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Francesco, che c’entra Minniti?

Il convegno/incontro fra vescovi e sindaci del Mediterraneo, che si tiene a Firenze dal 23 al 27 febbraio, avrà inevitabilmente come tema portante quello della pace, così messa a rischio non solo dagli avvenimenti che occupano la cronaca odierna in Ucraina ma in tanti luoghi, spesso dimenticati del pianeta.

A chiuderlo vedrà ovviamente – è da dire – la presenza di papa Bergoglio. Del resto dopo le parole pronunciate due settimane fa in diretta televisiva, quando ancora la nuova crisi non aveva raggiunto il suo apice, era per certi versi prevedibile una sua presenza. Il rifiuto della guerra, di quanto di osceno ognuna di queste provoca soprattutto fra le popolazioni che la subiscono, è elemento fondante di questo pontificato, come lo è quello dell’invito all’accoglienza verso i migranti.

C’è però in tale contesto una nota stonata che ha il volto e il nome di una persona, Marco Minniti, nell’occasione esponente del comitato scientifico per le giornate e relatore. Se le parole non fossero pronunciate con l’unico scopo di una denuncia priva di conseguenze, quale migliore occasione avrebbe il Papa e la chiesa tutta per rifiutare tale presenza scomoda? E incongruente con la parola “pace”, la presenza dell’ex parlamentare Pd (si è dimesso lo scorso anno dopo 5 legislature) è legata al nuovo incarico che Minniti aveva assunto.

La Leonardo Spa, erede di Finmeccanica, la più potente azienda nel campo della ricerca e della produzione di dispositivi militari aerospaziali, col 30% di capitale pubblico, lo ha assunto con un ruolo non compatibile con quello politico. Il 25 febbraio del 2021(auguri?) nasceva infatti la Fondazione Med-Or proprio su iniziativa di Leonardo Spa, per promuovere “attività culturali, di ricerca e formazione scientifica, al fine di rafforzare i legami, gli scambi e i rapporti internazionali tra l’Italia e i Paesi dell’area del Mediterraneo allargato fino al Sahel, Corno d’Africa e Mar Rosso (“Med”) e del Medio ed Estremo Oriente (“Or”)”.

“La distanza ci unisce” recita il logo di presentazione della fondazione sul sito, a voler dare un’immagine di think thank nata dalla bontà dei venditori d’armi per promuovere pace, benessere e dialogo fra i popoli di quelle aree.  Il cda di Leonardo che ne ha deliberato la nascita, ha dichiarato che rifugge «sovrapposizioni con il lavoro prezioso delle istituzioni e delle altre organizzazioni internazionali esistenti». Med-Or intende essere un ponte attraverso cui far circolare idee, programmi e progetti che agevoleranno l’altra formazione e permetteranno di trasferire “tecnologie tradizionali e innovative fra gli Stati interessati”. Non è la prima volta che Minniti presiede simili attività, questa volta però esce allo scoperto con un piano di enorme portate in cui Leonardo è l’unico sponsor e con cui si propone di esportare il “sistema Italia”, nei settori della difesa, della sorveglianza, dell’intelligence e dei confini. La fondazione avrà una piena capacità giuridica ed economica e non dovrà sottostare ai lacci e lacciuoli delle verifiche parlamentari e/o governative. Business is business. Altro che think -tank.

Si potranno sviluppare programmi nei settori aerospaziali, della difesa e della sicurezza potendo contare su cospicui investimenti che serviranno a militarizzare ancora di più i paesi interessati. C’è chi ha affermato che questa sarà, senza perifrasi, una “seconda gamba della politica estera italiana”. Nel luglio 2021 dal nuovo manager partiva una missiva rivolta al Capo della Polizia di Stato Franco Gabrielli – oggi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, alla ministra dell’Interno e a quello degli Affari Esteri per un invito al lancio della fondazione. Interessante, ma assai poco consona ad un contesto di pace, il testo della missiva: «La Fondazione nasce con obiettivi molto ambiziosi e con una spiccata vocazione al servizio degli interessi nazionali, ai quali, come sa, ho dedicato larga parte della mia vita». La fondazione nasce, spiega il testo per favorire il «dialogo con quegli attori internazionali di cui l’Italia si pone come naturale interlocutore». Si tratta soprattutto del “quadrante Mediterraneo”, dal Sahel al Medio Oriente. Minniti dichiara come, nelle precedenti esperienze istituzionali, quasi tutti i Paesi industrializzati utilizzano come base di relazione questo genere di strumenti con risultati molto spesso apprezzabili ed obiettivi altrettanto ambiziosi. Minniti ha sempre guardato in avanti e quello che presiede ora è una sorta di camera di compensazione per incontri formali e istituzionali. Nel settembre 2020 Minniti era stato intervistato da Libero in cui, domandandosi retoricamente se esiste o meno un “sistema Italia”, si parlava del fallimento delle missioni in Libia dove, nonostante la realizzazione di un ospedale a Misurata il porto sia finito in mano ad Erdogan con una concessione della durata di 99 anni. In pratica si affermava che per consolidare posizioni di vantaggio in più settori nell’area, soprattutto militari, l’Italia non si doveva e poteva muovere come unica identità. La pacifista fondazione è partita con un budget modesto, 120 mila euro e con un contributo per finanziare borse di studio, alta formazione, stages di circa 500 mila euro si afferma da Leonardo.

