Il Sud col cappello in testa dice NO al governo Draghi

di Loredana
Marino

Ora non resta che organizzarci!

 Sabato 20 febbraio abbiamo voluto organizzare un primo appuntamento assembleare tra realtà meridionali, per organizzare la nostra opposizione con quanti in questi lunghi mesi hanno aderito al nostro laboratorio, con quanti lottano per i diritti negati e le offese recate al sud.

Vi aspettiamo dalle ore 10 in diretta fb dalla pagina del sud lab. La riscossa del sud.

E’ nato il governo del capitale. Senza alcuna distinzione, senza alcuna alternanza, tutti assieme centrodestra e centrosinistra nella stratosferica narrazione di una opportunità senza pari nella storia del nostro Paese, nasce sulla preoccupazione della gestione della filantropica donazione di 209 mld di euro all’Italia della generosa Unione Europea.

Allora, siam tutti salvi? Ma anche No! Come ci spiega l’economista Emiliano Brancaccio in 5 min. nella rubrica “Eresie”, su RAI Radio Uno, in cui smantella ad onor del vero la tossica narrazione sul Recovery Plan e nell’articolo di qualche giorno fa sul Financial Times, insieme al prof R. Realfonso come dei 209 miliardi di euro che il Recovery Plan stanzierà all’Italia per i prossimi sei anni:

127mld di euro sono prestiti che prevedono solo un risparmio sullo spread tra tassi di interesse nazionali ed europei: anche con previsioni pessimistiche sui tassi italiani, non più di 4 miliardi all’anno.

Mentre, dei restanti 82 miliardi di euro di risorse a fondo perduto, “l’importo netto dipenderà dal contributo dell’Italia al bilancio europeo. Considerato che un accordo su rilevanti imposte pan-europee appare improbabile, i paesi membri dovranno contribuire come di consueto in relazione al PIL nazionale, il che implica che l’Italia dovrebbe pagare non meno di 40 miliardi. La sovvenzione europea netta è quindi di soli 42 miliardi, o 7 miliardi all’anno. Infine, se si considera che nella prossima sessione l’Italia contribuirà alla parte restante del bilancio UE per circa 20 miliardi, il trasferimento netto totale scende a meno di 4 miliardi all’anno”. Gli autori dunque concludono che nel complesso “l’Italia riceverà molto meno di 10 miliardi all’anno dall’Europa per i prossimi sei anni: una somma modesta se paragonata a una crisi che ha distrutto oltre 160 miliardi di PIL solo lo scorso anno, molto più delle passate recessioni”.

Inoltre, i professori E. Brancaccio e R. Realfonzo ritengono non causale “che nel suo recente rapporto per il G30 Draghi abbia esortato i governi a sostenere la ‘distruzione creatrice’ del libero mercato: non certo Keynes, ma una versione ‘laissez-faire’ di Schumpeter”. Aggiungendo poi che se lo sforzo dell’Ue per la ripresa non aumenterà, “la politica di Draghi potrebbe rivelarsi non troppo diversa dall’austerità dei ‘tecnocrati’ che lo hanno preceduto”.

Ciò premesso, ricordiamo come in merito al recovery da subito l’“ei fu” governo Conte (governo con i tanti ministri meridionali) fissò un solo 34% di erogazione dei fondi europei per il Mezzogiorno d’Italia, venendo meno ai parametri europei.

Ricordiamo in sintesi i parametri fissati dall’Europa per la redistribuzione delle risorse: maggior densità di popolazione, stato di disoccupazione, reddito pro capite, perdita del PIL. Dati che avrebbero indicato un 65% circa di risorse al sud, dati che per noi non sono una rivendicazione, ma una denuncia dello stato di cose di un intero territorio, che non ha mai visto mutato il rapporto dicotomico sviluppo/sottosviluppo nella modernità.

Una denuncia che mette al centro la nostra critica allo spreco di enormi potenzialità, il divario tra nord e sud, le scelte economiche di una Europa sempre più carolingia negli assetti politici – economici per uscire dalla crisi, una crisi economica che viene da lontano ulteriormente messa a nudo dalla pandemia.

In questa dinamica come Sud Lab per La riscossa del sud, abbiamo inteso dire la nostra con voce dai territori, delle alternative approfondendo punti di ricerca e sperimentazione, una lotta sull’allocazione delle risorse. Innanzitutto pensiamo che le risorse devono essere utilizzate in conformità ai criteri individuati, affinché sul sud non peserà solo il costo. Riteniamo che lo sviluppo dell’intero paese sia una misura urgente per frenare il divario, frenare il divario significa anche abrogare la modifica del titolo V della Costituzione del 2001.

Noi pensiamo che le risorse devono essere utilizzate coerentemente con la vocazione di una area vasta: il Mezzogiorno, per le misure di welfare, le infrastrutture utili per il miglioramento della vita quotidiana, contro ogni logica clientelare e mafiosa, ma per colmare il deficit di reti stradali, della rete ferroviaria, del trasporto in generale. Oggi il sud necessità di un vero piano di sviluppo e del lavoro, con interventi strutturali, di rigenerazione urbana, ma anche interventi che dovranno fornire un contributo decisivo alla mitigazione del rischio sismico ed un intervento urgente relativamente il disastro idrogeologico ed ambientale, il sud necessita di una promozione dello sviluppo sostenibile dalla agricoltura, nel rispetto della natura e di chi la lavora alla valorizzazione del prodotto e non del profitto, e la riconversione ecologica delle industrie inquinanti, in ultimo ma che ultimo punto non è, ne per importanza, ne perché in questa breve sintesi si sono toccati tutti i punti strategici riteniamo che partendo da noi, bisogna rilanciare la centralità dello sviluppo dell’area euromediterranea.

Su questi punti vogliamo organizzare la nostra iniziativa, con quanti in questi lunghi mesi hanno aderito al nostro laboratorio, con quanti lottano per i diritti negati e le offese recate al sud. Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita mettere in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua Terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico.

Partire dal Recovery fino agli appuntamenti dei G20, ospitati dalle città meridionali da Matera a Napoli, passando per Catania e Brindisi, per elaborare il senso comune della riscossa, una rete che partendo dai problemi costruisca conflittualità, tra chi e per chi non accetta “eutanasia del Mezzogiorno” e per chi ha il coraggio di rimanere e la speranza di tornare in questa terra.

 

 

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