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Campania: come si vivono le elezioni regionali a sinistra

di Rino
Malinconico

Tutto sommato è una vicenda circoscritta, quella delle elezioni regionali in Campania. Ed è, a tutt’oggi, difficile prevederne sia l’andamento che l’esito. Non se ne possono ricavare insegnamenti particolarmente significativi. Può essere utile, tuttavia, ricostruire come Rifondazione Comunista si sia concretamente posta di fronte a questo passaggio. E potrebbe essere di qualche interesse sapere, lo dirò alla fine, a che punto siamo arrivati.

Noi abbiamo sciolto già nello scorso ottobre il dilemma tipico dei piccoli soggetti politici organizzati a sinistra, ed in particolare dei soggetti che si richiamano all’ideale del comunismo. Lo abbiamo fatto in maniera convinta e abbastanza rapida.

Il dilemma è il seguente: partecipare alle elezioni insistendo sulla propria specifica identità politica di piccola forza comunista, magari mettendo assieme altre piccole forze di uguale ispirazione? Oppure provare a spingere per una costruzione più ampia, incentrata sulle reti auto-organizzate delle resistenze sociali a difesa dell’ambiente, del lavoro, del reddito, dei diritti?

Anche in Campania esiste un articolato civismo progressista che si ispira ai valori dell’antifascismo e della solidarietà sociale. È un reticolo piuttosto esteso di iniziative e pratiche, di impegno sociale e di battaglie civili: col limite evidente del particolarismo, ma anche con la generosità straordinaria che, proprio in questa pandemia, è stata conosciuta, e riconosciuta, da larghe fasce di popolazione.

Noi abbiamo sciolto il dilemma in questa seconda direzione, puntando alla interlocuzione soprattutto con le realtà di impegno sociale. E ciò per due ragioni.

La prima è che da più di un decennio, l’insistenza elettorale sulla identità dei comunisti e degli antagonisti mette in moto solo pochissimi settori popolari, del tutto insufficienti sia per costruire una rappresentanza all’interno delle istituzioni e sia per incidere nel dibattito politico generale. Ci sono molte ragioni per cui questo è successo e verosimilmente continuerà a succedere ancora per diverso tempo. Ma è un dato di fatto, e coi dati di fatto ha poco senso litigare. Nelle regionali del 2010 presentammo la lista della Federazione della Sinistra, con candidato presidente il segretario nazionale del Prc Paolo Ferrero, e il risultato fu 1,58%; nel 2015, assieme a Sinistra Italiana e altri, demmo vita a “Sinistra al Lavoro”, e il risultato fu il 2,33%.

La seconda ragione è che il disastro sociale e ambientale della Campania, che si trascina da diversi decenni, è giunto a un livello di assoluta insopportabilità; e ciò impone a tutte e a tutti di dare una mano nella costruzione di un’alternativa credibile e socialmente adeguata a questo passaggio storico.

Ovviamente, neppure all’interno di Rifondazione sono mancate voci di dissenso: non a favore dell’ipotesi identitaria, che pressoché nessuno ha sostenuto; quanto piuttosto in direzione della “non presentazione”. L’idea era che, data la debolezza costitutiva delle soggettività comuniste e di Rifondazione, forse non sarebbe stato male disimpegnarsi in partenza da questa tornata elettorale. La grande maggioranza ha comunque sostenuto, pur con gradi di convinzione differenti, che valesse la pena impegnarsi nella direzione nella quale poi siamo andati.

Difatti, non era scontato che si arrivasse dove siamo arrivati, tant’è che fin dall’inizio ci siamo detti, e lo abbiamo detto in pubblico, che se avessimo registrato l’inadeguatezza della costruzione cui ci accingevamo, avremmo posto all’ordine del giorno la questione del presentarsi o meno.

Gli anarchici per principio sono contro la partecipazione elettorale. Sbagliano, a mio parere, perché nelle società a capitalismo maturo e a rappresentanza parlamentare il passaggio elettorale rappresenta un momento decisivo della vita politica. È contraddittoria e condizionata quanto si vuole, ma la vicenda elettorale si pone ovunque come visibile manifestazione dell’agorà: è la presa in carico, da parte della generalità dei cittadini, delle fondamentali questioni che attengono al vivere sociale. Le elezioni sono perciò un momento straordinario di discussione pubblica; e sono anche un momento di verità sulla consistenza delle formazioni politiche e sulla forza effettiva dei loro discorsi.

Tuttavia, può succedere in determinati passaggi di prendere atto della obiettiva assenza di condizioni per presentare una lista credibile; per quanto mi meraviglierei molto se coloro che si richiamano alle all’esperienza del movimento operaio non cogliessero comunque il momento per intensificare la propria propaganda politica. Aggiungo, per evitare fraintendimenti, che l’utilizzo propagandistico del momento elettorale, senza presentarsi, ha una logica. Molto meno logica mi pare l’idea di presentarsi per fare semplicemente propaganda. Se ci si presenta è per puntare ad un risultato utile. Ovviamente, col sistema delle soglie di sbarramento può succedere che non si conquistino seggi. Quando perciò dico “risultato utile” intendo un risultato politicamente significativo, che testimoni un qualche radicamento sociale anche senza eleggere nessuno. Un radicamento piccolo quanto si vuole, ma reale.

