Raul Mordenti ha pubblicato su questa rivista l’articolo ‘Per una ontologia della menzogna’1, un vero e proprio saggio di cui -come dichiarato esplicitamente, “il pensiero di Günther Anders rappresenta l’ispirazione fondamentale di queste mie pagine”.
Produce una disamina complessa dell’oggetto espresso nel titolo, il sommario all’inizio dell’articolo presenta lo schema dell’analisi, del percorso del suo ragionamento.
Le modalità della censura (l’occultamento e la con-formazione)
La censura per occultamento
La censura per creazione (e narrazione)
La narrazione a sostegno della guerra
La guerra come disvelamento
Quale è la cosa che occorre nascondere ad ogni costo?
Le vere radici della menzogna: la guerra atomica c’è ma non può essere pensata
Il capitalismo semiotico e la pubblicità
La fine, e la proibizione, della critica
Di questa complessa trattazione, per dare inizio ad una invece breve argomentazione, prendiamo la seguente citazione:
“Ma non è forse proprio la res, l’esistenza autonoma e irriducibile della realtà, ciò che il nostro mondo mette radicalmente in discussione? Il dominio della tecnica si compie nella fantasmagoria delle immagini in cui siamo totalmente immersi. Questo processo reale è seguìto, come un cane fedele, dalle filosofie del post-moderno. Il dominio della tecnica si compie nella fantasmagoria delle immagini in cui siamo totalmente immersi. (…)
La storia, questa meravigliosa costruzione di presente-passato-futuro fatta dall’umanità associata al tempo del mondo dei fatti e delle cose, non può più esistere nel mondo delle immagini e della “iconocrazia”, giacché gli uomini e le donne non sono più né soggetti né protagonisti di nulla. La soggettività degli uomini e delle donne in quanto creatori di storia presuppone il loro essere collettivo, e – lo sappiamo – l’essere collettivo è il più proibito dei gesti in società che hanno elevato l’assoluto individualismo a dogma e legge. La tecnica, anzi la tecnologia, è il solo nuovo soggetto, e la sua evoluzione è la pallida parvenza a cui si riduce ciò che era la storia.”
Per un verso nell’estensione e profondità della sua argomentazione Mordenti esplicita concretamente, mostra cosa sia la funzione dell’intellettuale, in uno scritto ricco di riferimenti del pensiero critico di cui si alimenta la sua riflessione; un panorama di riferimenti che offre al lettore – che non possieda già nel proprio patrimonio culturale quei riferimenti- l’occasione straordinaria di un percorso di approfondimento guidato dallo stesso articolo. Tuttavia proprio quella analisi, di cui i paragrafi citati costituiscono una sintesi efficace per quanto riduttiva, mostrano la condizione di solitudine di quell’intellettuale, di Mordenti e dei suoi pari.
Da quando lo scritto è stato pubblicato ad oggi il flusso degli eventi ha conosciuto nuove accelerazioni, biforcazioni e salti di qualità, in tutte le articolazioni che il sommario dell’articolo citava.
L’intreccio dei processi di crisi, trasformazioni radicali, transizioni, più volte sintetizzato negli articoli di chi scrive, come policrisi, si è ulteriormente aggrovigliato a fronte peraltro di un tentativo -quello della seconda presidenza di Donald Trump- di rivolvere quel groviglio con il metodo che Alessandro utilizzò per risolvere il Nodo di Gordio. Mordenti non affronta nella sua trattazione le problematiche geopolitiche, in particolare la crisi dell’egemonia degli Stati Uniti, dell’occidentalismo trionfante dal secondo dopoguerra, a cui la presidenza Trump con il suo diluvio di Ordini Esecutivi cerca di porre rimedio, con esiti nell’immediato sempre più contraddittori, i cui effetti e il cui stesso procedere appaiono del tutto imprevedibili; l’orizzonte oltre il quale il procedere degli eventi appare imperscrutabile, di per sé ravvicinato rispetto a precedenti andamenti decennali, si è velocemente approssimato al presente.
Grande è il disordine sotto il sole, si potrebbe citare, ma la situazione non è eccellente. Quell’affermazione di Mordenti “La tecnica, anzi la tecnologia, è il solo nuovo soggetto, e la sua evoluzione è la pallida parvenza a cui si riduce ciò che era la storia” che nel contesto di tutta la trattazione sembrava suggellare una stabilità del dominio, in realtà produce effetti destabilizzanti in un contesto globale in cui ormai sono saltati schemi gerarchici stabili.
