recensioni

Come mobilitare l’intelligenza collettiva

Pubblichiamo di Giuseppe Allegri la recensione a Libercomunismo. Scienza dell’utopia pubblicata su il manifesto-

Libercomunismo. Scienza dell’utopia (Feltrinelli, pp. 175, euro 13, disponibile in preordine e dal 10 febbraio in libreria, ndr), questo il titolo volutamente provocatorio del pamphlet di Emiliano Brancaccio, economista «innovatore critico» degli studi marxisti e firma oramai ben nota alle lettrici e ai lettori de il manifesto. E la provocazione del titolo attraversa i tredici brevi capitoli del libro, accompagnati dagli appunti per un manifesto in fieri, sulla falsa riga di quello dei comunisti del 1848, e da un’appendice althusseriana incentrata sulla funzione sovversiva del caso, che può generare incontri tra inediti elementi sociali per produrre imprevisti, e necessari, sommovimenti rivoluzionari.

Tanto più dinanzi all’attuale tendenza alla centralizzazione del capitale nella mani di pochi, «barbari», giganti che sfruttano e impoveriscono la natura, gli esseri umani indebitati e le stesse istituzioni politiche. Realizzando una sorta di «oltrefascismo transnazionale» che galvanizza masse inebetite e assoggettate a leader oscuramente carismatici, nel regime di guerra permanente e nella caccia al capro espiatorio di turno: migranti, stranieri, poveri, diversi, minoranze, oppositori politici.

FINO ALLA DEFINIZIONE di domestic terrorism affibbiata all’incensurata poetessa 37enne e cittadina statunitense Renee Nicole Good, assassinata a Minneapolis da un agente Ice, polizia segreta governativa anti-immigrazione alle dirette dipendenze dell’amministrazione Trump II, proprio nei giorni in cui si scrivono queste note. Sembra di essere piombati nei peggiori incubi suprematisti e dispotici del Novecento, con l’invadenza di poteri tecno-digitali che fomentano una sorta di globale guerra civile neo-tribale.

Così la proposta, appunto provocatoria, di Brancaccio è quella di rispondere alle autoritarie destre capitalistiche al governo ribaltando il piano, guardando alle promesse tradite di emancipazione, prosperità, pace e libertà portate avanti nel «breve» secolo passato dalle due forze e ideologie politiche prevalenti, quelle delle due superpotenze post-belliche, per riprendere «dai liberali, l’obiettivo moncato della libertà individuale. Dagli stalinisti, l’ambizione traviata del piano collettivo». Proprio così: stalinisti e liberali. Ambedue sepolti sotto le macerie, del Muro di Berlino (1989), i primi, del crollo di Wall Street nel 2008, i secondi. Quindi redivivi, come fantasmi e zombie che si aggirano ancora nella vecchia Europa?

Sembrerebbe un libercomunismo dal sapore antico e anche un poco irrancidito, pronto a mischiare il diavolo stalinista con l’acqua santa liberale, tanto da risultare indigesto ai molti radicalizzati a destra, all’estremo centro e a sinistra. Ma potenzialmente affascinante per chi volesse superare questa annichilente polarizzazione del dibattito pubblico.
Insomma una mossa del cavallo con la quale sparigliare le carte e chiamare a raccolta studiosi e attivisti che riflettono e agiscono dentro e contro le tendenze storiche del capitale, da un punto di vista materialistico, critico e oppositivo, senza cedere alle ciniche sirene geopolitiche, né a paralizzanti vaneggiamenti complottisti.

E QUI BRANCACCIO si dilunga nel ricordarci i suoi molteplici confronti con i maggiori economisti mainstream, riconoscendo infine la centralità del reddito universale come progresso sociale. Ci tocca però difendere la memoria di Mark Fisher, proprio perché, finché ha potuto, è stato uno dei pochi che, seguendo le orme di Stuart Hall, ha esplicitato la tendenza storica all’esclusione sociale promossa dell’autoritaria svolta capital-liberista thatcheriana giunta fino a noi.

Lo stesso prendiamo sul serio l’invito di Brancaccio a mobilitare quell’intelligenza collettiva, il marxiano general intellect, già all’opera con le Repubbliche giacobine contro l’antico regime, i movimenti cartisti pre-1848 europeo e nelle successive sperimentazioni cooperative e anarco-socialiste sulla questione sociale, fino al Karl Polanyi che salutò l’esperienza di autogoverno della Vienna Rossa (1919 – 1934) come riforma rivoluzionaria, utopia concreta, sintesi tra eguale libertà e pianificazione.

Questi tempi lunghi ci impongono di riflettere sulla necessità di organizzare le forze in spazi politici concreti. Le città autonome, veri contropoteri ai comandi dispotici dei governi nazionali, tra reti solidali di città santuario ed eco-socialismo municipale. Quindi la dimensione europea come spazio di lotta culturale e invenzione di immaginari istituzionali contro-egemonici.

Per un nuovo costituzionalismo garantista, in grado di tenere insieme emancipazione individuale nel vivere in comune e inedite politiche pubbliche, contro il bellicoso capitalismo predatorio del nuovo regime tecno-feudale. Ancora libertà e solidarietà tra i molti e le molte. Contro tutte le servitù (in)volontarie passate, presenti e a venire.

Articolo precedente
Libercomunismo, pre-recensione al nuovo libro di Brancaccio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.