pensieri veloci

Abolire le armi

di Giuseppe
Massinissa

Se al mondo non esistessero le armi, gli uomini continuerebbero ad aggredirsi ma i danni sarebbero incalcolabilmente inferiori. Se si partisse da questa, solo apparentemente banale, considerazione, il disarmo totale, non solo nucleare, diventerebbe un obiettivo per cui battersi ogni giorno, ogni momento.

Se questa considerazione vale per gli Stati e gli eserciti, a maggior ragione deve valere per i cittadini. Se nella vita quotidiana le armi sparissero o, quanto meno, fossero drasticamente ridotte, casi come quello dell’insensata uccisione di due bambini e un settantenne, ad Ardea, non succederebbero.

Per questo, le discussioni e i proponimenti governativi su come migliorare la legislazione sulla detenzione di armi appaiono gesticolazioni lillipuziane rispetto all’enormità della questione, che, proprio per questo postula soluzioni radicali.

Come si fa a limitare la circolazione delle armi tra i cittadini? Semplice, abolendola. Abolire, innanzi tutto la vendita ai privati e abolire il porto d’armi.

E i cacciatori? E gli sportivi del tiro a segno? Se non si vuole abolire la caccia – limitandola solo alla cosiddetta “caccia di selezione” – si può consentire il porto dell’arma solo al momento dell’attività venatoria. Le armi da caccia dovrebbero essere vendute solo ad appositi “circoli della caccia” che le noleggiano volta per volta ai cacciatori, essendone i soli responsabili della custodia. A maggior ragione, la stessa cosa può essere prevista per gli sportivi del tiro a segno. Una normativa molto più rigorosa deve essere prevista per le collezioni di armi antiche. Quindi non solo nessuna detenzione nelle abitazioni, ma nessuna proprietà di armi.

Se vale la considerazione che meno armi circolano e minori sparatorie ci sono, il disarmo deve essere previsto anche per le guardie giurate e per gli stessi vigili urbani. D’altronde, non è una questione nuova.

È facile immaginare l’obiezione: i malviventi continuerebbero a rifornirsi dal commercio illegale e dal contrabbando di armi. E qui si apre un altro immenso campo di necessità d’intervento – prima ancora che sul commercio internazionale lecito e illecito – sulla produzione nazionale di armi, non solo quelle pesanti ma soprattutto quelle leggere.

Non si parlava una volta di riconversione dell’industria bellica? “Bellica”. Ma è guerra solo quella che uccide i bambini in Yemen o sono vittime di un’altra guerra – quella dei profitti legati alle armi o, più semplicemente, la guerra tra le bestialità degli uomini – anche i bambini di Ardea?

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