1. A differenza di altre cittadelle istriane che subirono la distruzione o il saccheggio delle legioni romane – Nessazio, Mutila e Faveria- Tergeste ebbe miglior sorte.
Non solo fu ricompresa ed integrata nei possedimenti romani e come tale si sviluppò, ma contribuì alla nascita di Aquileia che poi l’avrebbe superata per fama e grandezza.
Tito Livio nella “ Storia Romana” (Libro XL, cap.34) scrisse che «..nello stesso anno (181 a.C.) fu dedotta nel territorio dei Galli la colonia di Aquileia. 3 000 fanti ricevettero 50 iugeri ciascuno, i centurioni 100, i cavalieri 140. I triumviri che fondarono la colonia furono Publio Scipione Nasica, Lucio Manlio Acidino e Gaio Flaminio»
Pomponio Mela, dopo di lui, avrebbe scritto nel II libro della Chorographia (Libro II, cap. IV) che: “Lungo i lidi del mare più vicina a Tergeste è Concordia. E fra queste due città corre il Timavo che sorge da nove fonti e si getta nel mare per una sola bocca. Quinci il Natisone tocca, non lungi dal mare la doviziosa Aquileia. Adilà è Altino.”
Strabone invece (+ 26 d.C.) identificava Trieste come Pagum Carnicum, e scriveva nel V° libro che “ Post Timavum Histrorum usque Polam situs est quod Italiae adiacet, in medioque Tergeste Castellus ab Aquileia CLXXX distans stadis::”.. Si risale con le navi verso la città salendo lungo il corso del Natiso per circa 60 stadi. Essa serve ad emporio a quei popoli illirici che abitano lungo l’Istro. Essi vengono a rifornirsi di prodotti provenienti dal mare, come il vino che mettono in botti di legno caricandolo sui carri e anche l’olio, mentre la gente della zona viene ad acquistare schiavi, bestiame e pelli. Aquileia è situata oltre il confine dei Veneti, ai quali serve di limite un fiume ch’esce delle Alpi e che può navigarsi contro la sua corrente ben settecento stadii fino alla città di Norea, presso la quale Gneo Carbone si scontrò coi Cimbri, e ne fu superato. Quella regione ha miniere d’oro e d’argento abbondevoli e facili ad essere lavorate. Il confine è segnato da un fiume che scorre giù dalla Alpi ed attraverso il quale, con una navigazione di 1.200 stadi si risale fino alla città di Noreia. » (Geografia, libro V, 1, 8).Ma la collocazione della città di Noreia risulta tuttoggi sconosciuta).
2.Aquileia, in breve divenne capitale della Decima Regione Italica “Venetia et Histria”. Ed era doviziosa, ricca ed opulenta, da quando i confini di Roma si erano spostati sempre più verso est ed i mercanti che la utilizzarono come luogo di partenza verso il Norico, la fecero diventare anche famosa.
Si esaltò la figura del presunto fondatore, Lucio Manlio Acidino, con un gigantesco cenotafio. Costui era stato un valoroso comandante nelle guerre annibaliche e poi funzionario della Repubblica che nel 183 a.C. assieme ad altri due suoi colleghi e compagni d’arme -Publo Scipione Nasica e Gaio Flaminio- aveva avuto l’incarico di riaccompagnare nella Gallia Narbonense un gruppo di Galli transalpini che si erano inopinatamente stabiliti nella pianura friulana nel 186 a.C. Allora da questo sodalizio, la vagheggiata idea di stabilirsi in quella parte orientale del nord Italia per costruire un più avanzato e munito avamposto di Roma determinò l’elaborazione di un progetto che prevedeva la realizzazione di una colonia. Vi concorsero inizialmente tremila legionari e pochi anni dopo, respinti gli Histri manu miltari nel 178-177 a.C., nel 169 a.C, se ne aggiunsero altri 1500, certo sollecitati o convinti da qualche vantaggio o beneficio. .
