Nei giorni immediatamente successivi alla vittoria annunciata dell’AfD in Sassonia – Anhalt, Ulrich Siegmund, uno dei maggiori dirigenti del partito di estrema destra tedesco ha spiegato al quotidiano israeliano Haarets, intervenendo sul tema dei rapporti di cooperazione militare con Tel Aviv la posizione del proprio partito che non è affatto contrario al riarmo tedesco. Ha certamente messo le mani avanti rispetto al progetto di Sangerhausen, che vede coinvolti i due paesi dicendo “Vogliamo esaminare attentamente cosa viene prodotto e in quali condizioni, e se questo rischia di coinvolgerci in conflitti stranieri” ha voluto precisare, ma poi ha aggiunto altro, che nulla ha che fare con tale cooperazione. Secondo il suo partito, il potenziamento militare servirà a permettere deportazioni di migranti sin dal primo minuto, aggiungendo poi tanto per non rischiare di essere frainteso: “attueremo pattugliamenti cittadini e aule separate per i bambini rifugiati”. Il programma in Sassonia, dove la presenza di cittadini immigrati o rifugiati è inferiore al 5% dell’intera popolazione e dove non ci sono mai stati reali allarmi né relativi alla sicurezza, né tantomeno è la loro presenza che ha messo a rischio posti di lavoro, potrebbe divenire il cavallo di battaglia per le prossime scadenze elettorali del partito di Alice Weidel che considera la remigrazione e la cacciata dei migranti “non utili” come punto nodale del proprio consenso. Quello che si va proponendo, per ora in una piccola regione, è una sorta di ICE per la caccia e l’espulsione ovvero l’istituzionalizzazione delle ronde “artigianali” presenti in vari paesi europei. Ma tanto il Patto immigrazione e asilo, quanto e soprattutto il Regolamento Rimpatri, recentemente approvato in sede UE, prevedono espressamente la possibilità di entrare nelle abitazioni di cittadini sospettati di non essere regolari per attuare la loro cacciata anche utilizzando le forze militari, in questo caso l’esercito. È regolare dal punto di vista del diritto internazionale? Affatto ma come da noi tale diritto, in alcune occasioni vale…fino ad un certo punto. La destra fa la destra e non c’è nulla di strano, anche spacciandosi per “pacifista” perché intende interrompere a modo proprio il conflitto in Ucraina incontrando il sostegno sia di Trump che di Putin per tale affermazione. Ciò che lascia attoniti è che – e la Sassonia è un primo esempio – la BSW di Sahra Wagenknecht, avendo superato la soglia di sbarramento del 5% che permette di eleggere parlamentari in detta regione, pur avendo letteralmente dimezzato i consensi, si dichiari disponibile ad un governo comune con i fascisti. Il tema meriterà una lunga riflessione ma alcuni nodi, anche da noi, vanno sciolti anche perché di pulsioni che coniugano il russobrunismo (non è un refuso) ne stanno emergendo di diverse. Forse è il caso di ribadirlo, il malessere nel mondo del lavoro in Europa che porta ad assumere posizioni xenofobe va affrontato ed è un problema strutturale, su cui le sinistre tradizionali hanno enormi responsabilità. Ma da qui ad accettare tale deriva, farla propria e condividere qualsiasi forma di alleanza con le peggiori destre del continente sperando di ricostruire connessioni sentimentali con la “classe”, passa un mare. Tali alleanze non possono e non debbono esistere. L’antifascismo, non certo di maniera, deve essere punto di riferimento. AfD e simili condividono gli interessi col grande capitale che per chi si considera comunista è il vero grande avversario.
Stefano Galieni
