intersezioni femministe

Alexandra Lapierre: “L’indomabile e misteriosissima Miles Franklin”

di Silvia
Cortesi

La rubrica “Intersezioni Femministe” riprende le pubblicazioni con la recensione di un libro che parla della vita di Stella Miles Franklin, femminista australiana.
L’argomento del libro ci è sembrato in sintonia con i temi trattati dalla rubrica che curiamo.

Le curatrici

Leggere l’ultimo libro di Alexandra Lapierre, dedicato alla vita di Stella Miles Franklin, è stata per me una doppia rivelazione: ho conosciuto due donne generose che, attraverso la loro scrittura, ci hanno rese partecipi della vita, della società, della politica, della cultura e letteratura, a partire dalla fine dell’ottocento, che si respirava nel mondo. Il filo conduttore parte dal bush australiano.
Attraverso il suo primo libro: “La mia brillante carriera”, Stella Miles vuole raccontare la sua vita, quella della sua famiglia e della comunità che vive nel bush. Il libro avrà successo in Australia, ma Stella Miles si vergognerà di averlo pubblicato, in quanto si renderà conto di aver reso pubbliche le relazioni tra le persone che vivono accanto a lei, familiari e comunità. Renderà pubblica la realtà della vita nel bush australiano.
Dopo questa esperienza maturerà l’idea di partire, prima in America e poi in Inghilterra, per riuscire a far pubblicare i suoi successivi libri presso le case editrici di questi paesi, considerati più avanti, più aperti a livello culturale.
In questo viaggio, Stella incontrerà le suffragette americane e successivamente quelle inglesi e si unirà a loro, alla the Women’s trade Union League e alla the Women’s Freedom League, due organizzazioni di donne che stavano lottando, in America e in Inghilterra, per il diritto di voto alle donne.
Prima di partire avrà già conosciuto le suffragette australiane, le donne di Sydney e Melbourne, che sono state le prime ad aver avuto questo diritto nel 1894 nell’Australia meridionale, compreso il diritto di candidarsi in parlamento, e nel 1899 nell’Australia occidentale e inseguito si organizzeranno per ottenere altri diritti per le donna.
The Scottish Women’s Hospital for Foreign Service, al quale Stella Miles aderirà come volontaria, è stata una organizzazione fondata da una dottoressa scozzese durante la prima guerra mondiale per fornire all’esercito inglese e ai suoi alleati infermiere, chirurghe, addette alle ambulanze, aiuto-infermiere e cuoche negli ospedali di campo. Poiché il governo britannico disprezzava le loro competenze e i medici militari si rifiutavano di lavorare con le donne, anche se laureate in medicina, l’associazione reperirà i fondi necessari, in due college femminili inglesi e grazie ad un gruppo di filantrope americane. Il primo Scottish Women’s Hospital composto esclusivamente dal personale femminile sorgerà nel 1914, nell’abbazia di Royaumont, in Francia, e curerà circa seimila feriti. Molti altri ospedali sorgeranno nei Balcani e in Russia. Ci lavoreranno quasi mille donne di tutte le nazionalità, salvando decine di migliaia di vite.

Le guerre, da sempre, distruggono le vite delle persone, distruggono le società, distruggono le famiglie. Riuscire a costruire/ricostruire una comunità, una società diventa difficilissimo e oggi più che mai ne abbiamo bisogno…
Abbiamo bisogno di recuperare la cultura di ogni società e divulgarla attraverso la letteratura che ci permette di accettarla per migliorarla.
Alexandra Lapierre, attraverso la storia della vita di Stella Miles Franklin, ci restituisce uno spaccato di società di quell’epoca fino ai giorni nostri, ci aiuta a capire, a partire dalle origini del femminismo, come si voleva costruire una società egualitaria, nel rispetto dei diritti delle donne e contro il patriarcato.
Leggere questo libro è stato per me molto positivo, una bellissima conoscenza che mi ha restituito un bisogno urgente di ritrovare, attraverso la letteratura, il senso delle lotte, il senso di società che stiamo perdendo e che abbiamo bisogno di costruire/ricostruire, quelle comunità che diventano società nel momento in cui riescono a salvare vite, a fermare i troppi femminicidi, ovunque nel mondo. Dobbiamo riprendere quelle lotte, forse siamo ancora in tempo per cambiare  le società. 

Le donne australiane ci vogliono provare.

Per approfondire

Le origini del femminismo in Australia

Verso la fine dell’Ottocento, grazie alla presa di coscienza delle colonie europee sulla loro condizione di inferiorità sia nella sfera pubblica che in quella privata, iniziò a farsi largo l’idea secondo la quale con la conquista del suffragio universale le donne avrebbero ottenuto maggiori diritti, individuali e collettivi, che avrebbero via via eliminato la loro precarietà rispetto ai loro mariti, padri e governanti.  Nell’evoluzione storica del femminismo australiano, il March 4 Justice, ossia la protesta che si è svolta in Australia il 15 marzo 2021, ha rappresentato un momento decisivo all’interno della società, risvegliando l’urgenza di riprendere in mano le redini del tema della lotta di genere e al contempo ampliandolo all’inclusione sociale anche su base etnica.
A oggi, se si vuole parlare di femminismo in Australia è necessario includere le donne indigene e le donne rifugiate, per le quali il March 4 Justice ha rappresentato una nuova tappa di un percorso da portare fino in fondo1.

Silvia Cortesi è un’attivista politica, femminista ed antifascista, impegnata nelle iniziative per i diritti sociali e civili, contro ogni forma di fondamentalismo.

  1. https://lospiegone.com/2024/02/20/il-femminismo-in-australia-dalle-origini-a-march-4-justice/?amp=1.[]
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