Sia chiaro, fondazioni simili ne esistono anche in Usa, Francia e UK, ma nel comitato di Med-Or, ci sono emissari di vari ministeri e della federazione delle Aziende italiane per l’Aerospazio e la Sicurezza, una associazione di categoria delle imprese del settore guidata dall’ex parlamentare di FdI Guido Crosetto. Esiste un termine con cui nel settore si identificano fondazioni come quella presieduta da Minniti ed è gatekeeper o imprenditori di policy, cioè persone che fanno da traino ad altre reti di portatori di interessi, quelli italiani of course. Come dicevamo il politico di Reggio Calabria (un tempo definito il rappresentante dei Servizi nel Copasir), non è nuovo a simili imprese, ma mai così in grande. Nel 2009 è stato co-fondatore dell’ Intelligence Culture and Strategic Analysis (Icsa) che ha avuto come primo presidente un altro alfiere del pacifismo, tal Francesco Cossiga. Non a caso la figlia del defunto presidente della Repubblica occupa un ruolo centrale in Med-Or, assieme a figure dell’establishment, preferibilmente del centro destra, per cui pecunia non olet, giornalisti, faccendieri, basta leggere i nomi del vertice (https://www.med-or.org/) .

Icsa all’epoca rappresentava una novità, un vero e proprio collettore di relazioni nell’ambito della difesa e della sicurezza. Ma i gradi per occupare un posto così rilevante, Marco Minniti li ha acquisiti, dal 2015, quando è stato fra i più efficienti fautori dell’esternalizzazione delle frontiere mediante la formazione degli ufficiali locali, la cessione o vendita, di tecnologie di sorveglianza ai Paesi di transito e di fuga di migranti e richiedenti asilo, in particolar modo in Libia.

E qui arriviamo alla seconda ragione per cui la presenza del suddetto nuovo manager all’incontro fiorentino risulta inopportuna. Il papa che in maniera tanto accorata ha condannato, anche in tv i lager libici dovrebbe venire informato- magari gli sarà sfuggito – che fra le persone che verranno benedette con la sua visita, ci sarà anche colui che, quando era al Viminale, il 2 febbraio 2017, ha siglato il Memorandum Of Understanding, con cui, in barba a tutti gli accordi internazionali, si interveniva in un paese peraltro devastato dalla guerra civile e in cui governavano milizie private, non solo si finanziava la sedicente Guardia costiera libica, non solo si considerava come valida l’esistenza di una “Zona SAR” (soccorso e salvataggio) di competenza del governo provvisorio di Tripoli, in cui si sarebbero dovute rincorrere e riportare in un porto “non sicuro” i fuggitivi, ma con cui di fatto si permetteva a trafficanti di esseri umani di indossare una divisa e di essere pagati e si istituzionalizzavano quei centri di detenzione che da buon ultimo il papa ha chiamato col nome giusto, lager. Si inginocchierà quel signor Minniti che ha fortemente voluto il Codice di condotta per le navi umanitarie delle Ong, che si erano parzialmente sostituite all’assenza di navi della marina militare e delle agenzie europee, per compiere missioni di salvataggio anche in quel deserto che sono le acque di zona SAR libica? E va considerato come un provvedimento per favorire la pace quello con cui si autorizza i funzionari di polizia, a salire a bordo delle navi delle ong per raccogliere informazioni e poi bloccare le missioni di salvataggio?

Per Salvini, successore di Minniti al Viminale è bastato urlare un po’ di più alla necessità di chiudere i porti e sequestrare le navi, il lavoro sporco era stato già fatto, ma si sa per una parte enorme di forze politiche del Paese, i diritti si considerano offesi, solo quando governano le destre. Ma Minniti ha fatto altro, da una parte ha contribuito a spezzare le esperienze positive di accoglienza come quella di Riace, contemporaneamente, da “uomo di pace” ha fatto da garante ad un accordo fra i clan del Fezzan (Libia meridionale) per creare una ulteriore Guardia di frontiera atta a sorvegliare i 5000 km di confine nel Sud del Paese. Già da allora i rapporti con Finmeccanica erano di importanza strategica, tramite un’azienda del gruppo, la Selex, si sono prodotti i sensori di controllo dei confini. Minniti parlava in quei mesi di far interagire tecnologia e fattore umano, altrimenti i confini non avrebbero potuto essere sorvegliati. Ovviamente ci sono stati anche gesti umanitari in piena pandemia come la donazione di 50 (cinquanta) respiratori al Niger. In fondo per l’ex ministro dell’Interno si tratta di operare su quella che un altro inquilino del Viminale dalla simile capigliatura, definì la “quarta sponda” , in cui si gioca una partita complessa per l’Europa. Si agita molto la lotta contro il terrorismo, quando in realtà il tema reale è il blocco dei flussi migratori.

