Il 23 gennaio 1925 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione n cui testualmente dice che la guerra mondiale fu il frutto di una cospirazione tra regime sovietico e regime nazista, cospirazione esemplificata dal patto Molotov Ribbentrop dell’agosto 1939[1]. Questa rivista ne ha già parlato nel numero del 25.2.2025 con l’articolo Una risoluzione fascista del Parlamento Europeo.
Quella risoluzione rappresentava il coerente sviluppo di una risoluzione del precedente Parlamento Europeo del 19 settembre 2019 in cui in forma appena più elusiva si sosteneva che “Il Patto Molotov Ribbentrop aveva spianato la strada alla seconda guerra mondiale [2]“.
Folle determinate e spontanee hanno affrontato una battaglia difficile innalzando bandiere dello Stato e della Resistenza palestinesi come sfida degli eserciti più armati feroci e bugiardi del mondo. Hanno innalzato bandiere palestinesi che avrebbero potuto portarli tutti in galera e non hanno voluto la stella di Davide come chi pretendeva che venissero messe sullo stesso piano, in una manifestazione per Gaza e per la Palestina libera, le bandiere degli aggrediti e quelle degli aggressori. Quella richiesta della gente comune, ascoltata prima dai sindacati di base e da un’infinità di organizzazioni poi dal più grande sindacato dei lavoratori ha promosso una mobilitazione internazionalista unitaria che non si vedeva da decenni. Di contro c’era quel minestrone insulso guidato e finanziato da una destra razzista e sciovinista che accoglie cordialmente il sionismo di destra e di sinistra, l’imperialismo e il suprematismo bianco, il colonialismo e il neo colonialismo.
Le masse uscite allo scoperto sanno che niente di tutta questa accozzaglia appartiene alla loro storia e al loro futuro e neanche vi appartiene quella democrazia parlamentare borghese che di notte fa di tutto per innescare la terza guerra mondiale e di giorno si dedica alla revisione della storia proponendo una storia dell’anteguerra in cui Francia Inghilterra e Stati Uniti si battevano come leoni contro il fascismo fin da prima della salita al potere di Hitler. Per non affogare in un mare di contraddizioni il Parlamento Europeo in due ripetute e solenni occasioni ha promosso una revisione della storia moderna riconducendo tutte le responsabilità della seconda guerra mondiale all’Unione Sovietica e alla Germania nazista, e più alla prima che alla seconda, facendole coincidere con il patto Molotov-Ribbentrop dell’agosto 1939 e attribuendo alle potenze anglosassoni il merito principale della vittoria nella guerra mondiale. Subito dopo quella che cadde davvero non fu la cortina di ferro ma la ghigliottina della storia sulla guerra fredda voluta e preparata per decenni dalle vecchie e nuove potenze coloniali che in nome del mondo libero tentarono, senza riuscirci di contrastare con ogni mezzo il diritto dei popoli all’autodeterminazione: in Indocina, in Indonesia, in Malesia in Corea, in Cina, in Algeria, In India nelle Filippine, in Sudafrica, in Iran una prima e una seconda volta, in Namibia, in Zimbabwe, in Congo e nel Sahel, in Guatemala, in Angola e in Mozambico, in Cile e nel Sahara, in Iran, in Iraq, i Siria e in Afghanistan, in Somalia in Kenya, in Camerun e in Madagascar: e non siamo ancora a metà della lista .
