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I partiti alla prova della guerra e della pace

di Franco
Ferrari

La campagna elettorale italiana del 25 settembre si svolge mentre prosegue il conflitto tra Russia e Ucraina che sembra destinato ormai a prolungarsi nel tempo. La situazione militare vede l’esercito russo sostanzialmente bloccato sul terreno e quello ucraino, nonostante i proclami, non sembra ancora riuscito a produrre una controffensiva militarmente rilevante. Intanto lo scontro si inasprisce attorno alla centrale nucleare di Zaporizhia, controllata dai militari russi e fatta oggetto di lanci di missili contrapposti. Il rischio che le azioni militari vadano fuori controllo e producano un disastro di gigantesche dimensioni è sempre presente, anche se una delegazione dell’Aiea, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, si sta recando sul posto per accertare i possibili danni ai sistemi di sicurezza.

Il conflitto russo-ucraino, che ha subito un deciso salto di qualità con la decisione russa di invadere le zone orientali del Paese confinante, al di là della Crimea già annessa e delle regioni che si erano autoproclamate indipendenti, si colloca in un contesto di generale inasprimento dei rapporti a livello internazionale. La linea di scontro non riguarda solo Stati Uniti e paesi alleati da un lato e la Russia dall’altro, ma ormai tende a coinvolgere pienamente la Cina. Sono crescenti le tensioni sulla questione di Taiwan. Si fanno più plateali e frequenti le provocazioni dell’Amministrazione Biden, alle quali la Cina di Xi Jinping reagisce con sempre maggiore nervosismo.

Lo scenario globale è sempre più preoccupante e ha importanti ricadute sulla situazione economica, a partire dall’esorbitante incremento del costo dell’energia, da tempo sottratta alle decisioni dei governi e affidato alle logiche di mercato, applicando ad esso il paradigma liberista.

Per le forze politiche italiane si tratta di prendere posizione su alcune questioni fondamentali che determinano il ruolo e il profilo della politica internazionale nei prossimi anni. Il governo Draghi ha applicato un rigido allineamento atlantista, del tutto subordinato alla politica degli Stati Uniti, impegnati a riaffermare, anche attraverso il confronto politico-militare, il proprio declinante primato di grande e unica potenza mondiale. Una linea oltranzista, quella del governo in carica, confermata con le recenti dichiarazioni del Capo del governo sulla riconquista della Crimea come uno degli obbiettivi irrinunciabili della guerra russo-ucraina. Su questo versante l’”Agenda Draghi”, ben più che presentarsi solo come un semplice “metodo” di Governo, ha definito un pilastro delle politiche che le forze “pro-sistema” (quindi pro-Nato e subordinate alla leadership di Washington) devono perseguire.

I programmi elettorali sono uno strumento ma, data la loro natura propagandistica, non l’unico per capire quali siano le poste in gioco dell’attuale campagna elettorale. Offrono in ogni caso una prima base di verifica soprattutto attorno a tre questioni: sostegno militare all’Ucraina, approvazione dell’allargamento della NATO e centralità del blocco militare nel determinare la politica internazionale dell’Italia, adesione alla prospettiva ideologica di una nuova guerra fredda che veda come attore dominante il blocco occidentale.

Centro-destra

I punti programmatici concordati dai partiti di centro-destra, risentono dell’orientamento di quello che, secondo i sondaggi, è di gran lunga il maggiore partito della coalizione. Fratelli d’Italia, malgrado le simpatie ideologiche espresse in varie occasioni nei confronti di Putin, ha costruito un asse prioritario di alleanza con la destra polacca che ha perfettamente retto in questa occasione. Come ho avuto modo di esporre in un altro articolo dedicato al partito dell’estrema destra italiana pubblicato da Jacobin (e ripreso da altri siti in spagnolo e in francese), Giorgia Meloni è consapevole che il sostegno alla guerra in Ucraina e la fedeltà alla Nato sono condizioni fondamentali per essere considerati una forza pro-sistema. L’intervento di Draghi al Meeting di Rimini ha offerto un avallo ad un futuro governo di destra, guidato da Fratelli d’Italia, pur ponendo qualche vincolo alle possibili tentazioni “sovraniste”.

