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Campagne nonviolente e disarmiste contro le armi letali autonome

di Daniele
Taurino

La capacità di esposizione alla violenza mortale, in qualunque punto, in qualunque momento, che i droni (e i sistemi d’arma letali autonomi) hanno introdotto nelle nostre vite, riconfigura radicalmente la nostra prospettiva nelle relazioni intersoggettive, introduce una rivoluzione nei modi di compresenza.

I dispositivi con cui sono comandati i droni operano per scelte strutturali di non reciprocità: l’Altro è qui, io non l’ho ancora visto, non è nel mio stesso luogo, ma posso subire da esso il massimo dell’influenza possibile sulla mia vita. Non si tratta quindi di una semplice co-esistenza, per la quale è sufficiente e necessaria la simultaneità dell’esistere, poiché la compresenza ha un’aggiunta che è esplicabile in uno speciale rapporto di causalità: la possibilità istantanea, anche se non sempre in atto, per un termine di avere effetti su un altro o di subire effetti da esso.

Questa totale – e nuda – accessibilità di un termine all’altro ridefinisce l’idea stessa di portata e, nella teletecnologia dei droni, fa sì che le entità in relazione possano anche non darsi nello stesso tempo, poiché tutto, attraverso la rete, può essere programmato. La compresenza, nella prassi, si definisce quindi unicamente nella relazione fra le varie entità in gioco (esseri, monumenti, eventi…): è autonoma dalla colocalizzazione; può avvenire inconsapevolmente, ovvero senza la coscienza dell’essere compresenti; non è riducibile a un sentimento soggettivo e chiuso; produce effetti sul reale senza che sia necessario un luogo univoco per l’azione.

Tutti questi elementi, che ci appaiono chiari dalla prospettiva eminentemente violenta dell’uso militare dei droni, possono aiutarci a chiarire, per converso, la compresenza capitiniana sotto il segno della nonviolenza: una metafisica pratica che, proprio perché non può accettare il fatto della morte, la possibilità per i soggetti – soprattutto i più deboli – di essere continuamente soggetti al potere di morte, ci chiede lo sforzo di produrre continue aggiunte e compensazioni all’insufficienza della realtà attuale.

Chi ci dice che i vari modi di esplicazione, naturale, spirituale o tecnologica, dell’unità che ci unisce tutti debbano essere sempre usati per ripetere le violenti leggi dell’oggi?

Una prassi speciale come quella della compresenza dei morti e dei viventi, che prende atto di tutte le modalità possibili di connessione, può essere oggi il grimaldello a nostra disposizione per aprire un varco di bellezza e giustizia all’interno di una realtà completamente esposta alla violenza.

In altre parole, l’introduzione di questi sistemi d’arma esige anche un ripensamento delle modalità dell’azione nonviolenta, dibattito che si è aperto all’interno dei nostri movimenti; ma esige anche un coordinamento immediato di iniziative e campagne per ridurre, se non abolire, il rischio di “guerre dei droni”. Per far questo, come argomenta anche Alessandro Scassellati nell’articolo pubblicato il 10 novembre, è fondamentale aprire un dibattito pubblico in Italia e Unione Europea. È quello che stiamo provando a fare in particolare con la Rete italiana Pace e Disarmo e con l’European Network Against Arms Trade. E non da ieri.

Nel marzo del 2019 abbiamo presentato per esempio a Roma l’Appello di scienziati e ricercatori italiani contro i sistemi d’arma letali autonomi (acronimo LAWS, in inglese) meglio noti come Killer Robots. L’iniziativa ha visto fin da subito l’adesione di oltre 110 ricercatori di varie discipline che man mano vanno aumentando, in particolare quelle legate all’informatica, alla robotica e all’intelligenza artificiale; ma senza dimenticare materie collegate allo sviluppo di queste armi dal punto di vista sociale, etico, economico.

Il testo dell’Appello è stato elaborato grazie al contributo di esperti dell’USPID, l’Unione degli Scienziati per il Disarmo, e si colloca nell’ambito della Campaign to Stop Killer Robots (di cui USPID Onlus è membro italiano insieme a Rete italiana Pace e Disarmo) che ha già visto nel recente passato prese di posizione contro le armi autonome da parte di migliaia di scienziati, ricercatori, imprenditori nel mondo delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale. Nel testo si sottolinea come “le nuove tecnologie dell’IA e della robotica possono trasformare profondamente e migliorare le nostre infrastrutture, i trasporti, la produzione industriale, i servizi pubblici, la difesa nazionale, i servizi alle imprese, le cure sanitarie e molti altri settori di grande rilevanza sociale ed economica”, ma i ricercatori ricordano che tutti siamo “tenuti a guidare con intelligenza e sensibilità morale la trasformazione tecnologica in atto, individuando, prevenendo e contrastando utilizzazioni moralmente inaccettabili delle tecnologie dell’IA e della robotica avanzata”.

Per questi motivi la ferma opposizione alle LAWS è esplicita: “Lo sviluppo delle armi autonome costituisce una grave minaccia per il rispetto delle leggi umanitarie in guerra; può interrompere la catena di comando e controllo, la quale consente di individuare i soggetti responsabili per eventuali crimini di guerra; dà a delle macchine la possibilità di decidere della vita o della morte di un essere umano; impedisce alle potenziali vittime di fare appello all’umanità condivisa degli avversari. Eliminando il controllo umano significativo sulla legittimità degli obiettivi militari e sulle decisioni di vita o di morte, le armi autonome si collocano al di là di una linea moralmente invalicabile”.

