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Esperanto e anti-imperialismo-Esperanto kaj kontraŭimperiismo

di Matteo
Minetti

L’Esperanto come lingua comune europea

 Vi sarà successo di dover parlare con uno straniero, a me è capitato in Francia, e di rivolgervi a lui in inglese, non conoscendo la lingua. Alla faccia schifata del intelocutore, che fingeva di non capire, ho proseguito in italiano. Molto meglio. Francese e italiano sono lingue vicine, entrambe derivano dal latino. Ci siamo capiti ognuno parlando la sua lingua.

Sembra ovvio che un turista italiano che vada a Londra debba parlare, seppure male, la lingua di quel paese mentre un analogo turista inglese a Roma non si sogna neppure di spiccicare tre parole di italiano.  L’inglese è la lingua dei dominatori dei mari, dell’impero coloniale, della finanza e dell’informatica, della musica pop e del consumismo globalizzato. L’italiano era la lingua veicolare della musica classica fino al 1800. Nel frattempo era il francese la lingua alla moda, parlata in tutte le corti d’Europa.

Aggiungiamo che dove si parla inglese, spagnolo, francese o portoghese, in America, Africa o in Asia, è per il passato coloniale, che in quelle terre ha imposto la lingua dell’impero. Al linguista Max Weinreich viene attribuita la frase divenuta celebre: “una lingua è un dialetto con un esercito e una marina”. Se oggi l’inglese è la lingua veicolare tra moltissime persone non madrelingua (circa 1 mld) è probabilmente a causa delle vittorie degli USA e del Regno Unito nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale, che hanno portato ad un ruolo tuttora egemone i due principali paesi anglofoni. Ne sono la prova le centinaia di basi militari statunitensi (642) dislocate in quasi tutto il mondo (170 paesi tra cui molte in Europa) mappate nello studio di David Vine (Vine 2015).

Ci troviamo quindi oggi in una Unione Europea, che non comprende più il Regno Unito (per antonomasia di Gran Bretagna), a parlare un inglese imbastardito per non usare nessuna fra le nostre molte lingue e traducendo tutto, con costi enormi ed evidente assurdità.

Alcuni illustri linguisti, Bruno MiglioriniTullio del Mauro tra gli altri, speravano che, nel processo costituitivo della Unione Europea, i paesi fondatori avrebbero scelto, come lingua veicolare ufficiale comune e per i documenti, anche l’Esperanto. Era stata inventata dal Dottor Zamenhof circa cento anni prima proprio con quello scopo: far comunicare i popoli europei e del mondo in modo semplice senza dover scegliere una lingua esistente da imporre sulle altre. Una scelta geniale e pacifista di democrazia linguistica. Nessuno si sarebbe avvantaggiato di averla come lingua madre senza doverla studiare, sfoggiando l’accento corretto, ma sarebbe stata semplice e facile da imparare per tutti, essendo stata creata apposta: con pochissime regole, nessuna eccezione e pescando le radici tematiche dalle principali lingue europee. Zamenhof ne parla nella celebre https://it.wikisource.org/wiki/Dichiarazione_di_Boulogne del 1905. Solo una lingua artificiale può essere una lingua internazionale mondiale. Qualsiasi lingua storica esistente risulterebbe invece una forma di imperialismo culturale, per i motivi che ho prima fatto presenti. E’ vero che precedentemente altre lingue avevano avuto la funzione di lingua comune di vaste porzioni di mondo, il cinese mandarino, il latino, il greco, l’arabo, il portoghese, lo spagnolo e poi l’inglese. Quelle comunità linguistiche non nascondevano la loro natura imperiale o la loro espansione per conquista militare. Infatti sono sopravvissute nell’uso finché quella influenza politica e culturale si è conservata fra i popoli.

L’unione Europea è una delle poche federazioni di Stati che non sono originate da guerre di espansione e, teoricamente, ogni Stato membro vi mantiene la propria sovranità, anche linguistica. Nella pratica inglese, francese e tedesco sono le lingue più usate nella diplomazia europea, negli scambi commerciali, nella produzione scientifica, perché rispecchiano i rapporti di forza all’interno dell’alleanza atlantica.

Chi crede nella paritaria dignità fra le culture e si fa portatore di una unità dei popoli, in vista di reciproche collaborazioni, potrebbe a mio avviso sostenere l’uso di una lingua veicolare neutra e facile quale è l’Esperanto.  In primis imparandola. Ci vogliono circa due anni di impegno, anche discontinuo. Persone giovani e portate per l’apprendimento linguistico imparano un ottimo Esperanto in pochi mesi.

