Leggo sui social commenti che prendono a modello il successo dei comunisti a Graz per ripetere l’usuale mantra quando c’è un successo elettorale da qualche parte nel mondo: “facciamo come…”. Spesso queste affermazioni si basano sul fatto di non conoscere quasi nulla delle realtà politico-istituzionali considerate.
Ora a Graz, anche rispetto a quasi tutto il resto dell’Austria, ci sono due caratteristiche peculiari. La prima è che dal 1945 è stato adottato un sistema elettorale proporzionale senza soglia di sbarramento. Questo ha consentito al Partito Comunista di restare sempre in consiglio comunale anche quando il consenso elettorale era sceso sotto il 2%.
La seconda particolarità è che l’esecutivo, quello che noi chiameremmo la “Giunta”, non nasce da un accordo politico di maggioranza, ma è costituito proporzionalmente sulla base dei voti ottenuti dai partiti come per il Consiglio comunale.
Per intenderci, la Giunta uscente era composta da 3 comunisti, 1 verde, 1 Popolare conservatore e 1 del partito di estrema destra semifascista FPOe. In questi casi l’unica possibilità della maggioranza politica è di attribuire deleghe minori o considerate impopolari agli assessori avversi. Questo è avvenuto anche quando Elke Kahr era assessora con un sindaco conservatore.
L’unica maggioranza politica che si deve formare è quella per l’elezione del/della sindaca. Questa maggioranza richiede un accordo politico programmatico. Per l’elezione della sindaca comunista è stata necessaria un’intesa con i Verdi e con i socialdemocratici che a Graz sono piuttosto a destra nella geografia interna del partito.
Ovviamente le condizioni istituzionali da sole non bastano, ma conta anche il modo come queste sono state utilizzate per ricostruire una relazione politica con le classi popolari della città, a partire dal tema della casa. Ma questo è avvenuto in buona parte grazie alla presenza in Consiglio comunale. Da questo punto di vista, non da quello delle modalità di presentazione elettorale, Graz rappresenta un’esperienza interessante sul come coniugare presenza istituzionale e insediamento sociale.
Il saggio di Manes Weisskircher “The electoral success of the radical Left: explaining the least likely case of the Communist Party in Graz”, pubblicato in Goverment and Opposition, vol 54, n. 1, pp. 145-166 è fondamentale per comprendere molti elementi dell’ascesa del Partito Comunista Austriaco nella capitale della regione della Stiria.
“Fino agli anni ’80, il KPOe di Graz era semplicemente una forza debole nel Geminderat, il consiglio della città di Graz. Tuttavia, in netto contrasto col destino della KPOe in altre parti dell’Austria, la sezione di Graz è per lo meno rimasta nel consiglio dal 1945. Com’è riuscita a sopravvivere nei decenni che hanno seguito il declino del partito nazionale? La risposta è semplice: contrariamente al livello nazionale e a 8 dei 9 consigli regionali, non c’è una soglia di sbarramento per entrare nel consiglio comunale di Graz”. Nelle elezioni del 1983 a Graz i comunisti raccolsero l’1,8%, il peggior risultato della loro storia, ciò nonostante fu sufficiente per garantire l’elezione di Ernest Kaltenegger che per 25 anni sarà la principale figura pubblica del partito.
Questa opportunità politica garantita dal sistema elettorale e istituzionale non sarebbe stata sufficiente se non ci fossero state le scelte strategiche del partito. “I principali dirigenti del partito – scrive Weisskircher – videro la necessità di focalizzare il partito su questioni specifiche che potessero interessare direttamente una parte della popolazione, piuttosto che avanzare domande astratte di generale cambiamento sociale, che – specialmente dopo la caduta dell’Unione Sovietica – avrebbero avuto una risonanza modesta”. Si pose l’accento sulla questione del diritto all’abitazione, un tema che gli altri partiti, compresa la socialdemocrazia, avevano disertato.
Questo, aggiunge lo studioso, non implicava uno spostamento verso il centro quanto “piuttosto un mutamento di enfasi”. I documenti della KPOe della Stiria continuano ad analizzare il capitalismo invocando la sua sostituzione con una società socialista. “Da questa prospettiva, l’accento sul problema dell’abitazione non può essere vista come una moderazione della linea del partito, ma piuttosto come una nuova messa a fuoco basata sugli stessi principi.
Un altro elemento che si può sottolineare è la precisa volontà di mantenere un’identità comunista, a partire dal nome e dalla simbologia, che non hanno rappresentato un ostacolo alla crescita del consenso. I sostenitori del partito hanno festeggiato nei giorni scorsi la vittoria elettorale intonando l’Internazionale.
