La vittoria di Abelardo de la Espriella alle elezioni presidenziali colombiane del 2026 segna la conclusione di una delle campagne elettorali più tese e polarizzate della storia recente del Paese. Una competizione che non è stata percepita soltanto come una scelta tra due candidati, ma come un bivio dirimente tra due progetti profondamente diversi di società: da una parte la continuità del percorso di trasformazione avviato dal governo di Gustavo Petro, rappresentato dalla candidatura di Iván Cepeda e Aída Quilcué; dall’altra una proposta politica che prometteva una netta inversione di rotta sul piano economico, sociale e internazionale.
I documenti raccolti durante la missione di osservazione internazionale alla quale ha partecipato anche il Partito della Sinistra Europea con una delegazione composta da Marta Martín Morán, vicepresidente della Sinistra Europea e responsabile esteri, e chi scrive, Anna Camposampiero, del Segretariato della Sinistra Europea, insieme agli incontri con dirigenti del Pacto Histórico, parlamentari, ministri, rappresentanti della società civile, sindacalisti ed Ernesto Samper, ex presidente della Repubblica, consentono oggi di ricostruire il clima nel quale si è svolta la campagna elettorale. Sono testimonianze raccolte prima dell’esito definitivo del voto e raccontano aspettative, timori e strategie di chi si preparava ad affrontare un ballottaggio annunciato come il più incerto degli ultimi decenni. Riletti dopo la sconfitta, assumono inevitabilmente un significato diverso: non solo danno contezza delle preoccupazioni di allora, ma aiutano anche a comprendere le difficoltà che attendono il movimento progressista colombiano nei prossimi anni.
Una campagna segnata dalla tensione
Fin dalle prime riunioni con i responsabili della campagna di Iván Cepeda è emersa la convinzione che la competizione elettorale si sarebbe giocata in condizioni estremamente difficili. Tra le principali criticità segnalate figuravano il voto di scambio, ritenuto di dimensioni senza precedenti per una elezione presidenziale, le pressioni esercitate su lavoratori e lavoratrici da parte di alcuni imprenditori imponendo la costrizione al voto sotto ricatto, episodi di violenza politica contro militanti e candidati, possibili anomalie nel sistema di trasmissione dei risultati elettorali e numerosi dubbi riguardanti il voto dei colombiani residenti all’estero.
Molti interlocutori hanno raccontato di un clima caratterizzato da una crescente intimidazione. Sono state denunciate minacce nei luoghi di lavoro, campagne di disinformazione, ricatti economici, ostacoli alla partecipazione elettorale e perfino tentativi di limitare gli spostamenti degli elettori e delle elettrici nelle aree considerate favorevoli alla sinistra. Parallelamente, il Pacto Histórico ha messo in campo un’imponente rete di rappresentanti di lista, sistemi di controllo dei verbali elettorali e strumenti tecnologici per monitorare eventuali anomalie durante il preconteggio e lo scrutinio.
Al tempo stesso, tutti gli interlocutori hanno insistito sulla necessità di evitare qualsiasi reazione impulsiva. Il messaggio ricorrente era quello di difendere la legalità del processo, pretendere uno scrutinio completo e trasparente e affrontare ogni eventuale contestazione attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento democratico. Il timore di un ritorno della violenza non è remoto e la tutela dei propri attivisti, di cui molti giovanissimi, è stata ritenuta prioritaria.
L’osservazione internazionale della Sinistra Europea: una fotografia più complessa della sola giornata di voto
La restituzione della missione internazionale di osservazione della Sinistra Europea tenta di offrire una lettura equilibrata del processo elettorale. Da un lato viene riconosciuto che, nei numerosi seggi visitati, la giornata di voto si è svolta di fatto in maniera ordinata, con una significativa partecipazione popolare e senza gravi incidenti tali – pur avendone denunciati alcuni direttamente alle autoritá competenti – da compromettere il regolare svolgimento delle operazioni.
Dall’altro lato, però, le osservatrici sottolineano che la qualità democratica di un’elezione non può essere valutata esclusivamente osservando quanto accade all’interno dei seggi nel giorno del voto.
Si distingue con chiarezza tra la normalità riscontrata nei luoghi visitati e le numerose denunce ricevute prima, durante e dopo le elezioni. Tra queste figurano segnalazioni relative a possibili episodi di acquisto di voti, costrizione elettorale, minacce nei confronti dei rappresentanti di lista, dubbi sulla tracciabilità dello scrutinio, criticità nella pubblicazione dei verbali elettorali e richieste di maggiore trasparenza riguardo al software utilizzato per il preconteggio.
Le osservatrici non affermano che tali elementi abbiano alterato il risultato finale. Tuttavia ritengono che tutte le denunce meritino verifiche approfondite e ricordano che la fiducia dei cittadini e delle cittadine nelle istituzioni dipende anche dalla capacità delle autorità di affrontare tempestivamente ogni segnalazione di possibile irregolarità.
Le ingerenze internazionali
Uno degli aspetti che emerge con maggiore forza riguarda il tema delle ingerenze esterne.
Al primo turno l’amministrazione statunitense non si é schierata a favore di nessun candidato della destra, ma al ballottaggio Abelardo de la Espriella é diventato il candidato della destra internazionale. Le osservatrici hanno evidenziato il sostegno politico diretto espresso da parte di Donald Trump nei confronti di Abelardo de la Espriella, insieme ad altri episodi che hanno coinvolto esponenti politici stranieri e governi della regione: evidente il ruolo assunto dal presidente ecuadoriano Daniel Noboa e il rilievo attribuito dalla candidatura di destra al riallineamento con Israele. I numerosi viaggi durante la campagna di Bernie Moreno, imprenditore colombiano naturalizzato statunitense, senatore in Ohio per il Partito Repubblicano, sono un altro indicatore allarmante.