In questo modo si potrebbe portare, con l’esempio, la dimostrazione della praticabilità di una comunicazione che non sia viziata da un imperialismo culturale di fondo. Anche gli anglofoni imparano l’esperanto, proprio perchè condividono gli ideali di una comunicazione paritaria con i loro interlocutori.

Già durante i primi decenni del XX secolo, l’Esperanto era una lingua studiata da molti intellettuali, politici e rivoluzionari: Albert Einstein, Tolstoj, Tolkien, Umberto Eco, Baden Powell, Jules Verne, Oscar Luigi Scalfaro, Papa Giovanni Paolo II e molti altri. Gli anarchici spagnoli la utilizzarono durante la guerra per la difesa della repubblica e venne adottata in alcune esperienze libertarie come l’Isola delle Rose. Oggi la diffusione di questa lingua per la comunicazione internazionale è ancora più praticabile, dacché è possibile studiarla mediante corsi online gratuiti come Duolingo e la troviamo disponibile nei traduttori automatici e nelle intelligenze artificiali generative.

L’Esperanto come lingua dei BRICS+

A differenza del neocolonialismo anglo-americano, che tende a rendere omegenei i territori che coinvolge per lingua, sistema economico, ordinamento politico, cultura e intrattenimento; l’alleanza BRICS è soltanto una collaborazione economica all’interno di un mercato comune che tende a evitare l’uso del dollaro negli scambi. I paesi che ne fanno parte attualmente sono, oltre ai fondatori Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, quelli che si sono aggiunti in seguito: Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran (2024), Indonesia (2025).

La diversità dei ceppi linguistici di questi paesi suggerisce una possibile evoluzione dell’Esperanto come lingua veicolare nelle relazioni personali e diplomatiche fra gli abitanti, anche in relazione al progetto di infrastrutture di comunicazione legate alla Nuova Via della Seta.

La Russia è stata una delle prime nazioni coinvolte dalla diffusione dell’Esperanto, in quanto il suo creatore Lazaro Ludovico Zamenhof era cittadino dell’Impero Russo, poi a quattordici anni si trasferì a Varsavia, in Polonia. Durante il periodo sovietico la lingua è stata supportata nella sua diffusione, eccetto per la parentesi della persecuzione staliniana. Ancora oggi ha una delle più vaste comunità di parlanti e una importante rivista: La ondo de Esperanto. Anche la Cina ha una notevole storia nella diffusione della Lingua Internazionale ideata da Zamenhof e tuttora è attiva una rivista sul web in lingua Esperanto, siti istituzionalali e una numerosa comunità di parlanti. Il Brasile ha una attiva comunità esperantista e una organizzazione che ne promuove l’insegnamento fondata nel 1907. L’India ha una centenaria storia di diffusione dell’Esperanto in funzione anti-imperialista attualmente limitata dalla conoscenza  dell’inglese fra i suoi abitanti.

L’esperanto come lingua di pace.

Il tragico periodo storico che stiamo attraversando, segnato da guerre prolungate e sanguinose, come da episodi più circoscritti di scontri e incursioni militari motivate da nazionalismi, espansionismo e affermazione imperialista su paesi terzi, ci porta a riflettere sulla direzione che stiamo prendendo. Ha senso unirsi in alleanze militari-commerciali polarizzate fra il blocco atlantico e quello euroasiatico, in una versione aggiornata e distopica della Guerra Fredda?

Parlare inglese diventa sempre di più un carattere identitario del cosiddetto Occidente, ovvero dei paesi del Primo mondo (Europa, America del Nord, Giappone e Australia) che si sentono minacciati dalla sempre maggiore forza militare del secondo (Russia e Cina) e dall’indipendenza delle ex-colonie del terzo mondo (Medio Oriente, America del sud, Africa, Sud-est asiatico).

Superare questa visione imperialista eurocentrica non è una scelta, è una necessità storica per non chiudersi nella conservazione a oltranza di una egemonia superata, pensando di poter difendere con le armi quella posizione di privilegio e sfruttamento delle popolazioni extraeuropee. Consapevoli del fatto che viviamo esattamente in questa contrapposizione geopolitica, auspicare l’adozione dell’Esperanto nella diplomazia e negli scambi economici e culturali fra le popolazioni di tutto il mondo è proprio un modo per guardare oltre. Verso un futuro di cooperazione internazionale che permetta di condividere le risorse e le conoscenze, invece che strapparsele con violenza in guerre di rapina, distruggendole per tutti, con il correlato di sofferenza, arretramento culturale, nazionalismo fanatico e limitazione delle libertà personali.

