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Il panorama ideologico italiano sotto il governo di Giorgia Meloni

di Franco
Ferrari

L’articolo che segue è la versione in italiano di quello scritto per transform!Europe e pubblicato il 23 aprile  con il titolo The Ideological Landscape of Italy Under Giorgia Meloni’s Government

Il governo guidato da Giorgia Meloni si è insediato dalla fine di ottobre del 2022, dopo le elezioni politiche che, il mese precedente, hanno registrato la vittoria della coalizione di destra e la trasformazione di Fratelli d’Italia (FdI) in primo partito italiano col 26% dei voti.
L’attenzione interna e internazionale verso il cambiamento politico che ha messo fine ad una serie di coalizioni di diversa natura, spesso eterogenee e guidate da figure apparentemente tecniche come Mario Draghi, era pienamente giustificato dal successo di un partito politico che si rivendica esplicitamente la continuità con il neofascismo italiano.
Commentatori ed analisti si sono divisi già prima del voto tra coloro che evidenziavano gli elementi di continuità presenti in Fratelli d’Italia e chi invece considera ormai del tutto superata la frattura ideologica tra fascismo e antifascismo. Questi ultimi considerano Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni, una forza di destra ma del tutto inserita nel normale gioco parlamentare.
La caratterizzazione di Fratelli d’Italia richiede in realtà una valutazione meno semplicistica. Meloni ha cercato di ridefinire il profilo ideologico del suo partito (del quale è per ora dominus incontrastato) quale forza conservatrice-nazionalista. Non sono mancati interventi equivoci di esponenti del partito che rivelano il background del gruppo dirigente e dei quadri che proviene in gran parte dal Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano.
Sul piano ideologico Fratelli d’Italia se da un lato presenta il fascismo come un fenomeno storico superato, dall’altro punta a cancellare dal discorso pubblico l’antifascismo come fondamento ideale sul quale si è costruita la democrazia italiana dopo la seconda guerra mondiale. Il richiamo alla Resistenza che si oppose all’occupazione nazista e al regime collaborazionista di Mussolini è presentato come un discorso che divide la “Nazione” escludendo tutti coloro che non aderivano alla coalizione antifascista.
Il rifiuto di aderire all’antifascismo consente anche di veicolare in un contesto nuovo alcuni dei riferimenti ideologici specifici del fascismo (nazionalismo etnico, visione gerarchica e differenzialista della società, anticomunismo, concezione autoritaria dello Stato) adattandoli ad un contesto storico evidentemente diverso. Questo retroterra viene integrato dall’adesione al liberismo per il quale si rivendicano come modelli Reagan e Thatcher. Da questo punto di vista Fratelli d’Italia si differenzia dalla politica economica proclamata da Marine Le Pen, considerata troppo sociale se non addirittura “socialista”, per apprezzare il più esplicito liberismo di Eric Zemmour.

L’azione del Governo Meloni, ormai insediato da un anno e mezzo, consente di valutare al di là della retorica e della demagogia elettorale, quali siano i principali punti di riferimento della destra di derivazione neofascista. Certamente, la Presidente del Consiglio si è mossa con una certa prudenza per non trovarsi isolata sul piano internazionale.
La gestione di bilancio è stata condotta in continuità con il governo di Mario Draghi e alcune misure adottate su iniziativa del Movimenti 5 Stelle come il “reddito di cittadinanza” e il superbonus edilizio (finanziamento pubblico della ristrutturazione edilizia), sono state cancellate.
È stata fondamentale, per acquisire la legittimazione in Europa e a Washington, la piena adesione al sostegno economico, diplomatico e militare all’Ucraina. Benché all’interno delle varie forze di governo esistessero correnti di forte simpatia per il conservatorismo sociale e le tendenze autoritarie di Putin, Meloni ha impresso una decisa correzione, favorita anche dalla stretta alleanza instaurata con i polacchi del PiS.
D’altra parte nella stessa storia del Movimento Sociale Italiano dopo le oscillazioni del primo dopoguerra, durante il quale gli Stati Uniti erano ancora vissuti come il nemico, ha prevalso l’istinto anticomunista e la difesa piena del “fronte occidentale” (all’interno del quale si trovavano anche regimi di ispirazione fascista come la Spagna e il Portogallo).
Sempre in politica estera, il governo Meloni, si è nettamente schierato a favore della politica israeliana e dell’attacco militare contro la striscia di Gaza. Ha immediatamente provveduto a sopprimere il sostegno all’UNRWA come chiesto dal governo israeliano. Anche in questo caso non manca nella destra italiana una tradizione antisemita. La stessa Meloni, qualche anno fa, definiva “usuraio” il miliardario George Soros. Un riflesso condizionato che faceva intravedere il sottofondo culturale del quale si era alimentata la Presidente del Consiglio nel Fronte della Gioventù. Il cambiamento di direzione è certamente facilitato dalla convergenza ideologica tra il partito dei Conservatori e riformisti, di cui Meloni è presidente, ed il Likud israeliano che figura tra i suoi “partner globali”.