Non è certo in nome di questa la storia che le masse scendono in piazza, né è questa la storia che intendono portare avanti. La storia feroce del suprematismo bianco degli ultimi decenni che coincide con quella delle potenze occidentali borghesi oggi in perfetta sintonia col sionismo e che in nome di quella loro storia vorrebbero porsi alla testa del nuovo internazionalismo. Ma le due storie sono troppo divergenti e il Parlamento Europeo con le sue Risoluzioni ha fatto propria quella dell’imperialismo, dello sciovinismo, della solidarietà con il fascismo. Un mondo libero non è un mondo dove sventolano le bandiere della Nato e dell’Unione Europea
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Hitler lo aveva detto chiaramente un’infinità di volte. Dopo sei secoli in cui la Germania aveva guardato a sud ora avrebbe guardato e continuato a guardare a est perché a oriente era il suo spazio vitale; a oriente il popolo da rendere schiavo; a oriente i futuri vassalli. Per il momento si lasciasse pur credere a Mussolini di essere un pari grado e addirittura un maestro, con una propria autonoma sfera d’influenza anche se il popolo italiano non era assolutamente all’altezza delle ambizioni del suo duce, Aveva cominciato a prenderle in Spagna a Guadalajara e avrebbe continuato a prenderle in Africa, in Grecia, in Russia, in Sicilia…
Sarebbe stato saggio e prudente da parte di Stalin fidarsi che Inghilterra e Francia sarebbero intervenute a favore della Polonia, dopo che non lo avevano fatto né per la Spagna, né per l’Austria né per la Cecoslovacchia? L’idea di un’alleanza tripartita di Inghilterra, Francia, Germania in funzione antisovietica e persino di un’adesione di Francia e Inghilterra al patto anticomintern era circolata alla fine degli anni trenta e non era un’ipotesi di fantasia, ma una possibilità documentata da scambi diplomatici, né si può dire che si trattasse di un’ipotesi stravagante dopo che alla Germania erano stati concesso il riarmo e la rioccupazione della Renania nel 1936, la ricostruzione della flotta, l’annessione dell’Austria e dei Sudeti nel 1938, seguita da quella di tutta la Cecoslovacchia. Tutte operazioni politiche hitleriane condotte con la piena acquiescenza di Inghilterra, Francia e Stati Uniti e l’opposizione aperta e dichiarata dell’Unione Sovietica. L’unico che pose un intralcio alla resistibile avanzata di Hitler in Europa fu paradossalmente Mussolini che nel 1934 si oppose al primo tentativo hitleriano di annessione dell’Austria, ma capì presto, dopo il secondo mortale attentato al cancelliere fascista Dölfuss, che il confronto con Hitler era perdente e che l’Austria era proprietà del Führer.
Le potenze cosiddette democratiche non avevano mosso un dito quando Dölfuss aveva trasformato l’Austria in una dittatura fascista, né avevano risposto alla richiesta di aiuto del suo successore quando nel 1938 l’Austria era stata invasa dalle truppe tedesche e annessa al Reich. Si parla del mancato intervento in soccorso della Cecoslovacchia nel 1938 come di un errore di cui si sarebbero presto pentite, ma è sbagliato parlare di errore: più corretto parlare di una linea politica coerentemente filo nazista. Come spiegare altrimenti che il legittimo governo repubblicano spagnolo, aggredito nel luglio 1936 da un colpo di stato fascista non ricevette altro aiuto se non dall’Unione Sovietica e dal Messico, mentre Inghilterra e Francia sostennero una linea di non intervento che era un sostanziale aiuto alla line dei generali golpisti, il cui pseudo-governo fu riconosciuto da quello inglese fino dal 1937? Ogni tentativo repubblicano di venire incontro alle richieste di moderazione delle potenze dell’intesa, compreso lo scioglimento delle Brigate Internazionali nel 1938, fu tenuto in non cale da Francia e Inghilterra, che nel frattempo trattavano per la cessione dei Sudeti alla Germania. La corrispondenza diplomatica dell’epoca dimostra che le missive più minacciose al Presidente cecoslovacco Benes arrivarono dalla Cancelleria Inglese:”Badate bene a quello che fate, perché potete solo peggiorare la situazione”. A Monaco Benes fu tenuto in anticamera e avvisato solo alla fine dalle decisioni prese dai quattro cosiddetti grandi, mentre l’Unione Sovietica che si era offerta di inviare venticinque divisioni in soccorso alla Cecoslovacchia, ne fu impedita dal rifiuto di transito opposto dalla Polonia su sollecitazione di Francia e Inghilterra. La Polonia e l’Ungheria furono ricompensate con cessioni territoriali imposte alla Cecoslovacchia[3]. Rammaricati del cattivo affare, francesi e inglesi preferirono sorvolare sul fatto che l’anno successivo la piccola Cecoslovacchia rimasta indipendente con la piena garanzia dei quattro malandrini fu occupata da Hitler, e ancora oggi si preferisce non parlare di quel secondo tradimento come se tutto fosse finito a Monaco l’anno precedente
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Qualcuno poterebbe anche pensare che la nostra sia una lettura tendenziosa di stampo comunista senonché a sostenere quanto diciamo c’è la fonte più insospettabile, la documentazione del ministero degli esteri tedesco che dopo la guerra cadde in parte nelle mani degli angloamericani, in parte in quelle dei sovietici. Gli angloamericani pubblicarono nel 1948 la parte che consideravano utile a diffamare l’Unione Sovietica, rifiutando di confrontare le documentazioni per comporre un quadro quanto più storicamente attendibile degli eventi.