Se vogliamo un futuro di pace e non di terrore e scarsità per le future generazioni, iniziamo già da ora, fra le altre cose che possiamo fare, a imparare e diffondere l’Esperanto. Questa lingua, con la sua filosofia di rispetto democratico per le culture, ci permetterà di comunicare con tutti i popoli del mondo, evitando il più possibile polarizzazioni e guerre.

Sitografia

https://www.esperanto.it/it/

https://lernu.net/esperanto?hl=it

https://uea.org/

https://www.geopop.it/cose-lesperanto-la-possibile-lingua-comune-europea-inventata-a-tavolino-e-mai-usata/

https://www.pressenza.com/it/2022/08/breve-storia-dellesperanto-la-lingua-di-pace-vecchia-di-135-anni-odiata-da-hitler-e-stalin/

https://scomodo.org/la-lingua-della-democrazia-lesperanto-tra-sogno-e-realta/

http://www.espero.com.cn/

https://esperanto-ondo.ru/Lo-old.htm

https://disvastigo.esperanto.it/index.php/it/approfondimenti/76-a049-il-dibattito-sullesperanto

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Esperanto kaj kontraŭimperiismo

Esperanto kiel komuna eŭropa lingvo

Vi verŝajne iafoje devis paroli kun fremdulo – tio okazis al mi en Francio – kaj vi alparolis lin angle, ĉar vi ne konis la lingvon. Rimarktinte la naŭzitan rigardon de la alia persono, kiu ŝajnigis nekompreni tion, kion mi diris, mi daŭrigis en la itala. Multe pli bone. La franca kaj la itala estas parencaj lingvoj; ambaŭ devenas de la latina. Ni komprenis unu la alian, parolante niajn proprajn lingvojn.

Ŝajnas evidente, ke itala turisto vizitanta Londonon devus paroli, eĉ se malbone, la lingvon de tiu lando, dum simila angla turisto en Romo eĉ ne provus eldiri tri vortojn de la itala. La angla estas la lingvo de la regantoj de la maroj, de la kolonia imperio, de financo kaj informa teknologio, de popmuziko kaj tutmondiĝinta konsumismo. La itala estis la  vehikla lingvo de klasika muziko ĝis la 1800-aj jaroj. Dume, la franca estis la moda lingvo, parolita en ĉiuj eŭropaj kortegoj.

Ni povus aldoni, ke kie ajn oni parolas la anglan, hispanan, francan aŭ portugalan – en Ameriko, Afriko aŭ Azio – tio ŝuldiĝas al la kolonia pasinteco, kiu trudis la lingvon de la imperio al tiuj popoloj. La lingvisto Max Weinreich estas kreditita per la fama frazo: ‘Lingvo estas dialekto kun armeo kaj floto’. Se la angla nun estas la vehikla lingvo inter vasta nombro da ne-patrinlingvaj parolantoj (ĉirkaŭ 1 miliardo), tio verŝajne ŝuldiĝas al la venkoj de Usono kaj Britio en la Unua kaj Dua Mondmilitoj, kiuj kondukis al tio, ke la du ĉefaj anglalingvaj landoj konservis dominan rolon ĝis hodiaŭ. Pruvo pri tio kuŝas en la centoj da usonaj militbazoj (642) starigitaj tra preskaŭ la tuta mondo (170 landoj, inkluzive de multaj en Eŭropo), mapigitaj en la studo de David Vine (Vine 2015).

Ni do hodiaŭ troviĝas en Eŭropa Unio, kiu ne plu inkluzivas la Unuiĝintan Reĝlandon (antonomazie  de Britio), parolante bastardigitan formon de la angla anstataŭ uzi iun ajn el niaj multaj lingvoj, kaj tradukante ĉion, je grandega kosto kaj kun evidenta absurdeco.

