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Belgio 1950: chi uccise Julien Lahaut, presidente del partito comunista?

di Giuseppe
Liguori

Il 18 agosto i militanti di sinistra di Seraing, piccola cittadina vicino Liegi, si riuniranno come ogni anno per commemorare Julien Lahaut, barbaramente assassinato il 18 agosto 1950.
Ma chi uccise il Presidente del partito comunista belga? Dopo tanti anni, la verità è finalmente venuta alla luce, ma, prima di parlare degli assassini e dei mandanti, parliamo di questa grande figura della sinistra europea, ancora poco conosciuta in Italia.
Jules Lahaut nacque a Seraing il 6 settembre 1884 in una famiglia di operai. A 14 anni iniziò a lavorare in impianti metallurgici e a conoscere la sofferenza degli operai, che erano sottoposti a turni lunghi e massacranti, con stipendi molto bassi. Ben presto decise d’impegnarsi come sindacalista e nel 1921 creò il sindacato rivoluzionario dei metalmeccanici. Nel 1923 s’iscrisse al partito comunista belga (PCB) e nel 1933 venne eletto al Parlamento. Durante l’occupazione nazista, Lahaut fu uno dei leader della Resistenza; il 10 maggio 1941, organizzò a Liegi uno sciopero al quale parteciparono 100.000 operai. Arrestato dai tedeschi, venne deportato nel campo di concentramento di Mathausen, ma riuscì a sopravvivere e a ritornare in Belgio nel 1945.
Nel dopoguerra, Julien Lahaut viene eletto presidente del partito comunista ed inizia a ricevere frequenti minacce. È un leader molto amato dal popolo e per questo considerato pericoloso dagli ambienti di destra. Nel 1950 in Belgio si pone la cosiddetta “questione reale”: dopo un referendum consultivo nel quale la maggioranza si è pronunciata a favore del re, viene deciso che Leopoldo III può ritornare in patria. Il sovrano è però accusato di aver collaborato con l’invasore nazista e molti gli chiedono di abdicare. Leopoldo non vuole farlo ma, per placare le polemiche, decide di delegare i suoi poteri al figlio Baldovino che, essendo minorenne, non può essere nominato re, ma “principe reale”. L’undici agosto 1950 Baldovino si appresta a giurare davanti alla Camere riunite; pochi istanti prima, però, qualcuno grida “Viva la Repubblica”. Si tratta del senatore comunista Henri Glineur, ma la stampa scrive che è stato Julien Lahaut a gridare.
Una settimana dopo, il 18 agosto, poco dopo le 21 due uomini suonano alla porta di casa del deputato comunista. La moglie di Lahaut apre e chiede: “cosa desiderate?”. Uno dei due risponde che vorrebbe parlare col compagno Lahaut. Il Presidente del PCB, che si trovava in cucina, si avvia verso la porta d’ingresso; dopo pochi istanti, viene colpito da quattro colpi di pistola e si accascia sulla soglia di casa. Gli assassini si dileguano nella notte a bordo di una Standard Vanguard grigia, mentre Julien Lahaut dopo pochi minuti muore.
Chi sono questi assassini e chi sono i loro mandanti? Grazie al lavoro di una commissione di professori universitari, finanziata dal governo belga, dopo tanti anni la verità è venuta alla luce. Leggendo il libro “Qui a tué Julien Lahaut”, pubblicato nel 2015, si viene a sapere che l’esecutore materiale è l’anticomunista François Goossens, che ha agito con l’aiuto di altre tre persone. Il mandante, invece, è André Moyen, creatore di una rete anticomunista, finanziata dalla banca di Bruxelles Brufina e dalla Société générale, dirette all’epoca da Marcel De Roover e da Herman Robiliart.
Il movente non è tanto la difesa della monarchia, quanto l’odio verso i comunisti, il cui leader incontestato era Julien Lahaut. La Société générale, che era il più grande gruppo industriale e bancario del Belgio, temeva moltissimo gli scioperi generali che, organizzati dal PCB, erano in grado di paralizzare il Paese.
André Moyen, un ex-militare, aveva amicizie e complicità nelle forze di polizia ed è per questo che il caso è andato in prescrizione nel 1972. La polizia e la gendarmeria non hanno voluto mettere a disposizione dei giudici istruttori alcune informazioni importanti, come ad esempio che l’automobile Vanguard grigia, che era stata usata dagli assassini la notte del crimine, era di proprietà del Goossens.
Il delitto si situa nel clima della guerra fredda e della guerra di Corea, anni in cui moltissimi estremisti nutrivano un odio viscerale per i comunisti (l’attentato a Togliatti è del 1948). Oggi, 72 anni dopo la sua morte, Julien Lahaut è da indicare come esempio ai giovani ed è da considerare come un martire della classe operaia.
Concludo con le parole scritte sulla targa affissa nel luogo in cui il Presidente del PCB fu ucciso: “A Julien Lahaut, deputato di Liegi, vice-sindaco di Seraing, assassinato il 18 agosto 1950 dai nemici del popolo”.

Giuseppe Liguori

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