face book post

Infantinismo, malattia senile del capitalismo

di Paola
Guazzo
“Naturalmente dobbiamo essere trasparenti. Lo sono stato negli ultimi 15 anni della mia vita in Uefa. Dovrete svolgere un ruolo attivo ogni giorno nella vita della Fifa. Il denaro della Fifa è il vostro denaro. Non è il denaro del presidente”. Questi gli intenti dichiarati di Gianni Infantino dopo la sua elezione a presidente Fifa il 26 febbraio 2016. Dichiarazione di pura retorica, ovviamente.
Alla fine di questo luglio 2026, Infantino, uno svizzero che ha costruito la sua carriera sull’amicizia con i potenti e degli oligarchi e sulla concentrazione del potere, ha presentato il progetto che forse meglio di ogni altro incarna l’anima neoliberista della FIFA: creare FIFA Forward Enterprise (FFE) , una società per gestire i diritti commerciali dei Mondiali, valutata circa 20 miliardi di dollari da JPMorgan . L’obiettivo: vendere il 20% a investitori privati per 4,2 miliardi , trasformando la competizione sportiva più seguita del pianeta in un asset finanziario da mettere in bilancio.
Per comprare il consenso delle 211 federazioni (quasi tutte presiedute da uomini, in un’organizzazione dove le donne sono assenti o invisibili), Infantino offriva a ciascuna fino a 40 milioni di dollari, distribuiti come offerta a potentati locali in cambio di fedeltà. A sostenere il progetto, secondo le ricostruzioni, c’era Thrive Capital di Joshua Kushner, fratello del genero di Donald Trump : il cerchio del potere maschile, bianco e miliardario si chiudeva perfettamente.
A fermare questo progetto non sono stati i regolamenti o un’etica mai esistita in Fifa ( ricordiamo i Mondiali del 78 in Argentina, con il presidente Havelange che lanciava la sponsorship di Coca-Cola e commerciava diritti tv con la Adidas), ma l’opposizione compatta dell’UEFA e della CONCACAF (unione di federazioni americane). Le 55 federazioni europee, in una riunione d’emergenza, hanno respinto all’unanimità il progetto , minacciando il boicottaggio di tutte le competizioni FIFA . Il comunicato recita:
“La Coppa del Mondo non può essere trattata come un prodotto d’investimento. […] La Coppa del Mondo non è in vendita. Finché l’Europa avrà voce in capitolo, non sarà mai in vendita”.
L’accusa è chiara: il progetto era stato “concepito in segreto” e portato avanti “senza alcuna consultazione significativa” , esattamente come si conviene a una logica oligarchica che disprezza la democrazia e la partecipazione. Una dichiarazione certamente significativa; va tuttavia detto che – al di là del piano Infantino – considerare lo sport come prodotto puro dell’attività di uomini e donne e non come una delle tante diramazioni del potere capitalistico e finanziario è ridicolo oltre che falso.
Il primo agosto 2026, Infantino, l’uomo che si è fatto chiamare “Re del calcio” da Donald Trump , ha dovuto comunque rinunciare al piano di una “trumpizzazione” definitiva; in una lettera alle federazioni ha annunciato il ritiro della proposta , ammettendo che aveva”creato divisioni”. Il”CEO”della FIFA, che ha agito come un padrone assoluto, ha scoperto che anche i re possono essere sfidati. No kings può valere in molti contesti.
Tuttavia, sistema patriarcale non cede il potere, lo riconfigura. E Infantino rimane per ora al suo posto, con i suoi rapporti con Trump, Putin e l’Arabia Saudita intatti. Giovedì, mentre scoppiava la crisi dei migranti a Ceuta, il presidente FIFA si trovava a Tétouan, in Marocco, per partecipare alle celebrazioni dell’anniversario dell’incoronazione di Re Mohammed VI.
Marocco, Spagna e Portogallo devono co-organizzare il Mondiale del 2030. Spagna e Marocco si stanno anche contendendo la sede della finale: da un lato il rinnovato stadio Santiago Bernabéu di Madrid, e dall’altro l’ Hassan II, un impianto da 115.000 posti in costruzione a El Mansouria. Infantino ha dichiarato ai media che il Mondiale del 2030 sarà “il più bello di sempre, visto che sarà qui in Marocco”, omettendo di citare Spagna e Portogallo. La lotta delle destre mondiali contro Sánchez passa anche attraverso il calcio.
Il rapporto tra Infantino e Donald Trump può essere sintetizzato così:
· Infantino ha inventato il”FIFA Peace Prize”per Trump, senza consultare nessuno, trasformando un’organizzazione sportiva in un ufficio di propaganda politica. 50 europarlamentari hanno chiesto un’indagine all’Ethics Committee .
· Durante i Mondiali 2026, Trump ha ammesso di aver chiamato Infantino per fare annullare un’espulsione, e la FIFA ha obbedito, come un suddito.
· Infantino ha aperto un ufficio nella Trump Tower a New York, pagando 40.000 dollari al mese di affitto al genero del presidente .
E lo stesso modus operandi vale con Vladimir Putin (Ordine dell’Amicizia nel 2019) e con l’Arabia Saudita, con il “voto per acclamazione” per i Mondiali 2034. Uomini si scambiano denaro, favori e medaglie, mentre le donne restano fuori dai consessi decisionali e i lavoratori migranti che costruiscono gli stadi muoiono in silenzio.
Questo sistema non è nato con Infantino. È il frutto di cinquant’anni di leadership maschile, bianca e occidentale che ha trasformato la FIFA in un feudo personale.
Il predecessore di Infantino, Sepp Blatter, eletto nel 1998, ha perfezionato il sistema di patronage: comprava i voti delle federazioni povere con progetti di sviluppo, esattamente come un padrone compra la fedeltà dei suoi servi. La storia del voto di Haiti alle elezioni del 1998 è emblematica: al presidente haitiano fu impedito di votare, e il suo voto fu espresso dalla fidanzata del presidente della federazione giamaicana,”con il permesso di Blatter”. Una farsa patriarcale in cui una donna viene usata come marionetta per ratificare il potere di un uomo.
Lo scandalo FIFAgate del 2015, con l’arresto di 14 dirigenti per corruzione, ha portato alle dimissioni di Blatter. Il sistema non è stato scalfito: ha cambiato solo il volto del padrone.
Interessante a questo proposito il docufilm “FIFA Uncovered” (in italiano FIFA: Tutte le rivelazioni), uscito su Netflix il 9 novembre 2022, un’analisi approfondita e critica della storia della FIFA, che ricostruisce come l’organizzazione si sia trasformata da ente no-profit a impero finanziario dominato dalla corruzione. In fondo una storia di finanzcapitalismo nella società dello spettacolo come tante, che illumina i corpi giovani di atlete ed atleti e del loro pubblico negli stadi, sui media, nei social con chiaroscuri ormai intollerabili. Questo tipo di calcio è una malattia senile del capitalismo. Per ogni Lamine Yamal, Nico Williams e Edna Imade centinaia di migliaia di migranti considerati solo numeri e quote, corpi razzializzati da rigettare oltre il mare. Lo spettacolo deve continuare?
Paola Guazzo
Articolo precedente
Il caldo torrido e le politiche di adattamento a livello locale
Articolo successivo
Ceuta: una crisi dai molti volti e dai troppi morti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.