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Altre riflessioni sull’assemblea di Bologna

di Giancarlo
Scotoni

Ho preso molto sul serio la due giorni di Bologna e non principalmente da un punto di vista emotivo ma politico. Dal momento che i limiti di energia e di capacità di ascolto mi hanno resi difficili da comprendere gli interventi, ho riascoltato le tre registrazioni delle plenarie e, già che c’ero, ho creduto di spezzettare il filmato isolando i diversi discorsi. Ne ho tratto la serie di filmati che sono reperibili nella pagina Contenuti>sinistra e movimenti>TPO24-25 gennaio 2025  e in cui si possono trovare anche il testo finale, le registrazioni complete delle primarie e dei tavoli di lavoro.

Questa restituzione nasce da una valutazione schiettamente positiva di quell’incontro e del percorso di convergenza; ma qui mi fermo perché ho deciso di continuare a evitare la retorica che viene dal ricordo del calore, dell’entusiasmo e della speranza.

Riconsiderare nel loro insieme le decine di interventi consente di apprezzarli meglio nell’andamento complessivo. Così è possibile constatare come il richiamo insistente -direi organizzato in una prospettiva programmatica-  al mutualismo, al municipalismo e al confederalismo si è accompagnato a altri forti discorsi e presenze: l’anticolonialismo, la pratica intersezionale, l’iniziativa antirepressiva, la dimensione eco-ambientalista, l’esperienza della GKN… la presenza importante della CGIL e della FIOM. Questa compresenza costringe ciascuno già ora a rimescolare le carte, a aprirsi allo spessore di problematiche più ampie e differenti perché non si tratta solo di analisi, ma di specifiche esperienze di organizzazione, di resistenza, di lotta.

L’intenzione di proseguire e potenziare il percorso è stata esplicita e condivisa. Si tratta di un processo che non può non condurre a un attraversamento della complessità che abbiamo di fronte e che non può darsi se non in modo organizzato. Se accettiamo la parola “compito” che però è parziale e per alcuni aspetti fuorviante, questo è un compito da far tremare i polsi. E qualcuno lo ha detto esortando a profondervi coraggio e energie: occorre lavoro, capacità di comprensione e confronto, lotta, lucidità e impegno politico… più ci si riflette, più si aggiungono altre qualità.

Mi sentirei di esplicitare un paio di riflessioni personali che hanno più e meno attinenza con quanto ho ascoltato a Bologna. La prima riguarda la relazione con il passato. Trovo giusto abbandonare le zavorre e il senso di impotenza ereditato dalle passate sconfitte. In quanto antico militante lo trovo persino rinfrancante. Dunque non è con reducismo nè con prosopopea che esortererei a considerare come i processi in corso, a partire dalle attuali forme del dominio, non siano nate oggi per il fatto che le andiamo scoprendo oggi. Purtroppo agli sconfitti viene preclusa la memoria, il passato diviene indicibile, mentre i vincitori impongono il loro linguaggio, la loro continuità, il loro sapere, i loro modelli e la loro età; ma anche questo è il prodotto di rapporti di forza, è esercizio di potere e va contrastato.

Se una discontinuità nei nostri percorsi collettivi si impone, benvenga, ma senza ingenuità, senza l’idea che le eredità siano solo un peso e che non possano essere scavate, smontate, e se del caso riscoperte –non dico imposte, idealizzate, privatizzate come elementi di potere.

Infine fatemi azzardare che la nostra specie è un insieme di generi ma anche di età, in continua relazione con il tempo: occorre recuperare questa dimensione dove il dominio vorrebbe costringerci tutt3 in fasce separandoci in fasce di età. Una età misurata sulle dimensioni del dominio e non della valorizzazione umana. La lotta e la liberazione, la conquista di una vita degna dovrebbe essere di tutt3 i viventi, in qualsiasi punto della loro parabola vitale ess3 si trovino, rispettandone la posizione nel tempo come se ne rispettano le altre individualità.

Una seconda riflessione riguarda l’utilizzo dell’analogia nella argomentazione e –manco a dirlo- questa riflessione è frutto di esperienza, forse incomunicabile, forse utile, non so. Il fatto è che comunicare tra noi è anche pensare collettivamente e come è stato detto le parole sono importanti. Uguaglianza, libertà e fraternità son cose che, vivendole, riempiono di gioia, riempiono la vita, la fanno traboccare. Per molti versi chi convintamente lotta, contende e vince è in uno stato  espansivo e il “fare come”, “l’essere come”, il seguire l’esempio diventano parte di un grande e appagante momento di allargamento e di abbattimento dei confini. Oppure diventano parte della costruzione di un nucleo di consapevolezza, di auto-riconoscimento, di saldezza che nelle fasi difficili ci aiuta a resistere. Personalmente mi ritrovo a fischiettare “scarpe rotte” e non ne sono per niente felice, né musicalmente né emotivamente, ma tant’è.

Mi sembra che le argomentazioni basate sull’analogia si adattino bene a esprimere queste condizioni esistenziali a cui ho fatto rozzamente riferimento. Ma le analogie come strumento di comprensione hanno dei limiti, soprattutto di fronte a realtà complesse che non presentano situazioni direttamente paragonabili se non nelle nostre intenzioni e che, anzi, talvolta sono del tutto differenti (penso all’intervento dell’attivista italo-iraniana e a quello di Un ponte per, ma anche a quello della GKN o delle sindacaliste, ma certo anche altri che non rammento ora). Così il procedere per analogie -per chiarezza, mi riferisco alla dimensione del parlato e non al documento conclusivo- rischia un appello emotivo che non può confrontarsi efficacemente con i fatti e sarebbe necessario, quando giustamente vi si ricorre, introdurre degli elementi di critica, di dimensionamento, di individuazione di altri nessi, di altri piani di analisi e percorso in cui ci si imbatte in cause, in effetti, in limiti e in rapporti di forza. Indagare e rappresentarsi le differenze tra il determinarsi delle lotte di Minneapolis, di Bruxelles, di Kobane, della Siria, di Bologna… fare ipotesi, chiarirsi… significa potenziare quel percorso di unificazione a cui l’analogia fa un riferimento ancora generico.

Buon proseguimento nel dibattito, nella comunicazione e nella lotta.

Giancarlo Scotoni

 

 

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