Il titolo di quel documento è Nazi Soviet relations 1939-1941, non a caso così clamorosamente simile alla scelta storica e con identiche intenzioni fatta dal Parlamento Europeo oltre settanta anni dopo. Proprio la restrizione della pubblicazione a quei due anni aveva il fine di occultare le aperte complicità degli occidentali nella rapida ricostruzione del regime militarista e fascista tedesco in funzione antisovietica, facendo iniziare la vicenda bellica nel 1939 quando la Unione Sovietica si era trovata nella necessità di allontanare una guerra certa firmando un patto di non aggressione con la Germania nazista. Quel tipo di patto che, come è stato detto mille volte, si firma con un nemico, non con un amico e che, senza particolare scandalo perché quella volta in funzione antisovietica, era stato firmato nel 1934 tra Polonia e Germania. E che anche in quel caso valse per quello che valse, cioè niente.
Il riarmo tedesco, contrario alle imposizioni di Versailles e il rilancio massiccio dell’industria pesante tedesca cominciarono negli anni venti grazie a un’ingente iniezione di capitali americani e non era difficile capire fino da allora dove sarebbe andato a parare. Tra il 1924 e il 1929 gli investimenti americani in Germania furono enormi: quindici miliardi di dollari quelli a lungo termine, sei quelli a breve: gli accordi industriali di quel periodo furono innumerevoli Nel 1929 il livello delle esportazioni tedesche negli Usa aveva già superato del 120% quello di prima della guerra (a prezzi del 1913)
Falsificatori della storia
Se tanto scandalo fece il patto Molotov Ribbentropp che ci sarebbe stato da dire del Patto di Roma del 1933? Eppure fu effettivamente firmato da Mussolini e dai rappresentanti diplomatici di Germania. Francia e Inghilterra il 15 luglio 1933, anche se reca la data del 7 giugno. Lo scopo del patto era depotenziare la Società delle Nazioni, e isolare l’URSS. I francesi furono gli unici a pretendere il disarmo tedesco e fu solo per il loro rifiuto di ratificarlo per via parlamentare che il patto non entrò in vigore.
In ogni caso aprì la strada al trattato di non aggressione tedesco polacco del 1934, che avrebbe dovuto essere tra i tanti bluff di Hitler una rassicurazione che l’attacco alla Russia sarebbe avvenuto attraverso i paesi baltici e non attraverso la Polonia. Anche se non andò in porto era comunque evidente la volontà di bypassare la conferenza sul disarmo del 1932 cui avevano partecipato 61 nazioni e soprattutto l’obiettivo di isolare la Unione Sovietica
Nel giugno 1935 fece seguito l’accordo navale anglo-tedesco firmato a Londra da Ribbentropp. Con esso Hitler fu autorizzato, dai soli inglesi. a ricostituire una flotta uguale a quella francese e una flotta sottomarina pari al 45% di quella inglese. Come si ricava già da questi due trattati l’ascesa di Hitler non fu né un paradosso né un susseguirsi di atti suoi unilaterali di prepotenza, ma fu resa possibile da una serie di spinte di quegli amici che nel dopoguerra e ancora oggi si propongono come il vero e unico baluardo contro il nazismo.
Scoppiò la guerra di Abissinia il 3 ottobre 1935 o meglio l’Italia fascista aggredì l’Abissinia sovrana con un possente esercito e le peggiori intenzioni. Da poco annessa nella società delle Nazioni l’Unione Sovietica fu l’unica a proporre che la Società delle nazioni intervenisse a favore dell’Abissinia stato sovrano. ma nessun altro diede ascolto alla denuncia di Molotov: “La guerra Italo abissina dimostra che cresce sempre più la minaccia di una guerra mondiale che coinvolge l’Europa”.