L’Appello si conclude con richieste chiare nei confronti dei decisori politici: “le armi autonome sono attualmente ancora in uno stadio iniziale di sviluppo e diffusione. Abbiamo ancora la possibilità di fermare la corsa a questo nuovo tipo di armi. Ma non c’è molto tempo. Chiediamo pertanto che il Governo e il Parlamento italiani assumano una decisa posizione contro le armi autonome nelle sedi politiche nazionali e negli opportuni forum diplomatici internazionali”.

Questo Appello ha fornito agli attivisti italiani della Campaign to Stop Killer Robots un ulteriore elemento di pressione verso il Parlamento affinché prenda consapevolezza di questo problema ed inizi a discuterne. Una convergenza di vedute tra il mondo delle organizzazioni che si occupano di pace e disarmo e i ricercatori italiani che ogni giorno mettono il loro ingegno al servizio dell’avanzamento scientifico e tecnologico del nostro Paese. Una convergenza che non può essere ignorata dalla politica e che speriamo possa servire ad inserire anche l’Italia nell’elenco dei 28 Stati che hanno già espresso il loro sostegno ad iniziative normative internazionali di messa al bando dei “Killer Robots”.

Ritengo allora che sia importante ribadire anche in questa sede le richieste collettive a Stati e Governi promesse dallo European Forum on Armed Drones di cui la Rete Italiana Pace e Disarmo fa parte.

Articolare chiare politiche

  • Tutti gli Stati devono riconoscere le gravi sfide presentate dall’uso di armi droni armati e articolare pubblicamente politiche chiare e posizioni legali precise sulla questione. Ciò include anche possibili collaborazioni in operazioni con droni effettuate da altri Stati.
  • Gli Stati che utilizzano droni armati devono pubblicare le loro regole e procedure per mostrare una piena adeguatezza al diritto internazionale, incluse azioni per prevenire, mitigare, investigare tutte le morti fuorilegge e in generale tutti gli impatti negativi sui civili.

Prevenire complicità

  • Gli Stati devono fare in modo di non diventare complici di attacchi illegali con droni, ad esempio fornendo supporto logistico o raccogliendo dati usati per individuare gli obiettivi. Gli Stati europei devono accettare la loro “responsabilità come terzi” in operazioni condotte da alleati.

Assicurare trasparenza

  • Tutti gli Stati dovrebbero lavorare sulla trasparenza attraverso la pubblicazione e condivisione di tutte le informazioni che possano contribuire allo sviluppo di norme stringenti sul comportamento negli attacchi con droni e la prevenzione di qualsiasi impatto negativo, attraverso il rafforzamento delle leggi internazionali.
  • Inoltre, gli Stati che usano droni armati in operazioni di contro-terrorismo devono fornire informazione pubblica e precisa (aggiornata per ciascun caso) sulle basi legali e fattuali per le quali specifici gruppi o individui siano considerati obiettivi, garantendo informazioni chiare sul numero di feriti e morti e sulle loro identità.

Strutturare forme di responsabilità e controllo

  • Gli Stati coinvolti in attacchi con droni devono condurre rapide, approfondite, indipendenti e imparziali investigazioni per tutte le accuse o sospetti di morti illegali e impatti negativi sui civili e pubblicare i risultati di ciascuna investigazione in tempi rapidi e certi.
  • Tutti gli Stati devono assicurarsi che diritti delle vittime di attacchi con droni siano rispettati, includendo un effettivo accesso a misure giudiziali di rimedio e riparazione.

Controllare la proliferazione

  • Tutti gli Stati devono applicare controlli più stringenti sul trasferimento di tecnologia militare e dual-use per droni. Ciò include standardizzare le categorie di droni e tutta la tecnologia relativa nei regimi di controllo alle esportazioni ed inserirle all’interno di Trattati internazionali o di Leggi di livello nazionale, regionale, internazionale. Gli Stati devono applicare criteri chiari per prevenire qualsiasi tipo di trasferimento irresponsabile.
  • Tutti gli Stati dovrebbero partecipare ai dibattiti globali sul tema nei Fora internazionali pertinenti, al fine di lavorare verso una maggiore e più ampia consapevolezza della questione e supportare un percorso di più stretto controllo sui trasferimenti di droni e di tutta la tecnologia collegata ai droni.

Daniele Taurino è un filosofo e un attivista per la nonviolenza fa parte del Direttivo Nazionale del Movimento Nonviolento ed è responsabile di redazione di Azione nonviolenta, entrambi fondati da Aldo Capitini. Co-fondatore della Rete italiana Giovani, Pace e Sicurezza, co-coordina il Gruppo Pace del Forum per lo Sviluppo Sostenibile. A livello internazionale è attivo in numerosi progetti europei e nelle reti EBCO-BEOC e War Resisters’ International. Inoltre, partecipa dal 2017 ai lavori dell’European Youth Forum, di cui attualmente presiede il Coordinamento tra i membri sull’agenda Giovani, pace e sicurezza.

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