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Geopolitica e Apocalisse

di Marino
Calcinari

Secondo gli apologeti reazionari del primato capitalistico, Thiel sarebbe lastro nascente della intelligentia suprematista come o meglio di Musk, nonché capace ed affidabile sostenitore di Trump: entrambi avversano la democrazia, o quel simulacro che ne resta, negli USA. Un grande paese (“the big country”) dove bensì fioriscono sette, congregazioni, culti neopagani, ed anche sette mistiche, sulla scia di quella promossa da Hubbard (Scientology, fondata nel 1954), o come quella dei Raeliani che confidavano nella clonazione e nella vita eterna, oppure gli Amish, setta anabattista, o i “Santi degli ultimi giorni”, i Mormoni, e poi ancora i Davidiani, i “Bambini di Dio” ecc. ecc. E però non stiamo vivendo nella fantasy ma sotto l’incubo di una terza guerra mondiale, non è di un romanzo di fantascienza che parliamo, semmai del delirio di onnipotenza di un presidente degli USA che rischia di trascinare, nei suoi progetti o far implodere, la stabilità e/o le contraddizioni del quadro geopolitico globale. Il tempo in cui oggi viviamo o che, contro la nostra volontà dobbiamo sopportare, evidenzia il compiersi di una regressione di civiltà, con manifestazioni barbariche di sostegno a politiche di potenza fino alla guerra ed al genocidio, da Beirut a Gaza, dall’Ucraina all’Iran fino allo stesso suicidio dell’umanità… come appunto vivessimo in un film di SF o, più verosimilmente in una distopia post-apocalittica, le cui premesse però hanno una origine, sono datate, ma su cui non si era allora intervenuti e vanno comprese: per l’Italia sono datate infatti da un viaggio di De Gasperi negli USA nel 1948. L’Italia si affidava alla tutela USA e in tempi più recenti confermava tale scelta con Massimo d’Alema nel 2006.Vent’anni dopo, con la Meloni siamo al capolinea(?)

C’è poco da dire quindi se non ricordare, oggi, da dove e quando viene sancita la nostra appartenenza-dipendenza al “mondo occidentale”. Dal periodo in cui si costruisce l’equilibrio del terrore, dal 1945 ad oggi, c’è un filo nero che unisce la storia degli USA a quella del nostro Paese: episodi di ingerenza, manipolazione, interferenza, fino a posizioni di subalternità che oltre a ledere l’onore e il prestigio delle istituzioni repubblicane, indeboliscono la democrazia e la Costituzione. La destra al governo erode le basi democratiche del Paese, un largo schieramento di centrodestra oggi è in grado di coniugare demagogia e qualunquismo, provincialismo e nazionalismo, assistenzialismo e liberismo spinto in un contesto dove la spoliticizzazione di larghe masse dilaga nel Paese e il rapporto di subalternità a Trump ed alla sua visione economica non incontra ostacoli anzi gode dell’accondiscendenza del governo e di larga parte dello schieramento politico di centrodestra, ma non solo.
Pare di vivere in un incubo, quando la guerra, banalizzata, ormai è un fatto che riguarda anche noi, che nel nostro territorio “ospitiamo” non solo una base NATO ma anche, ancora molte strutture e installazioni militari. La guerra che incombe, da Gaza all’Ucraina, può estendersi anche in altre forme nel resto d’Europa in altre realtà, quindi riguarda tutti noi e attrezzarsi per resistere è necessario. Serve dunque una mobilitazione continua che sappia parlare e pronunciarsi in direzione ostinata e contraria, per la pace ed il disarmo perché non ci sono alternative, è un passo obbligato che può e deve estendersi in tutta Europa, dove i conflitti hanno perdurato ben oltre il 1945. Esistono le condizioni per una conversione dell’industria bellica o il tema è off limits? Perché il governo non utilizza più risorse per garantire la sicurezza ambientale, produzioni ecocompatibili, modelli alternativi di mobilità urbana, iniziative di risanamento ambientale, di tutela e valorizzazione dei territori? I Beati Costruttori di Pace ci ricordano da quarant’anni che la pace va praticata ad ogni livello ed anche la nostra Costituzione, all’articolo 11 recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, ma qui serve una coerenza di scelte ed impegni per andare nella giusta direzione. Ad esempio adeguare la nostra legislazione allo Statuto della CPI, introdurre nel nostro ordinamento i crimini contro l’umanità, riconoscere e sanzionare in modo esemplare chi compie, tollera o giustifica un genocidio, impegnarsi con azioni concrete a porre fine ai conflitti, riprendere ed aggiornare il testo dell’accordo di Helsinki del 1975 – che allora venne sottoscritto anche da USA, URSS, Canada – e che fu la base per la creazione dell’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa, cui oggi aderiscono 57 Paesi.

La lettera aperta del 22 maggio 2025 che ha per oggetto l’universalizzazione dei diritti umani sollecita i governi nazionali in tal senso. E porta le firme del primi ministri e/o presidenti di Danimarca (Mette Frederiksen), Italia (Giorgia Meloni), Christian Stoker (Austria); Bart de Wewer (Belgio); Petr Fiala (Repubblica Ceca); Kristen Michal (Estonia); Evika Siljna (Lettonia); Gitanas Nauseda (Lituania). Tutto bene? Pare di no, perché aldilà del limitato numero di adesioni, il testo richiama, oltre allo stato di diritto e alla protezione dei diritti umani, la “fedeltà” alle organizzazioni internazionali, comprese le Nazioni Unite, l’Unione Europea e anche la NATO (!). Faremo quindi chiarezza su questa discrasia politica sabato 28 marzo alla manifestazione che si svolgerà a Roma ed aderiremo alle altre iniziative che, verosimilmente, si terranno sui territori. Diamoci da fare: il tempo è ora.

Concludiamo con poche parole sulla vicenda Palantir menzionata agli inizi e narrata su il manifesto di domenica 15 marzo. Più che di “teologia” del capitalismo però, trattasi, a parere di chi scrive, di apologia demonolatrica e informatica; per cui infine non è detto che la razza umana possa o debba sopravvivere, in caso di apocalisse nucleare non ci sarebbe scampo per nessuno? O forse pensano di salvarsi solo i fan di Elon Musk? Palantir, come è noto, è una delle più potenti aziende al mondo nell’analisi dei dati per governi e apparati di sicurezza a cui anche la difesa americana ha ceduto parte dei suoi servizi di intelligence. Come discuterà su questo argomento il ministro Crosetto? Solo di teoria dei big data o anche di tecnologia militare/digitale? Sappiamo che da settimane restano senza risposta diverse interrogazioni parlamentari sul rapporto tra lo Stato italiano e Palantir. Ma è un fatto normale? Ai tempi di Meloni forse sì.

Marino Calcinari

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