Da base militare evolse e prese forma una città da cui dipartivano strade (la via Annia collegava Aquileia con l’Italia centrale), si costruivano ponti e stazioni di posta; l’elaborazione del progetto di una idea di città inizialmente percepita o attrezzata come base militare a sostegno dell’ alloggiamento delle legioni si era trasformata in una occasione di crescita e penetrazione della cultura e degli interessi economici di Roma.
Da Aquileia gli eserciti di Roma avrebbero infatti mosso guerra contro gli Istri (già nel 178 a.C.), e sempre da Aquileia il console Gaio Sempronio Tuditano nel 129 a.C. si sarebbe lanciato contro i Carni, i Giapidi ed i Taurisci.
Il suo sviluppo coincise con quello di Aguntum, oltre il crinale alpino, che si avvalse della realizzazione della via Augusta che da Aquileia risaliva la valle del Tagliamento e poi scendeva nella valle della Drava attraverso il passo di Monte Croce Carnico e un’altra strada fu aperta dal lavoro dei legionari attraverso la val Pusteria per collegare la Iulia Augusta alla diramazione della via Claudia Augusta che da “Pons Drusi” (Bolzano) lungo la vallata dell’Isarco conduceva a Vipiteno e a “Veldidena” (Innsbruck) attraverso il Brennero. Dove si aprivano le strade arrivava la civiltà di Roma.
3.Poi venne il Cristianesimo.
E se dobbiamo dar fede allo storico Vincenzo Scussa è databile al 45 d.C.la presenza dell’evangelista Marco che qui giunse da Antiochia e guadagnò proseliti al nuovo credo, tradusse in greco il suo vangelo, e affidò ad Ermagora la gestione della comunità che si formava in questa metropoli -tale era Aquileia-, forse raggiungendo anche la vicina Tergeste e soffermandovisi per cinque anni.
Ermagora, neoconvertito si dimostra essere un forgiatore di anime e in poco tempo individua i discepoli cui dà mandato di diffondere la buona novella, tra di loro menzioniamo Giacinto a Tergeste. A guidare la giovane comunità cristiana di Aquileia invece viene scelto Fortunato come diacono, ma la sua attività sarebbe stata breve.
Nell’anno 68, ai tempi di Nerone, primo grande persecutore del cristiani, egli patì il martirio e con lui quattro pie donne. Ad Aquileia furono uccise mediante decapitazione: Eufemia, Tecla, Dorotea, ed Erasma, il 3 settembre di quell’anno.
4.Aquileia continuò a crescere fino a contare oltre mezzo milione di abitanti, aveva un grande porto alle foci del Natisone, le mura erano fortificate, era una città fortezza ed anche una città mercato, con tantissimi magazzini sistemati a ridosso delle mura, in cui giungevano merci, oro, ferro, pelli, bestiame, schiavi che ne accrescevano la fama e il valore. Era divenuta la capitale della Decima Regione dell’Impero ai tempi di Augusto. Il suo territorio comprendeva l’attuale Veneto, parte del Friuli e l’Istria .
Nel 167 d.C. però fu ferita dall’invasione dei Quadi e dei Marcomanni, poi vinti e ricacciati da Marco Aurelio, e pochi anni dopo fu devastata dall’epidemia di peste che dilagò per tutto l’impero, nel 193 subì il passaggio delle truppe di Settimio Severo, e quarant’anni dopo anche l’assedio di Massimino il Trace, imperatore folle e violento, che proprio in seguito a quella sua scriteriata decisione, di voler punire e depredare Aquileia, fu ucciso assieme al figlio sotto le mura della città come ebbe a scrivere Erodiano nella Historia Augusta.
