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Cronache del grande cambiamento dove tutto cambia o nulla cambia?

di Roberto
Rosso

L’esperienza del cambiamento nelle vite di ognuno è forse l’unica costante che le accomuna, la ricerca del cam,biamento, la resistenza al cambiamento il governo e l’indirizzo del cambiamento, i suoi caratteri estensione e progressione, sono punti di vista che si confrontano, la riflessione sul cambiamento è il contesto necessario di ogni riflessione politica o filosofica, sociologica o strategica. Cambiamento e precarietà nei percorsi esistenziali a cui corrisponde la crescita delle diseguaglianze, la divaricazione degli orizzonti, delle speranze e della qualità della vita tra regioni del pianeta e dentro le singole formazioni sociali.

Per descrivere questa evoluzione delle società sono state usate le metafore della ‘società liquida’ della ‘società del rischio ’ la domanda che nasce spontanea è quella della esistenza o meno di ruoli, soggettività in grado di governare i mega-processi di questi cambiamenti globali.

Un momento di sintesi di questa rete connessa di cambiamenti che si accavallano è quello climatico e ambientale provocato dal riscaldamento globale, un orizzonte catastrofico a cui l’umanità si sta avvicinando lungo un percorso costellato da eventi metereologici estremi, che confermano i modelli che di quell’orizzonte ravvicinato prevedono il materializzarsi in modo sempre più preciso. L’incombere di quell’orizzonte implica un’assunzione di responsabilità, globale che mai ci è stata richiesta in precedenza. L’unico precedente è il rischio di estinzione del genere umano legato ad un conflitto nucleare -peraltro sempre possibile, per quanto relegato tra gli eventi più improbabili dall’evoluzione degli equilibri strategici mondiali- tuttavia la responsabilità nell’evitare l’apocalisse nucleare era legato al mantenimento dell’equilibrio strategico tra due soggetti contrapposti. Condividevano una comune responsabilità sulla soglia di un conflitto totale, al di sotto del quale si sviluppava una fitta rete di conflitti. Allora fu creata la linea diretta tra i comandanti in capo dei due opposti schieramenti per evitare all’ultimo minuto l’esplosione del conflitto.

L’orizzonte catastrofico che oggi incombe non richiede il mantenimento dell’equilibrio del terrore, ma il massimo della cooperazione possibile nel realizzare la trasformazione più radicale di sempre in tempi straordinariamente ravvicinati: riduzione del 50% delle emissioni entro il 2030 e raggiungimento delle emissioni zero entro il 2050 il 2060 a seconda dei casi. Purtroppo nulla di quanto accade sembra garantire il raggiungimento di quegli obiettivi.

La trama dei rapporti globali soggiacente al percorso della ‘grande trasformazione’ è quella di un confronto strategico, di una competizione a tutti i livelli in quel contesto di diseguaglianze richiamato all’inizio. Un confronto che non si centra sull’equilibrio del terrore, per quanto quell’equilibrio ne faccia parte, ma porta la competizione sullo sfruttamento di ogni risorsa possibile, compresi ecosistemi ed ogni forma di vita.

La competizione investe quindi quella trama del processo di riproduzione sociale nel quale i contendenti intervengono con la potenza crescente dell’innovazione tecnologica che le tecnologie dell’informazione  assieme a quelle della vita e della manipolazione sempre più fine della materia. Tocca a questo punto del ragionamento ripetere che la pandemia- figlia legittima di questo stadio di sviluppo dei rapporti sociali di produzione- ha accelerato i processi ,acuito le diseguaglianze ed i conflitti più o meno espliciti o latenti. Fin qui i termini generali di quel tentativo di analisi che stiamo svolgendo articolo dopo articolo sulle forme ed i gradi del cambiamento. I passaggi determinati che la qualificano per la complessità e la velocita del processo sono tutti molto importanti e necessari per descriverne l’andamento complessivo.

