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Giovinezza tuttavia

di Giancarlo
Scotoni

Partecipare alle attività del grande collettivo No Kings è per me una esperienza bellissima perché mi permette di riattraversare le militanze di movimento che mi hanno riempito la vita regalandomi la dimensione della lotta, dell’impegno e della socialità di scopo, dunque anche una dimensione di realizzazione personale.

Inevitabile che mi rammarichi di aver perso nei decenni un piccolo diario che scrissi in calligrafia da formica nei mesi del ’68. Ne ricordo solo poche annotazioni che più o meno suonavano così “30 novembre Assemblea studenti pendolari – 2 dicembre Avola due morti –  4  dicembre riunione con Scientifico e Magistrali – 14 dicembre Pirelli aumenti e diritto di assemblea – 18 dicembre riunione Bolzano” con in mezzo, forse, qualcosa di più personale, un appuntamento con la fidanzata, un film particolarmente bello.

Per gli anni successivi altri diari non ne ho più tenuti: quello aveva una sua giustificazione nell’età e nel momento, un momento che sembrava inesplicabilmente cosciente della sua straordinaria importanza e novità.

Inesplicabilmente perché il mettere assieme assemblea a scuola, militanza, lotte di grandi fabbriche e di territori, amori privati, guerre di liberazione ci fa sbirciare dentro una soggettività dagli strumenti miracolosi che ci fa amare e rimpiangere la giovinezza ben al di là del corpo elastico e in salute, della testa pronta. Entusiasmo, freschezza, generosità, straordinaria fiducia nella propria collettiva autosufficienza… chi più ne ha più ne metta purché si lasci da parte l’ingenuità che non mi pare giusto chiamare in causa perché non si tratta di fare i paternalisti ma di relazionarsi con correttezza.

(E ora mi viene in mente la grande lezione che Rossana Rossanda restituì con la sua intervista agli studenti di sociologia di Trento, una lezione di interlocuzione politica generosa, rigorosa, intelligente e rivoluzionaria che io non riuscii a capire e  che mi disturbò perché non era di adesione totale e incondizionata.)

Da dentro quel corpo giovanile –testa compresa- il mondo era un affresco necessariamente armonioso di lotte: Berkeley, Parigi, Città del Messico, Praga erano dietro l’angolo e con i VietCong si erano appena condivisi una ciotola di riso e un trasferimento nella jungla. Mi spiace, sto scivolando in toni che potrebbero sembrare troppo enfatici a chi non nutra un rispetto profondissimo per quella storia, per quella dimensione che fortunatamente si ripete.

Mi salvano e in un certo senso mi autorizzano gli anni successivi, tanti e lunghi, e una qualche integrità che ho conservato e che non mi fa rinnegare niente di quel passato. Ma fatemi confessare almeno che  la realtà è stata davvero dura.

Mantenere il legame con quel se stessi che comprende le altr3 e gli altr3 con cui condividesti scopi, lotte, appartenenza di vita ha richiesto molta più energia, tenacia, correzione di prospettiva, conoscenza e sapere di quanto facesse immaginare la consapevolezza di essere potentemente nuov3 e impregiudicat3.

Non la voglio fare lunga e vengo al dunque: il “compito che fa tremare le vene ai polsi” è anche un compito interno di educazione e disciplina, quella vera, quella che scopre e impone i propri scopi, e lo si può portare avanti meglio se ci si pone di fronte alla realtà con determinazione fredda, binocolo e compasso, tenendosi ben stretti per mano e con occhie e orecchie aperte.

Ora chiudo, ho da espletare i compiti di militanza adatti alla mia età: un post, un reel, un podcast per la due giorni di festa e di lotta del 27 e 28 marzo, e poi una impaginazione di articoli di dibattito, di studio e approfondimento. Scusate la noia.

Giancarlo Scotoni

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