A proposito del titolo. Deriva da una traduzione latina anteriore alla Vulgata della Prima lettera ai Filippesi (1,23), dove Paolo esprime il suo desiderio di “sciogliersi e stare con Cristo” (desiderium habens dissolvi et cum Christo esse). Autodistruzione: In ambito laico e psicologico, indica il desiderio di annullamento di sé, che può manifestarsi in modi diversi, dal suicidio alle dipendenze, agli eccessi.
La citazione è emersa da un antico uso familiare di quell’espressione, suscitata dall’impressione delle vicende di questo inizio d’anno. Ambedue i riferimenti, suggeriti dall’I.A. di Google, appaiono pertinenti; l’una è l’estasi del potere, il perdersi nell’potenza senza freni che permette di agire qualsiasi appropriazione, l’altra nell’esercizio sfrenato del potere, in tutte le sue accezioni, è la nemesi che porta alla catastrofe globale, compresa l’autodistruzione di chi ha scatenato l’Armageddon1
Interpretare le motivazioni dell’intervento dell’amministrazione Trump in Venezuela è persino banale, petrolio è la posta in gioco, il petrolio venezuelano, riserve per oltre 300 miliardi di barili di petrolio pesante nella sua composizione chimica, leggero nei costi di estrazione, pesante nei rapporti geostrategici. Complessa è la storia, la realtà sociale, politica, economica del Venezuela su cui interviene l’azione chirurgica dell’amministrazione Trump, a cui quest’ultima si relaziona in modo ricattatorio per avere di fatto il controllo sul ciclo del petrolio nei prossimi decenni. L’ hỳbris2 del potere trumpiano, agisce per un verso in modo sorprendente, per altro a posteriori in modo coerente, con le pretese sulla Groenlandia, nel quadro di una definizione degli interessi degli USA nel contesto destabilizzato, metastabile dei rapporti internazionali, della formazione sociale globale di cui stiamo ragionando sulle pagine di questa rivista. Ci stupisce la mancanza di rispetto per ogni convenzione che regoli i rapporti tra gli stati a livello internazionale, ma come abbiamo già detto, l’attitudine soggettiva del presidente Trump e degli uomini che compongono la sua amministrazione – che abbiamo definito nelle prime righe di questo testo- produce una scelta strategica a livello sistemico; a fronte di una quadro instabile a livello globale -nel quale è venuta meno la capacità di un soggetto o più soggetti legati da uno schema definito e stabile di rapporti, anche conflittuali e competitivi, vedi la coppia USA/URSS – di far saltare ogni vincolo, sfidando gli altri soggetti in competizione a reagire, a rispondere innalzando il livello dello scontro. Il limite che si pone è quello del confronto diretto sul piano militare, sino a raggiungere il livello del confronto nucleare.
Del resto già la Russia, dopo che la prima ondata di invasione militare dell’Ucraina si era arenata, ha sfidato la NATO brandendo le armi nucleari, più o meno tattiche; lo ricordiamo a prescindere dal processo storico che ha preceduto il conflitto attuale russo-ucraino. Rispetto alle mosse trumpiane la strategia putiniana paga un costo straordinario in termini di vita perdute e di deformazione dell’economia russa, dell’intera struttura socio-economica verso la gestione di una guerra che ha portato alla conquista di porzioni territoriali al confronto risibili, quantomeno sino ad oggi.
L’azione trumpiana sembra avere tanto sul piano internazionale, quanto sul piano interno margini di manovra e poteri straordinari, nonostante sia costretta a muoversi in un quadro istituzionale democratico, regolato da una costituzione, ma proprio i poteri che questo quadro offre all’esecutivo, con gli oltre 600 ordini esecutivi per intervenire su ogni aspetto economico, sociale, culturale, amministrativo della società USA, con lo stratagemma di fare operazioni polizia internazionale senza dichiarare guerra, hanno legittimato sino ad ora l’azione presidenziale, la logica autoritaria sul piano interno e internazionale. Che gli esiti di questa azione si possano rivelare controproducenti a partire dalle prossime elezioni di ‘mid term’ è l’altra faccia della medaglia che ha a che fare con le condizioni di vita di gran parte della popolazione americana. L’appropriazione di risorse energetiche, idriche, di posizioni strategiche per il controllo delle vie e catene di approvvigionamento come quelle artiche che accorciano drasticamente le rotte evitando di circumnavigare a sud i continenti, che ridefiniscono anche la configurazione, la disposizione delle linee offensive/difensive del confronto militare, sono la posta in gioco, nella gara per appropriarsi di tutte le risorse strategiche necessarie. Del resto sulle nuove opportunità che si aprono nella regione artica con il disgelo prodotto dal riscaldamento globale ha dichiarato il proprio interesse, le proprie pretese e diritti la Cina autodefinendosi ‘potenza artica’3. La volontà di appropriarsi di fatto se non di diritto della Groenlandia da parte degli USA è la contromossa agita con la logica di cui sopra.