Fu facile profeta perché neanche sei mesi dopo un colpo di stato militare fascista si sollevò contro il legittimo governo repubblicano in Spagna e anche lì i soliti amici del fascismo non mostrarono neanche un cenno di riprovazione. La proposta avanzata dall’Unione Sovietica alla Società delle Nazioni di mettere all’ordine del giorno una risoluzione che contenesse la definizione di aggressione e di parte attaccante[4], risoluzione che non avrebbe potuto occultare le responsabilità di Germania e Italia nello scatenamento della guerra civile, fu decisamente osteggiata da Francia e Inghilterra che all’epoca guidavano di fatto la Società delle Nazioni. Fu una guerra lunga e crudele dove accorsero gli antifascisti di tutta Europa e d’America portando con sé solo il loro coraggio: ma non una cartuccia non un aereo arrivò da Francia, Inghilterra e Stati Uniti mentre ogni tipo di armi italiane e tedesche andavano a rifornire il già forte esercito franchista in cui era confluito il 90% dell’esercito spagnolo. Arrivarono anche l’aviazione tedesca e le divisioni fasciste del Corpo Truppe Volontarie tanto baldanzose all’arrivo quanto precipitose nella fuga dopo la sconfitta di Guadalajara inflitta loro dai Garibaldini italiani che nonostante tutto li trattarono da fratelli. Lo meritavano? Tutti i grandi paesi partecipavano al comitato di non intervento; tutti tranne l’Unione Sovietica, non invitata e gli Stati Uniti che non vollero farne parte. Ciano scriveva beffardo nel suo diario: fino a ieri eravamo i cattivi da fermare, adesso siamo incaricati di sorvegliare che i rossi non mandino clandestinamente armi in Spagna. Non solo Francia Inghilterra e Stati Uniti non aiutarono la repubblica, ma vietarono il passaggio e la vendita di armi sul loro territorio. Solo l’Unione Sovietica e il suo popolo intervennero massicciamente a fianco della Repubblica insieme al Messico per quello che poteva. In Inghilterra laburisti e conservatori furono ugualmente avversari della repubblica e già nel 1937 – la guerra durò fino al 1939- inviarono alla corte di Francio una delegazione commerciale che svolgeva apertamente funzioni politiche e diplomatiche.
Per quanto il governo legittimo facesse di tutto per rassicurare le potenze occidentali, combattendo anche una battaglia al suo interno contro le tendenze più radicali e rinunciando al supporto delle Brigate Internazionali i primi permessi al passaggio di armi dalla Francia in Catalogna furono concessi solo all’inizio del 1939, senza però permettere all’esercito dell’Ebro costretto a passare in Francia, di rientrare in Spagna e riprendere una guerra che avrebbe potuto durare fino all’inizio della guerra mondiale, che si sapeva prossima ed era l’ultima speranza della repubblica.
Dire che il riarmo della Renania che riportò l’esercito tedesco a fronteggiare i francesi sul Reno, che l’annessione dell’Austria, l’abbandono della Spagna se stessa, l’indifferenza per quanto accadeva in Abissina fossero solo debolezze e cedimenti significa volerne negare il palese significato politico di complicità. Più che cordiali furono i rapporti del governo Roosevelt con l’Italia fascista e la Germania nazista, pensati addirittura come un modello socio economico da imitare, mentre il riconoscimento diplomatico dell’URSS arrivò solo alla fine del 1933 e la ruling class anglo americana non fece mancare la sua simpatia al fascismo: che fosse l’aristocrazia britannica o il capitalismo americano il cui pupillo e futuro presidente John Fitzgerald Kennedy lasciò un diario entusiasta e pieno d’ammirazione del suo viaggio nella Germania nazista e nell’Italia fascista e nessuno scandalo destò scandalo che l’eroe americano per antonomasia, il trasvolatore dell’Atlantico Charles Lindbergh (1902-1974) fosse decorato da Goering nel 1938 per il sostegno al nazismo di cui era da tempo fervido ammiratore con il suo movimento che si chiamava, guarda caso America First.
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Se questo ci dà un quadro sommario di quanto compariva alla luce, ben altro veniva tenuto nascosto tra le quinte.
