I lettori italiani devono sapere che i paragoni che spesso vengono fatti in Italia con la Spagna sono impropri perché il sistema elettorale e quello istituzionale sono completamente diversi. Inoltre la personalizzazione ostinata e ripetuta della politica (questa si paragonabile e nefasta in Italia come in Spagna e nel resto del mondo) distorce tutto e, per esempio, Pedro Sanchez viene indicato e descritto come un Capo di governo di sinistra unico in Europa e non solo.
Ma in realtà Sanchez è il segretario di un partito che ha smesso di essere di sinistra dagli anni 80. Fin dalla sua prima esperienza di governo. Una Costituzione scritta da ministri franchisti ed esuli tornati in Spagna invece che un compromesso transitorio e necessario a riacquistare libertà fondamentali a cominciare dalla legalizzazione dei partiti e sindacati ed elezioni, divenne e rimane tutt’oggi per il PSOE il punto d’arrivo e non di partenza della transizione per uscire dal franchismo che è e rimane la più lunga dittatura fascista e sanguinaria del mondo.
Così il Psoe da repubblicano divenne monarchico nei fatti, da marxista a liberale e liberista. Divenne il partito degli speculatori finanziari ed immobiliari perfino di più del PP. Divenne da partito libertario a partito d’ordine. Al punto di dar vita ad una organizzazione terrorista e clandestina (GAL) per combattere l’ETA, con omicidi, stragi, attentati, torture e così via, fornendo argomenti e scuse all’ETA militar (scissione della storica ETA che operava durante il franchismo), per una lotta armata con forme di terrorismo del tutto ingiustificate. Per i GAL furono incriminati e condannati a lunghe pene detentive il Ministro degli Interni e il sottosegretario alla Sicurezza (sic) oltre a numerosi uomini dei vertici della Guardia Civil, della Policia Nacional ecc. Presto “graziati” dal governo del PP di Aznar. Così il Psoe rinnegò la sua concezione della Spagna plurinazionale con diritto alla autodeterminazione per i popoli catalano, basco e della Galicia, sposando un nazionalismo spagnolo incapace di riconoscere le proprie responsabilità nel genocidio e spoliazione delle popolazioni indigene dell’America. Così il Psoe con il governo guidato da Zapatero se fece riforme ammirabili sui diritti civili diede il via anche alla più grande speculazione finanziaria ed immobiliare d’Europa. Così dopo le elezioni del 2015 lo stesso Sanchez (PSOE (22,0%) fece un accordo su un programma di governo ultraliberista, con il partito Ciudadanos (13,94%) che lui stesso fino al venerdì precedente le elezioni definiva come “estrema destra”, rifiutando di accordarsi con Podemos (20,66%) e Izquierda Unida (3,69).
In altre parole né Sanchez né il PSOE hanno mai voluto formare un governo “progressista” di coalizione con Podemos ed Izquierda Unida, cercando l’appoggio esterno dei partiti indipendentisti di sinistra e del Partito Nazionalista Basco. Non è lui né il suo partito ad aver ideato e promosso una svolta a sinistra in Spagna.
Se c’è stato un governo di coalizione con Unidas Podemos nelle elezioni successive ciò è dovuto solo ed esclusivamente all’aritmetica parlamentare che aveva sentenziato che o si faceva quel governo o ci sarebbero state elezioni anticipate. E sia Sanchez che il PSOE negli otto anni di governo hanno sempre frenato, sminuito, reso inapplicabili tutti i provvedimenti di sinistra che solo Unidas Podemos e i partiti che appoggiavano il governo dall’esterno avevano imposto a Sanchez e ai suoi ministri. Inoltre sono stati disattesi completamente importantissimi accordi di governo come, per esempio, la abrogazione della cosiddetta legge bavaglio. Per il semplice motivo che si sono opposti con tutti i mezzi Guardia Civil, Policia Nacional, Magistratura e i Ministri degli Interni (Fernando Grande-Marlaska, ex magistrato accusato con sentenze in tribunali europei di non aver istruito processi per torture inflitte ai prigionieri politici) e della Difesa (Margarita Robles, ex magistrata che, per fare un solo esempio, il 12 ottobre scorso, mentre imperversavano sui media registrazioni di audio nei quali militari torturano e picchiano immigrati ridendo e insultando, ha fatto dichiarazioni per sottolineare “l’efficacia silenziosa e inappuntabile del lavoro dei militari che ricevono ingiuste critiche frutto dell’ignoranza”).