Lo sviluppo delle tecnologie che vanno sotto il nome di Intelligenza Artificiale (acronimo internazionale A.I.), in particolare i cosiddetti large Language Modules (LLM) nelle loro continui evoluzioni e ibridazioni, prospettano ed in parte già realizzano radicali mutazioni nei processi produttivi, nella composizione sociale, nella struttura delle funzioni lavorative. Quella che sembrava una egemonia da parte del sistema di innovazione tecnologica Usa centrato sulle Big Tech, in grado di attrarre nella propria orbita nuovi soggetti produttori di innovazione e sostenuti nel loro nascere da un sistema finanziario di Venture capital, è stata messa in discussione da parte cinese con l’irruzione e successivo sviluppo dell’applicazione Deep Seek.
L’amministrazione Trump ha smontato l’apparato di regolazione che la precedente amministrazione Biden aveva cominciato a strutturare, tutti ricordiamo gli appelli sulla pericolosità dell’A.I. anche da parte dei protagonisti del suo sviluppo dovuti in parte ad una preoccupazione sincera -nel mondo dei sui creatori- in parte in modo preventivo da parte dei ‘padroni’.
Come sempre accade, quando si presenta sulla scena una nuova ondata di innovazione tecnologica, si realizza una conseguente ondata sul piano finanziario che va ben oltre le necessità di strutturazione dei nuovi servizi e dei processi produttivi che li alimentano. È il caso di Nvidia che produce i microprocessori che a migliaia compongono i data center su cui si implementano gli algoritmi dell’A.I., mentre società come OpenAI -nata peraltro come società senza scopo di lucro- attirano decine di miliardi di investimenti e vedono il suo valore azionario moltiplicarsi più e più volte. La comunicazione stessa attorno all’ecosistema delle tecnologie di A.I. e delle sue molteplici applicazioni si gonfia a dismisura, produce una sua propria retorica, al di là delle effettive realizzazioni, prestazioni; diventa parte delle retoriche del potere, dei poteri.
Detto questo le dinamiche indotte dalle oscillanti pratiche trumpiane, hanno sconvolto anche gli andamenti di borsa, laddove gli interventi, non solo puntano a prendere l’iniziativa, a giocare d’anticipo facendo saltare gli ultimi simulacri di una stabilità globale, ma hanno anche l’obiettivo di realizzare giganteschi profitti privati da parte degli insider.
Nel rapporto tra i presunti padroni del mondo delle Big Tech e i diktat dell’amministrazione Trump significativo è il cedimento totale rispetto alle politiche definite di “Diversity, Equity, and Inclusion” (DEI) che sono diventati uno dei principali obiettivi da abbattere dell’amministrazione. Questo dato qualcosa dovrebbe dire sull’impegno che viene preso, oltre che nella gestione aziendale, nell’alimentazione e istruzione in particolare degli LLM per evitare che si trasmettano e si riproducano i pregiudizi e le discriminazioni presenti nei testi che li alimentano.
Il contesto in cui la produzione di testi, di ordinamento e rielaborazione dei patrimoni di conoscenza esistenti, di automatizzazione totale o parziale delle comunicazioni e conversazioni a vari livelli, di supporto sempre più sofisticato ai processi decisionali da parte degli algoritmi di A.I. è quello descritto nel saggio di Raul Mordenti, il quale solo in un passaggio si riferiva all’A.I. – Non per caso sono stati gli sceneggiatori hollywoodiani di serial a protestare per primi per l’invasione dell’Intelligenza Artificiale nel campo della scrittura dei testi– l’effetto di una tecnologia che moltiplica la possibilità di intervenire sulla produzione linguistica ad un livello mai prima sperimentato, incorporando tutte le necessità di gestisce il processo di comunicazione, di elaborazione e selezione del senso ad esso associato, di raccolta del consenso ricercato; come è nel caso citato da Mordenti, nel contesto di una analisi del ruolo della pubblicità2.