Tra i documenti tedeschi caduti in mani sovietiche alla fine della guerra c’è il verbale di un incontro del 19 novembre 1937 tra Hitler e il Ministro inglese Lord Halifax (1881-1957), in quel momento Lord Presidente del Consiglio. ma destinato due mesi dopo a diventare Ministro degli Esteri del Governo Chamberlain. Il colloquio avvenne nell’Obersalzberg[5] alla presenza del ministro tedesco degli esteri von Neurath ed è riportato nel seguente verbale.
“Egli (lord Halifax) e altri membri del governo inglese sono consapevoli che il Führer abbia ottenuto molto, non solo in Germania, ma che, con la liquidazione del comunismo nel suo paese, egli abbia sbarrato la strada a quest’ultimo anche verso l’Europa occidentale e che dunque la Germania possa di diritto essere considerata un bastione dell’occidente contro il bolscevismo[6].”
Halifax affermò che “non dovrebbe crearsi un’impressione tale per cui l’asse Berlino Roma o le buone relazioni tra Londra e Parigi abbiano a risentire per l’avvicinamento tedesco inglese. Dopo che la convergenza tedesco-inglese abbia preparato il terreno le quattro grandi potenze dell’Europa occidentale dovranno gettare congiuntamente le basi su cui possa stabilirsi una pace duratura in Europa. Nessuna delle quattro potenze dovrebbe in ogni caso restare fuori da questa collaborazione perché in caso contrario non potrebbe mettersi fine all’attuale situazione di instabilità”.
Mentre i due esponenti d’Inghilterra e Germania si scambiavano queste melliflue parole la repubblica spagnola che aveva da poco perso le regioni settentrionali combatteva nell’illusione di sacrificarsi in difesa della democrazia europea contro il fascismo che la minacciava.
si capisce dalle parole di cui sopra l’Anschluss non fu un azzardo di Hitler, ma un vero complotto. L’Austria, peraltro retta da un governo fascista, fu sfacciatamente ceduta ai nazisti con la connivenza inglese e anche il successivo tradimento della Cecoslovacchia non cadde come fulmine a ciel sereno. Già diversi mesi prima della vergogna di Monaco l’ambasciatore tedesco a Londra era in grado di comunicare con soddisfazione a Berlino che il governo inglese: “ha fatto della ricerca di un compromesso con la Germania uno dei punti essenziali del proprio programma e che il governo mostra un tale massimo grado di comprensione quale può essere mostrata una qualsiasi delle possibili combinazioni politiche inglesi[7]”
Dirksen scriveva anche che il governo inglese “si è avvicinato alla comprensione dei punti più essenziali tra le pretese della Germania, per l’esclusione dell’Unione Sovietica dalle decisioni sul destino dell’Europa e l’esclusione, nello stesso senso della Società delle Nazioni e invece per l’opportunità e di negoziati e trattative bilaterali.”
Dirksen riferiva anche a Berlino che il governo inglese era disposto a grandi sacrifici in nome del “soddisfacimento delle altre giuste pretese della Germania.”
A differenza che nel caso austriaco di pochi mesi prima, in quello cecoslovacco esisteva un trattato bilaterale di mutuo soccorso con la Francia, ma la Francia si rifiutò di mantenere il proprio impegno.
L’accordo con la Germania di Hitler non si limitò alla consegna a Hitler della Cecoslovacchia il 30 settembre 1938. I governi di Inghilterra e Francia in lizza tra loro si affrettarono a firmare ampi accordi politici con la Germania hitleriana. Il Patto di Monaco fu firmato il 29 settembre 1938. Il giorno successivo fu firmata da Chamberlain e Hitler a Monaco una Dichiarazione anglo tedesca in cui si diceva.
“Abbiamo continuato oggi la nostra conversazione e unanimemente siamo giunti alla conclusione che la questione dei rapporti tedesco inglesi è di primaria importanza per entrambi i paesi e per l’Europa. Consideriamo l’accordo firmato ieri sera e l’accordo navale tedesco-inglese, come simboli del desiderio dei nostri due popoli di non fare mai più guerra l’uno contro l’altro. Siamo fermamente decisi ad affrontare anche altre questioni riguardanti inostri due paesi attraverso consultazioni e tendiamo per il futuro ad appianare qualsivoglia pretesto per disaccordi in modo tale da contribuire così alla pace in Europa[8]”. Se il patto di non aggressione russo tedesco del 1939 fu firmato dai due ministri degli esteri questo fu firmato dai due capi di governo Hitler e Chamberlain.