Il passaggio chiave del programma comune di centro-destra è il seguente:

“Rispetto degli impegni assunti nell’Alleanza Atlantica, anche in merito all’adeguamento degli stanziamenti della difesa, sostegno all’Ucraina di fronte all’invasione della Federazione Russa e sostegno ad ogni iniziativa diplomatica volta alla soluzione del conflitto.”

In un punto precedente si riafferma, per non lasciare dubbi, il “rispetto delle alleanze internazionali”.

Benché la componente leghista dello schieramento abbia sollevato qualche obiezione alle sanzioni rivolte alla Russia, che sembrano finora aver avuto effetti limitati, anche per dar voce alle preoccupazioni di settori produttivi del nord che hanno subito le ricadute negative delle decisioni dell’Unione Europea, non è emersa nessuna proposta alternativa alla linea imposta da Fratelli d’Italia: fedeltà alla Nato, sostegno militare senza limitazioni all’Ucraina, aumento delle spese italiane per gli armamenti in un contesto di militarizzazione delle politiche europee. La retorica patriottica, sempre abbondante, non cancella il preciso allineamento internazionale della coalizione.

Partito Democratico

Per il PD deve esserci una “chiara collocazione internazionale” dell’Italia, che viene collegata ad una “scelta di campo” tra i “grandi paesi europei” e un’Italia “alleata di Orban e di Putin”, come sarebbe quella governata dalla destra. Si omette ogni riferimento alla Polonia, grande Paese europeo governato dalla destra radicale, ma da sempre fortemente schierato per il rafforzamento della Nato e per una politica aggressiva nei confronti della Russia.

L’Europa, la Nato e l’ONU devono rimanere le organizzazioni internazionali di riferimento per l’Italia. Anche se è evidente che mentre la Nato impone scelte precise sia sul piano dell’allineamento politico che su quello delle opzioni militari, l’ONU risulta fortemente indebolita dal crescere della contrapposizione tra blocchi ideologico-militari.

Per il PD deve “continuare il sostegno all’Ucraina” (e si intende evidentemente e principalmente quello militare) anche se si fa riferimento ad una “iniziativa politico-diplomatica congiunta di Germania, Francia e Italia” di cui è difficile trovare traccia nel reale contesto internazionale.

Il programma propone di “valorizzare l’autonomia strategica” dell’Unione Europea, condividendo l’orientamento della cosiddetta “Bussola strategica”, attraverso la quale l’UE ha assunto “con più decisione la prospettiva della costruzione di una Difesa comune”. L’Europa dovrebbe così diventare più “influente nel contesto globale”, anche se è davanti agli occhi di tutti che l’attuale tendenza è esattamente contraria e l’allineamento alla politica dell’Amministrazione americana, che il PD non mette in discussione, sta producendo un complessivo indebolimento del peso e dell’autonomia dell’Europa nel mondo.

Il programma del PD gronda di retorica che spesso serve più a occultare le scelte politiche reali che il partito ha portato avanti in questi anni e che, su questo è difficile avere dubbi, intende perseguire anche per il futuro. Fedeltà atlantica come scelta di campo, ruolo della Nato come strumento prioritario per la costruzione delle politiche internazionali, sostegno militare all’Ucraina. Su questi punti non sembra di individuare differenze fondamentali con il centro-destra. Tranne che quest’ultimo può esplicitarle senza troppe cortine fumogene.

Movimento 5 Stelle

Il partito ora guidato da Giuseppe Conte ha preso qualche posizione meno oltranzista e bellicista rispetto a quello che doveva essere il suo principale alleato politico, ovvero il PD, oltre che del capo del Governo di cui faceva parte. Atteggiamenti che sono stati pienamente assunti dal suo ex “capo politico”, nonché Ministro degli esteri in carica, Luigi Di Maio, nella speranza di risollevare le sue scarse fortune elettorali.

Il Movimento 5 Stelle non ha però avuto il coraggio di fare della sua posizione critica sulla guerra in Ucraina uno degli assi attorno ai quali poter costruire una proposta alternativa alle varie forze dello schieramento atlantista.

