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I successi palestinesi e l’impunità di Israele

di Alessandra
Mecozzi

Dietro la designazione di terroriste di 6 ONG palestinesi

Tre fatti recenti in Israele avrebbero dovuto suscitare ampia indignazione nei suoi confronti: la decisione di costruire altre migliaia di unità abitative per i coloni, il voto vergognoso alla Knesset sul massacro di Kafr Qassem, la messa al bando di 6 ONG palestinesi, come organizzazioni terroristiche. Le parole più indignate le ha pronunciate il giornalista israeliano Gideon Levy su Haaretz il 31 ottobre: “La destra agisce, la sinistra balbetta”.

L’approvazione di 1.300 nuove unità abitative. nella Cisgiordania occupata, riportata da Haaretz, secondo cui i piani regolatori hanno approvato 729 unità nella grande colonia di Ariel (distretto di Salfit), 324 a Beit El (Ramallah), 102 a Elkana (Salfit), e altre a Geva Binyamin (Ramallah), Immanuel, Karnei Shomron e Beitar Illit (Betlemme).

Per quanto riguarda Kafr Qassem, la Knesset ha bocciato un disegno di legge che chiedeva che Israele si assumesse la responsabilità formale del massacro di 48 cittadini arabi di Israele nel 1956. Solo il presidente israeliano Isaac Herzog, partecipando ad una celebrazione annuale, si è scusato per quella strage fatta da agenti di polizia di frontiera.

Negli stessi giorni la destra (Likud, non al governo) manifestava contro il Governo accusandolo di presentare un budget a sostegno del terrorismo, e puntando il dito contro Raam, primo partito arabo islamico a far parte del Governo. Regev (ex Ministro) ha detto ai manifestanti: “Bennett ha formato il primo governo palestinese della storia”.

Si può anche leggere come risposta auto difensiva a questa agitazione anti-governo,

l’apparentemente improvvisa decisione del Ministro della Difesa Benny Gantz di dichiarare “terroriste” 6 associazioni per i diritti umani ben note e riconosciute anche internazionalmente per le loro attività. Ma la criminalizzazione della società civile palestinese ha una lunga storia, a partire dalla modifica della legislazione sotto il mandato britannico, riguardante sia ebrei che arabi. Ha preso piede contro i palestinesi a partire dal 1967, dopo l’occupazione di gran parte dei territori della Cisgiordania, e di Gerusalemme. Si è rafforzata dopo l’11 settembre 2001 con le leggi antiterrorismo e il loro abuso, negli Stati Uniti, in Israele e molti paesi nel mondo.

L’ordine del 19 ottobre è stato emanato in base alla Legge Anti-terrorismo del 2016, con l’accusa, senza prove, alle 6 ONG di avere rapporti con il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, soggetto partecipe della lotta contro l’occupazione (nella lista dei “terroristi” anche in Canada, Stati Uniti e Unione Europea).

L’articolo 24 (a) impone fino a tre anni di carcere a chiunque «commetta un atto di identificazione con un’organizzazione terroristica, anche pubblicando parole di lode, sostegno o simpatia». Questo fa evidentemente parte di una azione generale volta a screditare l’azione della società civile e a spingere al taglio dei fondi i Paesi donatori

Le ONG sono: Al-Haq, importante centro per i diritti umani dal 1979; Addameer, che dal 1991 offre aiuto legale gratuito ai prigionieri, in carceri palestinesi e israeliani; Defense for Children International-Palestine, per la protezione e promozione dei diritti dei bambini; Bisan Center for Research and Development, dal 1989 impegnato in aree emarginate e rurali; Union of Palestine Women’s Committees dal 1980, attiva per diritti delle donne; Union of Agricultural Work committees, dal 1989, tutela i contadini e lo sviluppo agricolo.

Come sostiene Hagai el Ad il direttore di B’Tselem, importante organizzazione israeliana per i diritti umani, che ha pubblicato un ampio rapporto sull’apartheid di Israele (“Un regime di supremazia ebraica dal Giordano al Mediterraneo)1: «Israele ha collocato qualsiasi mossa palestinese che non fosse una resa all’apartheid e all’occupazione come “terrorismo”. Fare appello alla Corte penale Internazionale? Terrorismo giudiziario. Rivolgersi alle Nazioni Unite? Terrorismo diplomatico. Invitare al boicottaggio i consumatori? Terrorismo finanziario. Protestare? Terrorismo popolare».

Alle origini della decisione israeliana possiamo individuare due fattori, di segno diverso: da un lato il successo delle denunce e delle azioni della società civile palestinese nei confronti dei crimini delle politiche israeliane, e il ricorso alla Corte Penale Internazionale, a cui ha fornito migliaia di pagine di prove e di testimonianze (da notare che tra i protagonisti di crimini c’è anche Benny Gantz, che ha presieduto, da Generale in capo, all’operazione Margine di protezione 2014 a Gaza, durante la quale sono stati uccisi 2.100 palestinesi, per lo più civili); d’altro lato, la permanente impunità di Israele, che continua a varcare la soglia della legalità, verso cui la comunità internazionale si è sempre espressa solo con parole di preoccupazione, al massimo di condanna.

Nessun soggetto politico istituzionale ha mai chiesto conto ad Israele dei suoi crimini, tanto meno agito, sui piani economico/commerciale e politico. La colonizzazione violenta sostenuta dall’esercito, gli attacchi notturni, la confisca di terre, la demolizione di case, lo sradicamento di ulivi, il “terrore” diffuso quotidianamente da Israele, anche tra i bambini, non sono mai stati sanzionati, come avvenuto in altri paesi. Questo doppio standard verso Israele è molto grave, per tutto il mondo. Indebolisce la forza stessa del diritto internazionale e della cura dei diritti umani, pilastri della convivenza civile. Molte azioni potrebbero essere fatte dalla stessa Unione Europea: la sospensione dell’accordo di associazione UE Israele che gli fornisce un sistema di dazi privilegiato; la sospensione degli accordi militari (di cui l’Italia è campione); la sospensione di Israele dai programmi di ricerca della UE come Horizon, una delle richieste attualmente reiterate dalle 43 associazioni di 18 paesi, del Coordinamento europeo per la Palestina.

Concludo con le parole appropriate di Francesca Albanese, avvocata, esperta internazionale di diritto, intervistata da Romana Rubeo su The Palestine Chronicle”Tutti i governi che affermano che la loro politica estera cerca di promuovere i diritti umani e proteggere i difensori dei diritti umani, devono porre fine all’approccio a doppio standard di lunga data nei confronti di Israele-Palestina e adottare misure concrete, individualmente e collettivamente, per costringere Israele a porre fine all’apartheid in Palestina, compresa l’occupazione della Cisgiordania e di Gerusalemme Est e la revoca del blocco di Gaza.

  1. https://www.btselem.org/publications/fulltext/202101_this_is_apartheid.[]
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