La scorsa settimana abbiamo pubblicato un articolo di Federica Arenare su “Classismo digitale”.
Continuando l’approfondimento sul tema oggi pubblichiamo il link di una conferenza tenutasi all’interno del festival internazionale di “Chiasso letteraria”.
La conferenza nella quale, l’8 maggio scorso, hanno dialogato Vittorio Gallese, neuroscienziato, e Christian Marazzi, economista, ha avuto come focus “Il Sé digitale”, l’ultimo libro di Gallese.
Riflettere sull’intelligenza Artificiale e sulle bio tech da un punto di vista neuroscientifico è assai intrigante perché chiama in causa la stessa natura umana, quindi la dimensione antropologica.
La conferenza ci pare soddisfi le aspettative e per questo abbiamo ritenuto utile pubblicarne il link.
Il Sé digitale, cioè l’estensione del nostro sistema nervoso che consente al corpo di “imparare a sentire e interagire all’interno di nuovi habitat tecnologici”, mette in luce quanto sia errato separare la dimensione digitale da quella fisica, quasi che virtuale e presenza siano realtà distinte che non possono coesistere. In realtà noi siamo anche ciò che facciamo con i device e le tecnologie digitali. Il cuore che batte quando arriva una notifica che aspettiamo da tempo oppure la stanchezza che ci assale dopo una videochiamata o un incontro da remoto molto intenso sono esempi che siamo lì dentro con la mente e con il corpo.
Gallese chiama tutto ciò “simulazione incarnata”. Ciò che avviene nella realtà fisica grazie ai “neuroni a specchio” che permettono di comprendere in modo immediato, intuitivo, viscerale le azioni e le emozioni degli altri può avvenire anche attraverso uno schermo perché quest’ultimo diventa un’estensione del corpo che sollecita il nostro sistema senso-motorio ridefinendo i confini della nostra esperienza.
Tuttavia tutto si complica quando si analizza il nostro rapporto con l’Intelligenza Artificiale.
Le intelligenze artificiali generative, i chatbot e gli avatar sono in grado, perché progettati in tal senso, di replicare tratti umani (anche l’empatia, benché simulata) oppure rispondere a bisogni relazionali, persino di “ascoltare” senza giudicare.
Secondo il neuroscienziato qui sta la trappola. L’algoritmo, che ha creato chatbot o avatar, non è un corpo che vive, non ha fragilità, non ha storia né vissuto, non ha sensi, né dimensione biologica.
Se gli esseri umani modellano il proprio sé su interazioni prive di materialità, di attrito, di frizione il rischio è quello di perdere la capacità di gestire i conflitti, di accettare e contenere le fragilità, di alimentare riconoscimento, empatia e solidarietà elementi ineludibili di una relazione umana nella sua pienezza. Volendo estremizzare si potrebbe ipotizzare il rischio di una mutazione antropologica in grado di ridefinire la soggettività contemporanea.
Gallese, sollecitato da Marazzi, cita in particolare la capacità mnemonica.
La nostra memoria, sottolinea, rischi di diventare delegata: per esempio Facebook ci invia fotografie del passato decidendo per noi cosa valga la pena di essere ricordato.
Poiché la memoria è narrazione di sé o di una storia che presuppone uno sforzo cognitivo, affettivo e insieme una capacità creativa, se la si delega a un sistema predittivo il rischio è che essa perda la sua unicità soggettiva per diventare un’opzione del software.
Ponendosi una delle domande fondamentali: come si possa, senza paura ma al contempo senza fideismo acritico, abitare le tecnologie digitali in modo funzionale, Gallese nella conferenza (e nel libro ovviamente) indica una prospettiva che è quella di dare vita ad una politica del sentire che restituisca intensità e imprevedibilità alla relazione in un mondo dominato da algoritmi predittivi. In un tempo in cui l’uniformità pare un imperativo e il piegarsi in una dimensione di solitudine individuale un progetto, l’urgenza è quella di tornare a pensare il corpo come condizione generativa di ogni possibile futuro.
Su temi così corposi sarà bene continuare ad approfondire e riflettere.
Buona visione.
Incontro con Vittorio Gallese e Christian Marazzi – ChiassoLetteraria 2026
Paola Guazzo e Nicoletta Pirotta