(aprile 238 d.C. )
Scrisse Zosimo al riguardo (L.I, 15.1) che “..Massimino, informato di queste iniziative marcio’su Roma insieme a contingenti galli e mauritani, ma le truppo schierate a difesa di Aquileia gli sbarrarono le porte e furono strette d’assedio, ma quando quelli che lo avevano aiutato si volsero infine all’interesse comune e si accordarono con coloro che cercavano di abbattere Massimino, questi ora in gravissimo pericolo condusse come supplice davanti ai soldati suo figlio pensando che la sua tenera età lo avrebbe aiutato a mutare il loro odio in compassione.(invece.. “.. il fanciullo venne miseramente assassinato con ira ancor maggiore e subito dopo fu ucciso lo stesso Massimino “..).
Nell’anno 270 (o quello successivo) toccò all’imperatore Aureliano fermarsi con le legioni ad Aquileia prima di recarsi attraverso il Norico nella Pannonia.
Nel 361 Giuliano, imperatore apostata, cerca di espugnare la città portando l’attacco dalla parte del fiume servendosi di tre navi affiancate, ma l’impresa non gli riesce , come ci racconta Ammiano Marcellino (L XXI, cap.XI: “Due legioni di Costanzo, passate a Sirmio dalla parte di Giuliano e da lui inviate nelle Gallie, occupano Aquileia con il consenso dei cittadini e chiudono le porte ai soldati di Giuliano”.
Aquileia parteggia per Costanzo (ma ad Aquileia si ignora che nel fattempo questi era morto) e così rimase circondata da una duplice linea di scudi e i comandanti per concorde parere ritennero opportuno di invitare i difensori alla resa, usando ora parole minacciose, ora blande e poi ricorrendo ad ogni stratagemma possibile per attraversare il fiume . La vicenda si concluse con la riappacificazione tra Aquileia e Costantinopoli e con la morte dei capi che avevano eccitato gli aquileiesi alla rivolta: Nigrino, Romolo e Sabostio. Per gli altri ci fu il perdono.
5.Sulle radici del Cristianesimo che ad Aquileia trova molti proseliti, non ci sono dubbi. Nativo di Aquileia fu papa Pio I, pontefice romano dal 141 al 155 d.C. che emanò un decreto in cui prescriveva che i convertiti al cristianesimo provenienti dalle sette giudaiche erano obbligati a ricevere il sacramento del battesimo; combattè quindi le eresie gnostiche, condannò i Marcioniti che credevano nei tre principi supremi (il buono, il giusto,e il cattivo) ed ammettevano stoltamente la necessità di tre battesimi, mentre i Valentinani insegnavano stranissime teorie gnostiche.
E poi vi furono i martiri: nel III secolo, Ilario e Taziano (m. 284); a seguire non possiamo non menzionare Clemente Alessandrino, studioso formatosi alla scuola greca, autore di molti scritti sulla gnosi e recentemente ricordato da Papa Ratzinger./Benedetto XVI.
Molte tracce sono disseminate nel Liber Pontificalis, la cui prima stesura è attribuita proprio a san Girolamo ed in quelle pagine ritroviamo all’anno 303 i nomi di Crisogono, del pedagogo Proto e dei fratelli Canzio, Canziano e Canzianilla, martiri sotto l’impero di Diocleziano: venerati da subito dalla Chiesa romana il loro culto si diffuse presto in tutti i territori della Diocesi di Aquileia, dal Veneto all’Istria, dalla Carinzia alla Slovenia.
6. Alla fine del IV secolo Aquileia è una delle più grandi città dell’Impero in Italia, meglio di lei, demograficamente, sono solo Roma, Capua, Mediolanum e certo Alessandria in Egitto che attraverso un attivo e coordinato servizio marittimo favoriva un fecondo interscambio culturale tra l’Oriente Africano e il Centro dell’Impero. Con l’avvento del Cristianesimo la comunità cristiana di Aquileia, fondata da Ermagora, è annoverata come una delle più numerose, motivate , economicamente forte. Il vescovo Teodoro (+319) aveva edificato in città un complesso di costruzioni cultuali sontuose e splendidamente affrescate o mosaicate. E ad Aquileia avvennero anche molti fatti di una certa importanza. Nell’anno 339 salì alla cattedra patriarcale il vescovo Fortunaziano e l’anno seguente nei dintorni della città, sulle sponde del fiume Aussa avviene lo scontro tra Costantino II e il fratello Flavio Giulio Costante. I due si contendevano sia il trono imperiale sia la divisione dei territori su cui regnare. E nello scontro che ne seguì, nei pressi di Cervenianumall’inizio del mese di aprile 340, Costantino II venne ucciso..