Nell’Unione Europea la destra italiana, malgrado il ricorso alla retorica euroscettica da parte della Lega di Salvini, punta a ridefinirne le caratteristiche dall’interno spostando a destra l’asse politico maggioritario. Un progetto che ha trovato un ascolto interessato in Ursula von der Leyen. Non si tratta solo di salvaguardare il potere degli stati nazionali (soprattutto sulle questioni attinenti ai diritti civili) ma anche di imporre più decise politiche antimigranti, il rallentamento delle azioni per la transizione ecologica e di conquistare una certa flessibilità nella gestione finanziaria interna, pur accettando il principio del ritorno all’austerità. Tranne l’ultimo si tratta di temi sulle quali la destra radicale ha già ottenuto, negli ultimi mesi dei risultati significativi.
L’allineamento internazionale del governo Meloni è stato interpretato da molti analisti internazionali come il segno di un effettivo cambiamento di orizzonte ideologico da parte di Fratelli d’Italia. In realtà si possono interpretare alcune scelte come atti di realismo senza però un reale cambiamento del progetto di fondo. In politica interna la cultura autoritaria e gerarchica presente nella destra emerge finora da due elementi. La progressiva occupazione della Tv pubblica e delle istituzioni culturali. Un fatto in realtà non del tutto inedito, perché ampiamente utilizzato anche da altri partiti in precedenza, ma che a differenza di quanto avveniva nel passato è basato su una radicale ricostruzione del senso comune in senso etno-nazionalista (l’esaltazione dell’italianità) e reazionario.

L’altro progetto è quello di disarticolazione dell’equilibrio dei poteri previsto dalla Costituzione repubblicana introducendo l’elezione diretto del presidente del consiglio al quale sarebbe garantito una maggioranza blindata in Parlamento. Una proposta che spinge alla centralizzazione del potere attorno ad una sola figura istituzionale, riducendo drasticamente l’influenza della rappresentanza parlamentare, oltretutto alterata dalla legge maggioritaria, e il ruolo di equilibrio del Presidente della Repubblica.

Se finora uno dei temi che mettevano in contrasto la destra radicale con le idee prevalenti dell’establishment era lo sviluppo della globalizzazione economica, vista come una minaccia soprattutto per quei settori economici che più difficilmente potevano accedere a mercati senza confini e alle nuove tecnologie, oggi quella prospettiva è rimessa in discussione. Idee protezioniste, tipiche della destra, tornano ad avere ampia circolazione nel contesto di una nuova guerra fredda e di una contrapposizione tra Occidente, ovvero il capitalismo finora dominante, con le nuove economie emergenti.
Tutto ciò ci segnala che i pericoli derivanti dalla presenza di un governo di destra, il cui partito principale ha le proprie radici nel neofascismo del dopoguerra, non deriva tanto da un ritorno al passato quanto all’assorbimento di idee della destra nel pensiero e nella politica dominanti: nazionalismo etnico, militarismo e legittimazione ideologica della guerra, riduzione autoritaria della democrazia, visione gerarchica della società nella quale la ricchezza è giusto premio del merito.

Anche se finora molti obiettivi proclamati dalla destra sono lungi dall’essere raggiunti, non c’è dubbio che la destra radicale, come ha sottolineato James Newell1, è in grado di offrire un discorso ideologico relativamente coerente che manca ai partiti di opposizione.

Franco Ferrari

 

  1. James L. Newell (2023) The Meloni government one year on, Contemporary Italian Politics, 15:4, 389-393.[]
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