Il 6 dicembre 1938 fu firmata la dichiarazione franco tedesca Bonnet–Ribbentrop analoga a quella anglo tedesca: due documenti di estrema importanza che i rispettivi governi attuali fanno di tutto per far dimenticare.
L’amputazione della Cecoslovacchia fu una prepotenza collettiva ai danni di un importante stato sovrano: ma i ¾ della Cecoslovacchia erano ancora uno stato indipendente per quanto indebolito: nessuno però alzò un dito quando meno di sei mesi dopo averlo firmato Hitler stracciò il solenne trattato di Monaco e sfilò a Praga alla testa delle truppe tedesche: in fondo era a questo che servivano i due trattati di non aggressione firmati con la Germania. Non ci voleva un genio sospettoso per capire che quelle mosse aprivano la strada verso la Russia; restava l’ostacolo della Polonia, ma non era neanche obbligatorio che i tedeschi passassero di li: anche i Paesi Baltici potevano costituire un ponte verso la Russia, che tentò ripetutamente di trovare un accordo con Francia e Inghilterra, senza peraltro sapere che queste avevano già stretto accordi segreti con la Germania. La storia diplomatica di questi tentativi meriterebbe un approfondimento che questo breve articolo non può soddisfare, però anche quel poco che abbiamo detto permette di capire perché l’11 maggio 1939, mentre si svolgevano ambigue e difficili trattative tra Francia, Inghilterra e Unione Sovietica, l’ambasciatore polacco Grzybowski dichiarò ufficialmente che “la Polonia non ritiene possibile concludere un patto di mutua assistenza con l’URSS.”
Nell’agosto del 1942, nel pieno della guerra Churchill si recò a Mosca. Si era assunto il compito poco gradevole di informare Stalin che quell’anno, contrariamente agli impegni presi, gli alleati non avrebbero aperto un secondo fronte europeo per appoggiare l’enorme sforzo bellico che la Russia sosteneva contro il 90% dell’esercito tedesco, considerato all’epoca l’esercito più moderno e forte del mondo
Churchill spiegò a Stalin che la strategia anglosassone prevedeva un attacco da sud attraverso il mediterraneo, partendo da uno sbarco nell’Africa settentrionale. Stalin capì perfettamente la portata dell’operazione che avrebbe messo fuori gioco l’Italia, e portato altri vantaggi strategici, ma sapeva anche che l’Unione Sovietica perdeva più di diecimila combattenti al giorno dall’inizio della guerra e aveva un bisogno assoluto di quell’aiuto atteso dall’inizio dell’invasione e che ora veniva ulteriormente rinviato, chissà a quando. Stalin sapeva naturalmente che nel 1938-1939 tra i politici inglesi di maggiore spessore solo Churchill si era dichiarato favorevole a un patto tripartito dell’Inghilterra e della Francia con la Russia, ma in quel momento era isolato all’opposizione e non aveva potuto raggiungere il risultato. Parlarono naturalmente anche di quello, come riferisce lo stesso Churchill nelle sue memorie[9]:
Al Cremlino, nell’agosto del 1942, Stalin, nelle prime ore del mattino, mi rivelò un aspetto della posizione sovietica, scrisse Churchill. “Abbiamo avuto l’impressione”, disse Stalin, “che i governi britannico e francese non fossero determinati a entrare in guerra se la Polonia fosse stata attaccata, ma che speravano che l’alleanza diplomatica tra Gran Bretagna, Francia e Russia avrebbe scoraggiato Hitler. Noi eravamo certi che non sarebbe stato così.
Quante divisioni, aveva chiesto Stalin, avrebbe messo in campo la Francia contro la Germania in caso di mobilitazione? La risposta era stata: circa un centinaio. Allora chiese: “Quante ne avrebbe inviate l’Inghilterra?”. La risposta fu: “Due, e altre due in seguito”. “Ah, due, e altre due in seguito”, ripeté Stalin. ‘Sapete’, chiese, “quante divisioni avremmo schierate sul fronte russo se fossimo entrati in guerra con la Germania?”. Ci fu una pausa. “Più di trecento”.
