intersezioni femministe

Dialoghi femministi contro l’economia di guerra

di P. Guazzo,
N. Pirotta

Comincia oggi alle 18.30 il ciclo di webinar su “Dialoghi femministi contro l’economia di guerra”
Nell’incontro di oggi su “Economia di cura come antidoto all’economia di guerra”, dialogheranno Marcella Corsi e Jennifer Olmsted, economiste femministe.
L’idea di organizzare un ciclo di webinar sull’economia di guerra, analizzata e criticata da un punto di vista femminista, nasce in tre luoghi differenti – la rivista “ingenere, il collettivo femminista IFE Italia, la rubrica Intersezioni femministe di Transform!Italia. Luoghi che, pur nelle differenze che li attraversano, considerano importante ragionare sull’economia.
Del resto come scrive Silvia Federici l’economia, è fra tutte le discipline quella più vicina alle strutture del potere dominante. Le fa eco Emma Holten, scrittrice ed attivista femminista, che nel suo libro “Deficit” scrive che “l’economia è la lingua madre della politica, è il linguaggio del potere”.

Per calare gli incontri in un contesto di realtà, cioè per dare ad essi dimensione politica, abbiamo creduto utile parlare di economia di guerra, perché all’interno dei conflitti inter-capitalistici volti a ridisegnare poteri e ridefinire confini, la guerra e il riarmo tornano ad essere il centro delle scelte politiche, sociali ed economiche, soprattutto in Occidente ma non solo. Troppo poco parliamo delle guerre in Africa stimolate e foraggiate dal capitalismo mondiale nelle sue diverse declinazioni.
Sono infatti 56 i conflitti tuttora attivi nel mondo.
La spesa militare è aumentata in tutte le regioni del mondo, con una crescita particolarmente rapida sia in Europa che in Asia sud Occidentale, con il genocidio di Gaza e gli attuali scenari di guerra in Iran e in Libano scatenati dal Israele e USA.
Con le recenti crisi geopolitiche la spesa militare globale è spaventosamente salita a 2,5 trilioni di dollari. Nel 2025, secondo l’analisi dell’Osservatorio Milex, la spesa militare dell’Italia ha toccato i 31 miliardi 295 milioni di euro, con una crescita netta di oltre 2,1 miliardi di euro (aumento del 7,31%) rispetto alle previsioni per il 2024.
L’economia di guerra impatta significativamente sulla solidarietà sociale e influenza le dinamiche economiche cambiando significativamente la percezione delle priorità, trasformando le priorità produttive e ristrutturando i bilanci degli Stati. Con il risultato che i costi militari sottraggono risorse a investimenti sociali come la sanità e l’istruzione.
Non solo, il riarmo agisce sul rapporto tra capitale e lavoro : un’economia di guerra legittima politiche di austerità e sollecita una riconversione industriale in senso bellico. Germania docet.
Tutto ciò incide profondamente sulla qualità della democrazia già da tempo in forte declino, e con essa il diritto internazionale. Una democrazia, che per non essere solo formale, deve poter vivere di lotte sociali, di partecipazione e di trasparenza.

Lo sguardo con cui ragioneremo sull’economia di guerra sarà quello femminista. Un femminismo che nel voler divenire “consapevole di quel che il capitalismo è”, citando Angela Davis, fa propria la prospettiva intersezionale per individuare gli intrecci fra le contraddizioni di genere, classe, razza, orientamento sessuale. Contraddizioni che nascono da sistemi di potere asimmetrici ed escludenti.
Gli uomini hanno costruito una società su fondamenta patriarcali, antropocentriche e capitaliste, ignorando l’ecodipendenza e l’interdipendenza.
Per questo Marcella Corsi in una recente intervista comparsa su “Il Manifesto” di qualche settimana fa sostiene che “l’economia femminista non è semplicemente un’altra branca dell’economia politica, ma un altro modo di intendere il mondo, un tentativo di costruire un paradigma economico alternativo a quello dominante”. “Un’economia di cura intesa come modo diverso di concepire i rapporti umani perché capace di preoccuparsi del mondo intero”.

Il webinar di oggi si situa in un contesto nazionale e internazionale un pochino mutato rispetto a qualche tempo fa.
La situazione globale è senza dubbio ancora segnata, specie in occidente, da una deriva reazionaria dovuta alle destre al potere in molti paesi.
Al contempo però la vittoria dei NO al referendum italiano sulla Magistratura e le grandissime manifestazioni contro i re, le regine le loro guerre, che, lo scorso 28 marzo hanno riempito le strade e le piazze di molti
paesi, fra cui Italia e Stati Uniti, consentono di tornare a credere che un altro modo di stare al mondo sia ancora possibile. E desiderabile.

Paola Guazzo e Nicoletta Pirotta

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