La dimensione della trasformazione è tale da portare a definire la fase che stiamo vivendo come una transizione tra formazioni sociali, forme dell’economia mondo, radicalmente diverse;  l’uso del termine transizione nel dibattito della sinistra si riferisce ad una fase di superamento della società capitalistica, se oggi si usa il termine transizione è per la radicalità, la profondità, l’estensione della trasformazione, peraltro si è prospettata la possibilità dell’avvento di una singolarità, vale a dire un salto nel cambiamento, una soluzione di continuità che porta ad un altro livello, ad una configurazione radicalmente diversa la formazione sociale provocando un mutamento antropologico radicale, nel rapporto tra naturale ed artificiale proprio della specie umana e del complesso del mondo della vita, provocato dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale elemento cruciale nel determinare nuove sinergie tra tutte le filiere tecnologiche, tra il naturale e l’artificiale1.

Di fronte ad una tale torsione nel rapporto tra conflitto sociale, forme del dominio e dello sfruttamento, sviluppo tecnologico e ricambio organico, tra formazione sociale e mondo della vita, non appare strano che -dato  dell’allontanarsi di un orizzonte di transizione rivoluzionaria ad sistema sociale altro dal sistema capitalistico-  la speranza di una ‘transizione  comunque rivoluzionaria’ possa essere affidata alle potenzialità di liberazione intrinseche al processo di innovazione tecnologica, scegliendo una opzione utopica a fronte dello sviluppo distopico che stiamo sperimentando, una singolarità rivoluzionaria capace di produrre una transizione ad una società post-capitalistica generata -come Minerva  che esce dalla testa di Giove, sia pure con l’ausilio di un colpo d’ascia di Efesto- dalla società capitalistica stessa.

Certamente la società attuale ci riserva quasi ogni giorno nuove sorprese, proviamo a seguirne le convulsioni nei loro ultimi sviluppi.

Il potere pervasivo delle società del Big Tech digitale rappresentano un livello assolutamente nuovo nel mettere a valore qualunque tipologia di relazione sociale e interpersonale, qualunque carattere genericamente umano, una nuova soggettività del capitale, che preme per uscire come Minerva dalla testa di Giove, ma ribaltando la metafora i governi  -moderno Giove- vogliono impedirne l’uscita  dalla propria testa; ricordiamo ancora una volta  il tentativo di porre un limite al loro potere dagli Stati Uniti, all’Unione europea, alla Cina, decisamente più deciso quello cinese.

Il gioco è complesso poiché il confronto strategico globale richiede l’utilizzo sempre più spinto delle tecnologie digitali, in particolare dell’intelligenza artificiale in ogni campo, quindi è necessario il raggiungimento di un equilibrio tra i diversi poteri all’interno delle singole potenze che a loro volta competono tra loro nel gioco strategico globale; gli equilibri sono precari, transitori a livello globale come nelle singole formazioni sociali. Le alleanze sia a livello economico che militare sono in cambiamento. In poche settimane, con l’uscita degli Stati Uniti e della NATO dall’Afghanistan e l’accordo tra Usa, Gran Bretagna e Australia sui sommergibili nucleari, che ha dato la nascita al nuovo raggruppamento militare nell’indopacifico AUKUS, il quadro precedente ne è uscito totalmente destabilizzato. Biden all’assemblea generale dell’ONU ha parlato di un passaggio da una ‘relentless war’ ad una ‘relentless diplomacy’, dichiarazioni la cui credibilità è pari a quelle con cui il presidente statunitense a giustificato la fuga dall’Afghanistan. L’accordo sui sommergibili determina nuove alleanze nell’Indopacifico, proprio mentre l’Unione Europea stava prospettando la sua nuova strategia per quell’area2, ricevendone un duro colpo.  Una situazione che spinge sempre di più l’unione Europea verso una qualche forma di ‘difesa comune’, con una inversione dei ruoli tra politica estera comune e politica della difesa. Contemporaneamente l’Iran dopo 15 anni viene accolto3come membro della Shanghai Cooperation Organisation (SCO)4, di contro  la Cina ha fatto la mossa di chiedere  l’adesione all’Accordo progressivo e comprensivo per il partenariato transpacifico (CPTPP). L’accordo di libero scambio siglato nel 2018 è la versione più recente del Partenariato Trans-Pacifico (TPP), considerato al tempo dagli esperti come uno strumento per rafforzare il multilateralismo a guida statunitense nell’Asia-Pacifico. Il CPTPP include Messico, Perù, Canada, Cile, Malaysia, Brunei, Singapore, Vietnam, Nuova Zelanda, Australia, e Giappone5. La nascita dell’AUKUS ha suscitato reazioni non solo in Cina ma in tutti i paesi dell’area indopacifica6. Una reazione a catena che coinvolge, tutte le alleanze vigenti, le aree e le regioni di competizione e di conflitto.