È evidente, al riguardo, che risultati dello zero virgola, o dell’uno virgola, hanno un terribile effetto boomerang: non perché non si supera la soglia di sbarramento, ma perché i numeri da prefisso telefonico proclamano urbi et orbi semplicemente la tua solare “non esistenza” politica.

Dunque, noi ci siamo messi all’opera, incontrando altre piccole forze con le quali avevamo già condiviso, nel tempo, alcune campagne sulle principali tematiche dello scontro sociale, a partire da quella, tuttora in corso, contro l’autonomia regionale differenziata e contro la penalizzazione del Sud sul piano degli investimenti statali.

E siamo andati avanti per alcuni mesi così: Rifondazione comunista, Partito comunista italiano, Partito del sud, Sinistra Altra Europa e Confederazione COBAS. Fin dall’inizio abbiamo incontrato anche altri, come Sinistra Anticapitalista e Potere al popolo, che però hanno ritenuto non opportuno impegnarsi in questo percorso. Abbiamo fatto qualche uscita pubblica, che non è andata male; e abbiamo costruito ulteriori interlocuzioni.

Difatti, sull’idea di una lista di civismo democratico e di sinistra incentrata sui temi dell’ambiente, dei diritti, della salute e del lavoro, con riferimento ad una cultura antifascista e antiliberista e con un impianto politico-programmatico contrapposto sia alla destra che alla coalizione centrista promossa dal Pd e dal presidente uscente De Luca, c’è oggi la convergenza anche di Sinistra italiana, Insurgenza, settori di Dema e soprattutto StopBiocidio, la rete degli ambientalisti campani, che ha lanciato un appello pubblico dall’emblematico titolo: “Questa regione ha bisogno di un progetto ecologista, civico e democratico”, dando appuntamento a chiunque lo condivida per sabato 4 luglio a Taverna del Re, lì dove si erge, su un’area di 130 ettari, la più grande montagna di rifiuti d’Europa: le famose ecoballe, monumento simbolo dello stato di degrado e di crisi in cui versa la Campania.

Oggi siamo a questo, al fatto che forse, e sottolineo il “forse”, la nostra idea di partenza prende forma.

Probabilmente coloro che ritengono fondamentale il protagonismo identitario dei comunisti, o addirittura della propria piccola organizzazione, avranno qualche riserva. Io penso però che abbiamo fatto bene, e lo dico ora che il processo non è ancora irreversibile. Quando si costruiscono cose che puntano ad abbracciare un universo più largo del piccolo milieu cui siamo abituati, è evidente che le difficoltà si moltiplicano. È possibile anche che ci sia un rinculo, che il carattere eminentemente sociale dell’aggregazione si riduca e diventi poca cosa. Lo vedremo nei prossimi giorni.

Per ora siamo impegnati a costruire un qualcosa di potenzialmente significativo, che la stampa stessa qualifica come “terzo polo”, come una effettiva alternativa alla destra di Salvini, Meloni e Berlusconi e al centrosinistra di De Luca, Cirino Pomicino, Mastella e De Mita. La lista che forse (ancora forse) costruiremo, rappresenterebbe l’autentica novità di queste elezioni.

Se poi è necessario aggiungere altro, posso dire che questa costruzione sarebbe ben felice di un impegno e di un sostegno esplicito, che finora non c’è stato, da parte di Luigi de Magistris, il sindaco di Napoli. E sarebbe anche contenta se i compagni di Potere al popolo, i quali certamente condividono i contenuti che stanno alla base di questa aggregazione, dessero anch’essi una mano per rafforzarla.

Saremmo felici soprattutto se il volontariato solidaristico che ancora non si è espresso prendesse posizione in qualche modo. Intendo, in particolare, le associazioni che costruiscono quotidianamente pratiche di inclusione per i migranti e contrastano le derive razziste e xenofobe. Se anch’esse volessero prendere sulle proprie spalle, in una dinamica di auto-rappresentanza, la questione complessiva del degrado campano, darebbero forza sostanziale al progetto di Nuova Campania in gestazione.

Ecco: siamo a questo punto. Quello che si è costruito è già molto; quello che si può ancora costruire è ugualmente molto.

Rifondazione comunista sta dando e darà il suo contributo. Lo sta facendo e lo farà senza particolari sofferenze in tema di visibilità e protagonismo. Quando le cose che si mettono in moto hanno l’evidenza di parlare esse stesse “per noi” – perché concretizzano esattamente la nostra visione della politica, della partecipazione popolare e della spinta alla trasformazione – davvero non c’è bisogno di fare “ciao” con la manina per segnalare, nella foto, che comunque ci siamo anche noi…

Rino Malinconico

(segretario regionale di Rifondazione Comunista)

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