Pluraj eminentaj lingvistoj, inkluzive de Bruno Migliorini kaj Tullio De Mauro, esperis, ke dum la formado de Eŭropa Unio la fondintaj landoj elektus ankaŭ Esperanton kiel komunan oficialan lingvon por dokumentoj kaj komunikado. Ĝin inventis D-ro Zamenhof antaŭ ĉirkaŭ cent jaroj ĝuste por tiu celo: por ebligi al la popoloj de Eŭropo kaj de la mondo komuniki simple sen devi elekti ekzistantan lingvon por trudi ĝin al aliaj. Brila kaj pacifisma elekto de lingva demokratio. Neniu estus havinta la avantaĝon de patrina lingvo sen devi studi ĝin, aŭ paroli kun la ĝusta akĉento, sed estus simple kaj facile por ĉiuj lerni ĝin, ĉar ĝi estis kreita specife por tiu celo: kun tre malmultaj reguloj, neniu escepto kaj ĉerpinte siajn radikojn de la vortoj el la ĉefaj eŭropaj lingvoj. Zamenhof diskutas pri tiu temo en sia fama Deklaracio de Boulogne de 1905: nur artefarita lingvo povas servi kiel tutmonda internacia lingvo. Ajna ekzistanta historia lingvo, aliflanke, estus formo de kultura imperiismo, pro la kialoj, kiujn mi antaŭe konturis. Certe en la pasinteco aliaj lingvoj servis kiel komuna lingvo de vastaj partoj de la mondo: la mandarena ĉina, la latina, la greka, la araba, la portugala, la hispana kaj, poste, la angla. Tiuj lingvaj komunumoj ne kaŝis sian imperian naturon nek sian ekspansion per milita konkero. Fakte, ili restis en uzo nur tiom longe, kiom tiu politika kaj kultura influo estis konservita inter la popoloj.

Eŭropa Unio estas ununura el la malmultaj federacioj de ŝtatoj, kiuj ne originis el ekspansiomilitoj kaj, teorie, kie ĉiu membroŝtato konservas sian propran suverenecon, inkluzive de lingva suvereneco. Praktike, la angla, la franca kaj la germana estas la lingvoj plej ofte uzitaj en la eŭropa diplomatio, komerco kaj scienca produktado, ĉar ili reflektas la potencekvilibron de la atlantika alianco.

Kiu kredas je la egala digno de ĉiuj kulturoj kaj subtenas unuecon inter popoloj, kun la celo de reciproka kunlaboro, povus, laŭ mia opinio, subteni la uzon de neŭtrala kaj alirebla lingvo kiel Esperanto. Unue kaj ĉefe, lernante ĝin. Oni bezonas ĉirkaŭ du jarojn, ankaŭ nekontinue. Junuloj  talentaj por lingvolernado povas majstri Esperanton en nur kelkaj monatoj.

Tiel oni povus per ekzemplo demonstri la fareblecon de komunikado, kiu ne estas makulita de subkuŝanta kultura imperiismo. Eĉ anglalingvanoj lernas Esperanton, ĝuste ĉar ili kunhavas la idealojn de egala komunikado kun siaj interparolantoj.

Jam en la unuaj jardekoj de la 20-a jarcento, Esperanto estis lingvo studata de multaj intelektuloj, politikistoj kaj revoluciuloj: Albert Einstein, Tolstoj, Tolkien, Umberto Eco, Baden-Powell, Jules Verne, Oscar Luigi Scalfaro, Papo Johano Paŭlo la 2-a kaj multaj aliaj. Hispanaj anarĥistoj uzis ĝin dum la milito por defendi la respublikon, kaj ĝi estis adoptita en liberecaj eksperimentoj kiel la Insulo de la Rozoj. Hodiaŭ la uzo de ĉi tiu lingvo por internacia komunikado estas eĉ pli farebla, ĉar oni povas lerni ĝin per senpagaj retaj kursoj kiel Duolingo kaj ĝi estas disponebla en automataj tradukiloj  kaj en sistemoj de genera artefarita inteligento.

Esperanto kiel comuna lingvo de BRICS+

Malsame ol angl-usona neokoloniismo, kiu celas homogenigi la teritoriojn, kiujn ĝi kuntrenas laŭ lingvo, ekonomia sistemo, politika ordo, kulturo kaj distroj, la alianco BRICS estas nur ekonomia kunlaboro ene de komuna merkato, kiu celas eviti la uzon de la dolaro en komerco. La landoj, kiuj nuntempe apartenas al ĝi, estas, krom la fondintaj membroj Brazilo, Rusio, Barato, Ĉinio kaj Sud-Afriko, tiuj, kiuj poste aliĝis: Egiptio, Unuiĝintaj Arabaj Emirlandoj, Etiopio, Irano (2024) kaj Indonezio (2025).

La diverseco de la lingvaj originoj en tiuj landoj sugestas eblan evoluon de Esperanto kiel vehikla lingvo en personaj kaj diplomatiaj rilatoj inter la loĝantoj, precipe rilate al la komunikad-infrastrukturoj ligitaj al la Nova Silka Vojo.