Ha quasi dell’incredibile il fatto che, in coincidenza con questa crisi internazionale, negli stessi giorni si sia aperta in Cina una delle crisi aziendali  più gravi dai tempi della Lehman Brothers: la società di sviluppo immobiliare Evergrande è sull’orlo del collasso con una posizione debitoria di 305 miliardi di dollari, con un impatto sociale che deriva dalla costruzione di 1.400.000 appartamenti7. Gli effetti del collasso di Evergrande sull’economia cinese potrebbero essere incontrollabili, con conseguenze altrettanto fatali sull’economia mondiale. La società di real estate ha partecipazioni in 171 banche nazionali e d altre 121 società finanziarie, UBS stima che 10  sviluppatori immobiliari hanno posizioni collegate la cui dimensione è 2,7 volte quella di Evergrande, del resto il complesso del sistema immobiliare cinese  conta un debito complessivo di 3300 miliardi di dollari, mentre l’indebitamento delle società non finanziare ammonta al 159,2% del PIL8. Quanto sta accadendo è la manifestazione finale -per ora- del ruolo del che il ciclo del mattone basato sull’indebitamento, nel contesto del crescente indebitamento del sistema economico, ha avuto nel modello di sviluppo cinese, come descritto anche nell’articolo di China Files9 per il Fatto Quotidiano. Sono evidenti le conseguenze sociali ed ambientali oltre che quelle economico-finanziarie. La   più classica delle contraddizioni dello sviluppo capitalistico colpisce un modello di sviluppo avviato verso gli orizzonti più avveniristici, i quali a loro volta rischiano contraddizioni che possono rivelarsi fatali10. Il ruolo dell’indebitamento nello sviluppo economico cinese è cresciuto negli anni11. Il rischio è l’avvio di una veloce spirale verso il basso di tutto il settore immobiliare, che faccia deflagrare la struttura del debito complessiva; ricordiamo che il fallimento della Lehman Brothers fu il punto di caduta della crisi indotta dal crollo del mercato dei subprime12. Bisogna dire che a fronte del timore del ripetersi di un ‘Lehman moment’ il governo e la banca centrale cinese stanno intervenendo sul mercato finanziario e sulla crisi aziendale, ma come stiamo vedendo i motivi di crisi sono molto profondi e radicati nel modello di sviluppo nonostante la svolta impressa dal presidente cinese per riprendere il controllo sul processo di indebitamento complessivo. Di sicuro non si comporteranno come il governo USA che non intervenne a salvare la Lehman per ‘dare una lezione’ al sistema finanziario, con le conseguenze che conosciamo.

La Cina, sempre di più pivot dell’economia mondiale, è impegnata in una sua transizione ecologica, obbligata dopo i disastri dello straordinario sviluppo industriale che l’aveva portata ad essere la ‘fabbrica del mondo’, transizione inserita nella strategia della ‘doppia circolazione’13 che punta allo sviluppo interno in termini qualitativi e quantitativi. Detto questo la Cina è protagonista della strategia di ‘land grabbing’ con cui prende il controllo di terre fertili in giro per il mondo, soprattutto in Africa. La transizione ecologica si fonda in buona sostanza ancora una volta su una feroce competizione per il controllo su ogni risorsa necessaria in termini di tecnologie, materie prime richieste ad implementare le tecnologie, risorse naturali e ambientali in grado di fornire i cosiddetti ‘servizi ecosistemici’14 necessari alla riproduzione sociale. La concentrazione del settore dell’agri-food15, di cui abbiamo già trattato sulle pagine della nostra rivista, è la manifestazione più evidente della presa di controllo da parte della logica del profitto, da parte del processo di riproduzione allargata del capitale sulla riproduzione sempre più ristretta della natura e della vita16.