Mentre Churchill predicava inascoltato la necessità di un’alleanza con Francia e Unione sovietica, i governi inglese e francese, molto di malavoglia e nel mentre Hitler occupava Praga, proponevano che nel caso che Francia e Inghilterra “venissero trascinate in azioni di guerra per impegni da esse sottoscritti” e si riferiva a impegni nei confronti di Belgio, Polonia, Romania Grecia e Turchia; e ci sarebbe stata anche la Cecoslovacchia se non fosse stata da loro ceduta alla Germania con gli accordi di Monaco, l’URSS avrebbe dovuto immediatamente intervenire, in forma massiccia, senza che fosse prevista alcuna reciprocità in caso di attacco alla Russia.
Non valeva il reciproco soprattutto nei confronti delle repubbliche baltiche, rispetto alle quali Francia e Inghilterra non avevano assunto alcun obbligo di intervento in caso di aggressione, mentre quell’impegno si esigeva dalla Russia: che era come dire ai tedeschi che quella strada era aperta, che non era necessario attaccare la Russia attraverso la Polonia, potevano benissimo farlo attraverso i paesi baltici senza rischiare l’intervento di Francia e Inghilterra.
Il comportamento dei rappresentanti inglesi e francesi nei colloqui con Mosca rivestiva un carattere talmente provocatorio che perfino tra i dirigenti occidentali ci fu chi criticò aspramente un gioco così grossolano. Così, nell’estate del 1939, Lloyd George pubblicò sul giornale francese Ce Soir un articolo contro i leader della politica inglese e riferendosi alle lungaggini in cui si dibattevano i colloqui anglo francesi con l’Unione sovietica scrisse che era possibile una sola interpretazione “Neville Chamberlain, Halifax e John Simon non desiderano alcuna intesa con la Russia”.
Ciò che era chiaro a Lloyd George era altrettanto chiaro alla Germania Hitleriana che capiva perfettamente che le potenze occidentali non pensavano neanche a perseguire un accordo con l’Unione Sovietica. L’obiettivo consisteva nello spingere Hitler a un attacco quanto più rapido possibile all’Unione Sovietica
Ne venne fuori, come sappiamo quella drôle de guerre in cui due potenti eserciti si fronteggiarono per quasi un anno in attesa di una guerra che visibilmente non volevano fare., ma alla quale i loro governi non non sapevano sottrarsi
Luciano Beochi
[1] Risoluzione del Parlamento Europeo del 23.1.25: “Disinformazione e falsificazione della storia da parte della Russia per giustificare la sua guerra contro l’Ucraina”.
[2] Risoluzione del Parlamento Europeo del 19 settembre 2019:“Sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”.
[3] Il Reich si era incorporato un territorio che non era mai stato tedesco, ma che Hitler considerava tale perché popolato di tedeschi colà stabilitisi nel XII secolo (come dire: mai fidarsi dei coloni!). Col “Patto di Monaco” la Cecoslovacchia perdeva il suo sistema difensivo, la maggior parte della sua rete ferroviaria, il settanta per cento delle sue risorse di ferro e acciaio, la maggior parte delle sue officine tessili e ferroviarie, il settanta per cento delle forniture di energia elettrica. Era altresì costretta ad abbandonare propri territori a Ungheria e Polonia. I cechi che vivevano nei territori ceduti a Germania, Ungheria e Polonia dovevano lasciare tutti i loro beni mobili e immobili senza alcun indennizzo ai subentranti: tedeschi, ungheresi o polacchi che fossero.
[4] Proposta presentata il 30 agosto 1936 dall’URSS al segretario generale della Società delle Nazioni, il francese, Joseph Avenol.
[5] Località turistica alpina tedesca, divenne nota nel periodo nazista quando Adolf Hitler vi stabilì la propria residenza estiva, il Berghof.
[6] Verbale del colloquio tra il Führer e Cancelliere del Reich e Lord Halifax presente il ministro degli Esteri von Neurath a Obersalzberg, 19.XI.1937. Dagli Archivi del Ministero degli esteri tedesco.
[7] Correspondence respecting Czechoslovakia, September 1938, London 1938, ctd 5817, pp. 8-9:
[8] Archiv fürAussen politik und Länderkunde, Settembre 1938, p 483
[9] Winston Churchill. The Second World War, Vol. 1. Cassel, London, 1948, p. 344.
