articoli

Chissà se succederà un giorno

di Pietro
Soldini

Chissà se succederà un giorno di rimettere le cose che accadono sotto una giusta luce? Al momento non c’ è luce, non c’ è chiarezza praticamente su niente. La responsabilità è ovviamente della destra al governo e della narrazione che produce, ma c è anche una responsabilità dell’ opposizione che non riesce a fare una contro narrazione e c’è una responsabilità ancora maggiore di chi dovrebbe per mestiere e non per convenienza politica, smascherare le bugie, le manipolazioni e la propaganda e garantire una corretta informazione. Prendiamo il caso del “famoso” nuovo regolamento Europeo sull’ Immigrazione.
È stato presentato come una svolta a destra dell’ Europa soprattutto come una vittoria della Meloni che avrebbe fatto passare la sua idea del “modello Albania”, avrebbe convinto l’Europa che i centri in Albania “fun-zio-ne-ra-nno”.
Tutti hanno preso per buona questa notizia, sia quelli che l’hanno salutata con gioia e sia quelli che l’hanno salutata con amarezza. Insomma tutti hanno preso atto e l’hanno archiviata. (Qualcuno ha fatto notare timidamente, che si funzionano i centri in Albania, ma quanto ci costano? Se hai speso 700 milioni per 700 immigrati, che sono transitati nei centri Albanesi ma non è neanche detto che siano stati rimpatriati, vuol dire che hai speso 1 milione di euro cada uno, se gliene avessi dati ad ognuno 100 mila euro, ne avresti rimpatriati 7mila volontari e soddisfatti. Ecco come si spendono i soldi pubblici, per tigna! La Meloni a questa obiezione di spreco di denaro, risponde che i governi precedenti spende vano di più, ma è una balla anche questa, c’ è una certa continuità, invarianza e linearità nella spesa per immigrazione, che è sempre meno di quanto lo Stato incassa di tasse dagli immigrati, con la differenza che la destra spendendo uguale al centrosinistra, ha spostato progressivamente , dal monte delle risorse dedicate all’ immigrazione dall’ accoglienza alla repressione, per cui il grosso delle risorse non si spende per gli immigrati ma contro gli immigrati.
Ecco come si fanno gli interessi dell’ Italia, quando non si capisce quali sono gli interessi dell’Italia.)
Salvo tornarci sopra quando esplodono problemi di gestione di quel regolamento, ma senza capirci un granché delle dinamiche reali.
Ci sarebbe bisogno di ben altre analisi ed approfondimenti di merito e di metodo per poter padroneggiare una materia complessa come questa, ma tant’è.
Sono molti anni che si sta discutendo in Europa di rivedere l’ accordo di Dublino, cioè quello che prevede che la gestione delle richieste di asilo ed anche degli eventuali rimpatri riguarda il paese di primo ingresso. È inutile dire che questo principio è stato imposto dai paesi del Centro e del nord Europa, che non hanno flussi migratori diretti dall’ Africa, ed è stato subito dai paesi del sud Europa che sono appunto i paesi di primo ingresso per motivi geografici visto che le rotte migratorie per lo più irregolari (perché quelle regolari non esistono), sono sostanzialmente 3, quella balcanica, quella iberica e quella più massiccia del Mediterraneo centrale che riguarda l’Italia.
Per anni l’ Italia in una oggettiva alleanza con la Spagna e con la Francia ha chiesto di riformare Dublino ed affermare un altro principio che quando entrano i migranti a prescindere da dove, entrano in Europa e tutti i paesi membri si devono fare carico proporzionalmente.
Pensate che questa rivendicazione è stata sostenuta anche da Salvini ministro dell’interno, salvo non partecipare ai tavoli in Europa dove si discuteva di rivedere Dublino, perché a lui faceva comodo alimentare la polemica con l’Europa è produrre quei comportamenti da bullo e ricattatori verso l’ Europa stessa e le ONG, mettendo a rischio la vita di migliaia di migranti. Il principio molto chiaro era la Solidarietà concreta dell’ Europa nei confronti dei paesi più esposti.
Poi è arrivata la Statista Giorgia Meloni, furba quasi come Bertoldo, che ha abbandonato questa linea ed è andata al tavolo a trattare un altro principio, che i migranti debbano essere deportati in un paese terzo più o meno sicuro, leggasi modello Albania.
Ci voleva poco a convincere la Germania e tutti gli altri paesi che si manteneva il principio che gli era più caro del primo paese d’ ingresso ( Dublino), in più si allontanava ancora di più dalle loro frontiere l’ impatto con il fenomeno.
Infondo per i paesi del nord Europa e per la Germania, il Belgio, l’ Austria ed in parte anche la Francia, fino ad oggi, l’ Albania eravamo noi, l’ Italia, se adesso c’è un Albania più Albania di noi per l’Europa sfondi una porta aperta, e se un domani troverai anche paesi africani disposti ad ospitare Centri di Detenzione e Rimpatrio, magari costruendo, tante enclavi come Ceuta, tanto meglio.
Per le scadenze elettorali te la puoi cavare, ma il governo dell’ Immigrazione te lo scordi.
Questo regolamento quindi peggiora la situazione proprio per l’ Italia e la Meloni è la responsabile numero uno.
E lo stiamo scoprendo in questi giorni con le decisioni che sono conseguenziali a quel regolamento di Germania, Svizzera, Austria, la stessa Finlandia e quanti altri si aggiungeranno, che ci rimandano indietro i richiedenti asilo.
Non solo, ma abbiamo avallato una operazione politica in Europa che, attraverso lo strumento improprio del regolamento cerca di modificare in peggio norme primarie previste nella direttiva rimpatri EU e norme della Convenzione di Ginevra sul diritto di asilo.
Se ci sarà un giudice a Bruxelles e se ci sarà una forza politica che avrà il coraggio di appellarsi, quel regolamento molto probabilmente sarà considerato non conforme.
Dubito che la Meloni ed i suoi fans siano in grado d’intendere, ma spererei in una maggiore consapevolezza del resto del mondo.

Pietro Soldini

Articolo precedente
Lavoro estivo o lavoro ultra precario e sfruttato?
Articolo successivo
L’aneddoto dei calchi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.