Il messaggio della Cei non ammetterebbe obiezioni schierando la Conferenza dei vescovi contro la proliferazione dei sistemi di armi e i processi speculativi e finanziari attorno al commercio di armi. Una posizione non scontata se pensiamo che, tanti anni or sono, religiosi coraggiosi impegnati nei movimenti contro la guerra vennero dalla sera alla mattina trasferiti in sperduti posti del Globo dopo scontri cruenti con le autorità locali e nazionali. Ma forse siamo davanti a una sorte di Giano bifronte: da una parte la tradizione cattolica pacifista e non violenta, dall’altra la Chiesa dei dominanti legata a sistemi di potere e di conseguenza assai meno sensibile alle istanze sociali e a coerenti posizioni contro la guerra. Un contrasto perenne nel mondo cattolico se non fosse che la situazione internazionale è decisamente cambiata e anche ai vertici della Chiesta (il pontificato di Francesco) le posizioni contro la guerra sono state più argomentate, meno ecumeniche per capirci. Se da una parte andrà valorizzato l’appello della CEI contro la speculazione finanziaria che favorisce le imprese di armi (Lavoro e Pace: l’appello della CEI contro la militarizzazione) , dall’altra le posizioni della Finanza Vaticana prendono strade diametralmente opposte. Ne ha parlato Alessandro Volpi sul mensile Valori contestando le politiche della Banca Vaticana, lo Ior, con portafogli azionari ove ritroviamo Big Tech e i fondi globali, i consigli di investimento finanziario indirizzati al mondo cattolico conterebbero aziende e titoli invischiati nel commercio di armi.
Sottolineiamo la rilevanza del messaggio lanciato dallo IOR, i consigli di investimenti vengono prima ripresi da istituzioni ed Enti religiosi e poi passati a milioni di fedeli, un messaggio potente e destinato a produrre la circolazione di ingenti capitali. Nella storia dell’Italia molto sappiamo dello Ior e al mondo non cattolico questa intraprendenza finanziaria, tipica di ogni Banca, non sorprende come anche i legami con settori della finanza e del capitale riconducibili alle energie fossili, ai metalli rari (in nome dei quali si scatenano guerre) e alla produzione di armi. Magari non direttamente, attraverso tortuosi giri, il cattolico che volesse investire i propri risparmi in titoli consigliati dalla Finanza vaticana si troverebbe alle prese con un gravoso problema di coscienza.
E qui dovremmo chiedere aiuto all’etica e alla morale , chiederci quale sia la reale essenza della Chiesa se oltre al messaggio di pace della CEI ci imbattiamo nei consigli di investimenti finanziari riconducibili a interessi che poi scatenano guerre, imperialismi, devastazione dei territori e sfruttamento dei popoli.
Il problema è annoso, si ripropone periodicamente e venne affrontato per la prima volta nel Concilio Vaticano II, esiste perfino un’opera, la MENSURAM BONAM (MB), che collega Vangelo e Dottrina Sociale Cattolica (DSC) al mondo dell’economia e della finanza
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Lo studio di Volpi è impietoso, ricorda che anche nel Consiglio di sovraintendenza dello Ior ritroviamo esponenti della finanza con trascorsi nei consigli di amministrazione di discusse Multinazionali e grandi Gruppi finanziari.
Qualche domanda sorge allora spontanea: la CEI è al corrente di questi fatti documentati dal periodico Valori e come intende relazionarsi allo IOR? Oppure la pratica finanziaria dello IOR è il faro guida dei cattolici?
Federico Giusti