Contesa sulle risorse petrolifere, disgelo artico ci aprono il discorso sulle strategie con cui i soggetti della contesa globale affrontano il processo e le conseguenze del riscaldamento globale. La parola d’ordine trumpiana ‘drill, drill’ riassume la propria scelta che è negazionista nei confronti dell’analisi scientifica sulle cause, il procedere e le conseguenze del riscaldamento globale, la scelta quindi di smantellare tutte le politiche, la legislazione e le istituzioni orientate a costruire la transizione energetica ed ecologica. Una scelta che lega il potere trumpiano alle multinazionali del petrolio, nel quadro della costruzione del proprio potere politico ed economico, dove il profilo soggettivo di questo potere è fondamentale, non si manifesta semplicemente come rappresentanza di interessi del grande capitale, ma nel favorirne gli interessi costruisce il proprio potere, come gruppo al controllo del potere politico.
Il ‘cupio dissolvi’ si esprime nella corsa verso a distruzione del mondo come oggi lo conosciamo prodotto dal cambiamento climatico indotto dal riscaldamento globale, le cui conseguenze sono evidenti nel moltiplicarsi e aggravarsi degli eventi estremi, nel cambiamento progressivo delle condizioni di riproduzione degli ecosistemi in tutte le regioni del globo, peraltro con andamenti differenziato poiché al di là delle medie il sistema climatico è un sistema complesso, caratterizzato dall’interazione di processi e sottosistemi, per cui l’area del mediterraneo e quella artica sono caratterizzate da velocità di riscaldamento doppie rispetto alla media globale. Come ogni sistema complesso la dinamica del clima presenta delle soglie oltre le quali si producono rotture, salti qualitativi e quantitativi a livello globale e regionale, il caso forse più studiato, già citato in precedenti articoli, è il sistema complessivo delle correnti oceaniche che distribuiscono calore e salinità (circolazione termoalina). In particolare la circolazione nell’oceano Atlantico il cosiddetto AMOC Atlantic meridional overturning circulation, un’importante corrente oceanica dell’Oceano Atlantico, caratterizzata da un flusso in direzione nord di acqua salina calda negli strati superficiali dell’Atlantico, e da un flusso in direzione sud di acqua fredda in profondità; fa parte della circolazione termoalina. La AMOC è un’importante componente del sistema climatico del nostro pianeta. Lo scioglimento dei ghiacci artici provoca un aumento del flusso di acqua fredda con la possibilità di modificare radicalmente la corrente se non di bloccarla, con la conseguenza che la componente calda, la cosiddetta Corrente del Golfo non riscalderà più le coste dell’Europa occidentale.
La strategia trumpiana, quella di rovesciare tutti i tavoli, rompere le regole, far fare salti qualità ad un quadro di per sé instabile, il cui futuro appare del tutto imprevedibile, non governato da alcuno soggetto o coalizione di soggetti, giocare a proprio favore imponendo nuove configurazioni regionali, acquisendo vantaggi breve medio periodo, operando una concentrazione di potere nella propria area di influenza, rinunciando ad un approccio finalizzato ad un governo globale; ebbene questa strategia rompe, interviene sulla complessità delle dinamiche globali, ignorando quelle dinamiche globali che peraltro operano e si vanno imponendo anche nel presente e all’interno delle quali si preparano ben altri salti di qualità che non i nuovi rapporti di forza nel mercato degli idrocarburi.
L’esito possibile dell’interazione tra le strategie delle maggiori potenze, in primo luogo USA, Cina e Russia, nel medio periodo è quello dello stabilizzarsi di aree di influenza, i cui confini peraltro non sono quasi stabili e rigidamente definibili, come nel caso dell’Indo Pacifico, dove diversi soggetti – in primo luogo India e Giappone- e alleanze si oppongono al predominio cinese. Si è appena acutizzato il confronto tra Cina e Giappone in riferimento ai destini di Taiwan4 ed in generale al processo di riarmo deciso dal governo giapponese, che verrebbe colpito dal blocco all’esportazione da parte della Cina di materie prime ‘dual use’, colpendo quindi sia il settore vivile che quello militare.
L’africa è terreno di contesa e scontro, continuo ed in ogni regione con l’effetto di produrre un quadro drammatico di instabilità politica e sociale, con conseguenze drammatiche per la qualità della vita delle popolazioni. L’età media della popolazione africana è attorno ai diciannove anni, il che costituisce un potenziale socialmente, culturalmente e politicamente esplosivo, condizione che rende precaria qualsiasi formazione politica, sociale ed economica attuale. L’ultima mossa è quella del riconoscimento del Somaliland da parte di Israele che a quanto pare nasce in diretta opposizione all’influenza cinese sulla regione.