Nel suo discorso il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres di apertura dell’assemblea generale ha richiamato in tono drammatico la crisi climatica e la distribuzione ineguale dei vaccini per contrastare la pandemia Covid-19; di fatto sull’una come sull’altra questione vediamo prevalere la competizione strategica, la corsa all’accaparramento delle risorse e la corsa al profitto in tutti i mercati, come quello dei vaccini controllato dalle società del Big Pharma, di cui sono protagonisti le grandi potenze e le concentrazioni oligopolistiche. La distribuzione mondiale dei vaccini conferma l’esistenza di una ‘linea di faglia’ che divide il mondo17.

Nell’uno come nell’altro caso si esprime –lo ripetiamo per l’ennesima volta– l’estrema irrazionalità di un sistema pure in grado di dotarsi di tecnologie sempre più sofisticate e definite come ‘intelligenti’ capaci di trattare moli di dati che crescono a ritmo esponenziale, contemporaneamente incapace di produrre strategie globali, condivise tra tutti gli attori sulla scena: l’orizzonte catastrofico della crisi climatica si avvicina mentre la libera circolazione del virus Sars-COV-2 tra miliardi di persone aumenta il rischio del manifestarsi di nuove varianti capaci superare la barriera dei vaccini esistenti. Tra assemblea generale dell’ONU e incontri del G20 più o meno allargati, non si prospetta una reale ed efficace inversione di tendenza nonostante si succedano i richiami e le dichiarazioni di buona volontà.

I caratteri del rapporto di capitale che governa l’economia mondiale sono confermati nel pieno sviluppo delle sue contraddizioni; in questo senso parliamo di una perenne ristrutturazione dei rapporti sociali di riproduzione in tutti i loro caratteri e livelli. Tuttavia il ruolo dell’innovazione tecnologica in questa ristrutturazione ha superato diverse soglie, nell’autonomizzarsi delle tecnologie di trattamento dell’informazione, con il passaggio dall’autoregolazione all’auto-apprendimento18, con la capacità di penetrare e mettere a valore ogni sorta di relazione interpersonale e sociale e nel penetrare e manipolare i processi vitali, con l’ausilio delle tecnologie dell’informazione. In questo contesto di cambiamenti radicali l’uso del termine transizione per definire il passaggio in corso ha una sua giustificazione – sia pure con una avvertenza, già esplicitata, nei confronti della suggestione ‘rivoluzionaria’ che questo assaggio può indurre in assenza di una esplicita rivoluzione sociale e politica in atto.

In realtà il termine ristrutturazione è troppo generico, è stato usato in modo generalizzato nel descrivere il cambiamento indotto dalla risposta al ciclo di lotte nel periodo fordista, dal processo di globalizzazione delle filiere produttive e dei mercati assieme all’innovazione tecnologica. Il riferimento viene spontaneo alla ‘Grande trasformazione’ di Karl Polanyi, testo uscito nel 1944; senza entrare nel merito dell’analisi e delle valutazioni di Polanyi il suggerimento è quello di affrontare con la medesima ampiezza di orizzonte storico e profondità di analisi e dati storici il tentativo di comprendere e definire il passaggio che stiamo vivendo; l’uso stesso del termine di ‘Grande trasformazione’ è più che appropriato alla sua definizione. Se noi sottolineiamo la particolare radicalità, la straordinarietà del passaggio storico che stiamo vivendo, Polanyi a suo tempo si trovava nella fase finale del secondo conflitto mondiale con tutta la sua straordinarietà, manifestazione terrificante della nuova globalizzazione possibile, esito e frutto del conflitto politico e sociale originato dalla grande crisi del 1929, dalla rivoluzione russa, dal crollo degli assetti globali sancito dal primo conflitto19. L’anno successivo avrebbe visto l’uso della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, manifestazione e frutto dello strutturarsi della cosiddetta ‘big science’ che avrebbe caratterizzato lo sviluppo successivo in tutti i campi della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico, di cui oggi viviamo tutti gli effetti.