Il sistema istituzionale di Graz ha offerto un’altra opportunità quando nel 1998, il partito, avendo ottenuto il 7,9% dei voti, ha acquisito il diritto ad avere un proprio membro nel governo locale. “Potenzialmente, controllare un dipartimento governativo potendo contemporaneamente essere in grado di criticare la maggioranza consiliare può essere una confortevole posizione strategica. Tuttavia, la decisione se entrare o meno nel governo fu difficile per il partito. Benché l’inclusione nel governo locale non richieda un accordo di coalizione e qualsiasi altro impegno formale, Kaltenegger restava fermo sulla ‘volontà di non entrare’ nella giunta”. Il gruppo dirigente vedeva il partito come una forza di opposizione e temeva che trovandosi in condizione di debolezza nei confronti dei partiti di maggioranza avrebbe avuto poco margine di manovra. Venne richiesto di ridurre il numero dei membri della giunta, ma non avendolo ottenuto la KPOe decise di assumere la funzione che le spettava. Col senno di poi la decisione di entrare nella Giunta fu “saggio”.
Il partito tenne centrale la questione delle abitazioni pubbliche che era state via via lasciate decadere nell’idea ideologicamente dominante che il mercato avrebbe risolto tutto. Quando nel 2003 Graz viene nominata città europea della cultura, la KPOe lanciò la parola d’ordine: “Anche questo è cultura: un bagno per ogni appartamento di proprietà pubblica”.
Pensando di metterli in difficoltà, la maggioranza consiliare assegnò proprio ai comunisti la delega per il patrimonio abitativo pubblico che invece il partito seppe utilizzare con molta abilità. “Il partito – scrive Weisskirchen – perseguì una politica di demercificazione”. Secondo Esping-Andersen si ha demercificazione quando un servizio è considerato un diritto e quando una persona può mantenere un certo livello di vita senza doversi affidare al mercato. “L’obbiettivo della casa pubblica è esattamente questo: offrire alternative al mercato privato della casa senza avere come obbiettivo la massimizzazione del profitto da parte della municipalità”.
Dopo un momento di difficoltà nel passaggio da Kaltenegger a Elke Kahr il partito si è poi ripreso inanellando ulteriori successi, fino al record di domenica 28 giugno. Il contesto delle elezioni è stato delineato da Ipek Yuksek in un articolo per la fondazione Rosa Luxemburg (“The Red Fortress in the Blue Sea: Whay Graz has Become the Litmus Test for Progressive Politics).
“Per tre decenni, la sindaca Elke Kahr ha tenuto regolari pubbliche consultazioni, non come un gesto simbolico, ma come la reale essenza della sua politica. È ampiamente noto che ha ricevuto nel 2023 il premio mondiale per il miglior sindaco. Tuttavia per la gente che aspetta fuori del suo ufficio, lei non è la migliore sindaca del mondo, ma semplicemente l’unica che dà ascolto. Questa ‘visione dal basso’ è diventata il fondamento della pratica politica del Partito Comunista Austriaco. È la base sulla quale il partito ha ottenuto la fiducia della gente e ultimamente è diventata la più forte forza politica di Graz. Internazionalmente, Graz è sempre più vista come un ‘laboratorio della speranza’, un luogo dove si esperimenta un’alternativa all’austerità, l’autoritarismo e la militarizzazione”.
Questo laboratorio è però sotto attacco, perché la Stiria, la regione di cui Graz è la capitale, è dal 2024 l’unica governata dall’estrema destra dell’FPOe. La contrapposizione politica tra la capitale progressista e la provincia conservatrice sta diventando sempre più aspra. Popolari e estrema destra hanno fatto tutto per far cadere la coalizione guidata dai comunisti ma sono usciti duramente sconfitti dal voto che l’ha invece rafforzata.
Graz è diventata un rifugio per la società civile della Stiria, “un bastione che resiste all’agenda sociale e culturale del governo regionale di destra”. In vari modi si è cercato di strangolare finanziariamente la città, puntando su un debito che è in gran parte eredità della coalizione a guida democristiana. La risposta comunista è stata netta: “Non lasciamo indietro nessuno”.
Le elezioni di giugno, scriveva Ipek Yuksek poco prima del voto, sono più di una competizione locale. Sono un test per l’Europa, perché la città austriaca è la più importante città europea dove un partito marxista ha mantenuto una stabile maggioranza democratica guidando un governo municipale. La questione, scriveva Yuksek, è se questa “visione dal basso” è sufficientemente forte per resistere alla pressione combinata del potere economico e dell’ascesa della destra in Europa. La risposta degli elettori di Graz è stata molto positiva. E questa possiamo collegarla ad altri risultati importanti degli ultimi mesi a Molfetta con Manuel Minervini, di Rifondazione Comunista, a Nimes con Vincent Bouget del PCF e a Saint Denis con Bally Bagayoko de La France Insoumise. Segni di reazione in un contesto in cui la destra autoritaria si fa sempre più aggressiva.
Franco Ferrari