Per non parlare del tradimento di Sanchez che, senza ovviamente consultare il governo), ha riconosciuto la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale, ex colonia spagnola per la quale la potenza coloniale avrebbe il dovere di difendere il diritto all’autodeterminazione sancito dall’ONU e mai implementato.
Detto questo, ma ci sarebbe molto altro da dire sull’appoggio incondizionato del PSOE alla repressione del movimento indipendentista catalano e, come vedremo più avanti alle finte riforme sulla casa che invece di colpire speculazione hanno invece fatto un favore inaspettato e molto remunerativo proprio alla speculazione immobiliare.
Detto questo sul PSOE bisogna analizzare senza omissioni né giustificazionismi che lascerebbero il tempo che trovano, gli errori e lo stato delle forze che stanno indubbiamente a sinistra in Spagna.
Cominciamo con il dire che l’enorme successo di Podems (favoritissimo sia dalle precedenti mobilitazioni degli “indignados” ma anche dai media ostili al PSOE) fece credere al leader indiscusso Pablo Iglesias che avrebbe potuto facilmente far sparire dalla scena politica il PCE e la sua coalizione con forze minori Izquierda Unida, assorbendone elettori ed organizzazione. Gravissimo errore! Lo dimostra il fatto che se nel 2015 Podemos non avesse rifiutato sdegnosamente (anche insultando pesantemente) di accettare un accordo di coalizione con Izquierda Unida (che per quanto prosciugata elettoralmente dall’enorme successo mediatico di Podemos al contrario di quest’ultimo aveva ed ha una organizzazione radicata sui territori e non solo centinaia di migliaia di iscritti in internet esplicitamente sul modello di Beppe Grillo, conquistati ripetendo in ogni tv che “destra e sinistra sono superate”) la sinistra reale del paese avrebbe superato il PSOE. E la storia sarebbe stata diversa.
Quel che dico è fondato su una banale osservazione del risultato elettorale del 2015, che vale la pena di ricordare. PSOE 5 545 315 voti pari al 22,0%. Podemos 5 189 333 voti pari al 20,66%. Izquierda Unida 926 783 voti pari al 3,69%.
Certo. L’errore non venne ripetuto alle successive elezioni e si fece l’unità in Unidas Podemos. Ma la campagna del PSOE sul voto utile ebbe successo e in Podemos cominciarono ad affiorare, come era inevitabile data l’ambiguità sulla identità e sui contenuti del programma del partito, gravi divisioni. Inoltre lo spazio dato a Podemos su tutti i media continuò, ma per descrivere praticamente ogni 15 giorni una nuova inchiesta della magistratura su Podemos. Tutte fondate su denunce di gruppuscoli di estrema destra e giornali digitali diffusori di notizie false. Stiamo parlando di almeno una 15ina di procedimenti giudiziari per finanziamento illegale dell’Iran, del Venezuela, o di casi di corruzione. Tutti, ma proprio tutti, trattati per giorni e giorni nei talk show televisivi e dai giornali con centinaia di articoli. E tutti alla fine dello spettacolo archiviati dalla magistratura e comunicati come inesistenti all’opinione pubblica con poche righe o addirittura ignorati. Stesso trattamento subì la sindaca di Barcelona Ada Colau. Ma anche lei ha delle gravi responsabilità nella mancata unità ed anche nella sua esperienza di governo con e senza i socialisti, visto che si fece eleggere con i voti di una formazione di destra guidata dall’ex Primo Ministro francese Manuel Valls, per impedire che la sindacatura l’assumesse un partito indipendentista di sinistra come ERC, e perché di fatto ha trasformato i Comuns in un partito personale nel quale i comunisti sono stati emarginati o dal quale dividendosi se ne sono andati. Un partito che senza consultare la base né tantomeno le forze che rimangono almeno sulla carta come coalizione ha deciso di aderire ai Verdi europei e che sulla Ucraina ha preso, come i francesi di Melanchon posizione a favore della continuazione della guerra.
Otto anni di governo non si possono riassumere in un articolo. Oltre a quanto ho già detto bisogna ricordare alcune cose essenziali.