Di Fortunaziano sappiamo anche come nel 343partecipasse al concilio di Sardica (l’antico nome della attuale città di Sofia) e che sottoscrisse gli atti finali contro gli ariani; inoltre nel 345 ospitò ad Aquileia il vescovo Atanasio di Alessandria, anch’egli sostenitore dell’ortodossia contro l’arianesimo e forse partecipò all’incontro che si svolse tra Costante e Atanasio il 7 aprile di quell’anno…ciò avrebbe giovato alla riaffermazione dell’ortodossia e a un più stretto rapporto con il potere politico, per cui Aquileia si riaffermava come baricentro del pensiero cristologico ortodosso ed antiariano
La città e le sue chiese vennero poi visitate da san Girolamo e san Ambrogio, allorquando nel 381 Aquileia fu designata dal vescovo Valeriano come sede del Concilio religioso dei vescovi di Occidente,che condannò definitivamente gli ariani.
Protagonisti furono i vescovi Ambrogio di Mediolanum e Anemio vescovo di Sirmio.
Ma sappiamo anche i nomi di quelli più importanti: Eusebio di Bologna, Limenio di Vercelli, Sabino di Piacenza, Abbondanzio di Trento, Filastrio di Brescia,Massimo di Emona (oggi Lubiana),Bassiano di Lodi, Eliodoro di Altino, Esuperanzio di Tortona, Diogene di Genova, Evenzio di Pavia. Dall’Illirico oltre ad Anemio c’erano Costanzo di Sisia (oggi Sisak in Croazia), e Felice di Zara.
Dalla Gallia pervennero ad Aquileia Proculo di Massilia, Giusto di Lione, Teodoro di Sion, Donnino da Nizza e Costanzo d’Arausio. Dall’Africa Felice e Numidio, di cui si hanno pochissime notizie.
Sappiamo che san Girolamo dimorò dal 373 al 374 ad Aquileia nella casa di Valeriano dove già convivevano il sacerdote Cromazio ed il fratello Eusebio, si trattava di una vera e propria comunità che accoglieva anche le donne, la madre di Cromazio e le sorelle . .
Si ignorano i motivi per cui san Girolamo lasciasse Aquileia per recarsi nella Siria, ma sappiamo che ritornò in Italia nel 382. Ed è in questo periodo che viene battezzato Turanio Rufino, nativo di Concordia,ma ricordato come “Rufino di Aquileia”, amico di Girolamo, studente ad Alessandria sotto la guida di Didimo il Cieco , asceta ed eremita, ed accompagnatore in un lungo viaggio della patrizia Melania Seniore in Palestina e nelle comunità monastiche sinaitiche.
Ma Rufino che scrisse “La spiegazione del Credo” aveva accompagnato Girolamo in alcuni itinerari di evangelizzazione nell’entroterra del Norico, prima di intraprendere altri viaggi e percorsi di evangelizzazione. Non solo, anche sul terreno dottrinario egli si adoperò per una rivalutazione di Origene, ma qui ricevette le dure critiche di Girolamo.
Rufino visse gli ultimi suoi anni fino al 407, ad Aquileia, poi se ne andò a Roma temendo l’invasione gotica, e morì nel 410 in un paesino della Sicilia..
7.L’imperatore Teodosio, sostenitore della nuova religione, che nel 380 era divenuta sola religione di Stato, aveva nel frattempo operato, pur convenendo sulla necessità di un concilio per garantire o imporre un controllo politico e ideologico sulle strutture che si andavano formando, operando o facendo dissuasione su molte realtà ecclesiali, per sconsigliare la partecipazione dei vescovi della parte orientale dell’impero.