In quel contesto, nel contesto in cui noi ci troviamo, che già sta mutando, è di drammatica attualità l’affermazione in cui la tecnologia diventa il soggetto della storia, ovvero struttura i rapporti di potere nei quali -in verità- i soggetti che dispongono di quei poteri, che hanno potere di disposizione sul futuro e la vita delle popolazioni del mondo, appaiono in realtà come l’apprendista stregone del cartone disneyano, salvo che non c’è il maestro di magia in grado di rimettere le cose la loro posto.
La frontiera della produzione capitalistica è la produzione della vita, la produzione di senso per le diverse forme di vita dalle più semplici alle più elaborate, esseri umani compresi, per il tipo di relazione che ognuna di queste forme ha nella sua nicchia ecologica più o meno estesa.
L’ambizione a riprodurre tecnicamente la vita, comprendendo in essa la manifestazione della vita nelle società umane in tutta la loro complessità produce le sue realizzazioni, potremmo dire crea le proprie creature, nel contesto di una drammatica rottura delle dinamiche ecologiche, ambientali e climatiche -tra loro intimamente connesse- operate dai rapporti di produzione capitalistici; è la costruzione di quella sorta di cyborg globale – più volte evocato in queste pagine- che si realizza con la sostituzione di nessi artificiali a quelli naturali ormai compromessi e (forse?) irrecuperabili, allo scopo di ridare stabilità ad un processo di riproduzione della vita a tutti i livelli sul nostro pianeta delle società umane in primo luogo o meglio in primo luogo di quelle minoranze che si ‘nutrono’ della vita della maggioranza delle popolazioni e delle altre forme di vita.
La transizione tecnologico-digitale e quella energetico climatica si vanno realizzando nel modo più contraddittorio possibile, nella forma appena descritta, laddove la riproduzione tecnica della vita e del senso, di ogni senso, significato e valore di ogni forma di vita, appare come una deriva ineluttabile sotto il segno obbligato della sua traduzione nel processo di valorizzazione del capitale.
Se così si sta manifestando la deriva l’evoluzione del sistema capitalistico, nelle sue varie manifestazioni e accezioni, l’evoluzione delle società in cui viviamo come noi- esseri umani- possiamo riappropriarci del nostro presente del nostro futuro, ricreare la storia, essere soggetti della storia, come possiamo reimparare a produrre, trasmettere, condividere conoscenza che non sia già astrattamente predefinita. E’ del tutto evidente che al centro della nostra riflessione delle nostre pratiche, devono esserci le categorie che il processo storico di nel quale a più riprese si è cercata la liberazione dal sistema in cui tuttora viviamo, sistema che si sta innovando nelle forme assai schematicamente descritte; categorie forme concrete, della produzione intellettuale, di critica radicale dello stato di cose presenti della costruzione di movimenti conflittuali, di forme dell’organizzazione dei movimenti e della politica, di una sorta di dinamica divisione del lavoro, di composizione sociale nei movimenti di liberazione, di diversa estensione e radicalità.
Quale, quali intellettuali collettivi possono nascere?
Roberto Rosso
- https://transform-italia.it/per-unontologia-della-menzogna/, 23/08/2023.[↩]
- Non si può trascurare il fatto che molti registi di qualità (da Fellini a Woody Allen) e molti grandi scrittori hanno partecipato e partecipano in prima persona alla produzione di testi pubblicitari (stranamente mi sembra che questo non sia oggetto di riflessione: una rimozione autentica). Né si tratta di richiamare l’attenzione su fenomeni-limite, significativi ma ancora marginali, come gli inserti pubblicitari all’interno dei libri o le interruzioni pubblicitarie inserite all’interno delle stesse telefonate private. E nemmeno si tratta solo di notare che già oggi i libri vendutissimi delle serie ‘rosa’ (cfr. Rak 1999) non ignorano nella loro stessa composizione scritturale le modalità caratteristiche della produzione di serie (la catena di montaggio), così come i seguitissimi serial televisivi (il genere-principe della nuova narrativa, quello specificamente televisivo, cioè non più debitore del cinema) sono scritti prevedendo già nella sceneggiatura la loro interruzione pubblicitaria, ciò che determina la loro peculiare struttura narrativa, fatta di interruzioni e di riprese, di lentissimo avanzare della vicenda e di reiterati riassunti intradiegetici affidati ai personaggi stessi. Non per caso sono stati gli sceneggiatori hollywoodiani di serial a protestare per primi per l’invasione dell’Intelligenza Artificiale nel campo della scrittura dei testi.[↩]
