«L’evasione fiscale cresce nelle fasi economiche cicliche avverse»: lo scrive la Corte dei Conti nella relazione sulla Legge di Bilancio in audizione nel Parlamento. Il sommerso resta tra i mali endemici di una società alle prese da sempre con il nanismo dimensionale delle imprese che si porta dietro lavoro nero ed evasione
Ma l’endemico e sistematico ricorso ai condoni delle cartelle esattoriali aiuta a combattere l’evasione oppure trasmette un altro messaggio che poi è socialmente riprovevole? La certezza di farla franca in caso di mancato pagamento delle tasse – o in ogni caso la consapevolezza di potersela cavare ricorrendo a pagamenti diluiti nel tempo e a una sanzione irrisoria – non rappresenteranno alla fine una sorta di incentivo a evadere?
Un significativo elemento di analisi viene rappresentato dalla riduzione del lavoro irregolare osservata fra il 2017 e il 2022 – e in ripresa nel 2023 –, che sarebbe dovuta alla riduzione del tasso di disoccupazione. Questo aspetto, a nostro avviso dovuto alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro precari e meno tutelati tramite norme ad hoc che rendano più conveniente, per le imprese, praticare l’emersione del rapporto di lavoro, è stato soltanto ipotizzato dalla Corte dei Conti: l’attività ispettiva dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e dell’INPS, difatti, continua a essere segnatamente insufficiente specie se consideriamo la vastità dell’evasione fiscale, contributiva e assicurativa degli oneri imprenditoriali connessi al lavoro dipendente.
L’aumento di quasi il 20% del numero di ispettori dell’INL non ha in effetti comportato una riduzione percentuale delle rilevazioni di irregolarità, bensì un loro aumento. Ciò lascia intuire che il fenomeno sia molto più grande di quanto venga normalmente stimato: gli accertamenti in materia di lavoro sono risultati irregolari nel 70% dei casi; quelli in materia previdenziale, nell’84% dei casi; quelli in materia assicurativa addirittura nel 94% dei casi. Il numero di aziende che presentava irregolarità ammontava, invece, al 74%. E attenzione che le percentuali derivate dall’attività ispettiva dell’INPS presentano dati e percentuali identici a conferma di una una quantità economica nominale di sommerso molto più grande di quella registrata: il recupero per le casse statali dovuto alle attività ispettive svolte nel 2023 è stato all’incirca 1,22 miliardi per l’INL e di 1,15 per l’INPS[1].
Complessivamente nel 2024 lo Stato ha recuperato ben 33,4 miliardi, dovuti però anche al proliferare dei condoni e al fatto che alcune attività di recupero crediti erano state sospese durante la pandemia e che perciò, di conseguenza, i dati del 2024 potrebbero essere accresciuti proprio dagli accertamenti e dalle riscossioni relative agli anni passati.
Fatte queste premesse proviamo a trarre alcune valutazioni più generali:
– se la tassa piatta doveva servire alla emersione e al superamento del problema, l’obiettivo è stato clamorosamente mancato, eppure recuperarne solo la metà permetterebbe di ampliare i servizi sociali e gli interventi di manutenzione del territorio;
– il grosso dell’evasione deriva dalle imprese: pagamento dell’Iva, mancati versamenti contributivi e via dicendo… Secondo la Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato[2] la pressione fiscale è cresciuta complessivamente del 74% negli ultimi venti anni (+ 0,3% rispetto al 2024 e + 1,1% sul 2022), ma l’aumento del gettito non sarebbe in grado di ricondurre il sommerso alla regolarità. A nostro parere una patrimoniale riporterebbe all’ovile parte delle risorse non versate;
– il lavoro nero è diffuso da sempre in settori come i servizi alle famiglie e l’agricoltura e tale continuerebbe a essere, a prescindere dalla patrimoniale, in assenza di interventi legislativi decisi. Valga su tutti l’esempio del caporalato – la cui presenza non è relegata al Meridione ma distribuita anche nel Centro e nel Nord del paese – oppure quello delle lavoratrici addette alla cura degli anziani, spesso e volentieri non assicurate. Il fenomeno è difficile da quantificare, per quanto esistano dei modelli statistici in grado di fornire delle approssimazioni[3].
F. Giusti, E. Gentili
[1] Ministero dell’Economia e delle Finanze, Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva – Anno 2024, pp. 88, 89, 90, 96 e 97.
[2] Ufficio Studi CGIA, Patrimoniali: esistono già e in 20 anni sono cresciute del 74%, https://www.cgiamestre.com/wp-content/uploads/2025/11/Patrimoniale-15.11.2025.pdf.
[3] Cfr. Ministero dell’Economia e delle Finanze, Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva – Anno 2024, Par. III.1.7.