Del resto l’instabilità delle condizioni socio-economiche dei singoli paesi costituiscono il terreno privilegiato per l’intervento delle grandi potenze secondo uno schema che viene definito di guerra ibrida dove tutte le componenti da quella militare, a quella economica e informazionale vengono giocate contemporaneamente in diverse combinazioni. L’intervento Usa in Venezuela si colloca nel contesto dell’intervento sui mutamenti politici nel subcontinente latino americano con le prossime elezioni in diversi paesi.
La guerra reale e potenziale, il confronto sul piano militare sono una componente sempre più presente e determinante in questa competizione globale, in questa contesa per definire aree di influenza e rapporti di forza su tutti piani, dalle linee di approvvigionamento delle materie strategiche, al primato tecnologico, alla costruzione del consenso, alla conquista delle opinioni pubbliche e al controllo sui sistemi politici. Il caso dell’America Latina è emblematico, con il tentativo da parte americana di estirpare l’influenza russa e soprattutto in termini economici cinese. Nessun confronto si alimenta o si decide senza il ruolo determinante dell’uso della deterrenza militare o l’esercizio diretto della forza, tuttavia il ‘carattere ibrido’ in cui l’uso diretto o indiretto della forza si esercita deve sempre essere rilevato, evidenziato e analizzato in quanto opera sui caratteri soggettivi delle popolazioni mirando a determinarne i comportamenti e minarne l’autonomia, come in altra parte di questo numero della rivista si analizza.
È quasi un di più la citazione rituale della situazione drammatica in cui si dibatte l’Europa e l’Unione Europea in particolare, la cui pavida reazione alla cattura di Maduro e successive minacce definisce il grado reale di autonomia delle istituzioni nazionali e sovranazionali. L’evoluzione della contesa sulla Groenlandia potrà porre una pietra tombale sugli attuali assetti economici, politici e militari dalla UE alla NATO. In realtà come ben sappiamo non sono affatto irrilevanti le evoluzioni di breve e medio periodo della situazione, dove l’asse che si va determinando tra USA e Russia definisce anche la posta che sta giocando la strategia putiniana nei confronti dell’Europa ben oltre la conquista di qualche chilometro di territorio ucraino. Da lunga pezza ci stiamo occupando dell’Europa che è nel codice genetico di questa rivista, il processo di armamento sembra essere l’unico fattore unificante dell’UE, peraltro non per tutti i paesi, una parte dei quali ormai gioca autonomamente. La domanda che ci riguarda direttamente è se e quando un processo critico e conflittuale verso lo stato di cose presenti di questo continente potrà manifestare, rimettendo in discussione le forme e la sostanza della politica, delle strutture di potere che caratterizza le nostre società. Il contesto è quello dell’evoluzione dei regimi politici in forme che possiamo definire autoritarie, nelle loro più diverse manifestazioni, in generale verso un degrado della democrazia sostanziale al di là delle forme.
Nel frattempo globalmente alcuni danzano sulla tolda del Titanic del ventunesimo secolo, mentre la maggioranza non sa se avrà a disposizione qualche scialuppa di salvataggio per salvarsi dalle sciagure attuali e imminenti oppure neppure lo sa limitandosi a scattare selfie e istantanee mentre il mondo va fuoco, perché così ci hanno addestrati.
Roberto Rosso
- Significato biblico: È il nome del luogo dove si raduneranno i re della Terra per combattere contro Dio, come descritto nell’Apocalisse (Nuovo Testamento). Il luogo reale di Megiddo era una città strategica nell’antico Israele, teatro di molte battaglie storiche.
Significato figurato/comune: Indica un evento apocalittico, la fine del mondo, un disastro totale, una catastrofe, o un grande scontro finale.[↩]
- Traslitterazione del gr. ὕβρις, che significa genericamente «insolenza, tracotanza», e nella cultura greca antica è anche personificazione della prevaricazione dell’uomo contro il volere divino: è l’orgoglio che, derivato dalla propria potenza o fortuna, si manifesta con un atteggiamento di ostinata sopravvalutazione delle proprie forze, e come tale viene punito dagli dèi direttamente o attraverso la condanna delle istituzioni terrene (per es., la h. di Prometeo) https://www.treccani.it/vocabolario/hybris/ [↩]
- https://www.affarinternazionali.it/la-strategia-cinese-di-push-in-nell-artico-e-il-suo-impatto-sulla-governance-regionale/ https://www.osservatorioartico.it/cina-artico-arctic-circle/ [↩]
- https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-crisi-cina-giappone-mette-alla-prova-trump-224419 https://www.laregione.ch/estero/estero/1895152/giappone-tokyo-cinese-beni-divieto-uso [↩]