Le dichiarazioni del ministro della difesa Crosetto sono gravi e inaccettabili: “Se tre ragazzi su dieci hanno partecipato alle manifestazioni e sei ragazzi su dieci le condividono, è perché hanno subito in questi anni una controeducazione da qualche parte”; il titolare della Difesa ha quindi sottolineato la necessità di rafforzare la consapevolezza dei cittadini rispetto alle nuove forme di influenza esterna, che possono incidere sui valori, sulle convinzioni e sui comportamenti delle giovani generazioni.Crosetto ha avvertito che la crescita della spesa per la difesa rischia di entrare in competizione con gli stanziamenti destinati alla scuola e alle politiche sociali, alimentando un “circolo vizioso” che finisce per indebolire le democrazie.
Quindi, ricapitolando: secondo Crosetto la democrazia interna si sostiene con la spesa in sistemi d’arma e inculcando una non meglio precisata cultura della difesa e della comunità (in altre epoche definità sacralmente ‘patria’). Senza alcun pudore si apre il fronte interno, quello per cui ogni dissidenza, ogni critica, ogni domanda, ogni contestazione alle politiche guerrafondaie del governo diventano intelligenza col nemico o, se va bene, manipolazione del nemico: i nostri giovani, parrebbe di capire da Crosetto, sono incapaci di un pensiero proprio solo quando non coincide con le previsioni del governo.
I giovani non vogliono andare in guerra? Non vogliono una scuola impoverita per pagare le armi? Faticano a vivere in condizioni di povertà indotte dall’inflazione provocata dalle guerre che il governo sostiene e alimenta? Dunque, nella strategia della tensione che si sta costruendo in Italia e in UE (si rivedano a tal proposito i dispositivi dell Parlamento Europeo e della Commissione in merito alla necessità di “raddrizzare” la percezione sbagliata dei cittadini che non sostengono il riarmo – ‘readiness2030’) chiunque diventa un sospetto, disfattista da rieducare, estromesso dalla comunità-Stato.
Aggiunge il ministro: “Da anni ho iniziato a parlare di cultura della difesa, ma non viene trasmessa perché non ha appeal”. Ecco, dovranno scusarsi pubblicamente tutti i milioni di studenti scesi in piazza nelle ultime settimane che non si lasciano affascinare dalla romantica prospettiva di morire per la patria (o per patrie altrui) o che si intestardiscono con banalità quali pace, istruzione e lavoro. Noi stiamo con la parte migliore della nostra gioventù, che non si lascia prendere in giro dai ministri con una storia di stretta collaborazione con l’industria degli armamenti, e facciamo sommessamente notare che tra qualche vetrina rotta e un bombardamento aereo i giovani italiani ed europei sanno fare le dovute distinzioni e, soprattutto, sanno perfettamente cosa fa più male.
Stefano Amann