Della trasformazione è corretto sottolineare la particolare radicalità per la capacità dei dispositivi tecnologici di penetrare in profondità e mettere a valore tutte le dimensioni dei processi riproduttivi della società umana e di tutto le forme di vita e sistemi ecologici, delle strutture della materia; questa capacità di oltrepassare i confini, di andare al limite, di ingegnerizzare la vita e l’ambiente si proietta su un altro confine vale a dire quello della crisi climatica; è questo il combinato disposto che rischia di rendere inadeguato anche il termine di trasformazione, grande; un orizzonte su cui si proiettano tutte le contraddizioni cui abbiamo accennato e che globalmente le nostre società non governano rimandando alla necessità di analisi, movimenti e concezioni del mondo di cui si sente una drammatica necessità.

Concludendo, come disse il poeta “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”20.

 

  1. una mini rassegna si ritrova nel seguente articolo https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/singolarita-tecnologica-quanto-manca-alla-prima-macchina-ultraintelligente-gli-scenari/ []
  2. https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_21_4704 []
  3. https://www.aljazeera.com/news/2021/9/19/iran-shanghai-cooperation-organisation []
  4. http://eng.sectsco.org/ []
  5. https://www.china-files.com/in-cina-e-asia-il-patto-militare-tra-usa-uk-e-australia-adombra-la-strategia-indopacifica-dellue/ []
  6. L’Aukus non rassicura i paesi dell’Indo-pacifico https://www.china-files.com/in-cinan-e-asia-stati-uniti-e-cina-un-rapporto-completamente-disfunzionale/ []
  7. https://www.theguardian.com/world/2021/sep/21/evergrande-will-it-collapse-and-what-would-happen-if-it-did []
  8. https://www.ilsole24ore.com/ []
  9. https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/30/cina-il-flop-dellurbanizzazione-a-misura-duomo-citta-fantasma-e-centri-commerciali-vuoti-in-mezzo-alla-steppa/2410621/ []
  10. Il premier Li Keqiang insiste sulla “urbanizzazione a misura d’uomo” come motore della crescita. Si vuole limitare l’accesso ai maggiori centri e costruire città sostenibili, ecologiche, che allentino la pressione demografica. Un sistema urbano diffuso e integrato da reti informatiche e ferrovie ad alta velocità. A dare speranza, ci sono i numeri proiettati nel futuro: decine di milioni di cinesi che passano dalla condizione di mingongmigranti rurali – a quella di ceto medio che sul binomio casa-macchina costruisce la propria nuova identità. Ma il rischio è che la gente continui a convergere su Pechino, Shanghai e le altre megalopoli facendo delle nuove “città sostenibili” le ennesime ghost town[]
  11.   https://www.theguardian.com/world/2021/sep/17/chinas-lehman-brothers-moment-evergrande-crisis-rattles-economy   https://www.elibrary.imf.org/view/journals/001/2018/002/article-A001-en.xml []
  12. https://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/crisimutuisubprime.htm []
  13. https://ilmanifesto.it/lambasciatore-cinese-in-italia-la-transizione-ecologica-accomuna-pechino-e-roma/ []
  14. https://www.mite.gov.it/pagina/capitale-naturale-e-servizi-ecosistemici []
  15. https://comune-info.net/i-grandi-20-e-il-green-business-agricolo/ []
  16. https://ilsalvagente.it/2021/09/20/food-system-summit-133579/ []
  17. https://www.avvenire.it/attualita/pagine/vaccini-covid-lo-spreco-dei-paesi-ricchi []
  18. Quando parliamo di auto-apprendimento usiamo una definizione relativa dei processi in cui gli algoritmi di intelligenza artificiale ‘apprendono’ con l’ausilio del lavoro parcellizzato di intelligenze  in carne ed ossa dedicato ad un trattamento preliminare dei dati da dare in pasto ai dispositivi, che in questo modo possono apprezzare differenze nella materia prima informativa, che altrimenti sfuggirebbero []
  19. vale la pena citare i titoli dei tre capitoli della terza e ultima parte: Governo popolare ed economia di mercato – La storia nel meccanismo di mutamento sociale – La libertà in un società complessa []
  20. “Soldati” è una delle più famose e corte poesie al mondo. Scritta da Giuseppe Ungaretti nel 1918, la poesia parla dell’esperienza di vita del poeta soldato in trincea verso la fine della Grande Guerra ed è stata composta nel Bosco di Courton, in Francia. Luogo e data sono indicati proprio sotto il testo della poesia stessa, usanza ricorrente per dare alle poesie l’aspetto di un diario.[]
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