I recenti decreti sulla casa del governo che i sindacati inquilini (in Spagna i sindacati dei lavoratori non hanno come in Italia sindacati inquilini come il SUNIA e il SICET casa) sorti dal grandissimo movimento autorganizzato popolare contro gli sfratti) li hanno giudicati insufficienti ma ne hanno sostenuto l’approvazione. Il caso della pensionata sfrattata a 87 anni dopo aver pagato regolarmente per 70 anni l’affitto ed esserselo visto quadruplicare di colpo e che è morta di crepacuore in ospedale ha spinto perfino il PSOE a negoziare con i partiti di sinistra dentro e fuori dal governo un provvedimento diviso in due decreti. Il primo come tampone temporaneo e sulle spalle del fisco e il secondo con provvedimenti strutturali. L’uno destinato nelle intenzioni a passare al vaglio del Congreso e l’altro a naufragare per il voto contrario di JUNTS (partito della destra indipendentista catalana). Poi alla fine bocciati entrambi. Bocciatura che ha indotto il PSOE, nel frattempo nell’occhio del ciclone per casi di corruzione gravissimi (veri) e casi inventati dai soliti organi digitali di estrema destra e ripresi da magistrati compiacenti, a convocare elezioni anticipate contando di avere così il sostegno dell’enorme movimento di indignazione per il caso della pensionata di cui sopra. Ma la verità è che il cinismo di Sanchez è senza limiti. Sia perché nei primi 5 anni il governo non aveva bisogno dei voti della destra indipendentista catalana e avrebbe potuto fare quel che ha fatto finta di fare ora. Anche per le continue insistenze di tutti i partiti di sinistra dentro e fuori del governo affinché lo facesse. In secondo luogo perché dietro a tante insistenze il governo effettivamente varò un decreto che sostanzialmente congelava parzialmente gli aumenti dell’affitto che le proprietà possono anche decuplicare se vogliono alla scadenza del contratto. Ma lo fece lasciando un vuoto legislativo che ha permesso che il 75% dei contratti scaduti siano stati trasformati dalle proprietà in locazioni temporanee di non più di un anno. Con il conseguente libero aumento dell’affitto. E quando questo successe i sindacati inquilini e il movimento contro gli sfratti lo denunciarono immediatamente ma le stesse sinistre interne ed esterne al governo fecero finta di niente. Nei fatti perché avrebbero potuto porre la questione come esiziale per il governo e invece si limitarono a fare critiche a parole. Anche per loro (tutti) ci è voluto uno scandalo come quello della povera pensionata di Madrid per svegliarsi. Ma troppo tardi.
Poi bisogna sapere che durante il tempo del governo, come qualcuno ricorderà, il vice primo ministro Pablo Iglesias si dimise e partecipò come capolista alle elezioni della regione di Madrid “per recuperare l’emorragia di voti” di Podemos verso un partito (mas Madrid) scissione di Podemos. Fallendo miseramente. E da buon Leader seguace del populismo di Laclau pensò bene che doveva lui in persona indicare la propria erede come leader e candidata alla Presidenza del governo (in Spagna non si vota il presidente o la presidente del governo ma la nefasta abitudine bipartitica e giornalistica hanno trasformato le elezioni parlamentari in una sorta di elezioni presidenziali dirette). Così la Ministra del Lavoro, che aveva fatto un ottimo lavoro (anche se fortemente limitata e frenata dal PSOE) e che aveva, guarda caso, restituito la tessera di Izquierda Unida, per la stampa e la pubblica opinione divenne la leader della coalizione. Ma la Diaz, evidentemente non contenta, dichiarò che lei non era, come molta stampa aveva detto, la prescelta e quindi la burattina di nessuno. E annunciò che avrebbe intrapreso un lungo viaggio per tutta la Spagna per mettersi all’ascolto e decidere se avrebbe alla fine accettato di guidare la coalizione. Fin qui niente di riprovevole. Tranne che reiterate tiritere contro le sigle e i partiti che troppo condizionavano tutto. Ma il viaggio fu concepito ed organizzato con un dettaglio che almeno io non avrei mai immaginato di vedere. Già dalla prima assemblea di massa Yolanda Diaz precisò che alle adunate erano invitati a partecipare tutti, tranne che i dirigenti dei partiti della coalizione!!!!!!
E così fu, perché tutti i partiti della coalizione non vollero aprire un problema che avrebbe mandato in frantumi non solo la coalizione bensì anche ognuno dei partiti. In fondo avevano il tempo per sistemare le cose in modo che la Diaz addivenisse a più miti consigli.
Ma ci pensarono improvvise elezioni anticipate a far dire alla Diaz, che nel frattempo aveva formato commissioni e gruppo dirigente di un nuovo partito nel quale tutti avrebbero dovuto confluire, che lei sceglieva le candidature. E nel tempo ristretto ovviamente vennero sovra rappresentati alcuni (i Comuns di Ada Colau per esempio, ma non con persone provenienti dai movimenti sociali bensì dal partito Iniciativa per Catalunya, seguaci convinti anche fuori tempo massimo dello scioglimento del partito comunista sul modello occhettiano e nei fatti totalmente subalterni al PSC), e sottorappresentati altri a cominciare da Podemos e segnatamente sulla sua segretaria su cui Yolanda Diaz mise il veto affinché non fosse nemmeno candidata. Ovviamente litigi che finivano continuamente su una stampa filo socialista e di destra che si leccavano i baffi con l’acquolina in bocca per poter macellare la sinistra reale del paese. Mangiandone le parti nobili e più nutrienti. Tutto con grandissima delusione di elettori ed anche militanti che non potevano appassionarsi a una guerra fratricida che favoriva sia la destra che il PSOE.
