia.
Non si tratta di una repressione di un partito. Si tratta di una repressione di un orizzonte.
Cosa perdiamo quando la storia viene trasformata in un’arma
La scomparsa del KPP dal registro legale non cambierà nulla nella vita quotidiana delle persone. Ma la sentenza segna un cambiamento più profondo: la crescente convinzione tra chi detiene il potere di poter plasmare il campo politico non con la persuasione, ma con la cancellazione.
Cosa scompare ora? Letture alternative del passato? Ricordi scomodi? La nozione stessa di immaginazione politica di sinistra? La storia che si sta svolgendo in Polonia non riguarda un vecchio conflitto ideologico. Riguarda il futuro e lo spazio sempre più ristretto in cui tale futuro può essere immaginato.
Solidarietà oltre i confini
In definitiva, la messa al bando del KPP non è semplicemente un atto legale, né un gesto simbolico. È un atto rivolto a persone reali: attivisti, lavoratori, studenti e veterani della sinistra che, nonostante le risorse limitate e le continue pressioni, hanno continuato a difendere i principi di uguaglianza sociale, antifascismo e internazionalismo.
Si tratta di individui che hanno dovuto affrontare scherno, sorveglianza e ostilità politica per aver sostenuto convinzioni che, in molte parti d’Europa, appartengono saldamente allo spettro democratico. La loro esistenza sfida la narrazione secondo cui la storia ha una sola interpretazione accettabile. La loro persistenza è un silenzioso rifiuto di lasciare che il passato venga riscritto e trasformato in un’arma.
Mentre questo capitolo si chiude, almeno formalmente, ciò che resta è la dimensione umana: la resilienza di coloro che si rifiutano di essere cancellati. Nello spirito di solidarietà internazionalista, siamo al vostro fianco.
Riconosciamo il vostro coraggio. Respingiamo i tentativi di criminalizzare le vostre convinzioni. E affermiamo che nessun atto del potere statale – nessun divieto, nessuna sentenza, nessun decreto – può cancellare la lunga memoria collettiva della sinistra o i valori che essa rappresenta.
Solidarietà con gli attivisti del KPP, oggi e sempre.
Czesław Kulesza
(dal sito di Transform! Europe)