Tali circostanze rappresentano fattori politici che, secondo la missione, devono essere valutati nel giudizio complessivo sulla qualità democratica del processo, in quanto possono incidere sul contesto nel quale elettori ed elettrici maturano le proprie scelte e si collocano nell’ambito della strategia dell’amministrazione Trump di riprendere il controllo del territorio (e delle risorse) dell’America Latina.
La sconfitta e la nuova fase politica
Con la vittoria di Abelardo de la Espriella si apre una fase completamente nuova.
Si sapeva che lo scarto sarebbe stato minimo, sia in caso di vittoria che di sconfitta, e cosí é stato: poco meno di 250.000 voti. Le prime reazioni del Pacto Histórico sono state improntate alla prudenza e alla responsabilitá. Iván Cepeda ha invitato militanti e cittadinanza al rispetto della Costituzione, alla difesa delle procedure democratiche e alla mobilitazione esclusivamente pacifica, ribadendo che quasi metà del Paese continua a riconoscersi nel progetto progressista.
Le riunioni successive al voto mostrano una sinistra impegnata anche in un’autocritica. Da un lato vengono analizzati gli errori compiuti durante la campagna; dall’altro si conferma la convinzione che la competizione sia stata fortemente influenzata da fattori esterni, da un uso senza precedenti delle piattaforme digitali e da una poderosa capacità economica e comunicativa del fronte conservatore. La tendenza a sottovalutare l’investimento, anche economico, che le destre stanno facendo per ridisegnare l’ordine mondiale dovrebbe riguardare anche noi.
L’unità come risposta
La vittoria di Abelardo de la Espriella non rappresenta soltanto l’alternanza tra due governi. Segna la volontá (dichiarata) di interrompere il ciclo di cambiamento aperto con l’elezione di Gustavo Petro e di riportare la Colombia verso un modello politico, economico e internazionale profondamente diverso. Durante tutta la campagna elettorale de la Espriella ha costruito la propria proposta attorno alla promessa di cancellare molte delle riforme sociali approvate negli ultimi anni, di ristabilire un rapporto privilegiato con Washington (a partire dall’ingresso nello Scudo delle Americhe), di riallineare il Paese alle posizioni del governo israeliano, di rafforzare le politiche securitarie e di ridimensionare il ruolo dello Stato nell’economia, aprendo al fracking e alla svendita delle risorse naturali del paese. A queste proposte si sono accompagnate dichiarazioni caratterizzate da una forte contrapposizione nei confronti della sinistra e del governo uscente, alimentando un clima di polarizzazione che rischia di accompagnare anche la nuova stagione politica.
Per questo la preoccupazione espressa nei giorni precedenti al voto da esponenti politici, organizzazioni sociali, sindacati e osservatori internazionali non si esaurisce con la proclamazione del nuovo presidente. Al contrario, diventa oggi una preoccupazione concreta per il futuro della Colombia. Sono in gioco il destino della riforma agraria, delle politiche sociali, della tutela del lavoro, del processo di pace, della protezione dei leader sociali, delle comunità indigene e afrodiscendenti e delle politiche ambientali che avevano caratterizzato l’esperienza del governo Petro.
Sarebbe tuttavia un grave errore leggere queste elezioni soltanto attraverso la sconfitta. La destra conquista il governo, ma non cancella il cambiamento profondo avvenuto nella società colombiana. Mai nella storia recente la sinistra aveva raccolto un consenso così ampio. Tornata dopo tornata il Pacto Histórico ha ampliato la propria base elettorale, conquistando milioni di nuovi voti e radicandosi in territori dove la speranza non aveva cittadinanza. Questo patrimonio politico non scompare con una sconfitta elettorale: costituisce il punto di partenza della prossima fase.
La prospettiva che si apre è quella della costruzione di un fronte ancora più largo tra il Pacto Histórico e Alianza por la Vida, capace di unire partiti, movimenti sociali, sindacati, organizzazioni popolari, femministe, ambientaliste, indigene e afrodiscendenti. Un’opposizione che non si limiterà all’attività parlamentare, dove ricordiamo é cresciuto il numero dei parlamentari di sinistra, ma accompagnerà le mobilitazioni sociali, difenderà le riforme conquistate in questi anni e costruirà l’alternativa per il futuro.
Le prime chiamate alla mobilitazione, comprese quelle che contestano la posizione costituzionale del nuovo presidente in relazione alla sua cittadinanza statunitense, dimostrano che una parte importante della società colombiana non intende assistere passivamente allo smantellamento delle conquiste ottenute negli ultimi anni. Si apre una nuova stagione di opposizione democratica, nella quale la partecipazione popolare tornerà a essere decisiva.
La Colombia non è un’eccezione. Dall’America Latina all’Europa assistiamo alla crescita di forze reazionarie che fanno della paura, della polarizzazione e dell’attacco ai diritti sociali uno strumento di governo. È una sfida che riguarda tutte le democrazie. Per questo la risposta non può essere la frammentazione del campo progressista, ma la costruzione di un’unità sempre più ampia. I fascismi, vecchi e nuovi, non si sconfiggono da soli e non si fermano con la sola indignazione. Si battono costruendo fronti costituzionali, difendendo la democrazia, i diritti sociali e la pace. È questa la lezione che arriva oggi dalla Colombia ed è questa la sfida che attende tutte le forze democratiche nei prossimi anni.
Anna Camposampiero