Al nord però ricompare. il Lombardo Veneto, con la propaggine friulana, così mentre il voto regionale in Friuli Venezia Giulia vede vincere il SI col 54,47%, a Trieste -città capoluogo di regione- il NO ottiene il 54,04% (il SI invece si ferma al 46,96%). Ed anche a Gorizia il NO vince con il 51,97% dei votanti. Ecco quindi che, se volessimo guardare indietro nel tempo, lo scenario cui fare riferimento è quello di una storia ottocentesca rivisitata: Trieste città “immediata” dell’Impero, con Vienna capitale, ed a Gorizia è ripristinata di fatto la Contea e la città di Michaelstadter ridiventa la Nizza austriaca della Mitteleuropa. E, di conseguenza, la Regione a guida leghista rinsalda i suo legami con il Veneto di Zaia e la Lombardia di Fontana.
Riemerge uno scenario “separatista” facilitato dalle dissennate manovre del PD, qui ancora a trazione renziana e il pericolo dell’autonomia “differenziata” ricompare.
Sappiamo bensì come questo scenario, conseguenza della manomissione della Costituzione operata a suo tempo proprio dal PD, del Titolo V (voleva imitare e superare la Lega sul suo stesso terreno?) si sarebbe potuto evitare. ma così non fu.
Con il 53% al NO Trieste si ricollega idealmente ad un periodo in cui ancora l’Italia non c’era. . Oltretutto con Renzi l’articolo 115 veniva riscritto e diviso in due capitoli e da lì si misero in moto le logiche del regionalismo differenziato, che in tal modo realizzava il disegno separatista della Lega Nord. Va detto che allora, nel 2001, gli articoli formalmente abrogati furono cinque: 115, 124, 128, 129 e 130. Tali norme riguardavano la soppressa figura del Commissario del Governo e le funzioni di controllo su Comuni e Province.
Ma l’ inizio della deriva va fatto risalire a qualche anno prima, al 1995 allorquando Massimo D’ Alema affermò essere la Lega una “ costola della sinistra”, sdoganando in tal modo, non solo l’ ispirazione antidemocratica di quella forza politica ma tutto il sedime antidemocratico che dall’estremo ovest del paese (Gipo Farassino in Piemonte), passava a ricoprire tutto il nord Italia fino all’estremo Nordest dove già esisteva una forza politica localista e municipalista, che era la Lista per Trieste, un contenitore arlecchino, che raccoglieva il vecchio ceto politico liberal massonico, con una presenza della Loggia P2, con la destra democristiana e il pentapartito ad occupare tutte le istituzioni ed anche enti, attività, società sportive, circoli culturali.
Ora, se della LpT, non resta che un blando ricordo, sopravvive però ed è cresciuto il lascito ideologico con cui quella esperienza è nata, e non per caso berlusconismo e forza Italia hanno trovato ed hanno ancora radici e consenso di massa in una città terziarizzata, impoverita del suo tessuto industriale, con poche realtà di nicchia nella ricerca scientifica. Purtroppo la logica del profitto e la visione clientelare del problema sociale ha comportato nella concretezza dei fatti ad una gestione politica della cosa pubblica che penalizza ormai da tempo la città capoluogo, e che ha causato la progressiva caduta demografica da 300 mila a 200 mila abitanti, con una media di oltre 5000 giovani che ogni anno lasciano Trieste ( e l‘ Italia ) per andare all’ estero, alcuni a Londra o Parigi, altri nella più vicina Slovenia. .
Nel quadro regionale solo Pordenone ed Udine hanno un numero di occupati che supera i pensionati (136mila contro 121mila a PN, 228mila contro 226 mila ) mentre a Gorizia questi ultimi sono più di un migliaio rispetto agli occupati. Alcune cifre, riportate dal Censis e riferite all’ anagrafe parlano chiaro ad esempio sull’ alto tasso di denatalità: i dati del 2024 evidenziano come nella fascia d’ età compresa tra i 0 -9 anni si registravano a Trieste 12.991 bambini; dai 10 ai 14 ce n’erano 7861, dai 15 ai 24 anni si contavano 17.775 unità. un’età media abbastanza alta, in età senile quasi il 40% della popolazione (nella fascia d’età compresa tra i 50 e i 65 anni abbiamo 47.840 persone) e circa 20mila ultraottantenni. Ed oltretutto se si invecchia, non sempre si invecchia bene. Ma cresce il businnes delle case di Riposo da un lato, dall’ altro quello del BnB diffuso.
Quindi una miscela che provoca un cortocircuito tra inverno demografico e overtourism. Un milione di turisti per poco più di 199mila abitati. Ma evidentemente quello della denatalità è un pensiero che non disturba il sonno del sindaco Dipiazza, iscritto a Forza Italia, al governo del Municipio della città di San Giusto da 25 anni – c’era anche un altro Roberto, del PD che è stato sindaco 5 anni, ma senza lasciare tracce di un buon mandato, anzi: nessuna iniziativa per riprendere l’ acqua pubblica e la municipalizzata (che fu privatizzata), e apertura alla destra (post?)fascista, respingendo anche una petizione popolare che rivendicava la storia resistenziale e la memoria antifascista della città medaglia d’ oro al valor militare. Et de hoc satis.
Comunque, e per concludere, ritornando sull’ argomento “esito del voto” è bello leggere la prima pagina de “il Piccolo“ di oggi, -storico giornale della città dal 1881- proprietà di NordEst Multimedia di Filippo Jannacopulos, imprenditore ultraottantenne veneto che si è fatto largo nel campo delle acquisizioni mediatiche (proprietario di Telequattro, Tv12, Antenna Tre Nordest, Rete Veneta e Telenordest, ecc e che e mira a diventare il leader delle Tv locali nel nord Italia.) “Giustizia, bocciata la Riforma. Ma in Regione la vittoria è del SI.” Sì, come NO, se ne facciano una ragione. Intanto noi diamo i numeri:
TRIESTE: SI’- 41.966 voti; NO 47.340; GORIZIA SI’ 7816; NO 7870; UDINE SI 145.334; NO 108.491; PORDENONE città: SI 12.285; NO 12.520.
Da questa realtà occorrerà quindi ripartire sviluppando iniziative concrete, mettendo in rete con iniziative politiche mirate e costruendo convergenze organizzate su un programma con poche, ma esemplari indicazioni di metodo. Lavorare per la pace e disarmare o riconvertire quanto oggi ancora resta del sistema “difensivo” della NATO ad Aviano e nel Nordest; politiche di riutilizzo dei territori soggetti a servitù militari, rifacimento e cambio d’ uso di caserme ed ex strutture militari per finalità di uso civile, internazionalizzazione del Porto di Trieste e valorizzazione delle strutture portuali, intermodali, dell’ automotive e dell’ idrogeno, recupero e riconversione ecologica delle aree industriali e nuovi insediamenti produttivi.
Il NO che ha fatto muro ed ha vinto contro il governo e la Meloni, può diventare il motore e strumento di un rinnovato percorso di unità e lotta ( il voto va bene ma la delega non basta). Ripartiamo con questa consapevolezza.
Pace, lavoro, convivenza ed accoglienza, ecologia, solidarietà possono essere, le basi su cui costruire il futuro. Lavoriamo anche qui, sui territori, nei luoghi di lavoro, per questi obbiettivi.
(Da Trieste per oggi è tutto)
Marino Calcinari
