la scoperta e la descrizione del mondo- Avanti Cristo (parte prima) –
In età ellenistica il termine periegesi veniva usato per descrivere la topografia di un paese, di un ambiente urbano, antropizzato o civilizzato e furono individuati con questo termine -periegetici-. quanti scrissero di fatti storici antichi, conservando la storia dei luoghi e degli avvenimenti che poi furono alla base della storiografia fondata su documenti, fonti storiche certe, conoscenze ed indagine ambientale, culturale, politica di riti, consuetudini leggi e norme di comportamento civile dei popoli che allora formavano l’Ecumene conosciuta. Il più antico dei periegeti, un viaggiatore erudito nel III secolo a. C il cui nome ci è ignoto
scrisse su un papiro, di cui si sono conservati molti frammenti (e il documento è noto come “periegesi di Hawara” ), della realtà urbana dell’Atene di quel tempo, non solo i monumenti o il Partenone, ma le abitazioni civili, i caseggiati popolari etc.
Tutti gli storici greci infine anteriori a Erodoto, vissuto circa tra il 490 e il 420 a.C. sono oggi definiti dalla storiografia “logografi”. Conosciamo il nome dei più famosi: Scilace di Carianda (600- 516 a.C. circa), esploratore e cartografo fu il primo navigatore greco ad esplorare le foci dell’Indo, tra il 519 e il 516 a.C., per conto del re persiano Dario I. Raggiunto l’Oceano Indiano, navigò verso ovest giungendo fino in Egitto, esplorò le coste del Mar rosso. Dopo di lui Ecateo di Mileto (550-476 a.C.) scrisse la “Periegesi”, due libri riguardanti l’Europa e l’Asia, descrivendo i luoghi da lui visitati, con indicazione delle distanze, ed osservazioni etnografiche, usi e costumi, un suo allievo, Erodoro di Eraclea Pontica (510– 430 a.C. circa) scrisse ed aggiornò le opere del maestro ; di Acusilao di Argo (metà VI secolo a.C. – inizio V secolo a.C.) più mitografo che storico, abbiamo poche note di geografia, ed anche Ferecide di Atene (storico e mitografo vissuto nel V° sec.), che riprendeva la leggenda degli Argonauti e le loro peripezie, è povero di notizie o riferimenti geografici attendibili, inoltre tutti scrissero i loro libri, quasi tutti, in dialetto ionico. Poi vennero i nove libri di Erodoto (“Storie” databili intorno al 450 a.C., lo storico visse indicativamente tra il 490 e il 424 a.C.) e tra quelle pagine mirabili restano- per chi legge le citazioni e note, il lungo elenco dei popoli che costituivano il primo “Atlante etnografico” dell’antichità. Non solo: la vita di Periandro, di Pittaco di Mitilene (uno dei sette sapienti), le poesie di Arione, di Metimna il citaredo, di Teodoro di Samo, il più grande artista del VI sec.a.C, il ritrovamento della tomba del mitico re Oreste, la costruzione di Ecbatana, la vita di Ciro il Grande e l’elenco dei popoli che formarono il primo grande impero multietnico della Storia: Pasargadi, Achemenidi, Marafi, Maspi, Pantalei, Deruisei, Dai, Mardi, Dripei, Fenici, Cilici, Greci. rappresentano un patrimonio informativo, di vicende piccole e/o memorabili che informano e formano la cultura classica, l’acquisizione di conoscenza e chiavi interpretative con cui impariamo a conoscere ed a dare sistematicità e metodicità alla nostra narrazione.
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Patrocle (312- 270 a.C.) era un guerriero macedone, un militare obbediente e disciplinato, alle dipendenze di Seleuco I° di Siria, già generale di Alesandro Magno. Ma egli operò ed agì anche come geografo e dal 285 al 282 esplorò in lungo e in largo il Mare Caspio. Cercava un passaggio verso il Mare Indiano? L’esito di quel viaggio non fu dei migliori, il suo cammino fu disturbato da popolazioni barbariche ostili, le ricognizioni furono falsate da frettolosità, ed approssimazioni, la piùgrande riguardava il percorso dei fiumi, le nuove vie d’acqua per il commercio e il controllo di territori da valorizzare con insediamenti permanenti soprattutto nella vasta area geografica tra i fiumi Oxus e Iassarte (oggi Amu Darya e sir Darya), che si pensava fossero tributari del Caspio, invece terminavano nell’attuale Mare di Aral.