Rusio estis unu el la unuaj landoj, kiuj partoprenis en la disvastigo de Esperanto, ĉar ĝia kreinto, Lazaro Ludoviko Zamenhof, estis civitano de la Rusa Imperio. Dum la soveta epoko, la lingvo estis aktive antaŭenigita, kun la escepto de la periodo de stalinista persekutado. Eĉ hodiaŭ, ĝi havas unu el la plej grandaj komunumoj de parolantoj kaj gravan revuon: La ondo de Esperanto. Ĉinio ankaŭ havas rimarkindan historion en la disvastigo de la Internacia Lingvo elpensita de Zamenhof, kaj ankoraŭ ekzistas aktiva reta revuo en Esperanto, instituciaj retejoj kaj granda komunumo de parolantoj. Brazilo havas aktivan esperantan komunumon kaj organizon, kiu antaŭenigas ĝian instruadon, fonditan en 1907. Barato havas centjaran historion de disvastigado de Esperanto por kontraŭimperiismaj celoj, nuntempe limigita de la kono de la angla inter ĝiaj loĝantoj.

 

Esperanto kiel lingvo de paco.

La tragika historia periodo, kiun ni nuntempe travivas, markita de longdaŭraj kaj sangaj militoj, kaj ankaŭ de pli lokaj epizodoj de militaj konfliktoj kaj enpenetroj motivitaj de naciismo, ekspansiismo kaj imperiismaj ambicioj kontraŭ kromaj landoj, igas nin pripensi la direkton, kiun ni sekvas. Ĉu havas sencon unuiĝi en polusigitaj milit-komercaj aliancoj inter la Atlantika kaj la Eŭrazia blokoj, en ĝisdatigita kaj distopia versio de la Malvarma Milito?

La angla lingvo pli kaj pli fariĝas difinanta trajto de la tiel nomata Okcidento, tio estas, la landoj de la Unua Mondo (Eŭropo, Nordameriko, Japanio kaj Aŭstralio), kiuj sentas sin minacataj de la ĉiam kreskanta milita forto de la Dua Mondo (Rusio kaj Ĉinio) kaj de la sendependeco de la ekskolonioj de la Tria Mondo (Mezoriento, Sudameriko, Afriko kaj Sudorienta Azio).

Superi ĉi tiun eŭrocentran imperiisman pensmanieron ne estas elekto, sed historia neceso, por ne enŝlosiĝi en la obstina konservado de malnoviĝinta hegemonio, sub la iluzio, ke ni povas defendi tiun pozicion de privilegio kaj ekspluatado de ne-eŭropaj popoloj per forto de armiloj. Konsciaj, ke ni vivas ĝuste ene de ĉi tiu geopolitika konflikto, subteni la adopton de Esperanto en diplomatio kaj en ekonomiaj kaj kulturaj interŝanĝoj inter popoloj tra la mondo estas ĝuste maniero rigardi preter ĝi. Al estonteco de internacia kunlaboro, kiu permesas la kundividon de rimedoj kaj scio, anstataŭ perforte kapti ilin en militakiroj, detruante ilin por ĉiuj, kun la akompanaj sufero, kultura retroiro, fanatika naciismo kaj limigo de personaj liberecoj.

Se ni volas estontecon de paco, anstataŭ iun de teruro kaj malabundo por estontaj generacioj, ni komencu tuj nun – interalie – per la lernado kaj antaŭenigo de Esperanto. Ĉi tiu lingvo, kun sia filozofio de demokratia respekto por kulturoj, ebligos al ni komuniki kun ĉiuj popoloj de la mondo, tiel evitante polariĝojn kaj militojn laŭeble.

 

Retejoj

 

https://www.esperanto.it/it/

https://lernu.net/esperanto?hl=it

https://uea.org/

https://www.geopop.it/cose-lesperanto-la-possibile-lingua-comune-europea-inventata-a-tavolino-e-mai-usata/

https://www.pressenza.com/it/2022/08/breve-storia-dellesperanto-la-lingua-di-pace-vecchia-di-135-anni-odiata-da-hitler-e-stalin/

https://scomodo.org/la-lingua-della-democrazia-lesperanto-tra-sogno-e-realta/

http://www.espero.com.cn/

https://esperanto-ondo.ru/Lo-old.htm

https://disvastigo.esperanto.it/index.php/it/approfondimenti/76-a049-il-dibattito-sullesperanto

 

 

 

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