Un anno fa circa, il capogruppo al Congreso di Esquerra Republicana de Catalanuya (lo storico partito della sinistra indipendentista catalano) aveva fatto una proposta personale affinché si facesse una lista unica di tutti i partiti indipendentisti e non indipendentisti ma repubblicani e favorevoli (almeno sulla carta dei loro statuti e programmi) al diritto all’autodeterminazione dei popoli senza stato della Spagna. Una proposta già lanciata dal partito Comunistes de Catalunya circa due anni fa.
Penso che fosse una proposta giustissima per almeno tre motivi. 1) con la legge elettorale spagnola (dove si applica il sistema proporzionale D’Hont in ogni provincia ma senza ricalcolo dei resti a livello statale (come era per l’Italia con la legge democratica in vigore fino al 1992) nella stragrande maggioranza delle circoscrizioni la sinistra divisa avrebbe perso decine e decine di deputati disperdendo i voti. Il caso più clamoroso fu quello delle elezioni del 2015 quando Izquierda Unida prese quasi un milione di voti pari al 3,7% ed elesse due deputati solo nella provincia di Madrid. Ogni deputato di IU rappresentava quasi mezzo milioni di elettori mentre un deputato del PSOE ne rappresentava 60mila. Ovviamente ad avvantaggiarsi di questa dispersione di voti sarebbero stati nell’ordine VOX, il PP ed anche il Psoe. E il PSOE ovviamente avrebbe chiamato al voto utile. 2) nessun partito avrebbe rinunciato alla propria visibilità, identità e programma. Infatti in Spagna non si vota in una urna con una scheda con i simboli dei partiti. Si vota portando al seggio o prendendo al seggio un unico foglio (tipo volantino) con un breve testo e le firme di tutti i partiti partecipanti alla coalizione, mettendolo in una busta o portandolo direttamente in una busta da infilare nell’urna. Quindi sarebbe stata una coalizione dove gli indipendentisti sarebbero rimasti indipendentisti ed alleati con i favorevoli all’autodeterminazione delle nazioni senza stato spagnole. E viceversa fra tutti questi partiti di livello statale o locale sarebbe stato facilissimo, ma veramente facilissimo, trovare un programma comune su tutto. Purtroppo i partiti spagnoli non hanno voluto confondersi con partiti indipendentisti temendo di perdere voti in Spagna e viceversa i partiti baschi catalani e galiziani (parliamo di partiti grandi localmente almeno del 25% dei voti) non hanno preso in considerazione questa proposta temendo di perdere voti indipendentisti verso forze indipendentiste più a destra come in Catalunya e Paese Basco. 3) si poteva porre rimedio all’umiliazione inflitta a Podemos nelle ultime elezioni (e da loro accettata per senso di responsabilità e per non far vincere la destra). Ma Podemos, pur mal collocato nei sondaggi, ha preferito criticare aspramente il governo (anche sulle cose che aveva accettato quando era nel governo). Dire sempre PIU’ UNO è abbastanza coerente con l’origine populista di sinistra di Podemos ma non lo è con un partito di sinistra quale dice di essere oggi Podemos.
Alla fine in alcune regioni con forze locali ci sono coalizioni che non si chiamano Frente Amplio ma ne contengono quasi tutte le forze, ed infine in Catalunya c’è stato un accordo dove Podemos presenterà alcuni candidati nella lista di Esquerra Republicana de Catalunya e i voti di sinistra si divideranno fra Comuns ed Esquerra Republicana.
Insomma un guazzabuglio di sigle e di accordi parziali ma non una unità dotata di forza propulsiva sia programmaticamente che elettoralmente.
Ne godrà la destra e/o il Psoe.
Comunque spero di sbagliare previsione ispirata dal pessimismo della ragione e non bilanciata da un ottimismo della volontà che in questo caso non mi compete perché, mi si permetta la battuta, sono pur sempre un cittadino della Repubblica Italiana e non un suddito dei borboni rimessi sul trono dal dittatore. Quindi non devo votare. Manca più di un mese alle elezioni e molte cose possono accadere. Vedremo. Ne riparliamo.
Ramon Mantovani