E sempre per rammentare al papa e a chi ne parla con gli adoranti toni di un Fabio Fazio di turno, è utile far presente chi sono i principali sostenitori del nuovo manager della pace armata. Quando Med-Or è stata lanciata, il vicepresidente libico Abdullah al Lafi, ha inviato un caloroso messaggio di auguri “all’amico Marco”.

È stata La Repubblica a riportare con orgoglio nazionalista il testo del messaggio

Il vicepresidente della Libia Abdullah al Lafi in occasione del lancio di Med-Or ha inviato un caloroso messaggio di augurio «all’amico Marco». Intervistato ad aprile 2021 da Repubblica, al Lafi ha detto, “il Paese sta discutendo l’acquisto sia di elicotteri per il pattugliamento della zona di mare nella quale i salvataggi sono di competenza libica, sia per costruire un polo di assemblaggio degli elicotteri in loco”. Affari e contemporaneamente nuovi lager da aprire. Hanno informato Francesco? Fra i presenti vanno annoverati: Dimitris Avramopoulos, l’ex Commissario europeo per le migrazioni, Mohamed Abdirizak, ministro degli esteri somalo, l’imprenditore ed ex coordinatore delle operazioni del Mossad su prigionieri di guerra e vittime in azioni armate sotto il primo governo di Benjamin Netanyahu David Meidan (che dice di essere «onorato di fare parte dell’iniziativa Med-Or Leonardo». E per finire esponenti di grande calibro di governi impegnati da decenni per la pace e la promozione dei diritti umani come: Abdullatif bin Rashid Al Zayani, Ministro degli Esteri del Bahrain; Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri del Qatar e Hamad bin Mohammed Al Sheikh, Ministro dell’Istruzione dell’Arabia Saudita. Rappresentanti di paesi che hanno ricevuto l’invito a partecipare a Med-Or con cui Leonardo ha ottime relazioni di affari. In Bahrain gli appalti dell’ex Finmeccanica sono enormi e riguardano la gestione del traffico aereo civile e militare, la fornitura di navi e per il sistema di tracciamento radar della marina militare. In Qatar, Leonardo ha ricevuto nel 2021 una commessa per la formazione contro attacchi hacker degli operatori del centro di ricerca Qatar Computing Research Institute, fornisce navi ed elicotteri. In Arabia Saudita Leonardo ha storiche forniture di aerei e navi da guerra. Le consulenze di Renzi al confronto sono quelle di un dilettante. E Med-Or non è il solo nodo della rete messa in piedi da Leonardo, la filiera è lunga e complessa ma punta sempre alla realizzazione di commesse sul settore di alta tecnologia militare. Come riportiamo su questo numero, un numero significativo di associazioni e personalità del mondo laico e cattolico, ha espresso profondo dissenso per la presenza di colui che è di fatto responsabile dei lager libici, della politica dei respingimenti in mare che oggi conosce tanta fortuna col governo Draghi, di un numero imprecisato di morti in mare. Ma questo non sembra bastare, mentre andiamo in stampa, a fermare l’ipocrita cerimoniale che assolve i responsabili e invoca una messianica pace universale o un generico appello all’accoglienza. E non si tratta di un mero incidente diplomatico o di doveri istituzionali da rispettare.

Affari, profitti e rispetto dei diritti non possono e non debbono necessariamente andare d’accordo. Questo il messaggio di cui si fa latore la presenza di Minniti. Chi non la rifiuta e non caccia, per utilizzare una metafora tanto in voga nelle curie “i mercanti dal tempio” ne è consapevole complice. Inutile lavarsi e lavare le coscienze in diretta tv. Ma forse è il nostro radicalismo a farci leggere con un sorriso amaro la mission dichiarata di Med-Or, “Med-Or condivide e fa propri i valori del Socio Fondatore Leonardo. La Fondazione conforma il proprio operato e si ispira, dunque, all’Etica e al Rispetto, alla Competenza e al Merito, all’Innovazione e all’Eccellenza, all’Internazionalità e alla Multiculturalità, ai Diritti e alla Sostenibilità”. Da notare l’uso delle maiuscole. Che volere di più?

Stefano Galieni

 

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