Accadde quindi che si registrarono due Concili.. il primo a Costantinopoli (ancora adesso considerato come un Concilio Ecumenico), il secondo ad Aquileia, come un sinodo locale. Con caratteristiche di eccezionalità, sicuramente ma locale , non ebbe perciò allora molta risonanza ma la sua importanza, per il luogo in cui si svolse e per l’esito che ebbe fu notevole . Ad Aquileia arrivarono infine solo 35 vescovi dell’area padano-danubiana-adriatica-illirica. Sotto la guida di Aurelio Ambrogio, vescovo di Milano, essi condannarono alcuni “eretici” come Palladio di Raziaria, Secondiano di Singiduno e il presbitero Attalo.
Di questi tre il primo, romano, era seguace di Fotino di Sirmio, discepolo di Marcello d’Ancira, che fu deposto nel 351 per eresia: divenuto ariano, riottenne la diocesi, ma fu nuovamente deposto e scomunicato per reiterazione del peccato e morì dimenticato nel 381; il secondo veniva dall’Illiria Interna (Singiduno era l’antica Belgrado), del terzo (inidentificabile) sappiamo solo il nome, Attalo.
ll 3 settembre 381, si tenne ad Aquileia il Concilio, che la nascente Chiesa presentò come momento costitutivo di forte rappresentazione della fede , ma che andava a vantaggio di tutta la città ponendosi come un prezioso punto di riferimento, di ascolto, di sostegno e di conforto per le esigenze dei meno abbienti e che permetteva di comprendere per chiunque
l’importanza politica della sua presenza nella città anche come strmento per intervenire nella determinazione delle linee d’indirizzo che le autorità politiche intendevano stabilire. La comunità cristiana rappresentava un punto di riferimento importante che praticava con zelo il messaggio evangelico e faceva valere il suo peso politico. Il Concilio tenutosi in Aquileia, infine trattò un argomento allora di estrema attualità, quello dell’arianesimo, e delle modalità con cui esso avrebbe dovuto essere combattuto , ed era presieduto dal vescovo di Aquileia Valeriano, e dal vescovo di Milano Ambrogio. Che fecero valere l’importanza di quanto era accaduto pochi mesi prima a Tessalonica.
Il 27 febbraio 380 d.C. l’Impero di Roma aveva riconosciuto il Cristianesimo niceno religione di stato, unica religione ufficiale e obbligatoria dell’Impero Romano.
Perciò si bandivano di conseguenza tutti i culti pagani; e si registrarono così di conseguenza, un po’ovunque, notevoli episodi di intolleranza e anche di violenza aperta contro tutte le altre “minoranze” religiose “.
Era difficile pensare ad Aquileia come luogo asettico e di tolleranza in un’area urbana di quasi mezzo milione di persone..le popolazioni pagane dell’impero furono di fatto costrette alla “conversione” ad opera di gruppi di fanatici cristiani.
8.Sul versante politico nel 388 il territorio aquileiese diventò teatro della lotta contro Massimo Magno da parte degli imperatori Valentiniano II e Teodosio.
Fu quindi ad Aquileia, o nei pressi, che si concluse l’ennesimo sangunoso confronto tra due aspiranti imperatori, e Massimo si era rifugiato ad Aquileia. Nel 391 un editto imperiale vietava i culti pagani in tutto l’impero. Questo fatto contribuì alla vittoria finale contro gli ultimi oppositori. Teodosio infatti a marce forzate arrivò prima che Massimo potesse concepire un piano di difesa, e pochi giorni di assedio furono sufficienti perché la guarnigione e la cittadinanza si ribellassero. Massimo fu catturato e portato a Teodosio, che lo abbandonò alla furia omicida dei soldati.