Nel programma ci sono alcuni riferimenti positivi, ma il Movimento sembra spaventarsi del proprio stesso, limitato, coraggio e provvede ad attenuarli con proclami di fedeltà “sistemica”. Condivisibile è il riferimento al “multipolarismo” che implica una visione diversa da quella di una nuova “guerra fredda”, condizione per rendere possibile la convivenza tra Stati che hanno interessi e visioni diverse.

I due punti del programma che qui interessano alludono ad una politica diversa ma restando estremamente generici. Si scrive: “solida collocazione dell’Italia nell’Alleanza Atlantica e nell’Unione Europea, ma con un atteggiamento proattivo e non fideistico”. Evidente che il “fideistico” allude criticamente alle posizioni del PD e Draghi, ma non va molto oltre a una mera petizione di principio. Inoltre non distingue tra la Nato, uno strumento che andrebbe quanto meno rimesso in discussione perché retaggio della “vecchia” guerra fredda, e l’Unione Europea, un’istituzione che dovrebbe altre finalità.

Un altro punto del programma afferma: “No alla corsa al riarmo, sì al progetto di difesa comune europea”. Anche in questo caso, affermazioni di principio positive come il rifiuto della corsa a mettere in campo sempre nuovi armamenti, mancano impegni concreti e verificabili.

Unione Popolare

Il programma della coalizione di sinistra guidata da Luigi de Magistris, in cui sono confluiti DeMa, Manifesta, il Partito della Rifondazione Comunista, Potere al Popolo ed altre formazioni minori presenta tre punti precisi:

  • Stop immediato dell’invio di armi a tutti paesi in guerra e ritiro dei soldati all’estero se non autorizzati dall’ONU che va rafforzata e sottratta ai veti incrociati delle superpotenze.
  • Sviluppare un forte impegno diplomatico per la pace in Ucraina e per la distensione nel conflitto tra Cina e Stati Uniti. Uscire dalla coalizione in guerra nel cuore dell’Europa e lavorare per la neutralità dell’Ucraina. Per un’Europa unita nelle sue diversità, dal Portogallo alla Russia, contro ogni nuova guerra fredda.
  • Operare per il superamento della NATO, per la sovranità nazionale con lo stop ad armi nucleari nel nostro Paese e per sostenere politiche di disarmo a livello globale, opponendosi all’aumento delle spese militari al 2% del PIL ed impegnandosi alla progressiva riduzione delle stesse. Firma immediata del trattato di messa al bando delle armi nucleari. L’Italia dovrà essere senza bombe atomiche e promotrice di una conferenza internazionale per il disarmo e la denuclearizzazione dell’Europa. Saremo amici di americani, russi e cinesi, mai più sudditi e subalterni di nessuno.

Sui temi che abbiamo evidenziato e che riguardano la visione della politica internazionale che l’Italia dovrebbe perseguire, Unione Popolare, in contrasto con la linea perseguita da centro-destra egemonizzato da Fratelli d’Italia e PD e con ben maggiore chiarezza e nettezza di quanto non presenti il Movimento 5 Stelle, prende una posizione chiara su: invio di armi e partecipazione indiretta alla guerra tra Russia e Ucraina; fedeltà alla Nato e sostegno alla sua espansione; incremento delle spese militari per portarle al 2% del PIL.

Conclusione

Il tema della guerra e della pace, la prospettiva di un nuovo conflitto globale tra schieramenti politico-militari, il prospettato aumento delle spese militari con un conseguente crescente peso politico del complesso militare-industriale (anche in Italia), influenzeranno molte delle scelte politiche, economiche ed ambientali dei prossimi anni. Senza prese di posizioni chiare su questi punti gran parte delle numerose e a volte mirabolanti promesse contenute in molti programmi elettorali saranno solo carta straccia.

Franco Ferrari

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1 Commento. Nuovo commento

  • Unione popolare, wow! Ho trovato il partito che mi rappresenta. Sarà presente anche nella circoscrizione esteri? Grazie

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