Apollonio Rodio nato ad Alessandria d’Egitto,e vissuto tra il 295 a.C.e il 215 a.C. è l’autore di un poema, “Le Argonautiche” dove elementi della narrazione, favolistica e leggendaria si appoggiano ad un sostrato di conoscenze geografiche che riassumono esemplarmente la conoscenza del mondo greco, di quello orientale ed illirico, la scoperta della terra di Eeta, la Colchide, la Bitinia dei Bebrici,la Colchide, il Mar Nero…
Di Eraclide, conosciuto come “Critico”, vissuto intorno alla metà del III sec. a.C, conosciamo un testo di cui restano pochi frammenti “Sulle città della Grecia”in cui è descritta la città di Atene e in modo più sintetico, la Beozia, pensiamo che la sua attività avesse determinato il passaggio dalla periegesi antica a quella rinnovata, e che poi sarebbe culminata con l’opera di Pausania che collochiamo tra il 110- 180 d.C. circa. Molto probabilmente il primo globo terrestre fu raffigurato da Cratete di Mallo, grammatico, capo della Scuola di Pergamo, ma anche esegeta e poliglotta, scrisse su diverse questioni geografiche, la sua attività è compesa tra il 170 e il 130 a.C.
Agatarchide di Cnido (220- 145 a.C. circa) fu retore ad Alessandria, storico e geografo, fu autore di più opere, di cui ci restano pochi frammenti, ma che da allora e fino ai tempi di Fozio (X sec.d.C.) vennero usati con una certa frequenza, poiché includevano anche opere di altri autori a noi ignoti, molto utilizzate le indicazioni sul Mar Rosso..
Eudosso di Cizico, vissuto anch’egli nel II sec.a.C. esplorò il mare arabico per conto di Tolomeo VIII, re della dinastia tolemaica in Egitto, e di sua moglie Cleopatra III, verosimilmente tra il 115 e il 110 a.C.
Artemidoro di Efeso, esploratore visse tra il II e I° sec. A.C. fu autore di un’esposizione geografica in XI libri, il cui titolo è, secondo le fonti, Geographoùmena. Ne restano pochi frammenti.
Tirannione di Amiso nel Ponto non fu solo un filosofo peripatetico ma un maestro, competente ed aggiornato, di geografia; inoltre ebbe un ruolo fondamentale nella formazione di Strabone; era stato portato a Roma come prigioniero da Lucullo, e qui era divenuto magister. La sua profonda conoscenza della geografia influenzò enormemente i grandi storici e geografi dell’antichità
Marco Vipsanio Agrippa, (63- 12 a.C.) che molti reputano fosse stato il braccio destro di Augusto, primo imperatore di Roma, tra l’altro si occupò di geografia: sotto la sua supervisione venne redatta una completa mappa dell’impero, che più tardi fu incisa su marmo da Augusto ed in seguito esposta in un colonnato da sua sorella Polla. Molti gli attribuiscono la cosiddetta Tabula Peutingeriana (la mappa descrittiva dell’orbe romano, oggi alla Biblioteca Nazionale Austriaca di Vienna)
Strabone di Amasia (vissuto tra il 60 a.C.- 24 d.C.) fu autore di un ampia opera storica in 47 libri, andata perduta (continuava la Storia di Polibio), ma quasi intera ci è giunta la “Geographia” in 17 libri, un vastissimo trattato che egli scrisse dopo anni ed anni di peregrinazioni, viaggi ed avventure. Strabone aveva fatto i suoi studi con Aristodemo di Nisa il Vecchio a Nisa, nella Caria, nel 44 a.C. si era trasferito a Roma. Strabone visitò l’Etruria, navigò nelle acque dell’Egeo, fu in Egitto, ad Alessandria ed a Philae dove visitò il Grande Tempio di Iside, poi risalì il corso del Nilo, infine lesse e utilizzò parte dei papiri del macedone Patrocle che aveva esplorato in lungo e in largo il Mare Caspio e tutta la zona estrema delle Terre Incognitae.
