Con l’assemblea di oggi abbiamo scommesso sull’inizio di un percorso nuovo, di convergenza, costruito non a tavolino, ma nel confronto e nella discussione collettiva, aperta, plurale e larga, nelle assemblee e in percorsi nuovi, da inventare insieme. Oggi più di 250 persone hanno riempito la sala, provenienti dai territori di tutta Italia, lotte, organizzazioni, realtà sociali e sindacali, associazioni, con collegamenti europei ed internazionali. Stiamo costruendo uno spazio politico nuovo, in controtendenza con vecchi e nuovi schemi identitari e chiusi dentro i recinti della nazione, perché è questo che hanno espresso le grandi piazze di settembre e ottobre. Se il mondo intorno a noi rompe con le certezze del passato, anche noi dobbiamo farlo.
Ci siamo trovate come realtà che dall’anno scorso hanno aperto spazi di convergenza contro il ddl sicurezza e contro la stretta repressiva che avanzava; come realtà che hanno promosso mobilitazioni contro le guerre e il riarmo europeo e nazionale, siamo le persone che hanno animato le piazze strabordanti in solidarietà con la Global Sumud Flotilla e con il popolo palestinese, riconoscendo che la lotta contro l’autoritarismo interno e quella contro l’oppressione internazionale non sono due fronti separati. Ci siamo trovate per stringere un nuovo patto tra di noi, con la scommessa di lavorare costantemente per la generalizzazione degli scioperi, per svelare nelle città e nei territori i re, i padroni, e per resistere alla svolta autoritaria cercando in ogni modo di ribaltare quei rapporti di forza che li consolidano.
I re sono Netanyahu, Trump, Giorgia Meloni. I re sono Ursula von der Leyen e i tecnocrati europei. Ma non solo. Putin, Xi Jin Ping, Modhi.
I re sono le compagnie fossili, che guadagnano dalla distruzione della crisi climatica.
I re sono gli oligarchi delle piattaforme, da Bezos a Musk.
I re sono gli immobiliaristi e i grandi fondi d’investimento che speculano sulle nostre città.
I re sono le politiche dell’economia di guerra.
I re sono i confini e il patriarcato.
I re sono i decreti che cancellano diritti.
Sono tutti coloro che provano a convincerci che la violenza è ordine, che l’ingiustizia è necessità, che l’autoritarismo è sicurezza.
Oggi possiamo dire che il primo passo è andato bene. E per mettere in pratica le tante cose che ci siamo detti e dette, non abbiamo bisogno di fissare nuove manifestazioni in un calendario già fitto, ma di confrontarci e organizzarci in una nuova grande assemblea, da svolgersi in più di un giorno, che comprenda convegni sui nuovi passaggi legislativi repressivi, tavoli di lavoro tematici che uniscano gli equipaggi di terra e di mare, e che abbia l’obiettivo di costruire una grande mobilitazione in primavera, che faccia convergere tutti i territori del paese e che, perché no, da qui a primavera scommetta che possa esondare oltre i confini nazionali e parlare alle città d’Europa e non solo. Per questo abbiamo proposto di fissare sul calendario di tutte le persone sedute in sala il 24 e 25 gennaio.
Le prossime date non sono ritualità ma spazi che ci permettono di aggredire i rapporti di forza. Per questo dobbiamo costruire un immaginario contro re e regine, un immaginario, di pratiche e di discorso, che si potrà concretizzare nei tanti appuntamenti citati durante questa assemblea: dalla partita del Maccabi a Bologna il 21 novembre, al 22 novembre, agli scioperi dell’autunno.
E con la promessa di trovarci fianco a fianco il 29 di novembre a Roma nella giornata internazionale in solidarietà al popolo palestinese, che renda visibile con uno spezzone sociale il percorso che parte oggi e si riconosca in parole d’ordine chiare, portando la solidarietà al popolo palestinese, la richiesta della fine dell’occupazione, il rafforzamento delle iniziative di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, e una battaglia che ci accomuna tutti, la lotta per la liberazione di tutti i prigionieri politici e di Marwan Barghouti.
Vogliamo costruire un percorso di liberazione da tutti i re a partire dall’attraversamento di tutti i territori e tutte le città.
A chi ci chiede di essere suddite e sudditi rispondiamo che non abbiamo bisogno del loro permesso per essere liberi e libere.
evidenza

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Bello l’elenco che mette insieme dentro un’unica parola, re, tanti significati diversi che appartengono alla nostra storia , al nostro presente, al nostro desiderio di essere donne e uomini libere e liberi, alla volontà di costruire un percorso comune a partire da ciò che ci accomuna.
Fuor di retorica dobbiamo ammettere che tutti questi Re non sono figli di Re, l’unico modo attraverso cui si trasmette il potere monarchico. Sono invece rappresentanti istituzionali votati dai cittadini o dai rappresentanti dei cittadini.
Trump, von der Leyen, Meloni, Kallas, Nethanyau, Putin, Zelensky, Macron, Merz. sono tutti stati eletti democraticamente.
Noi sappiamo bene che le elezioni sono un gioco truccato, in cui vince il più forte, il più ricco, il più adatto alla conservazione dei privilegi esistenti… ma non basta tagliare la testa ai Re per ristabilire la pace e la giustizia. Dopo la Rivoluzione francese Napoleone impose il suo Impero… E anche quando tornò la Repubblica non liberò le colonie.
È una rivoluzione dei valori popolari che va ricercata. 45 anni di neoliberismo ci hanno abituati all’indifferenza e all’individualismo. La guerra ritorna ad essere la prosecuzione della politica con altri mezzi quando si considerano le nazioni come antagonisti per le risorse scarse e il colonialismo una naturale estensione del capitalismo oltre i confini. Non siamo più sudditi da tempo ma accettiamo di buon grado dei padroni scelti da noi. Viol dire che liberi non sappiamo stare.