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Così sogna Unione popolare

di Stefania
Brai

Su l’Espresso dell’11 settembre è uscito un articolo firmato Loredana Lipperini con il titolo “Così sogna Unione popolare”. “Un gruppo di sinistra”, così ci definisce, con tanti bei propositi che però non sappiamo come raggiungere.

Se Loredana Lipperini, scrittrice, giornalista e conduttrice radiofonica e ora anche commentatrice politica, avesse fatto qualche approfondimento da giornalista, come prima cosa sarebbe andata sul sito di Unione popolare dove avrebbe potuto leggere la versione estesa del programma. E poiché afferma che “nell’elenco delle meraviglie la cultura è trattata in modo sbrigativo”, lì avrebbe trovato un intero capitolo dedicato alla conoscenza e alla cultura. E avrebbe scoperto cosa proponiamo sui beni culturali, sulla produzione culturale e artistica, sul servizio pubblico radiotelevisivo, sulle istituzioni culturali, sui luoghi della cultura, sull’informazione, sul lavoro in tutti questi settori. Poi, proprio per curiosità e visto che frequenta festival letterari, avrebbe potuto leggere il manifestino diffuso a Mantova con le proposte di Up sull’editoria libraria.

Infine, avrebbe cercato qualche candidato di UP per chiedere informazioni sulle “coperture” che le stanno così a cuore. O senza tanta fatica avrebbe potuto leggere su facebook il post del prof. Raul Mordenti, sognatore e candidato di UP, che spiega bene e nel dettaglio dove pensiamo di trovare coperture per il nostro programma.

Infine, però una domanda: se tutto è una questione di coperture economiche e il resto è sogno e non realtà, si è mai chiesta la signora Lipperini quanto costa la guerra incostituzionale che stiamo facendo e dove prendiamo i soldi? O quanto costa alla società la dispersione scolastica? o la mancanza di medici per il numero chiuso o di personale sanitario per mancanza di assunzioni? O le cure dovute a malattie non diagnosticate per i tempi della sanità pubblica e per l’assenza di una politica di prevenzione? O quanti soldi diamo alla sanità privata? O gli incidenti sul lavoro? (non parlo dei morti perché quello è un “costo” umano che evidentemente non interessa), o i disastri ambientali? Quanto ci costa non far pagare le tasse ai più ricchi? l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Sappiamo dove trovare le coperture per le nostre proposte politiche, ma in ogni caso a noi interessano più le persone. Non siamo sognatori fuori dal mondo, ma sì: lottiamo per un mondo migliore perché questo è orribile.

Stefania Brai

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