La società capitalistica occidentale produce fenomeni violenti in serie, o comunque riesce a metterli sempre più a sistema, come valvola di sfogo di un disadattamento e disagio sempre più diffusi e sistematici. Parliamo della condizione della donna, delle violenze domestiche del partner uomo sulla donna, dell’abbassamento dell’età dei femminicidi, spesso accompagnati da tentativo di auto-soppressione da parte del maschio, della crescente violenza giovanile e minorile, la guerre fra bande, l’utilizzo dei mezzi di comunicazione informatici per pornografia, bullismo, istigazione ad autolesionismo.
I presupposti che vengono sempre più messi a latere sono quelli politici e sociali, come se sociologia, psichiatria e psicoanalisi fossero scienze al di fuori della realtà, categorie del pensiero e non della società. E’ sufficiente seguire anche i doverosi approfondimenti del TG3 alle 12.30 per ascoltare che il passaggio dal pubblico al privato avviene sempre per il destino cinico e baro e non per scelte di classe, economiche e finanziarie.
Invece di tenere in comunicazione i fenomeni, ci si adopera perché una tendenza trainante durante un periodo rimanga cosa a sé, da sradicare, punire, isolare, oppure per allargare il disagio ad altre fasce di popolazione.
Facciamo mente locale e descriviamo la realtà, prima di tentare di decifrarla.
Chi ha oggi fra 12 e 16 anni, oltre al passaggio nell’età evolutiva, deve affrontare il passaggio dalle scuole più educative e a servizio maggiormente personale, alle medie e superiori che, a partire dai primi anni 90, con le riforme Berlinguer e le prime aziendalizzazioni, seguite dall’autonomia scolastica, hanno perso il loro ruolo formativo su cui avevano tanto puntato le lotte del ’68.
Le scuole non più formative si sono rivolte alla produzione di polli da batteria o carne da macello per il mercato capitalistico, in un mondo che ha attraversato la finanziarizzazione dell’economia, la bolla immobiliare del 2008, la recessione, ed in seguito ha dato il via, come tentativo di occupazione di nuovi mercati, a sempre più numerosi conflitti prima locali poi sempre più globali (Ucraina-Russia, Israele-Palestina, Iran-Israele-USA).
Nel fine settimana Angela Verdecchia, coordinatrice della Rete Studenti Medi italiani, 20 anni, di origine marchigiana, è stata ospite di “In altre parole”, talk show condotto da Massimo Gramellini su La 7.
Dopo un breve estratto del suo intervento al termine della manifestazione No Kings di sabato 28 a Roma, è stata intervistata ed ha convinto tutti perché non solo ha difeso la Costituzione, ma ha parlato di futuro, proiezione che la scuola attuale non prevede, inserita nel mondo sempre meno partecipativo e democratico del 2026, e che spesso viene dimenticata da chi ha ben più mezzi e sicurezze di lei e dei suoi coetanei.
Quando si ascoltano i commenti di sociologi e altri esperti del tema sui sempre più frequenti atti di violenza che coinvolgono giovanissimi, difficilmente si mette in relazione la condizione di questi ragazzi con l’ambiente che li circonda, i mezzi di comunicazione che usano o che sono convinti ad usare. Ascoltando un TG un’esperta di social, piattaforme, mezzi di comunicazione ha dimostrato come variano nelle loro caratteristiche a seconda di chi li usa, di come vengono indirizzati e costruiti se devono coinvolgere un pubblico giovane. E’ stato un breve servizio molto interessante, ed ha dato un’idea di come si possa tendere a plasmare delle menti che, già del loro, non hanno di fronte un futuro inclusivo e allettante per loro.
Angela ha citato, sorridendo e con l’espressione diretta che le conosco, il titolo di un lavoro di Michele Serra, “Gli sdraiati”, del 2013, poi ripreso a teatro e al cinema nel 2017. Un’opera che esprime a lungo lo sconcerto, la difficoltà di tanti adulti a comprendere, giustificare, sopportare le nuovissime generazioni, capaci di esaltarsi via whatsapp per raggiungere un “non luogo” fuori città dove si potevano acquistare vestiti in svendita. Il libro prosegue con la scoperta, prima o poi, di un’indole sociale e propositiva nascosta nei giovanissimi, con percorsi, nomi e tempi tutti suoi. Forse i tempi non sono, nel libro e nella realtà, così leggibili dagli adulti degli anni dopo il 2000, perché oltre alla distanza che tutte le generazioni hanno pagato alla seguente, anche perché sono passate e stanno passando le guerre di conquista di cui abbiamo parlato sopra.
Un mondo senza un clima che risponda a ritmi almeno in parte naturali, con l’esigenza sempre più manifesta di consumare e dimenticare, di apparire o scomparire, difficilmente penserà alle nuove generazioni con amore e ascolto.
Le stesse persone che ogni sera appaiono in TV su Blob, in scenette che loro vorrebbero satiriche, o dissacranti quando sono solo volgari, difficilmente saranno capaci di pensare agli altri in maniera sociale, scambievole, di mutua assistenza. Di conseguenza, in prima persona o delegando in maniera più specifica i politici, si troveranno con fastidio di fronte a povertà, abbandono scolastico, famiglie che non riescono a seguire i figli in maniera adeguata, con un futuro crepato come un muro dopo una scossa di terremoto.
A queste generazioni che creano problemi fastidiosi che non si vogliono affrontare perché vorrebbe dire andare contro i propri interessi, dopo gli errori dei precedenti governi, il governo Meloni ha dato: il decreto anti Rave, in decreto Caivano, il fermo preventivo in attesa di manifestazioni, la commutazione di provvedimenti penali in pene pecuniarie, più remunerative per chi le incassa, proposte di metal detector, tante manganellate quando volevano sfilare per la Pace a Gaza, proibizioni sull’uso di telefono cellulari in classe…
Il governo Meloni non ha dato educazione sentimentale, assistenza psicologica, consultori, voto ai fuori sede, reddito di cittadinanza, cittadinanza agli immigrati e figli di immigrati….
Grazie Angela per averci ricordato che non siete sdraiati e che non vi farete intimidire da alcuna violenza verbale e fisica. Era necessario per sentirci meno soli, che ci prendeste per mano.
Marcello Pesarini