E tra gli altri geografi ricordiamo Pomponio Mela, ispanico vissuto nel I° sec.d.C.,, autore di una vasta “Chorographia” che cita l’impero cinese, uno scrittore “moderno” ancor oggi meritevole di attenzione per l’accuratezza e precisione di molti dettagli geografici e particolari di non poco conto ; e dopo di lui Arriano di Nicomedia (95-175 d.C.) autore dell’Indikè/ Indica- sull’India e de “Il Periplo del Ponte Eusino).
Dionigi il Periegeta vissuto agli inizi del II. sec. d.C., di origine greca, è riconosciuto come autore di un poemetto didascalico, “Periegesi della Terra “ in oltre mille esametri con raffigurazioni del mondo allora conosciuto e pare che si sia avvalso di più fonti, senza meno è percepita la presenza di alcuni scritti di Eratostene- i tre libri della sua “Geographia”, certamente -, per la più compiuta compilazione, ma forse anche attingendo a piùfonti, e ne comprendiamo l’importanza se pensiamo che il suo testo sarebbe stato ripreso e più volte citato da Avieno nel IV sec.d. C., e poi da Prisciano, nel V° secolo. Da qui, da questo periodo storico possiamo abbozzare almeno una lista dei nomi più famosi, evidenziando la loro appartenenza alle due categorie, che ci interessano e le cui finalità però quasi mai si divaricano, cartografo e/o esploratore. “La periegesi del mondo abitato” fu realizzata nel 124 d.C., non un baedeker ante litteram ma un manuale, di cui si fecero molte copie, e che comprendeva una raffigurazione più che aggiornata del mondo allora conosciuto e dei suoi confini. Il Mare Rubrum, quello Aethiopicus, l’Haeritreum, il Persicum, l’Arabicus, il Mare Creticum, l’Hyrcanium (deriva dagli Ircani, un popolo nomade di origine iranica che abitava le coste meridionali del bacino, nell’odierna regione del Mazandaran).
Agatemero geografo greco, vissuto non prima del III sec.D.C è l’autore del testo “Ipotiposi geografica”. Abbozzo di geografia “verosimilmente aggiornata al tempo in cui visse, ma è poco citato da autori a lui coevi. NB: L’Ipotiposi è una figura retorica che consiste nel descrivere una persona, un oggetto, un paesaggio o un’azione in modo così vivido, minuzioso e realistico da farlo apparire concretamente davanti agli occhi di chi ascolta o legge.
Agatodemone fu un cartografo alessandrino, ma è difficile collocare con esattezza il tempo in cui visse, sebbene alcuni studiosi lo pongano tra il IV e il V secolo d.C.
Secondo alcuni storici Agatodemone sarebbe stato l’autore che delineò, risistemò o aggiornò alcune delle mappe presenti nella Geografia di Tolomeo e di conseguenza potrebbe essere stato suo contemporaneo, e quindi vissuto nel II secolo, o comunque di poco posteriore a Claudio Tolomeo.
Marciano di Eraclea vissuto tra il IV e V secolo d. C., scrisse il Periplo del mare esterno che è la più vasta opera geografica dell’antichità inferiore solo a quella di Claudio Tolomeo. In due libri preceduti da un proemio, l’opera si sofferma a descrivere le coste del Golfo Arabico, del Golfo Persico e del Mare Rosso; nel secondo libro, Marciano si sofferma sulle coste dell’Atlantico e dell’Europa settentrionale fino agli Alani e ai Chuni (Unni?) del Baltico
Marino Calcinari