L’epsodio è riportato da Zosimo (L.IV,46.2: “ Mentre era impegnato in queste manovre, Teodosio attraversata la Pannonia e superati i passi alpini piombò su Massimo e i suoi uomini che non se lo aspettavano ed erano indifesi. Una parte dell’esercito assalì con grande impeto le mura di Aquileia e passò con la forza attarverso le porte:infatti i difensori erano pochi e incapaci di opporre ressitenza:Massimo fu deposto mentre si accingeva a distribuire denaro ai suoi soldati,ma spogliato della veste imperiale fu condotto davanti a Teodosio che con poche parole lo consegnò al carnefice.”
Nel 394, dopo la vittoria presso il fume Frigido al termine di una battaglia sanguinosa Valentiniano II viene sconfitto e ucciso , alcune cronache parlano di una giornata autunnale di un vento fortissima (“bora”) che si levava giungendo ad est e che deviava il tragitto di lance e frecce scagliate dai soldati..
9.Il V° secolo però porta la città alla sua imprevista, drammatica fine.
Prima l’invasione barbarica di Alarico nel 408, che però non daneggia la città ma è sul cammino prescelto che comprende Concordia, Altino, Cremona.. e qui i visigoti si scatenano , poi quella di Teodorico nel 439 e infine quella di Attila nel 452.
In quell’anno gli Unni, sfuggiti all’inseguimento delle legioni romane guidate da Ezio e dagli alleati franchi, goti, alauni attraversava ed imperversava terrorizzando le popolazioni del nord Italia. Distruzioni, saccheggi e violenze in una tragica scia di sangue che toccarono le riviere dell’Illirico e poi dell’Adriatico. Allora i popoli di terraferma scelsero come rifuAquileia, Grado, Concordia, Cavorle, Altno Torcello, Murano, Padova, Monselice, malamocco. Chiozza. Pochi si diressero a Tergeste, che infatti subì il saccheggio e la devastazione, mentre le popolazioni vicine per sfuggire al massacro si precipitarono verso le coste, i lidi sabbiosi e le paludi o le città fortificate sul mare: e dunque Aquileia, Concordia, Cavorle diventarono centri di accoglienza e di raccolta di questa forzata migrazione. Aquileia fu assediata per oltre due anni e – narra un racconto popolare- quando Attila già pensava di togliere l’assedio vide alcune cicogne alzarsi in volo da una torre portando con sé i loro pulcini nel becco per portargli in aperta campagna campagna, contrariamente alla loro abitudine…ma quei volativi intuivano che la torre stava per crollare e così fu.. dopo tre anni di assedio Aquileia subì un snguinoso , violento e tremendo saccheggio.
Alla devastazione fece seguito un esodo di massa, in parte verso Tergeste in parte verso il centronord dell’Italia, e il conseguente depauperamento demografico , il venir meno delle attività marittime e di manutenzione, il deterioramento delle opere civile e di interesse o uso comune, la canalizzazione delle acque, la malaria e altre calamità imperversarono in una città fantasma che mai più si sarebbe ripresa e ricosrita dopo quell’oltraggio. e col sopraggiungere dei Longobardi venne il tempo della fine…
Da una parte ci fu la Venetia “terrestre” controllata dai Longobardi dall’altra quella con Grado, Aquileia e Tergeste controllata dai Bizantini. Il Medioevo sarebbe durato molto, molto a lungo.
Marino Calcinari
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BIBLIOGRAFIA
1.Pio Paschini: San Paolino Patriarca e la Chiesa aquileiese alla fine del secolo VIII, 1977
2.AA.VV.; ”Aquileia nel IV secolo” Udime, 1982
3.AA.VV: Il Concilio di Aquileia del 381”, Udine 1980
4.Atti del Convegno su: ” Aquileia e Alessandria: antiche radici cristiane” Aquileia 1996
5.Valnea Scrinari: Guida di Aquileia” ed. Bietti, 1971
6.Giovani Brusin: “Aquileia -guida breve” Padova, 1962
7.Rufino: “Spiegazione del Credo” Ed.Città Nuova, 1987
8.San Gerolamo: ”Lettere” ed. Fabbri, 1998